la Repubblica

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la Repubblica
Repubblica TV
Logo di la RepubblicaRepubblica TV
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese a 6 colonne
Fondatore Eugenio Scalfari
Fondazione 14 gennaio 1976
Inserti e allegati
Sede Via Cristoforo Colombo n.90, Roma
Editore Gruppo Editoriale L'Espresso
Tiratura 455.897 (100%)[3] (dicembre 2013)
Diffusione cartacea 323.469 (70%)[3] (dicembre 2013)
Diffusione digitale 61.590[3] (dicembre 2013)
Resa 132.342 (30%)[3] (dicembre 2013)
Direttore Ezio Mauro[4]
Redattore capo Angelo Aquaro
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale su abbonamento
Sito web http://www.repubblica.it/
Canale TV http://video.repubblica.it/
Tablet PC su abbonamento
Smartphone http://m.repubblica.it/
 

La Repubblica è un quotidiano italiano, con sede a Roma, appartenente al Gruppo Editoriale L'Espresso.

È il secondo quotidiano d'Italia per diffusione, dopo il Corriere della Sera di Milano[3]. È primo nelle rilevazioni sul lettorato, con una quota stimata di 2.835.000 lettori.[5]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

Il quotidiano la Repubblica nasce ad opera di Eugenio Scalfari, già direttore del settimanale L'Espresso. Quattro stanze in via Po, 12 a Roma costituiscono la sede. Il nome viene scelto in omaggio al piccolo giornale portoghese che l'anno prima aveva dato voce alla "rivoluzione dei garofani". Scalfari ha chiamato con sé alcuni colleghi fidati: Gianni Rocca, caporedattore centrale, poi Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi e Giuseppe Turani. Del gruppo fanno parte anche Andrea Barbato, con il ruolo di vice-direttore, che lascia però alla vigilia del primo numero, essendo stato chiamato alla direzione del Tg2 post-riforma. Le vignette satiriche sono affidate alla matita di Giorgio Forattini.

Primi dieci anni[modifica | modifica sorgente]

Il primo numero del nuovo quotidiano esce in edicola il 14 gennaio 1976. Si presenta al pubblico con un formato tabloid, più piccolo degli altri: sei colonne invece delle tradizionali nove; è composto di 20 pagine ed esce dal martedì alla domenica. Il quotidiano di Scalfari rinuncia a pubblicare tutte le notizie (mancano infatti lo sport e buona parte della cronaca), per dare ai lettori articoli su cui riflettere. la Repubblica vuole essere un "secondo giornale", con le sole notizie importanti a livello nazionale, per un pubblico che ha già letto i fatti del giorno sull'abituale quotidiano cittadino. Al posto della Terza pagina tradizionale, la cultura è collocata nel paginone centrale.

Nei suoi mesi iniziali, la Repubblica è un giornale molto scritto. Quando la griglia raggiunge un'impostazione standard, la pagina inizia ad essere movimentata con l'aggiunta di illustrazioni, fotografie e disegni. Il grafico, Franco Bevilacqua, inventa i blocchi prefigurati: l'articolo si compone di testo e fotografie insieme[6].

Durante i primi due anni di vita il quotidiano crea il proprio pubblico, ondeggiando tra la sinistra extraparlamentare e il PCI[7]. Nel 1977 Scalfari coglie la novità rappresentata dal movimento giovanile nelle università; la Repubblica lo aggancia e comincia a crescere. Il punto di forza del quotidiano sono i commenti, sempre incisivi e schierati: anche le cronache hanno un taglio politico. Alla schiera dei collaboratori si aggiunge Giampaolo Pansa, proveniente dal Corriere della Sera, che affianca Rocca e Pirani nel ruolo di vicedirettore.

