Laccio emostatico
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Il laccio emostatico è un dispositivo di primo soccorso che viene impiegato per il trattamento di emorragie esterne.
Il primo utilizzo attestato di un laccio per fermare le emorragie risale al 1674 da parte del medico francese Etienne Morel. Comunque dal 1517 era pratica comune utilizzare un bendaggio stretto, non propriamente un laccio emostatico, in prossimità della ferita per controllare il sanguinamento.[1] L'utilizzo di laccio emostatico in ambito chirurgico, per poter lavorare su arti con minore flusso sanguigno, è stato introdotto da Joseph Lister nel 1874.[1] Nel 1916 viene pubblicato un articolo sul Royal Army Medical Corp Journal in cui si evidenziavano le complicazioni derivanti dall'utilizzo del laccio emostatico.[2] L'analisi dei dati relativi alle vittime statunitensi durante la guerra del Vietnam hanno mostrato come il 7% delle morti in combattimento avrebbe potuto essere evitata mediante l'applicazione sul campo del laccio emostatico.[3] In ambito civile l'utilizzo del laccio emostatico viene utilizzato per il controllo di emorragie arteriose nell'ambito del Advanced Trauma Life Support.[4]
Indice |
[modifica] Svantaggi nell'uso del laccio emostatico
L'utilizzo del laccio emostatico viene talvolta sconsigliato perché l'applicazione non corretta di questo dispositivo può causare danni più gravi dei benefici che l'applicazione comporta. Inoltre la maggior parte delle emorragie può essere controllata esercitando pressione direttamente sulla ferita. Un altro motivo per il quale l'applicazione del laccio emostatico viene sconsigliata deriva dal fatto che in passato veniva utilizzato in maniera clinicamente non appropriata. Uno studio sull'applicazione di lacci emostatici in ambito militare ha rivelato che il 47% delle applicazioni esaminate non erano appropriate.[5]. L'applicazione scorretta di un laccio emostatico è spesso causata dal fatto che una applicazione corretta è particolarmente dolorosa, quindi spesso viene applicato troppo largo o rimosso prima dell'arrivo in ospedale.
[modifica] I problemi nell'applicazione continuativa
Ridurre l'afflusso sanguigno ad un arto causa ischemia, se questa situazione si protrae per più di due ore può causare necrosi della pelle, danni ai vasi sanguigni o danni ai nervi e muscoli. Se l'applicazione permane per più di sei ore si rende necessaria l'amputazione dell'arto interessato in quanto completamente necrotizzato. La pratica comune di rilasciare e poi stringere nuovamente il laccio per ridurre l'ischemia ha spesso causato un rinnovarsi dell'emorragia e quindi la morte del paziente.[6] Diversi studi sono stati tenuti per individuare il tempo massimo di applicazione senza complicazioni, i risultati si attestano generalmente intorno alle due ore. Tuttavia questi dati si riferiscono a simulazioni effettuate su pazienti sani e in ambiente controllato, i dati su applicazioni d'emergenza sul campo sono piuttosto scarsi quindi non vi è una durata sicura per l'applicazione del laccio. Uno studio effettuato su 110 pazienti con ferite da combattimento ha evidenziato che il 5,5% delle applicazioni, con una durata compresa tra 109 e 187 minuti, hanno causato complicazioni neurologiche ma nessuna di queste ha reso necessaria l'amputazione. Il tempo medio per l'applicazione senza complicazioni è quindi risultato di 78 minuti.[5]
[modifica] Indicazioni per l'utilizzo
Nella maggioranza dei casi di emorragie esterne in ambito civile è possibile intervenire senza l'applicazione di laccio emostatico. Tuttavia l'utilizzo di questo dispositivo risulta produttivo in caso di grandi emorragie derivanti da arti amputati o semi-amputati, emorragie non controllabili con altri metodi a causa della posizione della vittima, eventi con numerose vittime e pochi soccorritori in questo modo è possibile mantenere controllo su diverse vittime con poco personale.
In caso di necessità è preferibile utilizzare lacci emostatici commerciali piuttosto che lacci improvvisati dal momento che è stato dimostrato che l'utilizzo di lacci improvvisati aumenta il tempo di applicazione ed i rischi di complicazioni.[7][8]
Il laccio dovrebbe essere posizionato ad almeno 5 centimetri dalla ferita, evitando di posizionarlo sulle articolazioni e, se possibile, direttamente a contatto della pelle.[5] Quando il flusso di sangue dalla ferita si arresta il laccio emostatico è posizionato correttamente. Dopo l'applicazione del dispositivo potrebbe essere ancora presente il polso distale, questo non è un indicatore di correttezza dell'applicazione in quanto lo scopo del laccio è quello di arrestare l'emorragia esterna, non il flusso di sangue nell'arto.
Il raffreddamento dell'arto interessato si è dimostrato utile per prolungare l'applicazione del laccio senza effetti collaterali.[9][10][11]
Una volta posizionato il laccio questo non va più rimosso fino all'arrivo in ospedale per evitare la ripresa dell'emorragia o complicazioni dovute alla re-infusione dei vasi dell'arto interessato. Nel trasferimento del paziente da una unità ad un'altra, ad esempio dal personale di soccorso al personale dell'ospedale, la presenza la posizione e l'ora di applicazione del laccio devono essere comunicate chiaramente. È convezione scrivere sulla fronte del paziente l'ora in cui è stato applicato il laccio in modo che questa informazione non vada persa.
[modifica] Note
- ^ a b Mabry RL. Tourniquet use on the battlefield. Mil Med 2006;171:352–6.
- ^ Blackwood M. Treatment of wounds from fire trench to field ambulance 1916. J R Army Med Corp 2001;147:230–5
- ^ Bellamy RF. Combat trauma overview. In: Zajtchuk R, Grande CM, eds. Textbook of military medicine part IV: surgical combat casualty care. Office of the Surgeon General, US Army, 2005
- ^ American College of Surgeons. Advanced trauma life support, 7th ed. Location: American College of Surgeons, Chicago, USA, 2004.
- ^ a b c Lakstein D, Blumenfield A, Sokolov T, et al. Tourniquets for hemorrhage control on the battlefield: a 4 year accumulated experience. J Trauma 2003;54(5 Suppl):S221–5
- ^ Clifford CC. Treating traumatic bleeding in a combat setting Mil Med 2004; 169(12 Suppl):8–10
- ^ King RB, Filips D, Blitz S, et al. Evaluation of a possible tourniquet system for use in the Canadian Forces. J Trauma 2006;60:1061–71.
- ^ Calkins D, Snow C, Costello M, et al. Evaluation of possible battlefield tourniquet systems for the far-forward setting. Mil Med 2000;165:379–84.
- ^ Wolff L, Adkins T. Tourniquet problems in war injuries. Bull US Army Med Dep 1945;87:77–84.
- ^ Swanson AB, Livengood LC, Sattel AB. Local hypothermia to prolong safe tourniquet time. Clin Orthop Relat Res 1991;264:200–8.
- ^ Kelly C, Creagh T, Grace PA, et al. Regional hypothermia protects against tourniquet neuropathy. Eur J Vasc Surg 1992;6:288–92.
[modifica] Bibliografia
- (EN) C. Lee, K. M. Porter, T. J. Hodgetts. Tourniquet use in the civilian prehospital setting (PDF). 1 maggio 2007. URL consultato il 22-02-2008.
- Alberto Adduci, Simone Besana, Rosalena Borletto, Marco Gallea, et al. SCENARI DI SOCCORSO - Manuale Formativo per il Volontario Soccorritore 118 (PDF). dicembre 2007. URL consultato il 22-02-2008.
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