La locandiera (film 1944)

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La locandiera
Lalocandiera2.jpg
Luisa Ferida e Mario Pisu
Titolo originale La locandiera
Paese di produzione Italia
Anno 1944
Durata 71 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Luigi Chiarini
Soggetto libera riduzione dalla commedia di Carlo Goldoni
Sceneggiatura Umberto Barbaro, Luigi Chiarini, Francesco Pasinetti
Produttore CINES
Distribuzione (Italia) ENIC (1944)
Fotografia Carlo Nebiolo
Montaggio Maria Rosada
Musiche Achille Longo
Scenografia Guido Fiorini
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

La locandiera è un film del 1944, diretto da Luigi Chiarini e realizzato nei teatri del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  • Luisa Ferida è doppiata da Lydia Simoneschi, grande grandissima attrice e doppiatrice, ma, per il personaggio di mirandolina sarebbe stato meglio non togliere la voce popolare della Ferida che raramente purtroppo è stata sentita in cinema.
  • Il film fu girato al Centro Sperimentale di Cinematografia fino a quando cominciarono i bombardamenti. La troupe e gli attori si spostarono a Venezia dove, mancando un gran numero di collaboratori, specialmente quelli più importanti, compreso il regista, fu cercato di completare il lavoro, compreso montaggio e doppiaggio, con esiti molto discutibili. L'8 settembre del 1944 il film era al montaggio. La data di uscita fu a dicembre dello stesso anno, ma il visto della censura n.427 è del 25 febbraio 1946.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1750, Venezia. Mirandolina è una giovane bella ma astuta locandiera, corteggiata in continuazione da un marchese amatore del gusto e del lusso e di un conte mite ma geloso del rivale. Tra i nobili fa il suo ingresso un'altra persona di accento toscano e un po' burbera e gretta che sostiene di non amare le donne e di non volerci avere nulla a che fare: il Cavaliere di Ripafratta. Il suo arrivo scatena una serie di gelosie, passioni morte ormai da tempo e di spassosi equivoci che iniziano con l'infatuazione del nobiluomo per Mirandolina che, per divertirsi, fa finta anche lei di essere innamorata e dell'odio che proveranno il marchese e il conte nei confronti del toscano, dato che tutti e tre sono uniti da un profondo legame di amicizia. Dopo le ripicche e i litigi, provocati anche dall'arrivo di due attrici invadenti, Mirandolina, riuscita nel proposito di far capitolare il cavaliere, dichiara di aver scherzato un po' con tutti e di amare soltanto l'onesto Fabrizio, cameriere della locanda.

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

  • "Non so se Luigi Chiarini, rimasto a Roma, abbia veduto la sua Locandiera [...] così come l’abbiamo veduta noi [...] a Venezia. Credo che se ne ha avuto la ventura, il suo dolore deve essere stato grande. Abbiamo udito questo regista parlare della sua opera in preparazione. Abbiamo saputo con quanto amore e con quanta reverenza è stata avvicinata l’opera di Goldoni per farne la " libera riduzione" [...] abbiamo udito le esortazioni a Gino Cervi perché accettasse di interpretare la parte del poeta che alla fine deve dire al pubblico la piccola "morale". Abbiamo poi veduto il film [..] Intere scene sono inintelleggibili o perché la musica sovrasta le parole o perché la copia è scadente; al montaggio, scene intere sono stato troncate a metà [..] Cervi, non avendo più da dire la sua "morale" di commiato, è diventato poco più di una comparsa. Peccato, sì, peccato. Perché Luisa Ferida è la sola Mirandolina che si potesse trovare al mondo e tutti recitano senza mai una stonatura. L’operatore che ci ha dato quella stupenda visione iniziale del Brenta è Nebiolo, ma esso è anche l'autore (senza colpa, pensiamo) di tanto buio e di tante ombre improvvise. (Paola Ojetti, "Film", 27 gennaio 1945)
  • "Escluso il proposito di fotografare per così dire la commedia [..]Chiarini non ha esitato a fare della Locandiera un semplice pretesto da cui balzasse vivo lo spirito del suo autore. L’azione, con intento discutibile è stata tradotta in modo che partecipasse del balletto e dell’opera buffa [..]Ciò che nel film è bello, non è goldoniano. Un errore che è frutto di intelligenza ma che ci pare comunque inaccettabile." (Raul Radice, "Corriere della Sera", 27 dicembre 1944).

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Prodotto la Luigi Freddi per la Cines, diretto da Luigi Chiarini e girato a Cinecittà, fu abbandonato dal regista durante il montaggio e sincronizzazione l'8 settembre del 1943, il film fu completato successivamente in modo pessimo e proiettato in prima nazionale solo alla fine del 1944, distribuito dalla ENIC.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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