La febbre dell'oro

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La febbre dell'oro
TheGoldRush.jpg
La scena della scarpa cucinata
Titolo originale The Gold Rush
Paese di produzione USA
Anno 1925
Durata 81 min (versione muta del 1925) - 69 min (versione sonora del 1942)
Colore B/N
Audio muto (versione del 1925) - sonoro (versione del 1942)
Genere commedia
Regia Charlie Chaplin
Soggetto Charlie Chaplin
Sceneggiatura Charlie Chaplin
Produttore Charlie Chaplin
Fotografia Roland Totheroh
Montaggio Charlie Chaplin
Musiche Charlie Chaplin
Scenografia Charles D. Hall
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

La febbre dell'oro (The Gold Rush) è un film muto diretto, interpretato e prodotto da Charlie Chaplin; fu proiettato la prima volta il 26 giugno 1925. Il film fu la prima delle sue pellicole mute che Chaplin rivisitò per adeguarla al nuovo pubblico del sonoro aggiungendovi, per la riedizione del 1942, una traccia orchestrale e sostituendo gli intertitoli con un commento sonoro con la propria voce, tagliando le didascalie ed il finale della versione precedente. Nell'edizione italiana la voce narrante di Chaplin è doppiata da Stefano Sibaldi.

La genesi del film[modifica | modifica wikitesto]

L'idea del soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Una scena

Ospite in casa degli amici Douglas Fairbanks e Mary Pickford, Chaplin ebbe modo di assistere alla proiezione di alcune diapositive rimanendo colpito da una in particolare, ritraente un gruppo di cercatori che, nel 1898, all'epoca della corsa all'oro del Klondike (tra il Canada occidentale e l'Alaska), in una lunga fila cercava di scalare la montagna del Chilkoot Pass, porta d'accesso ai giacimenti. Inoltre si entusiasmò alla lettura di un libro sulle vicissitudini di un gruppo di emigranti diretti in California che nel 1845 rimase bloccato tra i ghiacci della Sierra Nevada e che per sopravvivere, in attesa dei soccorsi, si ridusse a cibarsi dei cani, dei finimenti di cuoio del vestiario nonché dei cadaveri dei compagni deceduti.

L'immaginazione di Chaplin si accese della scintilla del genio e fece di questa materia il soggetto per il suo nuovo film, a due soli mesi dalla prima proiezione del precedente La donna di Parigi. Convinto di quanto labile potesse essere il confine tra tragedia e comicità, collocò il personaggio del vagabondo nel rude universo dei cercatori, facendogli condividere tutti i rischi del freddo, dell'inedia, della solitudine, compresi gli agguati di orsi.

Lavoro e vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Chaplin generalmente si sforzava di tenere distinto il lavoro dalla sua vita privata, ma durante questa produzione tutto si mescolò tristemente. Alle selezioni per la nuova prima attrice che avrebbe sostituito Edna Purviance, oramai avviata sul viale del tramonto, si presentò anche la sedicenne Lillita MacMurray già interprete dodicenne dell'angelo ne Il monello. Fu scritturata col nome d'arte di Lita Grey e in breve intrecciò una relazione col protagonista. A sei mesi dall'inizio della lavorazione del film, Lita rimase incinta di Chaplin il quale, per evitare lo scandalo, si trovò costretto a sposarla, cacciandosi in una relazione che, nonostante i due figli, Charles Jr. e Sidney, gli riservò molti dispiaceri per molti anni.

La lavorazione[modifica | modifica wikitesto]

La prima ripercussione tecnica fu la forzata ricerca di una nuova interprete che fu individuata in Georgia Hale, ventenne reginetta di bellezza. Questo imprevisto e le tribolazioni domestiche costarono a Chaplin quasi diciotto mesi di improduttività. Dopodiché ricostruì la scena iniziale del valico del passo alpino presso una località montana della Sierra Nevada ingaggiando circa 600 tra vagabondi e derelitti quali comparse. Negli studi di Hollywood i suoi collaboratori riprodussero magnificamente un ambiente montano in miniatura impiegando quantità enormi di legname, sale, gesso e farina col risultato di farne involontariamente un'attrattiva turistica visibile a chilometri di distanza dagli assolati studios californiani.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il pollo
La lezione all'avversario

Il vagabondo, ingenuo e tenero cercatore solitario, sfida le avversità del rigido freddo del nord e incontra il rude mondo dei cercatori d'oro, animato dalla febbre di rivalsa che lo accomuna nell'impresa agli avventurieri, ai derelitti, ai fuggiaschi, alle donne che popolano questo universo selvaggio. Il vagabondo combatte contro il vento per la sua salvezza, che lo spinge a cercare riparo nella capanna solitaria dove anche Black Larson, in fuga dalla legge, si è stabilito. Questi lo accoglie male e vorrebbe ricacciarlo, se non fosse per l'intervento di soccorso di Big Jim (in italiano Giacomone): mentre un'enorme pepita d'oro gli stava rivelando la posizione di un giacimento e non riuscendo a stabilirne la proprietà, viene anch'egli travolto dal vento e sballottato fin dentro la baracca. Una lotta tra i due energumeni sancisce la supremazia di Giacomone sui compagni.

