La corazzata Potëmkin

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La corazzata Potëmkin
Bronenosets.jpg
Poster del film
Titolo originale Бронено́сец «Потёмкин»
Lingua originale russo (intertitoli)
Paese di produzione URSS
Anno 1925
Durata 75' (versione cinematografica)
77' (versione spagnola, 68' in DVD)
80' (versione argentina)
67' (versione italiana)
72' (versione in Blu-ray)
Colore B/N
Audio muto (sottotitolato)
Rapporto 1,25:1
Genere guerra, drammatico, bellico
Regia Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn
Soggetto Nina Agadžanova-Šutko
Sceneggiatura Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn
Produttore Goskino
Fotografia Eduard Tissé
Montaggio Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn, Grigorij Aleksandrov
Musiche Edmund Meisel, Nikolaj Kriukov, Dmitrij Dmitrievič Šostakovič
Scenografia Vasili Rachals
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
La corazzata Potëmkin
« Noi marinai dobbiamo stare spalla a spalla con i lavoratori nelle prime file della rivoluzione »
(Didascalia del film)

La corazzata Potëmkin (rus. Бронено́сец «Потёмкин», Bronenosec Potëmkin ) è un film sovietico di Sergej Ejzenštejn. Si tratta di una delle più note e influenti opere della storia del cinema, e per i suoi valori tecnici ed estetici è generalmente ritenuto fra i migliori film di propaganda nonché una delle più compiute espressioni cinematografiche[1]. Prodotto dal primo stabilimento del Goskino[2] a Mosca, fu presentato il 21 dicembre 1925 al teatro Bol'šoj. La prima proiezione aperta al pubblico avvenne il 21 gennaio 1926.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film è ambientato nel giugno del 1905; i protagonisti della pellicola sono i membri dell'equipaggio della corazzata russa che dà titolo all'opera, ed è strutturato in cinque atti. I fatti narrati nel film sono in parte veri e in parte fittizi: in sostanza si può parlare di una rielaborazione a fini narrativi dei fatti storici realmente accaduti e che portarono all'inizio della Rivoluzione russa del 1905. Infatti – ad esempio – il massacro di Odessa non avvenne sulla celebre scalinata, bensì in vie e stradine secondarie, e non avvenne di giorno ma di notte.[3]

Lo stesso regista ha suddiviso la trama dell'opera in cinque atti, ognuno con un proprio titolo:

  1. Uomini e vermi
  2. Dramma sul ponte
  3. Il morto chiama
  4. La scalinata di Odessa
  5. Una contro tutte

Atto I: Uomini e vermi[modifica | modifica sorgente]

La corazzata Potëmkin è ancorata al largo dell'isola di Tendra: durante la distribuzione di una razione di cibo i marinai si accorgono che la carne riservata all'equipaggio è deperita a tal punto da ospitare numerose larve di insetti. I marinai protestano e, capeggiati dal valoroso Grigorij Vakulinčuk (interpretato da Aleksandr Antonov), chiedono alle autorità della nave una razione a base di cibo sano; per tutta risposta le autorità convocano il medico di bordo, il quale nega l'evidenza, affermando che la carne dell'equipaggio è buona e perfettamente commestibile e invita l'equipaggio a mangiarla senza fare storie. Il rifiuto dell'equipaggio di accettare questa imposizione comporta l'ordine, da parte dei comandanti, di fucilare chiunque rifiuti di nutrirsi con la carne in questione. Alcuni di essi cedono al ricatto (gli ufficiali, i sottufficiali e qualche marinaio) e mangiano la loro parte, ma altri rifiutano e vengono raggruppati sul ponte della corazzata, sotto un telone davanti al plotone di esecuzione, in attesa di essere fucilati come monito per tutti coloro che osano anche solo immaginare una insubordinazione.

Atto II: Dramma sul ponte[modifica | modifica sorgente]

Tutti coloro che rifiutano il cibo vengono giudicati all'istante colpevoli di insubordinazione e, senza regolare processo, portati sul bordo del ponte dove ricevono i riti religiosi riservati ai condannati a morte. Davanti al plotone di esecuzione nessuno di loro mostra rimorso, convinti di ciò che stanno facendo; giunto il momento, il comandante dà l'ordine di aprire il fuoco ma, sorprendentemente, i soldati del plotone di esecuzione, anziché sparare, abbassano le canne dei fucili, dando il via all'inizio della rivolta. I marinai sono male armati ma in soprannumero rispetto agli ufficiali, il che consente loro di prendere ugualmente il controllo della nave. Gli ufficiali vengono uccisi e il medico che aveva giudicato buona la carne viene gettato in acqua.