Nel 1978 appare l'inserto Satyricon: è il primo inserto di un giornale italiano dedicato interamente alla satira[8]. All'inizio dell'anno la vendita media è di 114.000 copie. Durante i 55 giorni del sequestro Moro la Repubblica appoggia incondizionatamente la linea della fermezza mentre segue con attenzione nettamente critica la scelta "trattativista" del PSI di Bettino Craxi[7]. Il posizionamento si rivela vincente e a fine anno il quotidiano arriva a toccare le 140.000 copie.

Nel 1979, con una tiratura media di 180.000 copie, raggiunge il pareggio di bilancio. La foliazione del giornale aumenta: le pagine vengono portate da 20 a 24. Il giornale decide per la prima volta di parlare anche di sport; a dirigere la redazione sportiva viene chiamato Gianni Brera. Nel 1979-80 appare la nota rubrica a disegni «Tutti da Fulvia sabato sera», di Pericoli e Pirella. Nel 1980 il terrorismo colpisce da vicino la Repubblica. Il 7 maggio il cronista Guido Passalacqua viene gambizzato dallo stesso gruppo che il 28 uccide Walter Tobagi.

Nel 1981 uno scandalo travolge il Corriere della Sera, il cui direttore Franco Di Bella risulta essere iscritto alla P2. Ciò consente a la Repubblica di aumentare il numero dei lettori e di strappare al Corriere alcune firme prestigiose, tra cui quelle di Enzo Biagi e Alberto Ronchey. Scalfari intravede l'opportunità di portare il suo giornale ai primi posti e lancia nuove iniziative per allargare la base dei lettori. Porta la foliazione a 40 pagine, per dare più spazio alla cronaca varia, agli spettacoli e allo sport. Il suo quotidiano diventa un "giornale omnibus" (un giornale per tutti i tipi di lettori).

Per quanto riguarda la linea politica, il giornale appoggia come sempre la sinistra riformista, cambiano invece i termini del confronto con i partiti al governo: da una parte permane l'opposizione alla politica di Bettino Craxi, mentre si registra una maggiore apertura verso Ciriaco De Mita, principale esponente della sinistra DC[9]. I risultati non si fanno attendere: nel 1985 la Repubblica vende in media 372.940 copie: circa 150 000 in più della media del 1981[9].

Nel 1986 il giornale compie i suoi primi dieci anni. Per festeggiare il compleanno esce l'opera Dieci anni 1976/1985: 10 fascicoli in carta patinata, uno per ogni anno, con la riproduzione di molti articoli originali. Il lancio dell'iniziativa editoriale avviene con uno spot che ha un buon successo: all'inizio si vede un giovane universitario che acquista il quotidiano in un'edicola. Lo stesso giovane, dieci anni dopo, è diventato un uomo. Stringe in mano lo stesso giornale, ma nel frattempo ha fatto carriera ed è diventato il manager di una grande azienda. Nello stesso anno il quotidiano romano decide il varo di un settimanale finanziario, un dorso che esce come supplemento tutti i lunedì: Affari & Finanza, diretto da Giuseppe Turani. Il Corriere della Sera è sempre più vicino; in alcune occasioni (dicembre 1986) la Repubblica riesce anche a superare il rivale.

La gara con il Corriere della Sera[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 il quotidiano lancia un gioco a premi: si chiama Portfolio, ed è in pratica una lotteria che si basa sulla Borsa. I lettori sono quindi invogliati a comprare il giornale tutti i giorni per controllare i valori delle azioni. Il gioco si rivela molto più redditizio dei supplementi, che aumentano le vendite solo per uno-due giorni alla settimana. Il quotidiano romano guadagna in 3 mesi quasi 200 000 copie, sfiorando le 700 000 di vendita media[10]. la Repubblica è il primo quotidiano italiano.

Il Corriere non sta a guardare e risponde colpo su colpo, offrendo un rotocalco in omaggio al sabato. La risposta de la Repubblica è Il Venerdì di Repubblica, il cui primo numero esce il 16 ottobre 1987, nello stesso giorno in cui già esce Affari & Finanza. La corazzata di via Solferino riprenderà il primato faticosamente solo due anni più tardi.

