La danza

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La danza-Henri Matisse
La danza
Autore Henri Matisse
Data 1909
Tecnica olio su tela
Dimensioni 259.7 cm × 390.1 cm 
Ubicazione Museum of Modern Art, New York
La danza ( II versione )
Autore Henri Matisse
Data 1909-1910
Tecnica olio su tela
Dimensioni 260 cm × 391 cm 
Ubicazione Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo
« Tre colori per un vasto pannello di danza: l'azzurro del cielo, il rosa dei corpi, il verde della collina. »
(Intervista su Nouvelles del 12 aprile 1909 relativa al dipinto[1])

La Danza (La danse) è il nome di due dipinti di Henri Matisse. La prima versione, risalente al 1909 (259.7x390.1 cm, olio su tela), è conservata al Museum of Modern Art di New York, mentre l'altra, del 1931(260x391 cm, olio su tela), è situata al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo.

La seconda versione del dipinto è considerata, insieme al contemporaneo La musica, la prima grande opera di Matisse a dare esclusivamente rilievo alle relazioni fra i suoi elementi (colori, ritmo delle figure ecc...) rispetto al soggetto trattato.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1909, la seconda versione dell'opera fu commissionata, insieme al pannello della Musica dello stesso Matisse, da Sergej Ščukin, un ricco imprenditore russo e grande collezionista di arte, il quale già dal 1906 acquistava con regolarità le opere di Matisse[senza fonte].[1] La critica, una volta esposto al Salon d'Automne del 1910, diede giudizi estremamente negativi all'opera che venne giudicata una "cacofonia demoniaca". Nonostante ciò, La danza II è oggi considerato uno dei dipinti più rappresentativi di Matisse.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Prima versione[modifica | modifica sorgente]

In questo dipinto sono presenti cinque soggetti nudi che, tenendosi per mano, procedono vorticosamente a girotondo mentre generano una sinusoide unita. I colori sono solo tre, tutti saturi e nettamente delineati, ovvero il rosso dei corpi, il blu del cielo e il verde della terra.

Seconda versione[modifica | modifica sorgente]

Rispetto alla prima versione omonima, La danza II differisce per l'uso dei colori più luminosi (quali il rosso-giallastro dei corpi, e il blu tendente al rosso nella parte superiore del dipinto)[2] e la disposizione del soggetto in basso al centro, che si slancia verso quest'ultimo tentando di afferrargli la mano.

Struttura dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Le linee sono semplificate e i colori piatti, mentre le figure suggeriscono un forte senso di ritmo. Viene particolarmente evidenziata, la stesura cromatica,[3] la sagoma delle figure e lo stacco cromatico[senza fonte]. Nella seconda versione, vi è un maggiore dinamismo nella parte superiore del dipinto rispetto del dipinto a quella il basso, dove un soggetto sembra trascinarsi.[2]

Matisse dichiarò riferendosi a La danza II:

« Il primo elemento della costruzione fu il ritmo, il secondo una vasta superficie blu scuro (allusione al cielo mediterraneo nel mese di agosto); il terzo un verde scuro (il verde dei pini mediterranei). Partendo da questi elementi, i personaggi non potevano che essere rossi, per ottenere un accordo luminoso. »

L’artista non descrive un fatto ma, attraverso la composizione e il colore, esprime il prorompere inarrestabile della vita, il suo continuo rinnovarsi, il suo eterno movimento. Questo però per Matisse non significa moto caotico: sono linee ordinate in relazione alla superficie dipinta: le figure si adattano alla composizione, ogni elemento dei corpi si dispone in una posizione relazionata a quella degli altri, l’uno concatenandosi al vicino e questo al successivo, secondo un rapporto calcolato che coinvolge l’intero quadro. La composizione è l’arte di sistemare in modo decorativo i vari elementi di cui la pittura dispone per esprimere i propri sentimenti. L'espressione consiste nell'intera composizione del quadro: il posto occupato dai corpi, i vuoti attorno ad essi, le proporzioni. Matisse sogna un’arte equilibrata, pura, tranquilla. Il blu, il rosso e il verde sono i colori dominanti; sono loro che permettono di percepire immediatamente la composizione distinguendone nettamente ogni elemento, creano una spazialità, non certo imitativa del reale, ma ideale. Il cerchio (ovale) non si chiude proprio perché esso rappresenta la vita, l'andamento stesso della danza. Matisse lo spiegò con queste parole:

« il mio obiettivo è rappresentare un'arte equilibrata e pura, un'arte che non inquieti né turbi. Desidero che l'uomo stanco, oberato e sfinito ritrovi davanti ai miei quadri la pace e la tranquillità. »

[senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Michael LaClotte, Dizionario della pittura e dei pittori - K-N (Volume terzo), Larousse Einaudi, 1990, p. 548.
  2. ^ a b c Augusto Garau, Le armonie del colore: analisi strutturale dei colori, la teoria delle mescolanze, la trasparenza percettiva, HOEPLI EDITORE, 1999, p. 60.
  3. ^ Giuliana Altea, Il fantasma del decorativo, Il Saggiatore, 2012, p. 109.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Matisse e i Fauves - I grandi maestri dell'arte (Maria Cristina Maiocchi, Il Sole 24 Ore, 2007, pag. 228-235)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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