La badessa di Castro

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La badessa di Castro
Titolo originale L'Abbesse de Castro
Autore Stendhal
1ª ed. originale 1839
1ª ed. italiana 1858
Genere racconto
Sottogenere storico
Lingua originale francese
Ambientazione Albano, Castro, 1559-1569
Personaggi
  • Elena di Campireali
  • Vittoria Carafa, madre di Elena
  • Giulio Branciforti
  • Francesco Cittadini
Serie Cronache italiane
« Dopo aver narrato tante storie tragiche, finirò con quella che più di tutte mi fa pena a raccontare. Parlerò di quella famosa badessa del Convento della Visitazione a Castro, Elena di Campireali, del cui processo e della cui morte tanto si parlò nell'alta società romana ed italiana. »
(Stendhal)

La badessa di Castro (L'Abbesse de Castro) è un racconto di Henri Beyle, meglio noto con lo pseudonimo di Stendhal, pubblicato per la prima volta nel 1839.

Genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

La badessa di Castro fu pubblicato nella rivista Revue des Deux Mondes a puntate nei numeri del 1º febbraio 1839 e del 1º marzo 1839, a firma di "F. de Lagenevais ". Lo stesso anno Standhal lo inserì nella raccolta di racconti intitolata L'abbesse de Castro, assieme a due altri racconti apparsi anonimi sulla Revue des Deux Mondes: «Vittoria Accoramboni, duchesse de Braciano» e «Les Cenci: 1599»[1]. Il racconto entrò a far parte delle Cronache italiane, la raccolta di racconti pubblicata postuma in volume nel 1855 a cura di Romain Colomb, cugino ed esecutore testamentario di Stendhal[2]. Infine, fa parte dell'edizione definitiva delle Cronache italiane, curata da Henri Martineau per la Bibliothèque de la Pléiade[3].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il narratore immagina di tradurre un manoscritto italiano della seconda metà del XVI secolo in cui si narrava l'amore travagliato tra Elena di Campireali, una fanciulla di illustri origini di Albano, e Giulio Branciforte, figlio di un brigante protetto dai Colonna. All'inizio della storia Giulio, ventiduenne, corteggia la diciassettenne Elena, appena ritornata dal convento di Castro nel quale ha studiato. Il padre e il fratello di lei cercano di uccidere lo spasimante in un'imboscata; ma la fanciulla, che ammira il coraggio di Giulio, lo salva e fugge con lui. Più tardi Giulio uccide in un duello Fabio, fratello di Elena, ed è costretto ad allontanarsi da Albano.

Elena viene chiusa nel Convento della Visitazione di Castro, che è sotto la giurisdizione della sua famiglia. Giulio riesce a mettersi in contatto epistolare con Elena e le propone di fuggire con lui. Elena accetta; ma il progetto non avrà successo. Giulio, che è rimasto ferito durante il tentativo di rapimento-fuga, viene portato lontano dai Colonna. La madre di Elena fa credere alla figlia che Giulio è morto; ugualmente, la stessa fa credere a Giulio che Elena si è ormai sposata con un altro. Giulio, sul quale peraltro pende una condanna a morte, si rifugia in Messico, assume un altro nome e combatte per dieci anni nelle file dell'esercito spagnolo compiendo imprese audaci. Elena, che lo crede morto, cerca di vendicarsi degli altri e, con l'aiuto della madre che riesce a corrompere il vecchio cardinale Santi Quattro, riesce a diventare badessa del convento di Castro.