Atto III: Il morto chiama[modifica | modifica sorgente]

I soldati sparano sulla folla

L'ammutinamento tuttavia ha un prezzo altissimo dato che negli scontri molti restano uccisi: tra essi anche Vakulinčuk, capo carismatico dei rivoltosi che hanno preso possesso della nave. Durante la rivolta, infatti, l'ufficiale in seconda della nave scarica l'intero caricatore della sua pistola contro il marinaio, senza lasciargli scampo. Arrivati nel porto di Odessa, il cadavere del marinaio Vakulincuk viene trasportato a terra ed esposto pubblicamente dai suoi compagni in una tenda con un amaro cartello appoggiato al petto: "Morto per un cucchiaio di minestra". Tutta la popolazione si raduna per rendergli l'estremo saluto e inneggia a lui come ad un eroe, manifestando pubblicamente il proprio appoggio con comizi e ovazioni di gruppo, ma attirandosi inevitabilmente le attenzioni della severa polizia zarista.

Atto IV: La scalinata di Odessa[modifica | modifica sorgente]

La folla massacrata sulla scalinata

Sulla scena irrompono i cosacchi dello zar, che, per rappresaglia, iniziano a marciare verso la folla inerme con i fucili puntati. Il popolo scappa, dimostrando di non avere intenzioni bellicose nei confronti dei soldati, i quali però si rivelano inflessibili, facendo fuoco, sparando e travolgendo tutto ciò che trovano a tiro: uomini, donne e bambini indifesi. La scena è diventata famosissima: i soldati vengono mostrati solo attraverso dettagli che li rendono impersonali, inflessibili (gli stivali che marciano e che calpestano le vittime, i fucili che sparano), mentre la gente di Odessa cade in sequenze estremamente enfatiche e violente come quella della morte della madre, inquadrata ben due volte (ripetizione poetica[4]), degli occhiali di una donna anziana frantumati da una sciabolata e della carrozzina che rotola giù dalla scalinata. I soldati non accennano a voler smettere il massacro: i marinai della Potëmkin decidono allora di sparare su di loro con i cannoni della corazzata. Intanto giunge la notizia che una flotta di navi dello zar sta arrivando nel porto per soffocare la rivolta della Potëmkin.

Atto V: Una contro tutte[modifica | modifica sorgente]

I marinai della Potëmkin decidono di andare fino in fondo e conducono la corazzata fuori dal porto di Odessa per affrontare la flotta dello zar. Quando ormai lo scontro sembra inevitabile, i marinai delle navi zariste si rifiutano incredibilmente di aprire il fuoco contro i loro compagni, esternando con canti e grida di giubilo la loro solidarietà verso gli ammutinati e consentendo loro di passare indisturbati attraverso la flotta, sventolando la bandiera rossa.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

La nave da guerra corazzata Potëmkin

Nel 1925 ricorreva il ventesimo anniversario della rivolta del 1905 e per celebrare l'evento si decise di girare alcuni film commemorativi. Una delle persone che si mise in moto per scrivere un copione fu la scrittrice di origine armena Nina Agadžanova-Šutko. La Agadžanova-Ŝutko eseguì degli studi storici e si documentò a fondo sull'argomento per scrivere una sceneggiatura valida. Una volta terminata, la propose al comitato responsabile delle celebrazioni e questo comitato (appositamente costituito dal governo) decise di approvare e finanziare il progetto della scrittrice. La regia venne affidata senza troppe esitazioni al giovane ventisettenne Ejzenštejn che si era distinto all'inizio di quello stesso anno per il suo film di esordio Sciopero!,[5] raccomandandogli però di riuscire a terminare l'opera entro l'anno.

Il progetto originario della Agadžanova-Ŝutko non prevedeva un singolo film, ma un'opera divisa in otto distinti episodi[6] che raccontavano la vita di quegli anni in un grande affresco che partiva dalla guerra russo-giapponese, combattuta dall'Impero russo e dall'Impero Giapponese tra il 1904 e il 1905 per il possesso della Manciuria e delle zone limitrofe[7].

Dopo le prime scene girate ad aprile a Leningrado, un periodo di insistente maltempo convinse la troupe a trasferirsi ad Odessa dove era previsto che si girassero le scene riguardanti lo sciopero dei portuali e l'ammutinamento della corazzata Potëmkin. Ejzenštejn già da tempo pensava che il progetto fosse troppo ambizioso e difficile da terminare entro i tempi previsti imposti dal governo. Analizzando ad Odessa lo stato della produzione, il regista si rese conto che sarebbe stato impossibile realizzare tutto il progetto entro la data fissata, e scelse quindi di proporre al Goskino di realizzare solo l'episodio della Potëmkin, che nella stesura originale della sceneggiatura scritta dalla Agadžanova occupa meno di 50 righe. Anni dopo lo stesso Ejzenštejn avrebbe precisato che aveva scelto proprio quell'episodio anche per via del grande fascino che la scalinata di Odessa aveva esercitato su di lui e che egli stesso così descrisse:

« Fu proprio la scalinata con il suo "movimento" a suggerire l'idea della scena e a provocare, con la sua fuga, la fantasia del regista, dando origine a una nuova "forma a spirale" »
(Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn)

Si recò a Mosca per esporre il suo nuovo progetto e al termine di una trattativa ottenne l'approvazione dell'autorità per la nuova idea concepita. Stese in breve tempo la sceneggiatura del film, basata sulle 50 righe del testo originale del progetto, con la collaborazione del suo aiutante Grigorij Aleksandrov.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Il porto di Odessa ai nostri giorni

Dopo l'approvazione del Goskino, Ejzenštejn e i suoi cinque assistenti (Aleksandrov, Strauch, Antonov, Gomarov e Levsin), più l'operatore Eduard Tisse, ritornarono ad Odessa per dare il via alla produzione del film. Il regista cominciò ad effettuare le prime selezioni per il cast ma alla fine si convinse che un attore famoso non avrebbe potuto rispecchiare molto la collettività e le persone normali e decise, quindi, di affidare molte delle parti ad attori non professionisti scelti tra i marinai e tra gli abitanti delle città di Odessa e Sebastopoli. Furono scelti dal regista anche alcuni attori professionisti, membri di una compagnia teatrale locale. Assegnate le parti, la produzione incontrò un altro ostacolo perché le scenografie che dovevano sostituire la corazzata Potëmkin (fuori servizio dal 1918 e demolita tra il 1922 e il 1924)[8] non erano gradite al regista, che le giudicava insufficienti per un'opera di qualità; fu così che Ejzenštejn chiese e ottenne dopo una lunga trattativa di poter usare la nave gemella della Potëmkin, la Corazzata Dodici Apostoli, che però giaceva arrugginita e in disarmo da alcuni anni, e lo stato di totale abbandono era tale da renderla inutile perfino come teatro di posa per le riprese. Si rese necessaria, quindi, un'operazione di parziale verniciatura e rapido restauro essenziale, per consentire alla nave di apparire come nuova e restare a galla il tempo sufficiente per le riprese del film[9]. Risolti gli inconvenienti tecnici e burocratici, Ejzenštejn e il suo staff si dedicarono anima e corpo alle riprese lavorando a ritmo forsennato fino ai primi di dicembre. La produzione richiese molti mesi a causa del perfezionismo del regista, che voleva ripetere le scene molte volte per sicurezza. Anche se le giudicava soddisfacenti, cercava sempre di fare meglio, e spesso il set lavorava un giorno intero per produrre solo poche sequenze comunque scartate dal regista. Inoltre, per via di alcuni problemi organizzativi, in un paio di occasioni il lavoro dovette fermarsi del tutto per alcuni giorni avvicinando pericolosamente la data imposta dal governo per l'ultimazione della pellicola.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il Teatro Bol'šoj, sede della prima proiezione

Terminate le riprese, il film venne montato in soli 12 giorni per via della mancanza di tempo. Il giorno della prima proiezione, il 21 dicembre 1925 al Teatro Bol'šoj, gli ultimi rulli della pellicola non erano ancora stati montati del tutto e il regista dovette necessariamente rinunciare ad assistere alla proiezione dalla sala per poter andare in cabina di proiezione a completare il montaggio, che quindi venne ultimato mentre la pellicola veniva già proiettata per il pubblico in sala.[10] Si racconta che, avendo finito il collante, il regista fosse stato costretto ad usare la propria saliva.[11]

Alla prima al Teatro Bol'šoj il film ottenne un'accoglienza trionfale da parte di tutti i dirigenti dell'URSS. Esattamente un mese dopo (21 gennaio 1926) venne distribuito commercialmente nelle sale cinematografiche sovietiche.

Critiche e diffusione[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il trionfo alla première del 21 dicembre, l'uscita nelle sale cinematografiche nazionali ebbe un medio riscontro di pubblico,[12] contrariamente ai pronostici di un grande successo. Le autorità cominciarono a considerarlo come una spesa di propaganda, più che come un investimento, ma le sorti del film si capovolsero in seguito ad una fortuita proiezione alla presenza del regista al Kamera Theater di Berlino. Il successo del film crebbe in modo esponenziale in tutta l'Europa orientale, venendo acclamato come un capolavoro assoluto e consentendo al Goskino di recuperare i soldi spesi per la realizzazione.

Nel mondo del futuro blocco sovietico, la diffusione fu rapida e capillare; l'esatto contrario di ciò che accadde nel mondo occidentale, in cui bisognò attendere ancora molti anni per poterlo vedere.

Tra l'inizio degli anni sessanta e gli ottanta il film riuscì a superare la barriera imposta dalla guerra fredda, arrivando ad essere proiettato (in cinema d'essai e in privato) anche in paesi che erano al di fuori dall'influenza sovietica. Con la distensione dei rapporti tra USA e URSS nel corso degli anni ottanta, la diffusione della pellicola ha avuto un nuovo periodo di espansione e arrivò anche ad essere trasmessa nottetempo da alcune televisioni.

Negli ultimi anni grazie al mercato dell'home video e dei nuovi supporti digitali, il film ha raggiunto un livello di diffusione e commercializzazione planetario. Oggi è possibile trovarlo in vendita in molti negozi in tutto il mondo.

Regia[modifica | modifica sorgente]

« Quando si parla del Potëmkin si osservano in genere due aspetti: l'unità organica della composizione nel suo complesso, e il pathos del film… Il Potëmkin sembra una cronaca (o cinegiornale) di avvenimenti, ma in realtà colpisce come il dramma. E il segreto di questo effetto consiste nel fatto che il ritmo della cronaca si adatta alle leggi rigorose della composizione tragica; e, più ancora, della composizione tragica nella sua forma più classica: la tragedia in cinque atti… »
(Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn, 1939[6])
Il leone dormiente
Il "cine-pugno" del primo piano della madre straziata

Per organicità, Ejzenstejn fa riferimento al modo in cui la natura stessa struttura il suo creato: riversando il pensiero nell'arte cinematografica, egli si pone il problema della percezione, da parte dello spettatore, dell'opera come unicum e della sua struttura interna, che dovrà riflettere quello dello stato naturale delle cose, ossia la crescita.[13] A questo proposito, il modello di riferimento per lo sviluppo dell'opera fu la sezione aurea.

Nonostante la struttura cronachistica della trama, il Potëmkin è strutturato nel rispetto della costruzione della tragedia classica: i cinque atti sono uniti tra loro da un crescendo che sposta la percezione del dramma dal singolo all'intero equipaggio, per divenire questione sociale e comunitaria, simbolo della fratellanza e della rivolta. L'unico momento di interruzione del crescendo avviene con l'episodio della morte di Vakulincuk e delle nebbie nel porto. Non a caso, comunque, il grido "fratelli!" compare nel secondo e terzo atto, prima della scena della scalinata.

Ejzenstejn prosegue la sua poetica del "Cine-pugno",[14] vale a dire la rappresentazione di eventi reali tramite immagini forti improvvise e capaci di travolgere gli spettatori con uno shock e trasmettere emozioni, opponendosi fermamente al "Cine-occhio"[15] sostenuto con vigore dal suo collega contemporaneo Dziga Vertov.[16] Esempi classici di "cine-pugni" sono il primissimo piano del volto della madre terrorizzata nella celebre scena della scalinata, oppure il dettaglio della donna colpita da una sciabolata che le ha frantumato gli occhiali.

Il "montaggio delle attrazioni" (vedi prossimo paragrafo) crea un senso di caos e smarrimento dello spettatore, con gli eventi mostrati velocemente e in maniera frammentaria: Ejzenstejn non finisce mai la narrazione di una scena, ma accumula una violenza dopo l'altra, senza dare allo spettatore il tempo di capire appieno, catapultandolo al cuore degli eventi[17].

Ejzenstejn riprende senza timore e pudore le scene di morti cruente per trasmettere allo spettatore l'orrore e le sensazioni reali di chi ha vissuto quella scena e portarlo a parteggiare e schierarsi dalla parte dei rivoltosi. Usa raramente i movimenti della macchina da presa, per fingere un aspetto documentaristico dell'opera e renderla quasi un reportage fotografico grazie alle sue inquadrature fisse montate ad alta velocità.[6]

Le rare volte in cui Ejzenstejn usa il movimento di macchina lo fa per conferire ansia alla narrazione. Per esempio, la discesa dei soldati sulla scalinata è girata muovendo la cinepresa rasoterra per seguire gli stivali, e far quasi percepire agli spettatori i passi dei cosacchi alle loro spalle.

Montaggio[modifica | modifica sorgente]

Odessastepsboots.jpg

La pellicola è quindi caratterizzata da un uso estremamente intenso del montaggio; Ejzenstejn decise infatti di usare questo strumento di linguaggio filmico per dare movimento e un senso di frenesia alla narrazione. In pratica il regista scelse di montare inquadrature che raramente superano la durata di 3 secondi, e molte di queste riguardano soggetti dall'effetto disturbante per lo spettatore (cadaveri di donne e bambini).

In questo film Ejzenštein applicò la teoria del montaggio delle attrazioni, già usata in Sciopero, secondo la quale lo spettatore non doveva fruire passivamente la storia (secondo lo stile già canonico del cinema narrativo), ma doveva essere scosso dalle immagini e partecipare attivamente alla ricomposizione del senso della storia. Per arrivare a questo le immagini non dovevano mostrare chiaramente i soggetti e le azioni, ma dare delle tracce solo parziali, magari eterogenee e a volte incomprensibili, che portassero lo spettatore ad avere nuove associazioni di idee. Nelle scene concitate si vede particolarmente bene l'effetto di caos delle immagini che si trasmette allo spettatore investendolo di angoscia e smarrimento come se stesse partecipando agli eventi[18].

Anche le schermate con le didascalie contribuiscono al ritmo forsennato del film tramite scritte del tipo "Ma…" e "Improvvisamente…".[6]

Simbolismo[modifica | modifica sorgente]

Ejzenstejn ricorre anche al simbolismo (che caratterizza tutta la sua produzione). In particolare va sottolineato come la commiserazione viene tramutata in spirito di rivolta contro la tirannide degli oppressori, espresse tramite diverse scene tra cui la più importante è quella in cui vengono riservati omaggi al cadavere del defunto Vakulincuk.[6]

Le inquadrature sull'enorme bocca di cannone riempiono l'intero schermo e trasmettono allo spettatore l'immagine del potere e della potenza della violenza e della distruzione, ma allo stesso tempo il cannone è un importante veicolo indispensabile per i rivoltosi per il raggiungimento del fine prestabilito.[6]

Altro importante simbolismo nell'opera sono le tre rapide inquadrature delle statue del leone, che raffigurano le tre fasi della rivolta. Le tre statue sono apparentemente molto simili, ma un osservatore attento può notare come la prima raffiguri un leone dormiente, simbolo del popolo che sopporta l'angheria in silenzio senza reagire; la seconda raffigura il leone che si risveglia, chiaro riferimento al popolo che raggiunge il limite della sopportazione e si ribella contro il potere tiranno; la terza rappresenta un leone rabbioso mentre ruggisce, raffigurazione inequivocabile del popolo che reagisce violentemente e rovescia il potere.[6]

La scalinata di Odessa[modifica | modifica sorgente]

« …nell'epica sequenza della scalinata, morti e feriti giacciono riversi sui gradini. L'inquadratura riprende volti umani cosparsi di sangue e inondati di lacrime. Subito dopo, riprende anche i cosacchi che sparano sulla folla, ma lo spettatore non vede che i loro stivali: non sono più uomini, ma stivali che calpestano volti umani. E tanto stupidi e infami essi ci appaiono che istintivamente lo spettatore si ribella. Ecco l'effetto metaforico del film. »
(Béla Balàzs[6])
Fotogramma della carrozzina
Fotogramma della carrozzina

La scena più conosciuta del film è la strage, ad opera dei soldati, della popolazione che solidarizzava con i marinai del Potëmkin sulla scalinata. Questi scendono i gradini secondo una marcia ritmata. Davanti a loro, insensibili anche di fronte a una madre con in braccio il figlio ferito a morte, la folla terrorizzata cerca di mettersi in salvo fuggendo da tutte le parti. La sequenza si chiude con la celebre caduta della carrozzina lungo la scalinata, spinta dalla madre morente colpita dalla scarica dei fucili. La scena è diventata talmente popolare che la scalinata oramai viene generalmente chiamata Scalinata Potëmkin.[19]

Significato[modifica | modifica sorgente]

Il significato del film è la rappresentazione simbolica di un episodio della storia nazionale allo scopo di prendere in esame l'intera situazione del paese in un quel periodo storico.

Nicola II di Russia, zar all'epoca dei fatti

Infatti durante quegli anni in Russia la sproporzione tra lo stile di vita dei nobili e quello del popolo era impressionante a causa di una pessima gestione delle risorse agricole.[20] La popolazione viveva di stenti e spesso non riusciva ad assicurarsi un pasto quotidiano, mentre il sovrano e la sua corte spendevano grandi somme per il proprio sostentamento e intrattenimento e non si occupavano di rispondere al popolo affamato;[21] questa situazione nel 1905 portò alla rivolta contro la tirannia del sovrano. Oltretutto nel 1905 la Russia si trovava ormai da un anno in guerra con il Giappone; una guerra che stava perdendo, a costo di numerose vite tra i coscritti e i marinai, e che sembrava sempre più insensata e inutile al popolo (costretto anche a fare ulteriori sacrifici) e all'intellighenzia. Si trattava infatti di un conflitto tra due imperialismi, che avevano in palio lo sfruttamento coloniale di Corea, Manciuria e Cina settentrionale.

