La finestra sul cortile (film)

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La finestra sul cortile
Screenshot grace kelly james stewart rear window 001.jpg
Una scena del film
Titolo originale Rear Window
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1954
Durata 112 min
Colore colore
Audio Western Electric Recording
Rapporto 1.66:1 VistaVision
Genere thriller
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Cornell Woolrich (racconto)
Sceneggiatura John Michael Hayes
Produttore Paramount
Casa di produzione Paramount Pictures e Patron Inc.
Distribuzione (Italia) Paramount
Fotografia Robert Burks
Montaggio George Tomasini
Musiche Franz Waxman
Scenografia Hal Pereira, Joseph McMillan Johnson (con il nome Joseph MacMillan Johnson)

Sam Comer e Ray Mayer (arredatori)

Costumi Edith Head
Trucco Wally Westmore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Edizione originale

Ridoppiaggio (1984)

« Le piace La finestra sul cortile perché, non essendo di casa a New York, non conosce il Greenwich Village. »
(Giornalista)
« La finestra sul cortile non è un film sul Village; è semplicemente un film sul cinema ed io conosco il cinema. »
(François Truffaut)

La finestra sul cortile (Rear Window) è un film del 1954 diretto da Alfred Hitchcock.

È considerato uno dei capolavori della storia del cinema.[1][2] Nel 1997 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[3] Fu presentato alla serata inaugurale della 15ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1954.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Un fotoreporter di successo, L.B. "Jeff" Jeffries, è costretto su una sedia a rotelle da una frattura alla gamba sinistra riportata in un incidente di lavoro.

Immobilizzato nel proprio appartamento e annoiato per la forzata inattività, Jeff inizia a osservare i suoi vicini di casa, servendosi di un binocolo e della propria macchina fotografica con teleobiettivo. Nel frattempo la sua fidanzata, Lisa Freemont, una sofisticata ragazza dell'alta società e indossatrice a tempo perso, si reca regolarmente a fargli visita, sfruttando l'occasione per insistere con Jeff sul loro matrimonio e sulla possibilità di fargli aprire uno studio professionale, in modo da averlo vicino e non più in giro per il mondo: il reporter, però, giudicando incompatibili i loro due stili di vita, vorrebbe mantenere la loro relazione così com'è, immaginando che in qualsiasi altro modo essa sarebbe destinata al naufragio.

Tra una discussione e l'altra con Lisa, Jeff continua a osservare gli eventi che si svolgono negli appartamenti di fronte al suo e che si affacciano sullo stesso cortile, familiarizzando con i movimenti quotidiani degli inquilini: una coppia sposata da pochi giorni, una ballerina piuttosto procace, un compositore in crisi, una coppia senza figli che ha riversato il proprio affetto su un cagnolino, una zitella dal cuore solitario, una single con manie d'arte e una coppia di coniugi, i Thorwald, in crisi matrimoniale.

Una notte Jeff viene svegliato da un urlo di donna: comincia da quel momento a prestare particolare attenzione agli strani movimenti che si verificano nell'appartamento dei Thorwald al punto da convincersi che Lars Thorwald abbia ucciso la moglie e ne abbia sezionato e fatto sparire il cadavere. L'improvvisa assenza da casa della signora Thorwald (fino a poco prima a letto malata), la terra smossa nell'aiuola del cortile dove il cagnolino della coppia senza figli va ripetutamente ad annusare, il viavai notturno di Thorwald dall'appartamento sono tutti indizi che insospettiscono Jeff, il quale inizia una vera e propria indagine personale, aiutato dalla sua infermiera Stella, subito intrigata dalle speculazioni di Jeff, e dallo scettico amico investigatore Thomas J. Doyle. Lisa, anche lei inizialmente scettica e soprattutto preoccupata per l'eccessivo coinvolgimento con il quale Jeff spia i vicini, a poco a poco si convince che egli ha ragione e decide di aiutarlo.

Intanto, il cagnolino viene trovato morto strozzato: quando una donna lo nota e comincia ad urlare, tutti i vicini si precipitano alla finestra per vedere cosa è successo tranne Thorwald che, seduto nel buio del suo appartamento, fa luccicare il sigaro. Convinto della sua colpevolezza, Jeff chiede a Lisa di infilare una nota scritta sotto la sua porta così da poter osservare la reazione di Thorwald nel leggerla. Poi, per farlo uscire dal suo appartamento e poter fare un controllo nel cortile, gli telefona e concorda con lui un incontro al bar: Jeff sospetta infatti che Thorwald possa aver sepolto qualcosa tra i fiori e che abbia ucciso il cagnolino per impedirgli di curiosare, scavando. Quando Thorwald lascia la casa, Lisa e Stella scavano tra i fiori senza però trovare nulla.