Elena allaccia una relazione con monsignor Francesco Cittadini, nobile milanese e vescovo di Castro, "il più bell'uomo della corte pontificia". Elena rimane incinta, è costretta a mettersi in contatto con una levatrice e a confidare il segreto della sua gravidanza a due sue consorelle. I due amanti vengono denunciati e processati dal tribunale dell'Inquisizione diretto dal cardinale Farnese. Il vescovo Cittadini è condannato alla prigione perpetua in Castel Sant'Angelo, la badessa al carcere a vita nel convento di Santa Marta. La signora di Campireali incomincia a far scavare un passaggio sotterraneo per far evadere la figlia. Quando la salvezza sembra vicina, Elena apprende dalla madre che Giulio è tornato dal Messico ed è alla sua ricerca. Elena decide di morire: scrive una lunga e sincera lettera all'amato per poi uccidersi con un colpo di daga al cuore per non essersi saputa mantenere degna di lui.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Elena di Campireali, Abbadessa di Castro: strenna per l'anno 1858; opera tradotta e rielaborata da Felice Venosta, da un originale di Stendhal; Milano: presso G. Canadelli e C., 1858
  • L'abbadessa di Castro; La duchessa di Paliano: racconti, Coll. Biblioteca universale n. 215, Milano: Edoardo Sonzogno Editore, 1892
  • La badessa di Castro, Torino: Casa Edit. A.B.C., 1933
  • La badessa di Castro; traduzione di Pietro Paolo Trompeo, Torino: Einaudi, 1942
  • La badessa di Castro; traduzione di Leonella Prato Caruso, Milano: Rusconi, 1990
  • L'abbesse de Castro; traduzione e cura di Franca Zanelli Quarantini, Torino: Einaudi, 1993, ISBN 88-06-12968-6
  • La badessa di Castro; Trad. di Juan A. Teiera, Marina di Massa: Edizioni clandestine, 2003, ISBN 88-87899-41-X
  • La badessa di Castro; traduzione di Tatiana Menel; illustrazioni di Sabina Zocchi; con un saggio introduttivo di Aldo Onorati, Albano Laziale: Anemone purpurea, 2005, ISBN 88-89788-02-X
  • La badessa di Castro; premessa, introduzione, adattamento, note e pagine operative a cura di Emanuelita Vecchio, Pozzuoli: Fratelli Ferrari, 2007, ISBN 978-88-7276-711-5
  • La badessa di Castro; traduzione di Airina Santonocito, Milano: Leone, 2014, ISBN 978-88-6393-166-2

Critica[modifica | modifica wikitesto]

I critici letterari lo ritengono un primo, ben riuscito, tentativo di scrittura di un nuovo filone artistico che troverà il suo più completo esemplare nel successivo La Certosa di Parma.[senza fonte]

La storia ha quasi sicuramente un fondamento storico. Pare, infatti, che[senza fonte] Stendhal (amante della cultura e della storia italiana, nonché biografo di Gioacchino Rossini e prodigo conoscitore dei castelli romani), durante un suo soggiorno in Italia nel 1833,[4] si fosse ritrovato in possesso di alcune carte contenenti informazioni su pene capitali e relazioni di omicidi, entrambe di epoca rinascimentale. Di questi curiosi documenti si era fatto trascrivere quattro cronache in particolare: "Vittoria Accoramboni", "I cenci", "La duchessa di Palliano" e "La badessa di Castro", pubblicate in rivista nel 1839 e poi, in un unico volume.

Nel racconto ci sono continui riferimenti al lago Albano, alla foresta di Fajola, sfondo selvaggio della vicenda, che l'autore deve avere sicuramente visto coi suoi occhi (pare si svolga precisamente nella campagna prenestina della Roma del Cinquecento) e non dimentichiamo che Stendhal sostenne che la più bella foresta italiana fosse quella corrispondente all'odierna Ariccia.[senza fonte]

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Dal racconto di Stendhal sono stati tratti:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'abbesse de Castro, Paris: Dumont, 1839
  2. ^ Chroniques italiennes, Paris: Michel Lévy frères, 1855
  3. ^ Romans et nouvelles; texte établi et annoté par Henri Martineau, Coll. Bibliothèque de la Pléiade n. 4, Paris: Gallimard, 1947
  4. ^ Stendhal Mina di Wangel e altre novelle - Cronache italiane a cura di Marisa Zini, Edizioni UTET, Torino 1963, pag. 5. Il libro contiene anche il racconto La badessa di Castro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Cordié, «Badessa di Castro (La)». In Dizionario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature, Milano: Bompiani, 2005, vol. I, pp. 788-789, ISSN 1825-78870.

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