Battaglia di Anghiari (Leonardo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Reindirizzamento da La battaglia di Anghiari)
Copia di Paul Rubens della parte centrale del dipinto

La Battaglia di Anghiari è il nome di uno dei più importanti affreschi di Leonardo da Vinci, dipinto nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Purtroppo l'opera non è mai stata completata e tutt'oggi si ignora se sia stata completamente distrutta o solo ricoperta da un altro dipinto.

Indice

[modifica] Storia dell'opera

I due grandi geni del Rinascimento, Leonardo e Michelangelo, si trovarono ad un certo punto (era l'aprile del 1503) a doversi affrontare direttamente sul terreno della pittura, perché ricevettero entrambi dal gonfaloniere Pier Soderini, che era il gonfaloniere a vita di Firenze, l'incarico di affrescare due grandi pareti una accanto all'altra, nel salone del consiglio comunale a Palazzo Vecchio. Entrambi dovevano realizzare una battaglia: Leonardo appunto quella di Anghiari (vinta dai fiorentini), Michelangelo quella di Càscina.

La parete di sinistra era quella riservata a Michelangelo, quella di destra invece a Leonardo; i due dipinti dovevano essere alti 7 metri e larghi 17.

[modifica] Una scelta fatale

Studio di volto maschile per il dipinto

Leonardo però si trovò ancora una volta, così come era accaduto già con il Cenacolo a Milano, a doversi cimentare con una tecnica, quella dell'affresco appunto, che non gli era congeniale in quanto l'affresco richiede un'esecuzione rapida e invece Leonardo era pieno di ripensamenti, di tempi di riflessione e di lentezze. Si trattava quindi di una tecnica che si addiceva a Michelangelo, che realizzava le sue opere con grande rapidità e sicurezza, ma non a Leonardo che invece aveva bisogno di tempi più lunghi, ed eventualmente anche della possibilità di rifare o ritoccare certe parti. Per questi motivi, Leonardo decise di utilizzare una diversa tecnica, anche per dare maggior resistenza ai colori, e fu la cosiddetta tecnica dell'encausto già descritta da Plinio il Vecchio. La tecnica dell'encausto richiede una fonte di calore molto forte per fissare i colori sulla parete ma su un'opera di quelle dimensioni era molto difficile da utilizzare perché era praticamente necessario accendere degli enormi bracieri a poca distanza dal dipinto in modo da asciugare molto rapidamente la parete dipinta. Leonardo ci provò, ma i suoi assistenti li accesero solo in corrispondenza della parte inferiore, con il risultato che i colori posti più in alto si sciolsero immediatamente.

Si legge, infatti, dal biografo Anonimo Gaddiano (Cod. Magliab. XVII, 17, Biblioteca Nazionale di Firenze):

« Lionardo da Vinci fu nel tempo di Michele Agnolo: et di Plinio cavò quello stucco con il quale coloriva, ma non l'intese bene: et la prima volta lo provò in uno quadro nella Sala del Papa che in tal luogo lavorava, et davanti a esso, che l'haveva appoggiato al muro, accese un gran fuoco, dove per il gran calore di detti carboni rasciughò et secchò detta materia: et di poi la volse mettere in opera nella Sala, dove giù basso il fuoco agiunse et seccholla: ma lassù alto, per la distantia grande non vi aggiunse il calore et colò. »

In realtà, nonostante i disastri, l'opera era stata in gran parte completata, infatti Leonardo ci aveva lavorato per ben un anno con sei assistenti. Malgrado i danni nella parte alta, quindi, questa "Battaglia di Anghiari" rimase esposta a Palazzo Vecchio per diversi anni; molti la videro, molti la riprodussero anche, e tra questi Rubens, che ne ricopiò la parte centrale: quindi grazie a questo dipinto di Rubens, si è oggi in grado di avere un'idea abbastanza chiara di cosa era l'affresco di Leonardo.

Il confronto con Michelangelo, comunque, non fu mai possibile, perché anche l'altra battaglia, la "Battaglia di Càscina" non fu mai eseguita da Michelangelo. Al suo posto venne più tardi dipinto un altro affresco.