La fame, gli stenti, il vento che non accenna a placarsi convincono i tre a tentare un'uscita forzata in cerca di viveri. Tocca in sorte a Black Larson di avventurarsi tra i ghiacci per dirigersi verso il villaggio minerario. Egli però si imbatte negli uomini della legge sulle sue tracce, li elimina e si impossessa dei loro viveri.

Intanto, nella baracca, si banchetta con una scarpa dell'omino (scena celeberrima), ma poco dopo i morsi terribili della fame travolgono la ragione di Giacomone che crede che il suo compagno si sia trasformato in pollo. Il vagabondo è terrorizzato dalla prospettiva di finire in padella, ma la visita inaspettata di un orso e la sua cattura interrompono il digiuno e la convivenza forzata, dato che ora ognuno riguadagnerà la propria strada in cerca di fortuna.

Giacomone scopre che Larson ha trovato il suo giacimento e sta cercando di impossessarsene. Ne nasce una lotta: Larson precipita in un burrone per il distacco di uno spuntone di montagna (ricreato con l'effetto speciale della sovrimpressione e l'uso di un modellino), mentre Giacomone perde la memoria. Intanto il vagabondo giunge al villaggio minerario dove c'è un tabarin, luogo di ritrovo locale dove si balla, si beve e si canta. Qui conosce e si invaghisce di Georgia, una delle soubrette. Disavventure e disillusioni amorose con Georgia, che si beffa di lui per ingelosire il prepotente Jack, affliggono intanto il vagabondo. Singolare è la scena dove Giorgia balla con l'omino per ripicca: a lui calano i pantaloni, allora appena ha un attimo di pausa, mentre Giorgia parla con un'amica, se li lega con una corda, senza acorgersi che all'altro capo è legato un cane. Dopo qualche giro di valzer finirà capitombolare a terra trascinato dall'animale che ha visto un gatto da ricorrere. Alla fine del ballo Giorgia gli dà un fiore, per far ingelosire Jack che guarda. Quando Jack tenta di inseguirla l'omino si frappone, iniziando una lite: Jack, che è molto più alto e robusto di lui, gli chiude la vista infilandogli il berretto sugli occhi, allora l'omino lancia un colpo alla cieca che prende un pilastro di legno; nel frattempo dal ballatoio del piano di sopra si stacca un orologio che colpisce in testa Jack, che cade svenuto. Quando l'omino si risistema e vede l'avversario in terra pensa che sia stato per causa sua, e, sorpreso dalle proprie capacità insospettate, se ne va orgoglioso dal locale.

Nel villaggio il vagabondo si finge svenuto per ricevere assistenza nella capanna dell'ingegnere minerario Curtis, ben dotata di cibo. Quando Curtis parte con un socio per una lunga spedizione l'omino viene incaricato di badare alla capanna in sua assenza. Un giorno Giorgia e le sue amiche stanno giocando nella neve quando si ritrovano attorno alla capanna di Curtis. Qui incontra di nuovo il vagabondo, che al colmo di gioia le invita a accomodarsi. Sotto il cuscino del suo letto essa trova conservato il suo fiore e una foto strappata che lei aveva gettato durante una lite con Jack. Allora con le sue amiche decidono di gabbarsi di lui, vezzeggiandolo in modo civettuolo. Un fiammifero caduto sulla scarpa di tela dell'omino genera un piccolo incendio che rompe l'idillio del gioco, e, risolto l'incidente, le ragazze se ne vanno con la promessa di tornare a cena per l'ultimo dell'anno, ridendo tra di loro. L'omino però è al colmo di gioia e si mette a fare le capriole nella stanza della casetta, festeggiando tra una cascata di piume da un cuscino rotto. Giorgia però si è dimenticata i guanti e tornando lo vede euforico e poi imbarazzato, rimanendo colpita dagli effetti del suo scherzo.

Intanto l'omino nei giorni seguenti si guadagna qualche soldo spalando la neve (la butta davanti alle case vicine per poi farsi pagare anche dai vicini, almeno fin quando non accumula la neve per sbaglio davanti alla prigione).

Il ballo dei panini

La notte di capodanno c'è una grande festa al Tabarin. In casa sua però l'omino attende le ospiti preparando una cena e una tavola imbandita a meraviglia. Naturalmente non viene nessuno e lui si addormenta sognando l'arrivo delle ragazze, per le quali fa la famosissima danza con le forchette e i panini. Si sveglia molto più tardi, quando la festa al locale ancora prosegue. Mentre lui si avvicina a spiare gli altri dalla finestra, Giorgia si ricorda improvvisamente di lui e con le amiche e Jack decide di andare a trovarlo per ridere un po' alle sue spalle. Mandano avanti Giorgia, con l'intenzione di arrivare poi tutti insieme e spaventarlo. Ma quando Giorgia entra e vede la tavola imbandita viene presa dal rimorso, acuito dalla volgarità di Jack che cerca di baciarla controvoglia.