Lisa allora decide di arrampicarsi fin sopra l'appartamento di Thorwald, penetrando attraverso una finestra aperta. Quando Thorwald rientra e afferra Lisa, Jeff chiama la polizia che arriva in tempo per salvarla. Con la polizia presente, Jeff nota che Lisa tiene le mani dietro la schiena, esibendo la fede nuziale della moglie di Thorwald. Anche Thorwald nota che Lisa sta facendo delle segnalazioni a qualcuno: guarda oltre la finestra e scorge Jeff.

Jeff, fermamente convinto della colpevolezza di Thorwald, telefona a Doyle mentre Stella si reca alla centrale di polizia per pagare la cauzione di Lisa, lasciando Jeff da solo. Quest'ultimo si rende conto che Thorwald sta arrivando: quando entra e fa per avvicinarsi, Jeff fa scattare ripetutamente il flash, accecandolo temporaneamente. Thorwald afferra Jeff, che urla per richiamare l'attenzione, e lo spinge verso la finestra aperta. Jeff cade al suolo ma l'impatto è attutito da alcuni poliziotti mentre altri arrestano Thorwald che confessa l'omicidio della moglie, che era stata prima sotterrata nell'aiuola e poi, una volta che il cane andando a scavare l'aveva scoperta, dissotterrata, fatta a pezzi, e i resti messi in una cappelliera e sparpagliati lungo il corso di un fiume.

Diversi giorni dopo, con la temperatura scesa dai torridi 94 °F (oltre 34 °C) di inizio film ai più miti 72 °F (poco più di 22 °C), si vede Jeff che riposa beatamente sulla sedia a rotelle con entrambe le gambe ingessate, l'appartamento dove vivevano i Thorwald è stato nel frattempo completamente sgomberato e ci sono degli imbianchini che stanno inverniciando le pareti, la zitella che parla con il compositore nell'appartamento di quest’ultimo, il fidanzato della ballerina che è tornato dall’esercito, la coppia del cagnolino ucciso che lo ha sostituito con uno nuovo e i freschi sposi che litigano. Nell'ultima scena si vede infine Lisa distesa vicino a Jeff che legge, per compiacerlo, un libro sui viaggi all’estero ma che sostituisce prontamente con una rivista di moda, approfittando del fatto che lui si è addormentato.

Temi[modifica | modifica sorgente]

Il rapporto di coppia[modifica | modifica sorgente]

Le difficoltà, le paure e le indecisioni che riguardano la vita di coppia costituiscono uno dei temi centrali della filmografia di Alfred Hitchcock e si può dire che intessano tutta la trama de La finestra sul cortile. La problematica relazione tra i protagonisti Jeff e Lisa si affianca, nel corso del film, alle più o meno fortunate avventure sentimentali degli altri inquilini. Oltre che alla tragica conclusione del matrimonio di Lars Thorwald, lo spettatore assiste così alle vicende di una ballerina classica che non riesce a scegliersi un compagno tra i suoi numerosi spasimanti; di un compositore scapolo; di una matura e romantica zitella puntualmente delusa da un amante più giovane; di una coppia di novelli sposi il cui entusiasmo va lentamente spegnendosi; di una coppia senza figli che ha come unica compagnia un cagnolino; di una non più giovane scultrice nubile. L’infermiera di Jeff, Stella, parrebbe l’unico personaggio il cui matrimonio duri da molti anni, benché lei stessa debba ammettere che con suo marito non faccia altro che litigare. Doyle, il tenente di polizia amico di Jeff, è regolarmente sposato e Jeff prende in giro sua moglie al telefono dicendole che il misterioso Thorwald di cui stanno controllando i movimenti non è una donna e che quindi non deve essere gelosa. In questo modo il protagonista sembra suggerire allo spettatore, più che la sua diffidenza verso il matrimonio, la situazione coniugale dell’amico Doyle, certamente non estranea alle tipiche complicazioni create da una moglie sospettosa (e del resto il modo in cui Doyle guarda Lisa Freemont e la sua biancheria da notte giustificherebbe i timori di qualsiasi donna sposata). Da parte sua Jeff non respinge totalmente la possibilità di un matrimonio, ma sostiene che Lisa sia “troppo perfetta” per uno come lui, fotografo squattrinato sempre in giro per il mondo in mezzo a mille pericoli; questa sua visione della realtà trova una fiera opposizione non soltanto in Lisa ma anche in Stella, la quale rimprovera a Jeff di mettere troppo cervello là dove occorrono solamente il buon senso e l’amore reciproco.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

La locandina del film

Il soggetto è tratto dall'omonimo racconto di Cornell Woolrich.

