La mistica della femminilità

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La mistica della femminilità
Titolo originale The Feminine Mystique
Autore Betty Friedan
1ª ed. originale 1966
Genere saggio
Lingua originale inglese

La mistica della femminilità (The Feminine Mystique) è il saggio più importante di Betty Friedan, risultato di una accurata indagine sulle donne della sua generazione, con interviste a donne casalinghe ed ex compagne dello Smith College.

Friedan cerca di dare una spiegazione al «problema inespresso» che rende infelici, depresse, e predisposte all’abuso di alcol e psicofarmaci le donne americane degli anni sessanta. Secondo la Friedan, questo problema è il risultato di un inganno che prende il nome di mistica della femminilità, a causa della quale milioni di americane hanno rinunciato ai loro sogni di realizzazione professionale, per dedicarsi esclusivamente alla maternità e alla vita casalinga. I risultati statistici confermano infatti che, alla fine degli anni cinquanta, l'età media del matrimonio era scesa a 20 anni e stava ancora scendendo a 17-18 anni negli anni Sessanta. La frequenza al college si era ridotta al 35% mentre nel 1920 la percentuale era del 47%.

La mistica della femminilità è quindi un deliberato progetto di persuasione e condizionamento che ha portato milioni di americane a segregarsi nei suburbi residenziali americani.

La Friedan individua i soggetti responsabili della diffusione della mistica della femminilità tra i direttori di giornali, gli educatori, gli psicanalisti, i sociologi funzionalisti.

Nella maggior parte delle redazioni di rotocalchi e riviste femminili le decisioni sulla linea editoriale da prendere è presa da direttori e redattori maschi, che hanno infarcito le riviste di argomenti futili, escludendo deliberatamente notizie riguardanti il mondo, la politica, la società, in sintesi tutto ciò che oltrepassi le quattro mura domestiche o il limitato perimetro di un suburbio residenziale americano.

La mistica della femminilità ha tratto, inoltre, la sua forza dal pensiero freudiano, e soprattutto dall'uso che ne hanno fatto i suoi volgarizzatori, spesso privi delle basi intellettuali per comprendere il senso che Freud aveva attribuito a certi concetti e soprattutto incapaci di comprendere che certe sue teorie erano state elaborate entro i limiti della cultura e della società del tempo. Per esempio il concetto di invidia del pene, che Freud aveva inventato per spiegare un fenomeno osservato in alcune sue pazienti viennesi di ceto medio, che in epoca vittoriana avevano molte ragioni per invidiare gli uomini, dai volgarizzatori veniva usato per spiegare tutti i difetti delle donne americane.

Ma i più zelanti missionari della mistica della femminilità, secondo la Friedan, sono i funzionalisti. Il funzionalismo secondo la Friedan è una aberrazione della sociologia, perché il suo approccio scientifico parte da questo assunto: «questo è ciò che è, perciò questo è ciò che deve essere». Tale approccio si limita a una descrizione della realtà così com'è, senza lo sforzo di costruire una teoria che cerchi una verità più profonda, per questo motivo le teorie funzionaliste di fatto impediscono qualsiasi mutamento dello status quo e rafforzano il conformismo e i pregiudizi del passato.

Anche Margaret Mead, celebre antropologa statunitense, non viene risparmiata dalla critica. In particolare il suo testo Maschio e femmina (Male and Female, New York, 1953) viene additato come la «chiave di volta della mistica della femminilità». Questo testo che, peraltro, ha il merito di descrivere il grande potenziale inutilizzato delle donne, finisce per concludere tutte le sue riflessioni con la glorificazione della funzione biologica della donna.

Presidi, professori, educatori “sessuo-diretti” hanno, inoltre, predisposto i loro programmi didattici con lo scopo di preparare le donne a essere mogli e madri ideali, distogliendole dall'idea di perseguire qualsiasi carriera. Tale educazione sessuo-diretta diventa, secondo la Friedan, tanto più pericolosa quanto più tende a ridurre l'età delle sue destinatarie scesa negli anni sessanta addirittura a 11-12 anni.

La mistica ha, infine, potuto attecchire anche grazie alla complicità di alcune donne che, pur avendo costruito una carriera personale, hanno pubblicamente sostenuto che il valore più alto e l'unico impegno possibile per la donna è la sua femminilità, intesa alla fine nel ruolo meramente biologico-riproduttivo.

La mistica della femminilità non avrebbe però avuto tanta diffusione se non avesse risposto a bisogni autentici della società americana, in primo luogo all'esigenza di tranquillità familiare dopo l'orrore della seconda guerra mondiale, assecondando anche la richiesta di «privatismo» delle giovani generazioni che non trovano nessun autentico valore nella società contemporanea, in secondo luogo la mistica della femminilità soddisfa il bisogno di un'ideologia, che colma la mancanza di mete e il gran vuoto di ideali.

Il suo successo è anche dovuto che al fatto che la mistica della femminilità finisce per assecondare una debolezza delle adolescenti che, negli anni in cui stanno diventando adulte, nel momento difficile della decisione di chi vogliono diventare, sentono come allettante la possibilità di non dover scegliere per il proprio avvenire, di non dover prendere delle decisioni e impegnarsi per raggiungere i propri scopi. La mistica suggerisce che basta attendere per essere scelte dal futuro marito, liberandole dall'obbligo di affrontare la questione della loro identità, perché possono definirsi come moglie e madre di qualcuno.

L'inganno, però dura pochi anni, e le donne finiscono per crollare sotto il peso dell'insoddisfazione e della noia: migliaia ricorrono all'aiuto dello psichiatra. Molte hanno una relazione extraconiugale, altre fanno uso di psicofarmaci e abuso d'alcol e praticamente tutte riversavano la loro energia inespressa su marito e figli in una relazione così onnipresente e soffocante da diventare patologica. Le conseguenze negative, pertanto, si riverberano anche sui congiunti, in particolare sui figli con i quali le madri instaurano una relazione simbiotica, nella quale i figli vengono distrutti. L'infantilismo delle madri contagia, così, una intera generazione sempre meno autonoma nel mondo reale.

In conclusione, impedire alle donne di impegnare veramente la loro energia creativa genera una enorme perdita per la società americana.

« Ritengo che le loro energie sprecate continueranno a essere distruttive per i mariti, per i figli e per loro stesse, finché non verranno adoperate in un proprio rapporto con il mondo. Ma quando le donne, al pari degli uomini emergono dalla vita biologica per realizzare la propria piena umanità, il resto della loro vita può diventare il tempo delle più alte soddisfazioni »

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edizioni di Comunità, Milano, 1976, Saggi di cultura contemporanea, pag. 368 - Traduzione di Loretta Valtz Mannucci

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]