La condizione umana (serie di film)

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La condizione umana
Ningen no jōken 1.jpg
Michiyo Aratama e Tatsuya Nakadai in una scena del film
Titolo originale Ningen no jōken
Lingua originale giapponese, cinese
Paese di produzione Giappone
Anno 1959/1961
Durata 579 min
Colore b/n
Audio sonoro
Genere drammatico, storico, guerra
Regia Masaki Kobayashi
Soggetto dal romanzo di Junpei Gomikawa
Sceneggiatura Zenzo Matsuyama, Masaki Kobayashi
Produttore Masaki Kobayashi, Shigeru Wakatsuki
Casa di produzione Ninjin Club, Shochiku
Art director Kazue Hirataka
Fotografia Yoshio Miyajima
Montaggio Keiichi Uraoka
Musiche Chûji Kinoshita
Interpreti e personaggi
« Ho avuto durante la guerra le stesse esperienze del mio eroe Kaji. Ho voluto far rivivere il tragico destino degli uomini che sono stati costretti a far la guerra senza volerla. »
(Masaki Kobayashi[1])

La condizione umana è una trilogia cinematografica giapponese del 1959, diretta da Masaki Kobayashi ed interpretata da Tatsuya Nakadai. Tratta dal romanzo Ningen no jōken di Junpei Gomikawa, quest'opera, che consiste in una forte autocritica sul recente passato bellico giapponese, riscosse un'enorme successo di pubblico e di critica in patria ed è considerata tuttora come uno dei capolavori del cinema giapponese.[2][3][4]

I tre film che la compongono sono:

  • Nessun amore è più grande (1959), 208 minuti
  • Il cammino verso l'eternità (1959), 181 minuti
  • La preghiera del soldato (1961), 190 minuti

Trama[modifica | modifica sorgente]

1943. Kaji e Michiko, giovani sposi giapponesi, vengono inviati in Manciuria. Kaji, ingegnere, è incaricato di dirigere una miniera la quale manovalanza è composta da prigionieri cinesi, militarmente sorvegliata e circondata da filo spinato elettrificato. Egli tenta di porvi un clima più umano, fornendo addirittura compagnia femminile agli internati. Nel frattempo avvengono delle fughe approfittando dell'esclusione notturna dell'alta tensione del reticolato, decisa a discrezione della sorveglianza ma un gruppo di prigionieri, ignari del ripristino, muoiono folgorati. Ritenuto responsabile, Kaji viene destituito ed arruolato nell'armata nipponica. Nel frattempo sua moglie Michiko svolge diversi lavori per sopravvivere fino a divenire infermiera presso un ospedale con personale medico cinese. Kaji, nonostante i suoi ideali pacifisti, si distingue divenendo caporale, tentando anche qui di tamponare la disumanante dottrina militarista corrente. Un mite impiegato, inadatto alla vita militare e all'uso delle armi è costantemente bistrattato fino a venir indotto al suicidio. Per Kaji è il suo ennesimo fallimento. È l'agosto del 1945, all'indomani delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. L'Unione Sovietica dichiara guerra al Giappone conquistando i territori occupati confinanti, indi la Manciuria, compiendo razzie e violenze sui civili di ogni nazionalità. Kaji, pur di idee socialiste, è disgustato della condotta dell'Armata Rossa. Prigioniero, fugge via per le pianure innevate cinesi tentando di raggiungere la sua amata, ma muore congelato.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Ognuno dei 3 film che compongono la trilogia venne diviso, al momento della distribuzione, in ulteriori due parti. In Italia è stato trasmesso in televisione soltanto il primo capitolo Nessun amore è più grande in una versione più corta di 40 minuti dell'originale.[1]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La Rai, nella primavera del 1974 trasmise una miniserie in cinque puntate tratta dalla trilogia e prodotta dalla televisione giapponese, con il titolo La storia di un uomo - Manciuria 1943-1945, con il caratterista nipponico Go Kato e diretta da Tayoshi Abe e Toshio Namba.
  • La giovane Michiko vende dei tessuti per comperare una macchina per scrivere onde lavorare come dattilografa. In alcune scene appare il prodotto la cui forma e funzionamento differiscono da quelli delle macchine occidentali.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Nessun amore è più grande - La condizione umana I, recensione su mymovies.it[1]
  2. ^ Shipman, D. The Story of Cinema, Hodder and Stoughton 1983
  3. ^ The Human Condition: The Prisoner[2]
  4. ^ The Human Condition[3]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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