la Repubblica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi La Repubblica (disambigua).
la Repubblica
Repubblica TV
Logo di la RepubblicaRepubblica TV
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese a 6 colonne
Fondatore Eugenio Scalfari
Fondazione 14 gennaio 1976
Inserti e allegati
Sede Via Cristoforo Colombo nº 90, Roma
Editore Gruppo Editoriale L'Espresso
Tiratura 418 424 (100%)[3] (maggio 2014)
Diffusione cartacea 301 565 (70%)[3] (maggio 2014)
Diffusione digitale 63 823[3] (maggio 2014)
Resa 116 251 (30%)[3] (maggio 2014)
Direttore Ezio Mauro[4]
Redattore capo Angelo Aquaro
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale su abbonamento
Sito web http://www.repubblica.it/
Canale TV http://video.repubblica.it/
Tablet PC su abbonamento
Smartphone http://m.repubblica.it/
 

la Repubblica è un quotidiano italiano, con sede a Roma, appartenente al Gruppo Editoriale L'Espresso.

È il secondo quotidiano d'Italia per diffusione, dopo il Corriere della Sera di Milano[3]. È primo nelle rilevazioni sul lettorato, con una quota stimata di 2 835 000 lettori.[5]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

Il quotidiano nasce per iniziativa di Eugenio Scalfari, già direttore del settimanale L'Espresso. Il nome viene scelto in omaggio al piccolo giornale portoghese che l'anno prima aveva dato voce alla "rivoluzione dei garofani". Scalfari chiama con sé alcuni colleghi fidati: Gianni Rocca, caporedattore centrale, poi Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi e Giuseppe Turani. Del gruppo iniziale doveva far parte anche Andrea Barbato con il ruolo di vicedirettore, ma il giornalista lascia alla vigilia del primo numero, essendo stato chiamato alla direzione del TG2 post-riforma. Le vignette satiriche sono affidate alla matita di Giorgio Forattini. La redazione occupa appena quattro stanze, in via Po 12 a Roma, sede anche dell'Espresso.

Dagli inizi all'affermazione (1976-1986)[modifica | modifica sorgente]

La nuova testata di Eugenio Scalfari sceglie di collocarsi nell'area della sinistra, laica e riformista. In questo spazio, i quotidiani più letti nell'Italia di metà anni settanta sono l'Unità e Paese Sera[6]; inizialmente la Repubblica non intende scontrarsi frontalmente con essi, ma differenziarsi. Vuole infatti essere visto come un "secondo giornale": un quotidiano di approfondimento, per un pubblico che ha già letto altrove i fatti del giorno.

la Repubblica debutta in edicola il 14 gennaio 1976. Si presenta al pubblico con un formato berlinese, più piccolo di quelli usualmente adottati all'epoca dagli altri giornali nazionali: sei colonne invece delle tradizionali nove; è composto di 20 pagine ed esce dal martedì alla domenica. Al posto della terza pagina tradizionale, la cultura è collocata nel paginone centrale.

Foto di gruppo scattata nella tipografia della Repubblica in occasione del "numero zero" del nuovo quotidiano, realizzato il 5 dicembre 1975.

Quando il giornale nasce, la messa in pagina non è ancora definita compiutamente; dopo numerosi assestamenti, la griglia raggiunge un'impostazione standard. La pagina, che inizialmente conteneva soltanto testi e titolazioni, inizia ad essere movimentata con l'aggiunta di illustrazioni, fotografie e disegni. Il grafico, Franco Bevilacqua, inventa i blocchi prefigurati: l'articolo della Repubblica si compone di testo e fotografie insieme[7].

Durante i primi due anni di vita il quotidiano crea il proprio pubblico, ondeggiando tra la sinistra extraparlamentare e quella riformista[8]. Scalfari coglie la novità rappresentata dal movimento giovanile nelle università; la Repubblica lo aggancia e lo segue da vicino. Il punto di forza del quotidiano sono i commenti, sempre incisivi e schierati: anche le cronache hanno un taglio politico. Alla schiera dei collaboratori si aggiunge Giampaolo Pansa, proveniente dal Corriere della Sera, nel ruolo di inviato speciale a Milano. La sede di Repubblica occupa un solo piano di un edificio in piazza Indipendenza, in coabitazione con il Corriere dello Sport - Stadio.

la Repubblica e il sequestro Moro
Aldo Moro3.jpg

Il 16 marzo 1978 il presidente DC Aldo Moro viene rapito dalle Brigate Rosse. Dopo un mese di prigionia, il 19 aprile i brigatisti fotografano lo statista mentre regge la copia di un quotidiano, come prova che il leader democristiano è ancora in vita[9]; il giornale in questione è proprio la Repubblica, il cui ancora acerbo marchio riceve inaspettatamente un'immediata notorietà[10].

Il 1978 è l'anno della svolta. All'inizio, la vendita media è di 114 000 copie. In marzo l'Italia è sconvolta dal rapimento di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, a opera delle Brigate Rosse: durante i cinquantacinque giorni del sequestro la testata di Scalfari appoggia incondizionatamente la linea della fermezza contro le richieste dei brigatisti, mentre segue con attenzione nettamente critica la scelta "trattativista" del PSI di Bettino Craxi[8]. La linea di opposizione al segretario socialista, che sarà il leitmotiv del quotidiano per i successivi dieci anni, è già tracciata. Nello stesso anno appare l'inserto Satyricon: è il primo inserto di un quotidiano italiano dedicato interamente alla satira[11]. Sul finire del '78 la Repubblica arriva a toccare le 140 000 copie.

Nel 1979, con una tiratura media di 180 000 copie, il quotidiano raggiunge il pareggio di bilancio. La foliazione aumenta da 20 pagine a 24. Il giornale decide, per la prima volta, di coprire gli eventi sportivi; a dirigerne l'apposita redazione viene chiamato Gianni Brera. Tra il '79 e l'80 appare poi la rubrica a disegni Tutti da Fulvia sabato sera, di Pericoli e Pirella. Sempre nel 1980 il terrorismo colpisce da vicino la Repubblica: il 7 maggio il cronista Guido Passalacqua viene gambizzato dallo stesso gruppo che il 28 ucciderà Walter Tobagi.

Nel 1981 uno scandalo travolge il quotidiano nazionale più venduto, il Corriere della Sera, che si scopre essere di fatto controllato, sia finanziariamente che editorialmente, dalla loggia P2. Ciò consente alla Repubblica di aumentare il numero dei lettori e di strappare al giornale concorrente alcune firme prestigiose, tra cui quelle di Enzo Biagi e Alberto Ronchey. Scalfari intravede l'opportunità di portare il suo giornale ai primi posti e lancia nuove iniziative per allargarne il bacino d'interesse; tra gli altri, porta la foliazione a 40 pagine, per dare più spazio alla cronaca varia, agli spettacoli e allo sport. La sua testata diventa un "giornale omnibus", ovvero un quotidiano per tutti i tipi di lettori.

Per quanto riguarda la linea politica, il giornale continua ad appoggiare la sinistra riformista; cambiano invece i termini del confronto con i partiti al governo: da una parte permane l'opposizione a Craxi, mentre si registra una maggiore apertura verso Ciriaco De Mita, principale esponente della sinistra democristiana[12]. I risultati non si fanno attendere: nel 1985 la Repubblica vende in media 372 940 copie, circa 150 000 in più della media del 1981[12]. Il quotidiano di Scalfari supera La Stampa divenendo così il secondo quotidiano italiano.

I dieci anni della Repubblica
Giorgio Bocca, Sandro Viola e Bernardo Valli, la Repubblica, 1986.jpg

Giorgio Bocca, Sandro Viola e Bernardo Valli, tre storiche firme della Repubblica, alla festa per il decennale della testata romana.


Nel 1986 la Repubblica compie i suoi primi dieci anni. Per festeggiare l'anniversario esce l'opera Dieci anni 1976/1985: 10 fascicoli in carta patinata, uno per ogni anno, con la riproduzione di molti articoli originali. Il lancio dell'iniziativa editoriale avviene con uno spot pubblicitario che riscuote un buon successo: all'inizio si vede un giovane universitario che acquista il quotidiano in un'edicola. Lo stesso giovane, dieci anni dopo, è diventato un uomo. Stringe in mano lo stesso giornale, ma nel frattempo ha fatto carriera ed è diventato il manager di una grande azienda.

Nel 1986, data del suo decimo compleanno, il giornale romano decide il varo di un settimanale finanziario, un dorso che esce come supplemento tutti i lunedì: Affari & Finanza, diretto da Giuseppe Turani. Il Corriere è sempre più vicino; in alcune occasioni (dicembre '86) la Repubblica riesce anche a superare, per la prima volta, la testata milanese.

La gara con il Corriere della Sera[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 il quotidiano lancia un gioco a premi: si chiama Portfolio, ed è in pratica una lotteria che si basa sulla Borsa. I lettori sono quindi invogliati a comprare il giornale tutti i giorni per controllare i valori delle azioni. Il gioco si rivela molto più redditizio dei supplementi (che aumentano le vendite solo per uno o due giorni alla settimana): il quotidiano romano guadagna in tre mesi quasi 200 000 copie, sfiorando le 700 000 di vendita media[13]. la Repubblica è il primo giornale d'Italia.

Il Corriere della Sera non sta a guardare e risponde colpo su colpo, offrendo un rotocalco in omaggio al sabato (Sette). La replica della Repubblica è Il Venerdì, il cui primo numero esce il 16 ottobre, nello stesso giorno in cui già offre Affari & Finanza. Anche nel 1988 la Repubblica rimane saldamente il primo quotidiano italiano, con una vendita media di 730 000 copie, duecentomila in più del Corriere, fermo a 520 000.[14] La testata di via Solferino riprenderà il primato solo nel 1989 con Replay, un altro gioco a premi.

Con gli anni novanta, nuove iniziative editoriali arricchiscono l'offerta informativa del quotidiano di Scalfari, che inaugura il numero del lunedì acquisendo per 50 milioni di lire il marchio Lunedì di Repubblica, rivista satirica, primo giornale vero/falso edito da Vincenzo Sparagna, già autore di Frigidaire[15]. Il lancio avviene il 10 gennaio 1994: in questo periodo il quotidiano si attesta su una tiratura media di 660 000 copie. Il 1995, oltre ad esser l'anno dell'introduzione dei due supplementi Musica! rock & altro e Salute, è anche quello della rivoluzione grafica: viene infatti introdotto il colore per la prima pagina e le inserzioni pubblicitarie.

L'editore Carlo Caracciolo, tra i fondatori della testata, assieme a Enzo Biagi, giornalista della Repubblica per gran parte degli anni ottanta.

Il 2 ottobre 1994, durante la fase di passaggio dall'MSI ad AN (iniziata nel gennaio di quell'anno, e conclusasi con la svolta di Fiuggi del gennaio 1995), il direttore Eugenio Scalfari pubblicò un articolo di fondo intitolato Lo sdoganamento della destra. Sempre Scalfari schiera invece il proprio quotidiano su posizioni antitetiche a quelle di Silvio Berlusconi, magnate dei media che entra in politica nello stesso '94; il quotidiano critica in special modo il suo conflitto d'interessi come imprenditore e politico.

la Repubblica dopo Scalfari[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile 1996 la direzione della testata passa di mano: Eugenio Scalfari dopo vent'anni lascia il timone a Ezio Mauro (che firma la Repubblica dal 6 maggio), pur continuando a rimanere presente tra le pagine del giornale come editorialista. Il quotidiano mantiene una linea vicina allo schieramento politico del centro-sinistra, anche se non risparmia critiche ai suoi rappresentanti politici e ai partiti che lo compongono (con riguardo sia alla "questione morale" che alla frammentazione delle forze politiche). Con la direzione di Mauro il quotidiano si traferisce nella nuova sede in via Cristoforo Colombo, all'EUR. Tra le prime novità editoriali vi è l'inserto settimanale femminile D - la Repubblica delle donne (21 maggio). Sempre in maggio, il quotidiano incappa in un infortunio giornalistico: il 30 maggio 1996 viene infatti annunciata e commentata la vittoria di Shimon Peres alle elezioni israeliane, quando ancora lo spoglio non era terminato; alla fine risulterà vincitore Benjamin Netanyahu[16].

Il 1996 è un anno elettorale. Il 5 aprile viene aperta la versione sperimentale sul web del quotidiano[17], in occasione delle consultazioni politiche del 21 aprile. Il sito conta 16-17 000 contatti al giorno. La notte delle elezioni più di 500 000 persone cercano di collegarsi (quando gli utenti Internet in Italia erano, all'epoca, tra i 3 e i 4 milioni[senza fonte]). In agosto iniziano i lavori per la realizzazione dell'edizione on-line definitiva.[18] Il 14 gennaio 1997 viene lanciato il sito web del quotidiano (repubblica.it), che si affermerà come principale sito d'informazione italiano con oltre 10 milioni e 600 000 utenti unici[19]. Nel 1997 nasce intanto l'edizione locale di Palermo, seguita, tre anni dopo, da quella di Bari.

Ezio Mauro, direttore della Repubblica dal 1996.

Nel 2004, attraverso un processo graduale, il quotidiano inserisce il colore in ogni sua pagina[20]. La decisione smuove tutto il mercato dei quotidiani italiani, spingendo la concorrenza ad adottare delle contromosse; in breve, anche gli altri maggiori quotidiani passano al colore. L'edizione della domenica è arricchita dalla sezione La Domenica di Repubblica (dal 28 novembre 2004). Nel settembre 2005 viene lanciato il supplemento mensile XL (dedicato al pubblico giovane); nel dicembre 2006 nasce poi Velvet (indirizzato a chi segue la moda).

Nel 2007 accade un fatto insolito nella vita del giornale: la redazione proclama uno sciopero. Insoddisfatti per le condizioni contrattuali e per le relazioni con l'editore, i giornalisti bloccano l'uscita del quotidiano per sette giorni. La Repubblica non può raccontare ai propri lettori il congresso dei Democratici di Sinistra che approva la fondazione del Partito Democratico (19-21 aprile 2007).[21]

Il 19 settembre 2007 il quotidiano si rinnova profondamente, nella grafica e nell'impaginazione. Di fatto, la Repubblica si sdoppia in due giornali: uno dedicato alle notizie e un altro (denominato R2) contenente approfondimenti, inchieste e reportage sui principali temi dell'attualità. Il quotidiano, che è sempre stato uno dei maggiori critici di Berlusconi, il leader dello schieramento del centro-destra, accentua la sua avversione nel 2008, anno della sconfitta elettorale del centro-sinistra a opera della coalizione avversaria.

Nella primavera del 2009 la Repubblica ospita una lettera aperta di Veronica Lario al marito Silvio Berlusconi. Nella missiva la Lario accusava l'allora premier italiano di frequentare ragazze minorenni. Per il quotidiano è un clamoroso scoop, cui segue una campagna, durata tutta la primavera, sulle frequentazioni segrete di Berlusconi. I risultati sono lusinghieri: aumento delle vendite 30 000 copie e aumento della pubblicità. Il 2009 è anche l'anno delle «10 domande che non si possono fare a Berlusconi»: Giuseppe D'Avanzo raccoglie un elenco di 10 quesiti, cui il premier evita di rispondere; a fine agosto il premier fa causa alla testata[22], tuttavia il quotidiano continua a pubblicare l'elenco per i successivi sei mesi.

All'inizio del 2010 il quotidiano si riavvicina nelle vendite allo "storico" concorrente, il Corriere della Sera: dalle 80 000 copie del marzo 2009 il divario è sceso a 30 000 nel marzo 2010[23]. Nel 2011 la Repubblica diventa il primo quotidiano per lettorato, con una quota stimata di 3 milioni e 523 000 lettori, superando lo storico rivale meneghino (3 milioni e 430 000 lettori).

Variazioni dell'assetto proprietario[modifica | modifica sorgente]

Fondazione[modifica | modifica sorgente]

Eugenio Scalfari, fondatore della testata nel 1976 e suo direttore per i successivi vent'anni.

I padri della Repubblica sono quattro: Eugenio Scalfari, Carlo Caracciolo, editore dell'Espresso, Mario Formenton e Giorgio Mondadori, rispettivamente amministratore delegato e presidente dell'Arnoldo Mondadori Editore[24]. Per fondare il quotidiano, Caracciolo e la Mondadori investono 2 miliardi e 300 milioni di lire (metà per ciascuno): il patto è firmato il 30 luglio 1975, il punto di pareggio è calcolato a 150 000 copie[25]. Il consiglio d'amministrazione della società editrice del quotidiano (Gruppo Espresso-Repubblica) è inizialmente composto da dieci membri: cinque in quota Mondadori e cinque espressi da Caracciolo.

Durante i primi anni la gestione del quotidiano e del settimanale sono unificate. Il 1976 si chiude per la Repubblica con una vendita media di 70 000 copie. Il risultato deludente è compensato dalla tiratura dell'Espresso, che si avvicina a quota 400 000[26]. Nel 1979 si aggiunge ai quattro soci originari la Compagnie Industriali Riunite di Carlo De Benedetti, che investe cinque miliardi di lire, corrispondenti a una quota di poco inferiore al 10% del capitale sociale[27].

La "guerra di Segrate"[modifica | modifica sorgente]

Durante gli anni ottanta la CIR di De Benedetti incrementa sempre più la sua quota nel capitale della società editrice della Repubblica, fino a raggiungere il 50%.[28]

L'editore Carlo De Benedetti, azionista di maggioranza della testata (attraverso la CIR) dal 1989.

Nel 1989, convinti che per la crescita del gruppo occorresse un più solido sostegno finanziario, Carlo Caracciolo ed Eugenio Scalfari (principali azionisti del Gruppo Editoriale L'Espresso) vendono tutte le loro quote a Carlo De Benedetti. Questi, già importante azionista della Mondadori, porta il Gruppo L'Espresso in dote alla casa editrice milanese, di cui punta a diventare azionista di maggioranza acquistando i pacchetti in mano agli eredi di Arnoldo Mondadori. Gli sbarra la strada Silvio Berlusconi, aprendo quella che passerà alla storia come la "guerra di Segrate" (il paese alle porte di Milano dove ha sede la Mondadori).

Tra Berlusconi, nuovo patron della Mondadori, e De Benedetti, nasce un contenzioso giudiziario che si conclude, dopo oltre due anni di battaglie finanziarie e legali, nel 1991 con la separazione fra il settore libri e periodici (che va alla Fininvest di Berlusconi), e quello della Repubblica, dell'Espresso e dei quotidiani locali (che va invece al Gruppo Editoriale L'Espresso, di cui la CIR di De Benedetti è azionista di maggioranza).

La controversa operazione fu però in seguito al centro di una causa giudiziaria che vede come protagonista Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari: tale causa diviene nota sui principali organi d'informazione col nome di "lodo Mondadori". Con sentenza del Tribunale civile di Milano del 3 ottobre 2009 viene statuito che la Fininvest deve risarcire alla CIR la complessiva somma di circa 750 milioni di euro per il «danno patrimoniale da perdita di opportunità di un giudizio imparziale» connesso al succitato lodo[29]; il pagamento del risarcimento viene in seguito sospeso fino alla fine del processo d'appello, venendo comunque garantito da una fidejussione bancaria[30]. Il 9 luglio 2011 la Corte civile d'appello di Milano, che aveva ordinato un'ulteriore perizia al fine di stabilire l'importo del risarcimento, condanna la Fininvest al pagamento della sanzione in favore della CIR, che in base alla nuova perizia ammonta a 560 milioni di euro[31].

Edizione cartacea[modifica | modifica sorgente]

Rubriche[modifica | modifica sorgente]

  • L'amaca: Michele Serra commenta un fatto del giorno.
  • Bonsai: rubrica quotidiana a cura di Sebastiano Messina che commenta con ironia i recenti avvenimenti in ambito politico.
  • Carta canta: su Repubblica.it Marco Travaglio mette a confronto dichiarazioni vecchie e nuove di personaggi politici, mostrandone le incongruenze.
  • La Notte dei Gufi: rubrica dell'inserto del lunedì che usa l'alta finanza, l'economia e la bassa politica per staccionare le nuove frontiere della poesia on the road, libera e scalza.
  • Scalfari risponde: rubrica del venerdì nella pagina dedicata alla posta dove il fondatore Eugenio Scalfari rispondeva ai lettori. La rubrica è stata chiusa nel 2006.

Edizioni locali[modifica | modifica sorgente]

la Repubblica realizza in dieci diverse località italiane una edizione locale: a Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Roma e Torino.

Inserti e supplementi[modifica | modifica sorgente]

  • Nel novembre del 2004 esordisce La Domenica di Repubblica, ovvero 20 pagine, in uscita ogni domenica, dedicate agli approfondamenti sull'attualità, agli spettacoli, agli stili di vita, al tempo libero. Il supplemento si ispira alle edizioni domenicali dei principali quotidiani anglosassoni, arricchite da numerosi inserti sui temi più svariati.
  • L'Almanacco dei libri: esce dal 2004 ogni sabato con 8 pagine di recensioni e classifiche.
  • XL: mensile dedicato ai giovani, esordisce nell'agosto 2005. Disponibile anche su piattaforma web.
  • Velvet (dal novembre 2006): altro mensile glamour dedicato alla moda.
  • Diario di Repubblica: bisettimanale (martedì e venerdì) di 4 pagine all'interno del giornale, in cui vengono approfonditi importanti temi del nostro tempo analizzando una parola chiave. Alla fine dell'anno le pagine del Diario vengono raccolte e pubblicate in un volume rilegato in vendita in abbinamento con il quotidiano.
  • Album di Repubblica, inserto speciale del quotidiano.
  • Dcasa, supplemento mensile di D - la Repubblica delle donne dedicato alla casa.
  • Metropoli, settimanale in uscita la domenica a 10 centesimi.
  • L'inserto locale ligure è lo storico quotidiano socialista genovese Il Lavoro.
  • Nasce nell'ottobre 2009 R2 Cult (in uscita il sabato al posto del normale R2, Almanacco dei Libri e R2 Spettacoli), un inserto di 16 pagine che unisce cultura, tecnologia spettacolo e tempo libero.

Piattaforme multimediali[modifica | modifica sorgente]

la Repubblica ha aperto un sito per le scuole, Repubblica@Scuola, dedicato allo sviluppo del giornalismo giovanile.

Iniziative editoriali[modifica | modifica sorgente]

  • L'enciclopedia di Repubblica: enciclopedia suddivisa in 19 volumi, redatta in collaborazione con la casa editrice UTET e l'Istituto Geografico De Agostini
  • L'Atlante di Repubblica: volume, ad uscita di solito annuale, in cui vengono raccolti i migliori articoli della Repubblica su un argomento particolare.
  • Le Guide di Repubblica: manuali in cui spesso vengono affrontati argomenti di arte cultura e scienza;
  • la Repubblica Auto: bimestrale dedicato al mondo dei motori.

