La cerimonia

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La cerimonia
La cеrimonia.png
Una scena del film
Titolo originale Gishiki
Lingua originale giapponese
Paese di produzione Giappone
Anno 1971
Durata 123 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, grottesco
Regia Nagisa Oshima
Soggetto Nagisa Oshima
Sceneggiatura Nagisa Oshima, Mamoru Sasaki, Tsutomu Tamura
Fotografia Toichiro Narushima
Montaggio Keiichi Uraoka
Musiche Tôru Takemitsu
Interpreti e personaggi

La cerimonia è un film del 1971 diretto da Nagisa Oshima.

Ricorrendo ad una narrazione non lineare, con frequenti flashback ed all'uso di diversi piani sequenza, il regista riflette sul conformismo e la xenofobia nella società giapponese[1]; viene mostrata, attraverso la rievocazione di alcuni eventi di una ricca famiglia giapponese, la difficoltà delle nuove generazioni, cresciute nel dopoguerra, nel riuscirsi a distaccare dal tradizionalismo degli avi.

Fu presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del 24º Festival di Cannes.[2]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Durante i preparativi del funerale del nonno Kazoumi, odiato patriarca della potente famiglia Sakurada, Terumichi, da tempo ritiratosi in un'isola remota, annuncia a sua moglie Ritsuko ed al cugino Masuo via telegramma il suo imminente suicidio; i due decidono di intraprendere insieme il lungo viaggio che li condurrà sull'isola. Durante il tragitto, Masuo ripercorre le tappe salienti della storia della sua famiglia, attraverso la rievocazione di quattro importanti cerimonie che hanno sancito la decadenza dei Sakurada.

Nel 1946, dopo essere stato deportato in Manciuria, dove suo fratello maggiore aveva trovato la morte, Masuo insieme a sua madre fa ritorno a casa, in tempo per celebrare il primo anniversario della morte di suo padre, suicidatosi dopo la rinuncia all'immortalità dell'imperatore. Nel 1952 Masuo, in seguito alla morte di sua madre, decide di rinunciare al baseball, di cui è un promettente giocatore e si invaghisce della zia Setsuko. Nel 1956 vengono celebrate le nozze dello zio Isamu e, nel corso della nottata, Masuo si dichiara alla zia Setsuko, ma viene respinto. La mattina seguente, la donna viene trovata morta, infilzata da una spada, in quello che appare essere un suicidio. Nel 1961 viene celebrato, secondo la ferrea ed inattaccabile volontà del nonno, attaccato ancora alle antiche tradizioni, il surreale matrimonio di Masuo senza la presenza della fuggitiva sposa. Durante la cerimonia, il cugino Tadashi viene investito da un'auto; Masuo, sconvolto, si scaglia contro il nonno e dichiara il suo amore alla cugina Ritsuko, già impegnata però con Terumichi.

Giunti sull'isola, Masuo e Ritsuko, entrando nella capanna di Terumichi, scoprono che si è già suicidato ed ha lasciato una lettera con scritto: Uccidendomi, ho distrutto la famiglia Sakurada. Ritsuko decide di suicidarsi anche lei, non potendo vivere senza il marito, Masuo, addolorato per la sua decisione, si allontana dalla casa e, lungo la spiaggia, rivive un flashback di loro tre bambini in cui giocavano a baseball.

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • È la summa del cinema di Oshima, nella limpida simmetria dei suoi ritorni all'indietro. Opera dominata dalla presenza della morte. Commento del dizionario Morandini che assegna al film quattro stelle su cinque di giudizio.[3]
  • Il regista riprende il motivo della decadenza di una grande famiglia, dandone una versione ancora più allucinata e suggestiva. Commento del dizionario Farinotti che assegna al film tre stelle su cinque di giudizio[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "The Ceremony". Shooting Down Pictures
  2. ^ (FR) Quinzaine 1971, quinzaine-realisateurs.com. URL consultato il 16 giugno 2011.
  3. ^ Commento de Il Morandini su Mymovies.it
  4. ^ Pino Farinotti, Il Farinotti 2009, Newton Compton Editori 2008 - pag 405

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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