Nel film ogni tema è una rappresentazione di una condizione reale. Il cibo non commestibile simboleggia la condizione disumana inaccettabile in cui erano costretti a vivere i lavoratori, e si contrappone allo status degli ufficiali (rappresentanti della nobiltà e dei ceti alti) che invece vivono nel lusso e non accettano di condividerlo con nessuno poiché ritengono di averlo ottenuto per diritto divino in quanto appartenenti a una categoria superiore.[senza fonte]

L'ammutinamento e la conseguente repressione incarnano i coraggiosi tentativi da parte dei ceti svantaggiati di ottenere una giustizia sociale più equa e vantaggiosa per tutti soffocati nel sangue dalle durissime repressioni militari ordinate dallo zar. La bandiera rossa che i marinai issano sulla nave rappresenta il successo della rivolta, simbolo di un cambiamento inevitabile che non poteva più aspettare di essere realizzato.[senza fonte]

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

L'edizione originale del 1925 fu a lungo interdetta nell'Europa occidentale per via del fortissimo ostracismo voluto da Hitler e dai paesi sotto la sua influenza e alleati (tra cui l'Italia fascista di Benito Mussolini). Caduti i regimi nel corso della seconda metà degli anni quaranta, cominciarono a circolare delle copie (inizialmente clandestine) in russo che venivano usate per proiezioni private nei club e nelle case degli appassionati e solo nel 1950 ne venne distribuita un'edizione, accompagnata da una colonna sonora di Nikolaj Kriukov, leggermente più corta a causa di alcune brevi censure e della perdita di qualche metro di pellicola danneggiata dagli anni di giacenza nei magazzini. Questa edizione arrivò presto anche nell'Europa dell'ovest (anche grazie al produttore Francesco Misiano) dove il film venne definitivamente sdoganato.

Nel 1960 infine arrivò in Italia. L'edizione del 1950 venne distribuita con la voce di Arnoldo Foà che leggeva i titoli e le didascalie[22] in caratteri russi non sottotitolati, rimasti inalterati nel tempo.

Esiste un'altra edizione realizzata nel 1976 che manteneva sostanzialmente lo stesso montaggio di quella del 1950 (già praticamente identica all'originale) accompagnata dalle musiche di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič[23], che tuttavia non riscosse più successo della precedente. Anche per questa edizione per la lettura dei cartelli prestò la sua voce Arnoldo Foà; questa versione è reperibile in Italia su DVD distribuita dalla General Video insieme al documentario Sergej Ejzenstejn: la vita è spettacolo.[24]

In molti paesi circola l'edizione proiettata a Berlino con le musiche di Edmund Meisel.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora originale, composta dal musicista austriaco Edmund Meisel fu dispersa per molti decenni e riutilizzata soltanto in occasione della restaurazione del film su iniziativa della fondazione federale tedesca per la cultura nel 2005. Durante la sua lunga storia la colonna sonora è stata più volte cambiata. Nel 1949, in occasione del venticinquennale del film, una nuova colonna sonora fu composta da Nikolai Krjukow. Successivamente sono stati usati anche brani di musica classica come ad esempio alcune sinfonie di Dmitrij Šostakovič (1976). Esiste anche una colonna sonora moderna, composta nel 2005 dal gruppo Pet Shop Boys e incisa nel disco Battleship Potemkin. La colonna sonora originale di Meisel, composta in soli 12 giorni, resta tuttora secondo molti critici l'opera più congeniale per sottolineare il capolavoro di Eisenstein, poiché si fonde perfettamente col linguaggio ed il contenuto del film.[25]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel corso di 80 anni di storia La corazzata Potëmkin è sicuramente uno dei film più premiati della storia del cinema, ed è costantemente inserita nelle varie liste dei migliori film della storia redatte da diversi periodici e accademie cinematografiche.

È stato infatti votato "Il più bel film della storia" all'Esposizione Universale del 1958[26] da una giuria di esperti, ed è stato inoltre inserito nella lista del sito theyshootpictures.com al 12º posto dei migliori 1.000 film di sempre.[27] Figura anche nella lista dei 100 più bei film del XX secolo, stilata da VillageVoice (77º),[28] in quella del British Film Institute (7º posto),[29] in quella di films101.com (209º posto)[30] e al 76º posto della classifica stilata dai lettori di Time Out.[31]

Ha ricevuto 5 e 4 stelle (il massimo in entrambi i casi) sui prestigiosi dizionari cinematografici italiani Morandini[12] e Mereghetti.