Anche Giacomone è giunto al villaggio. Pur in stato di amnesia si ricorda del vagabondo e del fatto che era stato con lui nella baracca. Lo coinvolge allora nella ricerca del rifugio che li aveva ospitati in precedenza, dove si trova il suo giacimento d'oro. Resta appena il tempo di salutare Giorgia, che non c'è ma che nel frattempo gli aveva lasciato scritto un biglietto di scuse.

La capanna che pende
La capanna ricreata con un modellino

La coppia si mette allora in marcia verso la vecchia capanna, dove arrivano in nottata. Preparandosi con un mappa per trovare la miniera il giorno successivo vanno a letto, ma nella notte una bufera di neve sposta la loro capanna, portandola in bilico sull'orlo di un precipizio. All'alba il vagabondo si sveglia, inconsapevole di quello che è successo la notte e camminando avanti e indietro la baracca inizia a inclinarsi: prima sembra un nonnulla (anche per gli effetti del liquore bevuto la notte prima), poi sempre più forte finché non si sveglia anche Giacomone, che attribuisce il rumore del pavimento ai borbottii della pancia vuota. Si accorgono dell'accaduto quando è ormai troppo tardi e restano attaccati in bilico solo grazie a una corda miracolosamente agganciata ad alcune rocce. Riusciranno a scappare appena in tempo prima che tutto precipiti nel burrone.

La sorte però si mostra finalmente benigna con i due cercatori rivelando loro proprio la miniera agognata.

Nell'ultima scena il vagabondo e Giacomone, diventati milionari, si imbarcano sul piroscafo che li riporta in patria. Qui la stampa li intervista e fotografa, chiedendo al vagabondo di posare nei suoi abiti da cercatore per far apparire la storia più vera sui giornali. Giorgia nel frattempo è pure sul piroscafo, senza sapere la presenza dei milionari, e sente parlare da un ufficiale di un clandestino. Quando il vagabondo precipita coi suoi vecchi abiti vicino a lei (inciampando dal set di posa sul ponte superiore), essa lo protegge dai marinai credendolo il clandestino e si offre di pagare il suo biglietto: ma lui non è il clandestino, è il milionario! Allora invita Giorgia a cena, avvisando i giornalisti e facendo presagire un lieto fine.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1] Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al settantaquattresimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[2] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al cinquantottesimo posto;[3] nel 2000 sempre l'American Film Institute lo ha inserito al venticinquesimo posto nella lista delle migliori cento commedie americane.[4]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il film, che è uno dei meglio riusciti di Chaplin[5], rivisita il mito americano della frontiera, in un racconto che è a uno straordinario punto di equilibrio tra comicità, avventura e poesia. La pellicola riprende lo schema del personaggio umile e bistrattato, ma puro di cuore, che viene premiato e risarcito nel finale. Chaplin accentuò la solitudine del suo personaggio, isolandolo sia nell'infelicità amorosa che nella natura ostile. In questa pellicola il risarcimento, oltre che morale, è anche materiale (grazie al ritrovamento della miniera), ma ciò è tenuto in secondo piano: Giorgia nell'ultima scena accetta l'omino quando lo vede con gli abiti di vagabondo, non perché è diventato un miliardario.

Il finale

Geniali le riproduzioni e le riprese con i modelli in miniatura della capanna in bilico sul burrone, così come i meccanismi per le sue oscillazioni, con risultati di straordinario realismo. Geniale la tecnica di trasformazione del vagabondo nel pollo immaginario, effettuata tutta in camera di ripresa chiudendo e riaprendo l'obiettivo, per consentire la vestizione e la svestizione del costume, effettuata con maestria dai tecnici e dagli attori. Nelle prime riprese il pollo era interpretato da un attore della compagnia, ma il risultato non soddisfece Chaplin che alfine si sobbarcò, con piacere, anche questa parte con risultati eccelsi.

La scena celeberrima in cui cucina e mangia uno scarpone gli riserverà una spiacevole conseguenza e qualche giorno di indisposizione per l'effetto lassativo della liquirizia, di cui era composto lo scarpone, che fu consumata in quantità dato che la scena dovette essere ripetuta più volte. Indimenticabile rimane la scena del ballo con i panini, per la verità presa a prestito da un film del 1917 di Fatty, che fu il primo a presentarla in pubblico. Chaplin però riuscì a caricarla di genialità e poesia con l'effetto che, durante la proiezione, alcune platee di spettatori richiesero per acclamazione la ripetizione della scena, con conseguente interruzione della proiezione per permettere il riavvolgimento della pellicola e la riproiezione.

Queste scene, come quella della lotta contro il vento nella prima parte o quella della capanna che dondola nella seconda, hanno la leggerezza e la perfezione meccanica del balletto, una delle caratteristiche formali più amate in Chaplin.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  4. ^ (EN) AFI - 100 years...100 laughs (richiede registrazione gratuita)
  5. ^ ad esempio Mereghetti nel Dizionario dei film gli assegna quattro asterischi, il massimo

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