Negli anni successivi nuove iniziative editoriali arricchiscono l'offerta informativa del quotidiano la Repubblica, che dalla nascita non era mai uscita di lunedì: acquisisce per 50 milioni di lire il marchio del Lunedì di Repubblica, rivista satirica, primo giornale vero/falso edito da Vincenzo Sparagna, l'autore di Frigidaire[11]. Il lancio avviene il 10 gennaio 1994: in questo periodo il quotidiano si attesta su una tiratura media di 660.000 copie. Il 1995, oltre ad esser l'anno dell'introduzione dei due supplementi Musica! rock & altro e Salute, è anche l'anno della rivoluzione grafica: viene infatti introdotto il colore nella prima pagina e nelle inserzioni pubblicitarie.

Il 2 ottobre 1994, durante la fase di passaggio dall'MSI ad AN (iniziata nel gennaio di quell'anno, e conclusasi con la svolta di Fiuggi del gennaio 1995), Eugenio Scalfari pubblicò un articolo di fondo intitolato Lo sdoganamento della destra.

Scalfari invece schiera il proprio quotidiano su posizioni antitetiche a quelle di Silvio Berlusconi, magnate dei media che entra in politica nello stesso 1994. Il quotidiano critica in special modo il suo conflitto d'interessi come imprenditore e politico.

la Repubblica dopo Scalfari[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile 1996 la direzione del quotidiano passa di mano: Eugenio Scalfari dopo vent'anni lascia il timone all'attuale direttore Ezio Mauro (che firma il giornale dal 6 maggio), pur continuando a rimanere nel giornale come editorialista. Il quotidiano mantiene una linea vicina allo schieramento politico del centro-sinistra anche se non risparmia critiche ai suoi rappresentanti politici e ai partiti che lo compongono (con riguardo sia alla questione morale sia alla frammentazione delle forze politiche). Tra le prime novità della nuova direzione vi è l'inserto settimanale femminile D - la Repubblica delle donne (21 maggio). Sempre in maggio, il quotidiano diretto da Ezio Mauro incappa in un infortunio giornalistico: il 30 maggio 1996 viene infatti annunciata e commentata la vittoria di Shimon Peres alle elezioni israeliane, quando ancora lo spoglio non era terminato. Alla fine risulterà vincitore Benjamin Netanyahu[12].

Il 1996 è un anno elettorale. Il 5 aprile viene aperta la prima versione online sperimentale del quotidiano[13], in occasione delle elezioni politiche del 21 aprile. Il sito conta 16-17.000 contatti al giorno. La notte delle elezioni più di 500.000 persone cercano di collegarsi (gli utenti internet in Italia erano, all'epoca, tra i 3 e i 4 milioni[senza fonte]). In agosto iniziano i lavori per la realizzazione dell'edizione online definitiva.[14] Il 14 gennaio 1997 viene lanciato il sito web del quotidiano (repubblica.it), poi affermatosi come principale sito d'informazione italiano con oltre 10 milioni e 600 000 utenti unici[15]. Nel 1997 nasce l'edizione di Palermo, seguita, tre anni dopo, da quella di Bari.

Nel 2004, attraverso un processo graduale, il quotidiano inserisce il colore in tutte le pagine[16]. La decisione smuove tutto il mercato dei quotidiani italiani, spingendo la concorrenza ad adottare delle contromosse. In breve anche gli altri maggiori quotidiani passano alle pagine a colori. L'edizione della domenica è arricchita dalla sezione «La Domenica di Repubblica» (dal 28 novembre 2004). Nel settembre 2005 viene lanciato il supplemento mensile «XL» (dedicato al pubblico giovane); nel dicembre 2006 nasce «Velvet» (indirizzato a chi segue la moda).

Il 19 settembre 2007 il quotidiano si rinnova profondamente, nella grafica e nell'impaginazione: la Repubblica si sdoppia in due giornali: uno dedicato alle notizie e un altro (denominato "R2") contenente approfondimenti, inchieste e reportage sui principali temi dell'attualità. Il quotidiano, che è sempre stato uno dei maggiori critici di Silvio Berlusconi, il leader dello schieramento del centro-destra, accentua la sua avversione nel 2008, anno della sconfitta elettorale del centro-sinistra ad opera della coalizione avversaria.

Nella primavera del 2009 la Repubblica ospita una lettera aperta di Veronica Lario al marito Silvio Berlusconi. Nella missiva la Lario accusava il marito premier di frequentare ragazze minorenni. Per il quotidiano è un clamoroso scoop, cui segue una campagna, durata tutta la primavera, sulle frequentazioni segrete di Berlusconi. I risultati sono lusinghieri: aumento delle vendite 30.000 copie e aumento della pubblicità. Il 2009 è anche l'anno delle «10 domande che non si possono fare a Berlusconi». Giuseppe D'Avanzo raccoglie un elenco dei 10 quesiti cui il premier evita sistematicamente di rispondere. A fine agosto Berlusconi fa causa alla testata[17]. Il quotidiano continua a pubblicare l'elenco per sei mesi.

All'inizio del 2010 il quotidiano si è riavvicinato nelle vendite allo "storico" concorrente Corriere della Sera: dalle 80.000 copie del marzo 2009 il divario è sceso a 30.000 nel marzo 2010[18]. Un altro infortunio giornalistico segna la fine del 2011 quando Gianfranco Mascia, nella cronaca romana dell'edizione del 9 dicembre 2011, afferma di aver smascherato un albergo gestito da suore che non pagherebbe l'ICI pur essendo un'attività commerciale e, alla fine dell'articolo, precisa: «se ci stiamo sbagliando e la Chiesa non ha nulla da nascondere, ci faccia vedere le dichiarazioni Ici». Il legale delle suore prontamente esibisce le dichiarazioni e le ricevute di pagamento[19].

Nel 2011 la Repubblica diventa il primo quotidiano per lettorato, con una quota stimata di 3 milioni e 523 000 lettori, superando il rivale Corriere della Sera (3 milioni e 430 000 lettori).

Variazioni dell'assetto proprietario[modifica | modifica sorgente]

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

Per fondare la Repubblica l'editore Carlo Caracciolo e la Mondadori investono 2 miliardi e 300 milioni di lire (metà per ciascuno): il patto è firmato il 30 luglio 1975, il punto di pareggio è calcolato a 150.000 copie[20].

La "guerra di Segrate"[modifica | modifica sorgente]

Nel 1989, convinti che per la crescita del gruppo occorresse un più solido sostegno finanziario, Carlo Caracciolo ed Eugenio Scalfari (principali azionisti del Gruppo Editoriale L'Espresso) vendono tutte le loro quote a Carlo De Benedetti. Questi, già importante azionista della Mondadori, porta il Gruppo L'Espresso in dote alla casa editrice milanese, di cui punta a diventare azionista di maggioranza acquistando i pacchetti in mano agli eredi di Arnoldo Mondadori. Gli sbarra la strada Silvio Berlusconi, aprendo quella che passerà alla storia come la "guerra di Segrate" (il paese alle porte di Milano dove ha sede la Mondadori).

Tra Berlusconi, nuovo patron della Mondadori, e De Benedetti, nasce un contenzioso giudiziario che si conclude, dopo oltre due anni di battaglie finanziarie e legali, nel 1991 con la separazione fra il settore libri e periodici (che va alla Fininvest di Berlusconi), e quello de la Repubblica, l'Espresso e dei quotidiani locali (che va invece al Gruppo Editoriale L'Espresso, di cui la CIR di De Benedetti è azionista di maggioranza).

La controversa operazione fu però in seguito al centro di una causa giudiziaria che vede come protagonista Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari: tale causa diviene nota sui principali organi d'informazione col nome di "Lodo Mondadori". Con sentenza del Tribunale civile di Milano del 3 ottobre 2009 viene statuito che la Fininvest di Berlusconi deve risarcire alla CIR di Carlo de Benedetti la complessiva somma di circa 750 milioni di euro per il «danno patrimoniale da perdita di opportunità di un giudizio imparziale» connesso al succitato Lodo[21]; il pagamento del risarcimento viene in seguito sospeso fino alla fine del processo d'appello, venendo comunque garantito da una fidejussione bancaria[22]. Il 9 luglio 2011 la Corte civile d'appello di Milano, che aveva ordinato un'ulteriore perizia al fine di stabilire l'importo del risarcimento, condanna la Fininvest al pagamento della sanzione in favore della CIR, che in base alla nuova perizia ammonta a 560 milioni di euro[23].

Edizione cartacea[modifica | modifica sorgente]

Rubriche[modifica | modifica sorgente]

  • Bonsai: rubrica quotidiana a cura di Sebastiano Messina che commenta con ironia i recenti avvenimenti in ambito politico.
  • Carta canta: su Repubblica.it Marco Travaglio mette a confronto dichiarazioni vecchie e nuove di personaggi politici, mostrandone le incongruenze.
  • La Notte dei Gufi: rubrica dell'inserto del lunedì che usa l'alta finanza, l'economia e la bassa politica per staccionare le nuove frontiere della poesia on the road, libera e scalza.
  • Scalfari risponde: rubrica del venerdì nella pagina dedicata alla posta dove il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari rispondeva ai lettori. La rubrica è stata chiusa nel 2006.

Edizioni locali[modifica | modifica sorgente]

La Repubblica pubblica in dieci diverse località italiane una edizione locale: a Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Roma e Torino.

Inserti e supplementi[modifica | modifica sorgente]

  • Nel novembre del 2004 esordisce La Domenica di Repubblica, ovvero 20 pagine, in uscita ogni domenica, dedicate agli approfondamenti sull'attualità, agli spettacoli, agli stili di vita, al tempo libero. La Domenica di Repubblica si ispira alle edizioni domenicali dei principali quotidiani anglosassoni, arricchite da numerosi inserti sui temi più svariati.
  • L'Almanacco dei libri: esce dal 2004 ogni sabato con 8 pagine di recensioni e classifiche.
  • XL: mensile dedicato ai giovani, esordisce nell'agosto 2005. Disponibile anche su piattaforma web.
  • Velvet (dal novembre 2006): altro mensile glamour dedicato alla moda.
  • Diario di Repubblica: bisettimanale (martedì e venerdì) di 4 pagine all'interno del giornale, in cui vengono approfonditi importanti temi del nostro tempo analizzando una parola chiave. Alla fine dell'anno le pagine del Diario vengono raccolte e pubblicate in un volume rilegato in vendita in abbinamento con il quotidiano.
  • Album di Repubblica, inserto speciale del quotidiano.
  • Dcasa, supplemento mensile di D - la Repubblica delle donne dedicato alla casa.
  • Metropoli, settimanale in uscita la domenica a 10 centesimi.
  • L'inserto locale ligure è lo storico quotidiano socialista genovese Il Lavoro.
  • Nasce nell'ottobre 2009 R2 Cult (in uscita il sabato al posto del normale R2, Almanacco dei Libri e R2 Spettacoli), un inserto di 16 pagine che unisce cultura, tecnologia spettacolo e tempo libero.

Piattaforme multimediali[modifica | modifica sorgente]

La Repubblica ha aperto un sito per le scuole, Repubblica@SCUOLA, dedicato allo sviluppo del giornalismo giovanile.

Iniziative editoriali[modifica | modifica sorgente]

  • L'enciclopedia di Repubblica: enciclopedia suddivisa in 19 volumi, redatta in collaborazione con la casa editrice UTET e l'Istituto Geografico De Agostini
  • L'Atlante di Repubblica: volume, ad uscita di solito annuale, in cui vengono raccolti i migliori articoli di Repubblica su un argomento particolare.
  • Le Guide di Repubblica: manuali in cui spesso vengono affrontati argomenti di arte cultura e scienza;
  • la Repubblica Auto: bimestrale dedicato al mondo dei motori.

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Firme attuali[modifica | modifica sorgente]

Firme del passato[modifica | modifica sorgente]

Illustratori e vignettisti[modifica | modifica sorgente]

Finanziamenti pubblici[modifica | modifica sorgente]

Anno Finanziamento
2003 1.351.640,76 €[24]
2004 1.325.982,39 €[25]

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'Ads, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Totale diffusione
(cartacea + digitale)
Diffusione digitale Diffusione cartacea Tiratura
2013 385.059 61.590 323.469 455.897
Anno Diffusione
2013 323.469
2012 383.653
2011 438.695
2010 449.238
2009 481.001
2008 518.907
2007 580.966
2006 588.275
2005 587.268
2004 586.419
2003 581.102
2002 579.269
2001 574.717
2000 566.811
1999 562.494
1998 562.857
1997 594.213
1996 575.447
1994 540.000
1989 627.000
1986 515.000
1985 372.940
1981 220.000
1979 180.000
1978 140.000

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ la Repubblica - Genova
  2. ^ Nato nel dicembre 2010, è un settimanale generalista concepito espressamente per l'iPad. È il primo nel suo genere apparso sul mercato italiano.
  3. ^ a b c d e Dati dicembre 2013 di Accertamenti Diffusione Stampa
  4. ^ Gerenza
  5. ^ Dati Audipress (2 aprile 2013 - 7 luglio 2013)
  6. ^ Ad esempio, un articolo con due foto "misura" 60 righe, uno con una foto "misura" 40 righe.
  7. ^ a b La stampa italiana nell'età della TV, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 9.
  8. ^ Fu una vera palestra: con Satyricon nacquero Giannelli, Riccardo Mannelli, Vauro, Sergio Staino, Ellekappa.
  9. ^ a b La stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 28.
  10. ^ La stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 37.
  11. ^ Il Gruppo editoriale L'Espresso, in un primo momento, aveva denunciato per plagio Sparagna, ma perse la causa perché il tribunale riconobbe la legittimità del Lunedì di Repubblica come "testata originale".
  12. ^ Nel nome di Rabin
  13. ^ www.repubblica.interbusiness.it, realizzato in collaborazione con Digital e Interbusiness (l'allora divisione internet di Telecom Italia
  14. ^ Coordinano il progetto giornalistico Vittorio Zambardino, Gualtiero Peirce ed Ernesto Assante, il progetto tecnico è supervisionato da Alessandro Canepa.
  15. ^ Report censuario di Nielsen Netratings ottobre 2007.
  16. ^ Dal 1995 al 2004 il colore era stato adottato solo su singole pagine.
  17. ^ Berlusconi fa causa a repubblica, La stampa. URL consultato il 28 agosto 2009.
  18. ^ Claudio Plazzotta, Corsera tallonato da Repubblica in Italia Oggi, 20 aprile 2010, p. 8. URL consultato il 20 aprile 2010.
  19. ^ Hotel Waterloo
  20. ^ La stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 8.
  21. ^ Sentenza lodo Mondadori, dalla Fininvest 750 mln di euro di risarcimento alla Cir in Adnkronos.com, 3 ottobre 2009.
  22. ^ Lodo Mondadori, perizia dal 23 marzo, non pronta prima di luglio in Reuters.com, 9 luglio 2011. URL consultato il 10 luglio 2011.
  23. ^ Emilio Randacio, Lodo Mondadori, Fininvest condannata dovrà pagare 560 milioni alla Cir in la Repubblica.it, 9 luglio 2011. URL consultato il 10 luglio 2011.
  24. ^ Finanziamento pubblico 2003 dal sito del Governo italiano
  25. ^ Finanziamento pubblico 2004 dal sito del Governo italiano

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]