Su IMDb il voto medio attribuito dagli utenti registrati è di 8,1/10.[32]

Manifesti[modifica | modifica sorgente]

Citazioni e collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica sorgente]

Nel mondo[modifica | modifica sorgente]

La Central Station di Chicago, usata come set per girare la scena del film Gli intoccabili in cui viene citata la Corazzata

La fama del film è talmente grande che molti registi e autori affermati rendono frequentemente omaggio alla pellicola nei loro lavori; le citazioni sulla Corazzata possono essere di vario genere e spaziano dal comico al solenne. Le scene del film vengono riprese ne Gli intoccabili[33][34] di Brian De Palma, in Partner di Bernardo Bertolucci e in Brazil[35][36] di Terry Gilliam. La discesa dei soldati dalla scalinata è stata ripresa anche in Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith[37][38] da George Lucas; alcune sequenze del film sono state oggetto di parodia da parte di Woody Allen[33] in ben due film: Amore e guerra[39] del 1975 e Il dittatore dello stato libero di Bananas[40] del 1971. Altra versione parodistica è presente in Una pallottola spuntata 33⅓: l'insulto finale di Peter Segal con Leslie Nielsen. Scala e carrozzina sono presenti anche in Good Bye Lenin! di Wolfgang Becker (2003). Anche Spielberg omaggia il capolavoro in Hook - Capitan Uncino[33] del 1992.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Fotogramma da Il secondo tragico Fantozzi. Il nome del regista è stato volutamente storpiato in Serghei M. Einstein.

In Italia il film è conosciuto anche grazie ad una famosa sequenza del secondo film della fortunata saga del ragionier Ugo Fantozzi. Ne Il secondo tragico Fantozzi di Luciano Salce del 1976, il protagonista, interpretato da Paolo Villaggio, suscita all'interno di un cineforum un boato da stadio (e 92 minuti di applausi) pronunciando la frase:

« Per me… La corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca! »
(Paolo Villaggio ne Il secondo tragico Fantozzi)

Le parole di Fantozzi sono, come peraltro i "novantadue minuti di applausi" tributati all'esternazione dai suoi colleghi, un atto di rivalsa dell'uomo medio nei confronti di una sedicente élite culturale e dei suoi atteggiamenti forzatamente intellettuali e snobistici. Come racconta Paolo Villaggio, durante un cineforum a cui partecipò a Genova, la scena della scalinata venne proiettata per errore dopo appena dieci minuti dall'inizio del film. Il responsabile del cineforum dichiarò: "Questo è il più bel film di tutti i tempi!". Subito dopo il proiezionista rivelò di aver proiettato il film al contrario. Il responsabile rispose: "Bene, allora lo riguardiamo dall'inizio"[41] In un'altra occasione, durante la presentazione del suo film a Mosca, ripeté la celebre frase suscitando un boato di approvazione nel pubblico.[senza fonte]

Inoltre la scena è stata ispirata da un evento realmente accaduto. Come spiega lui stesso, Paolo Villaggio si trovava in un cinema a Mosca quando è stata fatta partire la pellicola. Durante il periodo sovietico la pellicola era proiettata così spesso da essere venuta a noia, e quindi nel cinema molte persone iniziarono ad urlare lamentandosi per l'ennesima visione del film stesso.[senza fonte].

L'espressione colorita di Fantozzi, e l'intero episodio del film con Paolo Villaggio, hanno contribuito a rendere La corazzata Potëmkin un esempio paradigmatico di come viene visto popolarmente il cosiddetto cinema d'essai: lento, lungo e insopportabile ai più. In realtà, se non altro per ciò che riguarda la durata, il luogo comune è infondato. L'opera di Ejzenštejn, infatti, dura poco più di 70 minuti, contro le 3 ore ("18 bobine!") di cui parla il film di Luciano Salce. Si tenga conto che per Villaggio, come da lui stesso dichiarato, 18 è il "numero dell'esagerazione", usato spesso per indicare una quantità sovrumana, come i "18.000 megasuoni" della sirena di uno yacht o i "18.000 gradi" del "pomodorino da guarnizione".[senza fonte]