[modifica] Descrizione dell'opera

L'affresco rappresentava dei cavalieri e dei cavalli animati da una profonda torsione. I personaggi della scena, infatti, lottano instancabilmente per ottenere il gonfalone, simbolo della città di Firenze. La scena riflette il pensiero dell'Artista fondato su una visione pessimistica dell'uomo, che deve lottare per vincere le proprie paure. Shearman[1] parla di "un livello mai sognato di energia e violenza" per la pittura storica.

[modifica] Esiste ancora la Battaglia di Anghiari?

Il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, che allora era la Sala del Maggior Consiglio della Repubblica di Firenze, è la più grande sala per la gestione del potere mai realizzata in Italia. Oggi è lunga 54 metri e alta 18, ma ai tempi di Leonardo era molto diversa: era più spartana e meno decorata. Fu il Vasari a trasformarla su richiesta di Cosimo I de' Medici: per accentuare l'imponenza della sala, la raccorciò e l'innalzò di ben 7 metri. In alto fece realizzare il soffitto dorato a cassettoni su cui si scorge il trionfo di Cosimo, il nuovo sovrano di Firenze, e la sottomissione della città e dei quartieri. Ai lati dipinse sei affreschi, simbolo della potenza dei Medici: da una parte la presa di Siena e dall'altra la sconfitta di Pisa.

Ovviamente tutte queste modifiche potrebbero aver distrutto il capolavoro di Leonardo, ma è anche vero che il Vasari aveva una grande ammirazione per Leonardo e non avrebbe probabilmente mai osato distruggere una sua opera. È quindi logico supporre che abbia tentato, in qualche modo, di salvare il dipinto, forse ricoprendolo. Attraverso dei sondaggi esplorativi ci si è accorti che sulla parete ovest, quella che rappresenta la sconfitta dei Pisani, un tempo dovevano esserci quattro enormi finestre, oggi murate. Si è così capito che il dipinto di Leonardo non poteva essere stato eseguito su questa parete, date le dimensioni. Le finestre sulla parte est, invece, erano solo due, ed è quindi su questa che venne eseguito il dipinto.

Il Vasari è molto chiaro nei suoi scritti: il lato sinistro della parte era riservato a Michelangelo, quello destro a Leonardo e, considerando tutte le modifiche che ha subito la sala, si è calcolato che il nucleo del dipinto, quello più famoso, probabilmente si trova nella zona sopra la porta di sud-est. Su questa lunga parete sono stati fatti dei saggi esplorativi e la sorpresa è che emerso, al suo interno, un muro, ma non quello antico del palazzo, bensì uno nuovo, a ridosso, sul quale il Vasari ha fatto il proprio affresco. I sondaggi però non hanno ancora permesso di sapere se le due pareti sono appoggiate l'una all'altra oppure se è stato lasciato un piccolo spazio vuoto, un'intercapedine, che tutelerebbe e proteggerebbe il dipinto, come una sorta di rispetto del Vasari nei confronti di Leonardo. Ovviamente l'ipotesi, ma soprattutto il desiderio, che una così grande opera, anche se non riuscita, ma così carica di storia, ci sia ancora e che magari si trovi solo a poche decine di centimetri dall'osservatore, scatena le fantasie di molte persone. Un'ulteriore fonte che ha acceso diverse fantasie, deriva proprio dal Vasari, che ha scritto a pochissima distanza su una bandiera del suo affresco, una frase in apparenza senza senso, tranne se si pensa al dipinto di Leonardo che ha ricoperto: "Cerca Trova".

[modifica] Note

  1. ^ John Shearman. Mannerism. Harmondsworth, 1967. Edizione italiana Manierismo. SPES, 1983.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • M. Pieraccini, D. Mecatti, G. Luzi, M. Seracini, G. Pinelli and C. Atzeni, Non-contact intrawall penetrating radar for Heritage survey: the search of the “Battle of Anghiari” by Leonardo da Vinci, NDT&E international, Vol. 38, pp. 151–157 (2005)
  • M. Pieraccini, "Nuove tecnologie di introspezione muraria per la scoperta di strutture e pitture nascoste: il caso della 'Battaglia di Anghiari' di Leonardo da Vinci", in Cristina Danti e Alberto Felici (a cura di), "Il colore negato e il colore ritrovato. Storie di procedimenti di occultamento e descialbo delle pitture murali", Nardini Editore, Firenze 2008, pp. 227-236.

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali