La Linea (cartone animato)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da La linea (cartone animato))
La Linea
La Linea
La Linea
Lingua orig. Grammelot milanese
Autore Osvaldo Cavandoli
Editore Rai
1ª app. 1969
Voce orig. Carlo Bonomi
Osvaldo Cavandoli 03.jpg

La Linea è il personaggio protagonista di un cartone animato ideato da Osvaldo Cavandoli. Il cartone animato è costituito da un uomo che percorre una linea virtualmente infinita e di cui è anch'esso parte integrante. Il personaggio incontra nel suo cammino numerosi ostacoli e spesso si rivolge al disegnatore (in un grammelot incomprensibile) affinché esso disegni la soluzione ai suoi problemi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 Cavandoli propose questo personaggio (chiamato inizialmente Mr. Linea) ad alcune agenzie pubblicitarie che realizzavano filmati per il Carosello della RAI. Il personaggio piacque all'ingegner Emilio Lagostina, collezionista d'arte e titolare dell'omonima industria di pentole a pressione, che lo volle protagonista di alcuni caroselli per la sua azienda[1]. La presentazione del personaggio, inizialmente chiamato Agostino Lagostina (il nome fu poi eliminato dopo la prima serie di Caroselli) fu questa: «Chi è Agostino? Un piccolo uomo vivace, dal naso realmente espressivo, con tutte le istanze e le preoccupazioni della vita moderna. Figlio di una matita e di una mano.»

Al personaggio venne associata la voce di Giancarlo Bonomi, che gli fornì una parlata onomatopeica dal vago accento milanese[1], e una colonna sonora vagamente jazz curata da Franco Godi e Corrado Tringali[1][2]. Il personaggio divenne così protagonista di una serie di celebri spot pubblicitari, diffusi anche all'estero, dove sono anche stati prodotti dei DVD con le sue avventure.

Sull'onda del successo, nel 1972 La Linea divenne anche una striscia a fumetti che vinse numerosi premi internazionali. Ad essa seguirono poster, calendari e prodotti di merchandising.

All'inizio del 2007 la Lagostina ha cambiato il suo storico logo. Nel marzo dello stesso anno muore Osvaldo Cavandoli.

Il linguaggio de La Linea[modifica | modifica wikitesto]

Il borbottìo e le comiche imprecazioni del personaggio sono espresse in un linguaggio incomprensibile, una sorta di grammelot in cui non è difficile riconoscere alcune estemporanee espressioni in dialetto lombardo, i colori degli sfondi suggeriscono inoltre lo stato emotivo del personaggio, variando spesso e a seconda dei casi. Facile comprendere come questo non-linguaggio abbia molto aiutato la diffusione internazionale del personaggio, che non ha bisogno di alcun doppiaggio.

La Linea nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli anni ottanta La Linea è stato testimonial, oltre che de Lagostina in Italia, anche di numerosi altri clienti in tutto il mondo.

  • Tra gli anni ottanta e novanta è stata protagonista di svariate campagne pubblicitarie, tra cui:
    • La carta di credito del Touring Club in Svizzera
    • La raccolta differenziata in Svezia
    • L’istituto di credito in Israele
    • Una società privata ospedaliera in Australia
    • Gli elettrodomestici Vestel in Turchia
    • Le bombolette a gas Twiny in Francia
    • La crema antiemorroidale Faktu in Germania
    • L’agenzia immobiliare Home in Danimarca
    • I telefoni cellulari Simplus in Polonia
    • L’agenzia di assicurazione Santam in Sudafrica.[3]
  • In Norvegia, a partire dal 30 giugno 2008, il giornale Dagbladet pubblica quotidianamente un episodio del personaggio di Cavandoli.[5]

Nomi internazionali[modifica | modifica wikitesto]

La Linea è conosciuta con diversi nomi in tutto il mondo, tra i quali:

Influenze nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • La Linea è stata citata nel video musicale del singolo di Jamiroquai (Don't) Give Hate a Chance (2005), in cui appaiono varianti tridimensionali del celebre personaggio oltre che mano e matita di un disegnatore.
  • Viene citata nella sigla finale dell'anime Itadakiman, facente parte della serie Time Bokan, in cui le silhouette che si muovono su La Linea sono quelle di tre personaggi della serie.
  • Nel 2008 la rivista The Artist rende omaggio a Osvaldo Cavandoli e al suo personaggio con Cavandoli!, un fumetto disegnato da trenta autori umoristici italiani.

Episodi[modifica | modifica wikitesto]

  • La Linea serie 001, episodi 1-8, ottenuti riadattando vari spezzoni del Carosello. Prodotta da Brunetto Del Vita (1977).
  • La Linea serie 100-I, episodi 101-126. Prodotta da HDH Cinemac 2TV e Telecip-Belokapi (1977).
  • La Linea serie 100-II, episodi 127-152. Prodotta da Wagner-Hallig Film GmbH (1978).
  • Sexilinea. Cortometraggio prodotto da Osvaldo Cavandoli (1978).
  • La Linea serie 100-III, episodi 153-156. Prodotta da HDH Film TV e Telecip-Belokapi (1979).
  • La Linea serie 200, episodi 200-225. Prodotta da Wagner-Hallig Film GmbH e Quipos srl (1984).
  • Eroslinea. Cortometraggio prodotto da Quipos srl (1988).
  • 20 anni dopo. Cortometraggio prodotto da Osvaldo Cavandoli (1989).
  • Trazom A.W.. Cortometraggio prodotto da Quipos srl (1991).
  • Olympic Games. Cortometraggio prodotto da Quipos srl (1991).
  • Pornolinea. Cortometraggio prodotto da Osvaldo Cavandoli (2001).

Home Video[modifica | modifica wikitesto]

  • La Linea - Special Edition, Medaialia Srl, Quipos, 2008, DVD. EAN 8033309014616.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c La Linea del grande Osvaldo Cavandoli. URL consultato il 31 marzo 2011.
  2. ^ Filippo Mazzarella, Un jazz euforico per la Linea di Cavandoli in Corriere della Sera, 30 ottobre 2008, p. 21. URL consultato il 31 marzo 2011.
  3. ^ Abastor #28, luglio 2000.
  4. ^ Paola Manfrin, Mr. Linea di Osvaldo Cavandoli in Vogue, 3 ottobre 2011. URL consultato il 20 ottobre 2012.
  5. ^ (NO) Streken underholder dyrene in Dagbladet.no. URL consultato il 31 marzo 2011.
  6. ^ (EN) Ford Targets Prius, Non-Hybrid Owners by Redrawing Popular Classic Animated Character in New C-MAX Ads sul sito della Ford

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Giusti, Il grande libro di Carosello. E adesso tutti a nanna..., Sperling & Kupfer, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]