Infine, le scene che si vedono proiettate ne Il secondo tragico Fantozzi non sono tratte da La corazzata Potëmkin. A ben leggere i titoli di testa si tratta de La corazzata Kotiomkin, di tale Serghei M. Einstein. Non avendo ottenuto i diritti per riprodurre parti dell'opera originale, tutte le scene del capolavoro visibili nel film furono girate ex novo dal regista Luciano Salce.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Critica su mymovies.it, Riga 25. URL consultato il 28 novembre 2007.
  2. ^ Scheda del film su www.audiovisivi.provincia.tn.it. URL consultato il 28 novembre 2007.
  3. ^ Scheda su www.girodivite.it Riga 37. URL consultato il 29 novembre 2007.
  4. ^ Bernandi, cit., pag. 89.
  5. ^ Scheda di "Sciopero!", IMDb. URL consultato il 1º dicembre 2007.
  6. ^ a b c d e f g h Recensione molto accurata con immagini. URL consultato il 29 novembre 2007.
  7. ^ La vittoria dei giapponesi mise in moto l'insurrezione armata di Mosca.
  8. ^ Scheda della nave su www.agenziabozzo.it. URL consultato il 1º dicembre 2007.
  9. ^ Scheda da digilander.libero.it. URL consultato il 29 novembre 2007.
  10. ^ Scheda su www.girodivite.it Riga 54. URL consultato il 28 novembre 2007.
  11. ^ Scheda su www.girodivite.it Riga 57. URL consultato il 28 novembre 2007.
  12. ^ a b Scheda su MyMovies.com. URL consultato il 29 novembre 2007.
  13. ^ Sergej M. Ejzenštejn, La natura non indifferente, Marsilio, Venezia 1981, p. 11 e segg.
  14. ^ Fonte da un sito universitario. URL consultato il 28 novembre 2007.
  15. ^ Movimento cinematografico che si proponeva di riprendere la realtà in modo più oggettivo e documentaristico possibile
  16. ^ Recensione su criticamente.com. URL consultato il 28 novembre 2007.
  17. ^ Bernardi, cit., pag. 91.
  18. ^ Bernardi, cit., pag. 88.
  19. ^ In effetti, la scalinata venne così ufficialmente ribattezzata nel 1955 per festeggiare il cinquantesimo anniversario dei fatti. Tuttavia dopo il crollo dell'Unione Sovietica e la proclamazione di indipendenza dell'Ucraina, è stata rinominata Scalinata Primorsky. Nonostante ciò, la maggior parte degli abitanti di Odessa continua a chiamarla Scalinata Potëmkin.
  20. ^ Informazione su allrussiatour.com. URL consultato il 15 dicembre 2007.
  21. ^ Il 22 gennaio 1905, davanti al Palazzo d'Inverno la Guardia dello Zar sparò motu proprio (cioè, senza alcun ordine dell'Imperatore) sulla folla inerme di operai, guidati dal Pope Gapon, che chiedevano pacificamente di essere ascoltati. Lo Zar Nicola II non prese alcun provvedimento contro le proprie guardie; e il popolo lo condannò come criminale, e per tale è passato alla storia. L'episodio è noto come Domenica di sangue
  22. ^ Recensione su MyMovies.it. URL consultato il 29 novembre 2007.
  23. ^ Scheda su www.cinekolossal.com. URL consultato il 28 novembre 2007.
  24. ^ Scheda del DVD distribuito dalla General Video. URL consultato il 30 novembre 2007.
  25. ^ Lothar Prox: Der mit den Augen komponierte. In: Panzerkreuzer Potemkin, a cura di Anna Bohn. Monaco d.B., p. 10.
  26. ^ Władysław Jewsiewicki: "Kronika kinematografii światowej 1895-1964", Varsavia 1967, no ISBN, pagina 129 (in Polacco)
  27. ^ I 1.000 migliori film della storia secondo theyshootpictures.com. URL consultato il 29 novembre 2007.
  28. ^ I 100 migliori film della storia secondo VillageVoice.com. URL consultato il 29 novembre 2007.
  29. ^ I 100 migliori film della storia secondo Il British Film Institute. URL consultato il 29 novembre 2007.
  30. ^ I migliori film della storia secondo films101.com. URL consultato il 29 novembre 2007.
  31. ^ Classifica dei 100 migliori film di tutti i tempi secondo i lettori di Time Out. URL consultato il 30 novembre 2007.
  32. ^ Votazione del film su IMDb. URL consultato il 14 dicembre 2007.
  33. ^ a b c Aldo Grasso, "Contrordine, la Potëmkin non è una boiata pazzesca" su corriere.it. URL consultato il 25 marzo 2008.
  34. ^ Nella scena girata alla Central Station di Chicago viene rappresentata in modo inequivocabile la scena della carrozzina, essa infatti viene ripresa in tutti i dettagli
  35. ^ Scheda di Brazil su mymovies.it. URL consultato il 1º dicembre 2007.
  36. ^ Nella scena in cui il protagonista fugge dal ministero e viene inseguito dalle truppe del governo, queste scendono le scale a puntano i fucili come i soldati zaristi nel film
  37. ^ Fonte su guerrestellari.net (Voce 113). URL consultato l'11 dicembre 2007.
  38. ^ Nella scena in cui le armate guidate da Dart Fener entrano nel Tempio Jedi per sterminare l'interno ordine anche se in questo caso salgono la scalinata invece di scenderla
  39. ^ La sequenza delle statue dei tre leoni
  40. ^ Nella scena del colpo di stato
  41. ^ . Intervista in occasione dell'uscita del DVD in Corriere.it.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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