La canzone dell'amore perduto/La ballata dell'amore cieco (o della vanità)

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La canzone dell'amore perduto/La ballata dell'amore cieco (o della vanità)
Artista Fabrizio De André
Tipo album Singolo
Pubblicazione Marzo 1966
Dischi 1
Tracce 2
Genere Musica d'autore
Pop
Etichetta Karim, KN 214
Fabrizio De André - cronologia

La canzone dell'amore perduto/La ballata dell'amore cieco (o della vanità) è il nono 45 giri di Fabrizio De André.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

La copertina riporta su entrambi i fronti un primo piano di tre quarti in b/n dell'artista. La medesima immagine sarà utilizzata in contemporanea per le ristampe di altri singoli pubblicati da De André per la Karim. Non vi sono, né in copertina né sull'etichetta, informazioni su chi abbia elaborato gli arrangiamenti delle canzoni.

La canzone dell'amore perduto[modifica | modifica wikitesto]

« Molte delle canzoni che ha scritto sono reazioni a momenti particolari vissuti in famiglia o fuori. Amori andati a male, amori finiti. Uno qualunque certe cose se le trascina dentro, lui ha questa genialità di riportarle nei suoi pezzi. "La canzone dell'amore perduto" l'ha scritta quando i giochi tra noi erano ormai fatti. Le cose andavano male, ma abbiamo continuato a vivere insieme perché ci volevamo ancora bene »
(Enrica "Puny" Rignon, prima moglie di Fabrizio [1])

Una delle più famose ballate della storia della musica italiana (lo testimoniano le interpretazioni, tra gli altri, di Donatella Moretti, Franco Battiato, Gino Paoli, Claudio Baglioni, Antonella Ruggiero, Mango), "La canzone dell'amore perduto" è la storia di un amore ormai finito narrata dal punto di vista della donna, che accetta, rassegnata, la situazione:

« l'amore che strappa i capelli
è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza »

E anche se l'amato rimpiangerà la fine della passione, sarà solo per un attimo, fino a che perderà la testa per un'altra donna.

« Ma sarà la prima
che incontri per strada che tu
coprirai d'oro,
per un bacio mai dato
per un amore nuovo »

De André depositò alla SIAE sia il testo che la musica a suo nome, nonostante quest'ultima fosse di Georg Philipp Telemann (Adagio del "Concerto in Re maggiore per tromba, archi e continuo")[2].

Cover[modifica | modifica wikitesto]

La ballata dell'amore cieco (o della vanità)[modifica | modifica wikitesto]

Il brano narra la tragica storia di un «uomo onesto, un uomo probo» che si innamora follemente di una femme fatale di chiara ispirazione baudelairiana, la quale non lo ricambia e come prova d'amore prima gli impone di uccidere la madre portandole il suo cuore e poi di tagliarsi le vene e quindi di morire. Tuttavia quando si accorge che il poveretto muore felice è presa da sgomento, perché il suo vanitoso atteggiamento di superiorità le si rivolge contro: mentre l'altro spira contento e innamorato a lei non resta nulla, «non il suo amore, non il suo bene, ma solo il sangue secco delle sue vene». In tal modo De André esce dal canone, dal topos letterario, mostrando anche l'umana fragilità del personaggio[3].

Il testo drammatico stride con irriverenza con l'allegro ritmo di swing della musica, con tanto di un «tra-la-la-lalla, tra-la-la-leru» degno di una gioiosa filastrocca.[4]

Il soggetto del brano è ripreso dalla poesia "Cuore di mamma" del poeta francese Jean Richepin.[5]

La canzone fu incisa e pubblicata da Marzia Ubaldi (una cantante che incideva per la Karim) poco prima della versione di De André (infatti il disco della cantante ha come numero di catalogo KN 211, mentre quello del cantautore ha KN 214).

Le tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. La canzone dell'amore perduto (testo di Fabrizio De André; musica di Georg Philipp Telemann[6])
  2. La ballata dell'amore cieco (o della vanità) (testo e musica di Fabrizio De André)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luigi Viva. Vita di Fabrizio De André. Milano, Feltrinelli, 2000
  2. ^ Franco Pulcini, Tecnica mista su tappeto. Conversazioni autobiografiche con Franco Battiato. Torino, Edizioni EDT, 1992. Alle pagine 112 e 113 Battiato parla del riutilizzo di brani classici per creare nuove opere; senza esplicitare direttamente il nome di De André, sostiene che è una pratica diffusa anche nella musica leggera, ed aggiunge: "Un paio di cantautori hanno copiato letteralmente da pezzi di Telemann, e sono venute fuori due splendide canzoni".
  3. ^ Liana Nissim. Il rispettoso bardo della donna, da AA.VV. Fabrizio De André. Accordi eretici. EuresisEdizioni, 1997
  4. ^ giuseppecirigliano.it - La ballata dell'amore cieco
  5. ^ Testo originale della poesia
  6. ^ Nell'etichetta del 45 giri la canzone è attribuita al solo De André

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]