Differenze fra film e racconto[modifica | modifica sorgente]

Elemento centrale nel film, che lo differenzia nettamente dal soggetto di Cornell Woolrich dal quale era totalmente assente, è la riflessione sul rapporto di coppia e sul matrimonio. Come rileva il regista Curtis Hanson, attraverso le finestre degli appartamenti prospicienti, il protagonista vede materializzarsi dubbi e paure sulle conseguenze di una relazione amorosa.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

Singolare, in quel periodo, è l'assenza di una vera e propria colonna sonora originale. A eccezione del brano jazz che accompagna i titoli di testa, inteso a creare l'atmosfera di Greenwich Village negli anni cinquanta, composto da Franz Waxman,[4] tutti i brani, tra i quali meritano una citazione Lisa e That's Amore, furono scelti da Alfred Hitchcock nel catalogo della Paramount. Gran parte di essi, come degli altri effetti sonori, furono registrati in presa diretta, per restituire più fedelmente la loro percezione dall'appartamento di Jeffries.

Set cinematografico[modifica | modifica sorgente]

Notevole fu lo sforzo produttivo per la costruzione del set. Le non eccezionali dimensioni dei teatri di posa della Paramount imposero la ristrutturazione del seminterrato per sistemarvi il giardino interno e il pianoterra del complesso in cui si svolge l'intera vicenda.

Fotografia[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda la fotografia, la necessità di illuminazione contemporanea di un gran numero di interni, fu affrontata mediante l' allestimento di quattro sistemi di illuminazione per il mattino, il pomeriggio, il crepuscolo e la notte.

Sequenza della pioggia[modifica | modifica sorgente]

I due coniugi che, per sfuggire il caldo, dormono fuori, si trovano a bisticciare con il materasso nel tentativo di rientrare velocemente in casa. Alfred Hitchcock aveva a disposizione una radio per comunicare con tutti gli attori del set, collegati a lui con un auricolare nascosto in un orecchio. Prima di dare il via a questa scena chiese ai due attori di levarsi a turno l'auricolare e li istruì perché ognuno di loro cercasse di rientrare nella casa attraverso un diverso ingresso. In questo modo, la scena risultò perfettamente autentica, poiché ognuno dei due non sapeva che l'altro doveva agire in modo da contrastarlo.

Cameo[modifica | modifica sorgente]

Alfred Hitchcock si riservò una breve apparizione nei panni di un amico del compositore che sta sistemando un orologio da mobile.

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • «Una metafora del cinema» è definito da Claude Beylie[1] che riprende il giudizio già espresso da Noel SimsoloRear window è una riflessione sul cinema, sullo spettatore, sulla vita».[5]
  • «Certo è uno dei film più profondi di Hitchcock, ma una dimensione profonda accompagnata dall’incessante ironia del tono.[...]. Il tema centrale riguarda l’essenza stessa del cinema: la visione, lo spettacolo».[6]
  • «Non tanto il voyeurismo, né come patologia, né come sostituzione metaforica presente nella condizione esistenziale umana, è ciò di cui tratta il film, come sostiene certa critica, ma la visione, in tutta l'ampiezza e la complessità dei sensi del termine.» La vita e il teatro, la fotografia e il cinema, gli occhi e il cannocchiale, la macchina fotografica e la cinepresa, ma anche la negazione del vedere: l'accecamento dell'omicida con i flash, il sonno che ogni tanto chiude gli occhi a Jeff. [2]
  • «...un calibratissimo mix di suspense, humour e acuta osservazione delle debolezze umane».[7]
  • «Film semplicissimo e geniale La finestra sul cortile si situa ai vertici dell'arte hitchcockiana e - possiamo dirlo con estrema tranquillità - della storia del cinema moderno».[8]
  • «Si tratta di un film corale, in cui diverse storie minori procedono parallelamente per interagire, alla conclusione, con la trama principale.».[9]
  • «La finestra sul cortile si presta a così tante interpretazioni (il mito della caverna di Platone, il teatro filmato, uno schermo sul quale si proietta l’inconscio, un film e il suo regista, una favola ironica su Dio e le sue creature) da far dimenticare cosa offrisse al pubblico nel 1954».[10]

Tecnica cinematografica[modifica | modifica sorgente]

Economicità[modifica | modifica sorgente]

  • «Lo stile estremamente sobrio agisce come una pentola a pressione, perché nulla viene disperso in pezzi di bravura o virtuosismi».[11]

Una sfida tecnica[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock racconta: «Una sola immensa scenografia e tutto il film visto attraverso gli occhi dello stesso personaggio».[12]

Unica eccezione: il regista dà la visione d'insieme della scenografia nel momento più drammatico, quando la padrona del cane, scoprendo che gliel'hanno ucciso, grida e tutti gli inquilini si affacciano a vedere che cosa accade: la macchina da presa è collocata nel cortile che è visto sotto diverse angolazioni e la scena diventa puramente oggettiva.

