La montagna Sainte-Victoire (Cézanne 1905)

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La montagna Sainte-Victoire
La montagna Sainte-Victoire
Autore Paul Cézanne
Data 1905
Tecnica olio su tela
Dimensioni 63 cm × 83 cm 
Ubicazione Kunsthaus, Zurigo

La montagna Sainte-Victoire è un dipinto a olio su tela (63x83 cm) realizzato nel 1905 dal pittore francese Paul Cézanne. È conservato nel Kunsthaus di Zurigo.

L'opera raffigura il Sainte-Victoire, massiccio calcareo nella valle nei pressi di Aix-en-Provence, luogo molto familiare all'autore fin dall'infanzia.   

Esso rappresenta uno dei temi più frequentemente trattati dal pittore. Di volta in volta rivede il suo soggetto con occhi diversi, nello stesso modo con cui lo si fa con ciò che si ama profondamente.

Cézanne lavorerà a questo "motivo" per oltre vent'anni, realizzando diversi acquarelli e dipinti a olio. La ricerca di sintesi si fa ancora più forte nella serie di dipinti dedicati alla montagna di Sainte-Victoire, dominanti l'ultima fase dell'attività dell'artista. Il desiderio di rendere la sua arte il più possibile espressione naturale e concreta spinge il pittore ad affermare: "Il colore è biologico, è vivente, è il solo a far viventi le cose", e ancora "Per dipingere bene un paesaggio devo scoprire prima le sue caratteristiche geologiche". Si direbbe che il senso dell'arte di Cézanne consista in un incessante tentativo di portare alla luce ciò che in natura è immutabile, eterno, per riconoscere riflesso nell'occhio che lo contempla, seppure per un istante, la medesima divina proprietà. È lui stesso a svelarcelo:" Ora, la natura, per noi uomini, è più profonda che in superficie, e da ciò la necessità di introdurre nelle nostre vibrazioni di luce, rappresentate dai rossi e dai gialli, una somma sufficiente di colori azzurrati per far sentire l'aria". Questo nesso tra percezione, rappresentazione e conoscenza si pone alla base della dissoluzione della forma che verrà poi operata dalle avanguardie novecentesche, in particolare dal cubismo: lo spazio della pittura non è più dell'occhio ma dell'intelletto.

La piana è popolata di case, alberi, e campi. Si distende ampiamente in primo piano con l’intento di preparare lo sguardo dell’osservatore alla salita verso l’alta cima del monte.

I volumi e lo spazio sono accuratamente studiati e rinnovati in questa tela; il tutto in una struttura fortemente geometrizzata. I volumi  non sono presentati in disposizione prospettica tradizionale ma sono scomposti in diversi piani e, più ci si allontana, più danno l’impressione di essere distesi in una superficie costante. Lo spazio, invece, è costruito accostamenti di colori: più sono vicini e più sono caldi, più sono lontani e più sono freddi. Lungo  i ripidi lati della montagna, inoltre, c’è una scalatura di azzurri. Sembra quasi che cerchi di rendere e ottenere la prospettiva unicamente tramite l’uso del colore.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Questo quadro viene "usato" in un romanzo noir di Antonio Muñoz Molina: L'inverno a Lisbona. Ecco la descrizione dell'autore: I colori, diluiti nell'acqua o nella lontananza, disegnavano sullo spazio bianco una montagna violetta, una pianura di leggere macchie verdi che sembravano alberi o ombre di alberi in un brunito pomeriggio d'estate, un sentiero che si perdeva verso il declivio, una casa bassa e sola con una finestra abbozzata, un viale alberato che quasi la occultava, come se qualcuno avesse scelto di vivere lì per nascondersi, per guardare solamente la cima della montagna violetta. (ed. Universale Economica Feltrinelli, pag. 179).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gillo Dorfles, Francesco Laurocci, Angela Vettese, Storia dell' arte- l'Ottocento, Istituto Italiano Edizioni Atlas, pagg. 196-197, ISBN 978-88-268-1104-8

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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