La vita è sogno

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La vita è sogno
Dramma in tre atti
La vita è sogno. Rilievo in bronzo, dettaglio del monumento a Calderón a Madrid (J. Figueras, 1878).
La vita è sogno. Rilievo in bronzo, dettaglio del monumento a Calderón a Madrid (J. Figueras, 1878).
Autore Pedro Calderón de la Barca
Titolo originale La vida es sueño
Lingua originale Spagnolo
Composto nel 1635
Personaggi
  • Rosaura, dama
  • Sigismondo, principe
  • Clotaldo, vecchio
  • Stella, infanta
  • Soldati
  • Clarino, buffo
  • Basilio, re
  • Astolfo, principe
  • Guardie
  • Musicanti
 

La vita è sogno (titolo originale: La vida es sueño) è un dramma filosofico-teologico in tre atti e in versi scritto nel 1635 da Pedro Calderón de La Barca (1600-1681).

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

L'opera è stata definita dalla critica[1] come una versione cristiana dell'Edipo re: al posto dell'incesto vi è la morte della madre del principe Sigismondo, avvenuta durante il parto e quindi causata indirettamente da lui stesso; all'assassinio del padre si sostituisce una sconfitta in battaglia. Manca inoltre il finale tragico.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Primo atto[modifica | modifica sorgente]

In un'immaginaria Polonia, vive un immaginario re, Basilio, esperto di astrologia. Egli, alla nascita del figlio Sigismondo, prevede che questi diventi un principe sanguinario e tiranno. Per evitare che ciò accada lo fa rinchiudere in una torre. Sigismondo è custodito da Clotaldo, il fido del re, dal quale riceve la sua unica educazione sul mondo esterno che non ha mai avuto modo di vedere con i suoi occhi. All'inizio del dramma compaiono Rosaura, figlia di Clotaldo, e il suo servo Clarino. Clotaldo non conosce la figlia in quanto aveva abbandonato la moglie prima che la bambina nascesse. Rosaura sarà riconosciuta dal padre per mezzo di una spada che la giovane gli consegnerà. Rosaura e Clarino si avvicinano alla torre, illuminata da una fioca luce, dove è rinchiuso Sigismondo. Sigismondo, inferocito per essere stato sorpreso, minaccia di ucciderla ma interviene Clotaldo che chiama immediatamente le guardie e fa arrestare i due intrusi. Intanto, il re Basilio decide di mettere il figlio alla prova dandogli la possibilità di cambiare il suo destino. Fa dunque somministrare a Sigismondo un sonnifero e durante il sonno lo fa trasportare a corte.

Secondo atto[modifica | modifica sorgente]

Nel secondo atto si vede Sigismondo alla reggia, attonito tra i musici che cantano e i servi che lo vestono. Clotaldo intanto gli racconta la verità e la necessità di afferrarsi a se stesso, spinge Sigismondo a manifestare la sua natura di essere non fondamentalmente cattivo, ma di individuo abbandonato a se stesso, vissuto lontano dalla civiltà. Così Sigismondo, che ora vuole vendicarsi di tutto e di tutti, si comporta in modo superbo e tirannico. Solamente davanti a Rosaura, che è stata condotta a corte dal padre, egli si calma restando estasiato dalla sua bellezza. Basilio deve prendere atto che Sigismondo è veramente il mostro che gli astri avevano profetizzato, così lo addormenta nuovamente e lo fa ricondurre in prigione. Risvegliatosi nella prigione, Sigismondo deve ammettere che ha sognato, ma l'evidenza di quel sogno, tanto simile alla realtà, fa nascere in lui una certa confusione tra il sogno e la realtà, risolvendosi infine nella certezza d'una verità superiore che diventerà regola per la sua vita futura: tutta la vita è un sogno.

Terzo atto[modifica | modifica sorgente]

Nel terzo atto, alla notizia che al trono sono stati designati Astolfo e Stella, il popolo insorge in favore di Sigismondo e lo acclama re. Sigismondo viene liberato dal popolo che lo vuole re e si oppone al governo di Astolfo. Avviene una battaglia, Sigismondo vince, cattura Astolfo, Clotaldo e suo padre Basilio. Quest'ultimo decide di arrendersi al destino, ma Sigismondo lo risparmia perché ha capito che né nella vita né nel sogno vale la pena di rovinare la felicità dell'uomo tanto essa è sfuggente e labile. Sposa Stella e prende le redini del regno. Astolfo sposerà Rosaura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si veda ad esempio Peter Szondi. Saggio sul tragico. Torino, Einaudi, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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