La soggettiva[modifica | modifica sorgente]

Il film è una vera e propria "apoteosi della soggettiva",[13] che viene elaborata in molte versioni diverse, dalla panoramica attraverso la finestra, all'effetto cannocchiale, dal raccordo sull'asse allo zoom.

Protagonista, spettatore, regista[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista, come lo spettatore al cinema, si trova in una condizione di scarsa mobilità (la sedia a rotelle come la poltroncina) e sovrapercezione. Jeff, come lo spettatore, deve guardare una serie di indizi lontani e parziali, collegandoli, formulando ipotesi, facendosi idee sui personaggi. Le soggettive che rendono lo sguardo di Jeff sono simboli del lavoro mentale dello spettatore.

Jeff è anche «un doppio del regista che costruisce la storia e il taglio delle scene a partire da una serie di immagini o di sequenze estratte dallo spettacolo del cortile - e cioè della vita».[1]

Coinvolgimento schermo-platea[modifica | modifica sorgente]

«Massimo caso nella storia della fiction cinematografica di coinvolgimento schermo-platea»: nella sequenza in cui l'assassino si accorge di essere stato scoperto guarda direttamente nella macchina da presa e vedendo Jeff vede ognuno degli spettatori che si sono fino a quel momento identificati con il protagonista.[8]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Le finestre possono essere paragonate anche al palcoscenico di un teatro, in cui la tenda funge da sipario che dovrebbe impedirci di vedere ciò che non deve essere reso pubblico.

Uso del linguaggio cinematografico[modifica | modifica sorgente]

«Formidabile esercizio tecnico: la profondità di campo è curata al millimetro, le panoramiche di 180 gradi risultano scultoree, l'avvicinarsi dei volti per un bacio è scandito da impercettibili pulsazioni dell'immagine».[8]

Tecnica narrativa[modifica | modifica sorgente]

Il regista racconta col semplice uso dei movimenti di macchina: «Si parte dal cortile addormentato, si passa sul viso di James Stewart che suda, sulla sua gamba ingessata, poi su un tavolo dove si vede la macchina fotografica rotta e una pila di riviste; sul muro si vedono delle foto di automobili da corsa che si capovolgono.».(Truffaut)[12] Senza parole lo spettatore apprende chi è il protagonista, che mestiere fa, come si è rotto la gamba.

Finale[modifica | modifica sorgente]

Il finale è ironico: il regista mostra il protagonista assopito, come nella inquadratura iniziale, ma ora ha tutte e due le gambe ingessate!

L'aver indagato sull'omicidio lo ha esposto a correre dei rischi e la caduta dalla finestra da cui aveva spiato è una specie di nemesi per la sua curiosità, ma «Il pubblico stesso resta "punito", insieme al protagonista, e ammonito a non fidarsi troppo di quella piacevole vertigine che è lo schermo cinematografico contemplato dall'oscurità confortevole e complice, ma precaria, della sala cinematografica».[14]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Remake[modifica | modifica sorgente]

  • Nel 1998 viene realizzato, per la regia di Jeff Bleckner, un remake dell'opera di Hitchcock, di valore certamente inferiore, in cui a salvarsi dalle critiche fu il solo Christopher Reeve, da alcuni anni realmente tetraplegico, che interpretava il ruolo di un architetto paralizzato (il ruolo di Jeff). Viene riproposta la figura del detective, Robert Forster, ma al posto di Lisa viene introdotta invece la figura di una sua collega, Daryl Hannah: la vicenda si sviluppa, bene o male, come nel film originario, ma viene persa - come detto - tutta la tensione e l'atmosfera del film originale.
  • Anche I Simpson hanno fatto una parodia del film nella puntata La finestra sul giardino, dove Bart, rottosi una gamba cadendo da un albero, si estranea da tutti; spia i vicini con un telescopio regalatogli da Lisa e inizia a sospettare che Ned Flanders abbia ucciso la moglie e l'abbia seppellita in giardino. Nell'episodio appare anche una caricatura di James Stewart, con macchina fotografica e gamba ingessata, che spia a sua volta Bart e crede voglia ucciderlo.
  • Così come That '70s Show, nell'episodio Too old to treak or treat, too young to die ripropone alcuni particolari dei film di Hitchcock, come La finestra sul cortile, Vertigo, Psycho, Gli Uccelli.
  • Il film del 2007 del regista D.J. Caruso, Disturbia, sebbene non possa essere considerato un remake, è stato sicuramente molto influenzato da La finestra sul cortile; qui, infatti, un ragazzo agli arresti domiciliari, per passare il tempo comincia a spiare i vicini dalla finestra, con l'aiuto di Ronnie, suo migliore amico e la sua futura fidanzata Ashley, assistendo anch'egli ad un probabile delitto.
  • Anche in un episodio della serie Linda e il brigadiere, dal titolo L'asciugamano scomparso, viene fatto un omaggio al film, con Nino Manfredi che, costretto anch'egli in casa da una gamba ingessata, spia i vicini e si ritroverà a indagare sulla misteriosa scomparsa di un antennista.
  • Nell'episodio Le vite degli altri della serie Castle, il protagonista Richard Castle resta a casa con una gamba ingessata e comincia a spiare i vicini con un binocolo; in una finestra del palazzo di fronte al suo, dopo una lite domestica, il marito prende un coltello dalla cucina e segue sua moglie nella camera da letto, dalla quale esce solo lui coperto di sangue. Nel finale si scopre che non è avvenuto alcun omicidio, in realtà la scena alla quale Castle ha assistito era stata organizzata dai sui amici come scherzo per il suo compleanno.

Ridoppiaggio[modifica | modifica sorgente]

A causa di un restauro tecnico effettuato dalla Universal nei primi anni ottanta per la riedizione cinematografica, il film fu ridoppiato. Per la parte di James Stewart fu scelto Giorgio Piazza, che tra l'altro aveva una voce molto simile a quella di Gualtiero De Angelis con cui spesso viene confuso a un ascolto poco attento; Maria Pia Di Meo ridoppiò Grace Kelly. Questa versione è l'unica a essere andata in onda in TV e l'unica disponibile in tutte le edizioni home video del film. La medesima situazione riguarda anche La donna che visse due volte.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La locandina del film con il titolo originale, si intravede nella camera di Peter Parker nel film The Amazing Spider-Man del 2012

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Claude Beylie, I capolavori del cinema, Vallarrdi, 1990, pag. 183.
  2. ^ a b Giorgio Simonelli, Invito al cinema di Hitchcock, Mursia, Milano, 1996, pag. 84.
  3. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 New Films to National Film Registry, Library of Congress, 18 novembre 1997. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  4. ^ Franz Waxman vinse l'Oscar per la migliore colonna sonora due anni prima con Un posto al sole, di George Stevens
  5. ^ Noel Simsolo, Alfred Hitchcock, Seghers, 1969, p. 83.
  6. ^ Rohmer-Chabrol, Hitchcock, Marsilio, Venezia, 1986, p. 112.
  7. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini e Castoldi, Milano, 1993.
  8. ^ a b c Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, Gremese, Roma, 1992, pag. 203.
  9. ^ Pino Farinotti, Dizionario di tutti i film, Newton Compton, Roma, 2009, pag.780.
  10. ^ Bill Krohn, Alfred Hitchcock, "Cahiers du Cinéma", 2010. ISBN 978-2-86642-579-1, p. 59
  11. ^ John Russell Taylor, Hitch, Garzanti, Milano, 1980.
  12. ^ a b François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, 2009, pp. 180-183.
  13. ^ Sandro Bernardi, L'avventura del cinematografo, Marsilio Editori, Venezia 2007. ISBN 978-88-317-9297-4 p. 186
  14. ^ Adriano Piccardi, Cineforum, n. 239, novembre 1984.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Bertetto, Il film e il suo sguardo (Alfred Hitchcock, Rear Window) in AA.VV, L'interpretazione dei film (Dieci capolavori della storia del cinema), Marsilio, Venezia 2003, pp. 137-163. ISBN 88-317-8243-6
  • François Truffaut, I film della mia vita, Marsilio, Venezia 1978, pp. 79-82. ISBN 88-317-8164-2
  • C.Saba, Alfred Hitchcock. La finestra sul cortile, Torino, Lindau, 2001.
  • F.Montcoffe, Fenêtre sur cour, Paris, Nathan,1990. pp. 28-38.
  • Bill Krohn, Alfred Hitchcock al lavoro, Milano, Rizzoli, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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