La moglie di Frankenstein

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La moglie di Frankenstein
Bride gip.jpg
I personaggi (al centro Elsa Lanchester e Boris Karloff) in una scena del film
Titolo originale Bride of Frankenstein
Paese di produzione USA
Anno 1935
Durata 75 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, horror fantascientifico
Regia James Whale
Soggetto Mary Shelley (romanzo)
Sceneggiatura William Hurlbut, John L. Balderston
Produttore Carl Laemmle Jr.
Casa di produzione Universal
Distribuzione (Italia) Universal (1939)
Fotografia John J. Mescall
Montaggio Ted J. Kent
Effetti speciali John P. Fulton
Musiche Franz Waxman
Scenografia Charles D. Hall
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio originale (1939):

Ridoppiaggio DVD:

La moglie di Frankenstein è un film horror fantascientifico del 1935 diretto da James Whale.

Per le sue atmosfere gotiche e la profondità dei temi affrontati, è considerato da alcuni critici, tra i quali il Mereghetti, superiore o almeno all'altezza del precedente Frankenstein (1931), di cui è il sequel.

Nel 1998 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una scena del film

Nel prologo, ambientato in una villa in stile romantico a Ginevra, Mary Shelley narra al marito Percy Bysshe Shelley e all'amico scrittore George Byron l'ipotetico prosieguo ideale del suo romanzo Frankenstein.

La creatura, scampata all'incendio del mulino, continua a vagabondare per le campagne. Il dottor Henry Frankenstein, scampato alla morte, giura alla compagna che mai più avrebbe ripreso i suoi folli esperimenti, ma un giorno il dottor Pretorius, suo antico insegnante, gli fa visita e gli propone di dar vita ad una nuova razza di uomini artificiali donando alla creatura una sposa. Il dottor Frankenstein, nonostante sia affascinato dalle miniature viventi di Pretorius, rifiuta di collaborare, ma dopo che la creatura rapisce sua moglie è costretto ad accettare.

Nel laboratorio Pretorius e Frankenstein danno vita a una nuova creatura, questa volta di sesso femminile. La prima creatura guarda con affetto alla sua nuova compagna, ma essa, scorgendo le fattezze del mostro, grida terrorizzata, scatenando la furiosa disperazione della prima creatura. Frankenstein e sua moglie riescono a fuggire dal laboratorio in fiamme, nel quale però trovano la morte Pretorius e le due creature.

L'evoluzione del Mostro[modifica | modifica wikitesto]

Boris Karloff nella parte del mostro

In questo film la Creatura presenta una notevole evoluzione psicologica che è sicuramente alla base del successo della pellicola. Il Mostro di Frankenstein inizia a nutrire dei sentimenti umani fin dall'inizio (cosa accennata già nel primo film), che si sviluppano gradualmente a seguito di una serie di incontri "di crescita" del personaggio; particolarmente significativa è la parte in compagnia del vecchio cieco, che aiuta la Creatura non solo sul piano dei sentimenti, facendogli carpire una idea vaga del bene e del male, ma anche a livello didattico, insegnandogli a parlare e a relazionarsi con gli altri. Ne deriva un forte desiderio di affetto e contatto umano che sarà alla base delle ambizioni di avere una moglie. Alla fine, il Mostro acquista una completa consapevolezza di sé e della sua inumanità, e perciò decide di porre fine alla sua sbagliata esistenza e a quella dell'altro essere.

Citazioni in opere successive[modifica | modifica wikitesto]

Boris Karloff in una foto promozionale per il film
  • Nel film La donna esplosiva (1985) si può notare che i due protagonisti si convincono di creare la donna dei loro sogni al computer proprio dopo aver visto La moglie di Frankenstein in televisione.
  • Nel film La sposa di Chucky (1998), Chucky dà vita alla sua compagna sotto forma di bambola, dopo aver ucciso Tiffany (sua fidanzata da vivo) gettando nella vasca da bagno il televisore che lei stava guardando proprio mentre trasmetteva il film La moglie di Frankenstein.
  • È basato su questo film il videoclip di Brennende Liebe (ted. "Amore che brucia"), secondo singolo (2004) tratto dall'ottavo album Wahrheit oder Pflicht del gruppo musicale industrial metal tedesco OOMPH!.
  • In The Rocky Horror Picture Show (1975), Magenta, una delle protagoniste, nella scena finale del film indossa la stessa parrucca della moglie di Frankenstein
  • Nel film Frankenstein Junior (1974), parodia di tutta la serie, Elizabeth, fidanzata del Dr. Frederick Frankenstein, viene rapita dalla creatura e per lo spavento assume un'acconciatura identica a quella della moglie di Frankenstein; nel finale, infatti, sposa proprio la creatura ormai divenuta normale. Anche in questo film, inoltre, la creatura incontra un cieco compassionevole, ben disposto verso di lui; ma proprio la cecità sarà all'origine di diverse gag (con la creatura come paziente ed impaurita vittima), anziché di una crescita spirituale.
  • In Frankenweenie (2012) Sparky, un cane riportato in vita come Frankenstein, si innamora di una barboncina con un'acconciatura che ricorda quella della moglie di Frankenstein.

Rifacimento[modifica | modifica wikitesto]

Gli Universal Studios tentarono di rifare La moglie di Frankenstein in diverse occasioni[2]. Mentre il romanzo Frankenstein fu adattato diverse volte per il cinema, La moglie di Frankenstein fu oggetto di una seconda trasposizione solo nel 1985, in un film con interpreti Sting e Jennifer Beals[3]. Nel 1991, la casa di produzione prese in esame la realizzazione di un rifacimento per la televisione via cavo. In aggiunta, Martin Scorsese si disse interessato alla regia[2].

A metà 2000, la Universal in collaborazione con Imagine Entertainment mise sotto contratto Shari Springer Berman e Robert Pulcini per scrivere il rifacimento. Il duo ambientò la storia nel mondo contemporaneo a New York. Jacob Estes fu anche coinvolto ad un certo punto nel progetto e stese una bozza[3].

Nel giugno 2009, un nuovo film fu messo sotto la guida del produttore Brian Grazer[4], e Neil Burger e Dirk Wittenborn furono contattati rispettivamente come regista e sceneggiatore da Universal e Imagine[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films To National Film Registry, Library of Congress, 16 novembre 1998. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  2. ^ a b Leonard Klady, Hopeful Bride in Entertainment Weekly, nº 91, novembre 8, 1991.
  3. ^ a b c Steven Zeitchik, 'Bride of Frankenstein' to live again in The Hollywood Reporter, Reuters, giugno 18, 2009.
  4. ^ Hugh Hart, Born-Again Bride of Frankenstein in Works in Wired News, giugno 17, 2009. URL consultato il marzo 9, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]