La masseria delle allodole
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| La masseria delle allodole | |
|---|---|
| Autore | Antonia Arslan |
| 1ª ed. originale | 2004 |
| Genere | romanzo |
| Ambientazione | Anatolia / Siria, 1915 |
La masseria delle allodole è un libro scritto da Antonia Arslan (premio Campiello 2004) tratta in larga parte del genocidio armeno. L'autrice ci propone la storia molto toccante di un gruppo di armeni che vissero in Anatolia (attuale Turchia) vittime dei rastrellamenti organizzati dal governo turco.
Dal libro è stato tratto un film omonimo, per la regia dei Fratelli Taviani, uscito nelle sale il 4 maggio 2007.
[modifica] Trama
Il libro è ambientato nel 1914 in Anatolia, allo scoppio della prima guerra mondiale. Si apre con una descrizione di una famiglia patriarcale armena, gli Arslanian. Quando il capofamiglia Hamparzum muore, della famiglia si deve occupare il suo secondogenito Sempad, rinomato farmacista, poiché il primogenito Yerwant si è trasferito in Italia giovanissimo, dove è diventato un medico molto ricco e apprezzato. La morte del padre fa rinascere in Yerwant la voglia di ritornare a vedere il paese natale, e quindi inizia ad organizzare la rimpatriata con il fratello Sempad.
Mentre fervono i preparativi per la partenza in Italia, Sempad sta facendo sistemare la casa antica di famiglia sulle colline, chiamata la Masseria delle Allodole, per accogliere il fratello nel miglior modo possibile. Tutti questi preparativi risultano però vani, poiché all'ingresso dell'Italia in guerra le frontiere vengono chiuse e la macchina del genocidio sta per iniziare a muoversi. Djelal, un ufficiale turco che fa la corte ad Azniv, la sorella di Sempad, le propone di sposarlo e di scappare via insieme, perché sa che qualcosa sta per succedere. Azniv, sorpresa, inizialmente scappa, poi spera di rincontrare Djelal per potergli parlare di nuovo. In realtà ciò non avverrà, perché la chiacchierata tra Azniv e Djelal non è sfuggita al mendicante Nazim, che racconta ciò che ha visto al kaymakam, il governatore, che decide di mandare Djelal lontano, a Damasco.
È ormai il maggio 1915, e l'ora del massacro si avvicina. Un giorno si presenta alla porta degli Arslanian, Krikor, il medico, che racconta che tutti gli uomini sono convocati in prefettura nel pomeriggio, non si sa perché. Memori delle stragi del 1894-1896, Sempad e Krikor decidono che è più prudente rifugiarsi per una giornata alla Masseria delle Allodole. Mentre in città aumenta il panico, Shushanig, la moglie di Sempad, decide di raggiungere il marito alla Masseria delle Allodole insieme a tutta la sua famiglia e ad alcuni amici.
Un gruppo di soldati, aiutato da Nazim, si accorge però di questo spostamento, e raggiunge la Masseria delle Allodole. Sapendo la fine che è prevista per gli armeni e vedendo una casa così ricca (sperando quindi un lauto bottino), il gruppo irrompe nella masseria e uccide tutti i maschi, compresi i bambini, tranne il piccolo Nubar, che portava un vestitino da femmina. Avvisato da alcune donne, arriva nella masseria anche il colonnello, amico di Sempad, che vedendo il massacro e non sapendo la vera fine che è ormai decisa per gli armeni, richiama duramente i soldati assassini. Le donne della famiglia Arslanian tornano nella loro casa cittadina, confortate da Ismene, una lamentatrice greca.
Intanto viene deciso che le donne armene rimaste devono andarsene dalla città, per venire accompagnate dai soldati in un posto non meglio precisato. Inizia così un viaggio terribile che porta il gruppo fino ad Aleppo, il cui scopo è in realtà ricavare tutta la ricchezza possibile dalle prigioniere e violentarle o ucciderle. Le sopravvissute, tra cui Shushanig e Azniv, sono seguite da Ismene, il mendicante Nazim e il prete greco Isacco, che cercano un modo per aiutarle. Ad Aleppo riescono a trovare Zareh, fratello di Sempad e amico della moglie dell'ambasciatore francese. Con l'aiuto di quest'ultima e corrompendo alcune guardie, i tre riescono a portar via Shushanig e i suoi figli ancora in vita (Arussiag, Henriette e il maschietto Nubar) e a nasconderli fino a che non potranno essere portati in Italia da Yerwant al sicuro. Azniv si fa uccidere, a un passo dalla liberazione, per permettere ai suoi nipotini di non essere scoperti mentre vengono fatti scappare.
La famiglia si nasconderà nella cantina di Zareh e, quando quest'ultimo gli procurò passaporti tedeschi, il resto della casata partirà in nave verso l'italia, da Yerwant. Shushanig morirà sulla nave, ormai in salvo, potendo così tornare dal marito defunto Sempad.
[modifica] Edizioni
- Antonia Arslan, La masseria delle allodole, il battello a vapore, 2007. pp. 234, cap. 2 + prologo e ringraziamenti ISBN 9788817016339