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Firme attuali[modifica | modifica sorgente]

Firme del passato[modifica | modifica sorgente]

Illustratori e vignettisti[modifica | modifica sorgente]

Finanziamenti pubblici[modifica | modifica sorgente]

Anno Finanziamento
2003 1 351 640,76 €[32]
2004 1 325 982,39 €[33]

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'Ads, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Diffusione digitale Diffusione cartacea Totale diffusione
(cartacea + digitale)
Tiratura
2014 63 823 301 565 365 388 418 424
Anno Diffusione
2014 301 565
2013 323 469
2012 383 653
2011 438 695
2010 449 238
2009 481 001
2008 518 907
2007 580 966
2006 588 275
2005 587 268
2004 586 419
2003 581 102
2002 579 269
2001 574 717
2000 566 811
1999 562 494
1998 562 857
1997 594 213
1996 575 447
1994 540 000
1989 627 000
1986 515 000
1985 372 940
1981 220 000
1979 180 000
1978 140 000

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ la Repubblica - Genova
  2. ^ Nato nel dicembre 2010, è un settimanale generalista concepito espressamente per l'iPad. È il primo nel suo genere apparso sul mercato italiano.
  3. ^ a b c d e [www.primaonline.it/2014/07/07/187827/ Dati maggio 2014] di Accertamenti Diffusione Stampa
  4. ^ Gerenza
  5. ^ Dati Audipress (2 aprile 2013 - 7 luglio 2013)
  6. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, Milano, Rizzoli, 2013.
  7. ^ Ad esempio, un articolo con due foto "misura" 60 righe, uno con una foto "misura" 40 righe.
  8. ^ a b La stampa italiana nell'età della TV, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 9.
  9. ^ La fotografia accompagnò il Comunicato n. 7 del 19 aprile 1978.
  10. ^ La fotografia accompagnò il Comunicato n. 7 del 19 aprile 1978, cfr. Quei lunghi 55 giorni della tragedia Moro in repubblica.it, 14 marzo 1998.
  11. ^ Fu una vera palestra: con Satyricon nacquero Giannelli, Riccardo Mannelli, Vauro, Sergio Staino, Ellekappa.
  12. ^ a b La stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 28.
  13. ^ La stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 37.
  14. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica di... cit., pag. 226.
  15. ^ Il Gruppo editoriale L'Espresso, in un primo momento, aveva denunciato per plagio Sparagna, ma perse la causa: il tribunale riconobbe la legittimità del Lunedì di Repubblica come "testata originale".
  16. ^ Nel nome di Rabin
  17. ^ www.repubblica.interbusiness.it, realizzato in collaborazione con Digital e Interbusiness (l'allora divisione internet di Telecom Italia
  18. ^ Coordinano il progetto giornalistico Vittorio Zambardino, Gualtiero Peirce ed Ernesto Assante, il progetto tecnico è supervisionato da Alessandro Canepa.
  19. ^ Report censuario di Nielsen Netratings ottobre 2007.
  20. ^ Dal 1995 al 2004 il colore era stato adottato solo su singole pagine.
  21. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica, cit., pagg. 315-316. Lo sciopero, iniziato il 17 aprile, venne poi interrotto il 21 aprile, dopo cinque giorni.
  22. ^ Berlusconi fa causa a repubblica, La stampa. URL consultato il 28 agosto 2009.
  23. ^ Claudio Plazzotta, Corsera tallonato da Repubblica in Italia Oggi, 20 aprile 2010, p. 8. URL consultato il 20 aprile 2010.
  24. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, Milano, Rizzoli, 2013. Pagg. 67-77.
  25. ^ La stampa italiana nell'età della tv, a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 8.
  26. ^ Giampaolo Pansa, op.cit., pag. 80.
  27. ^ Giampaolo Pansa, op.cit., pag. 75.
  28. ^ Giampaolo Pansa, La Repubblica di... cit., pag. 220.
  29. ^ Sentenza lodo Mondadori, dalla Fininvest 750 mln di euro di risarcimento alla Cir in Adnkronos.com, 3 ottobre 2009.
  30. ^ Lodo Mondadori, perizia dal 23 marzo, non pronta prima di luglio in Reuters.com, 9 luglio 2011. URL consultato il 10 luglio 2011.
  31. ^ Emilio Randacio, Lodo Mondadori, Fininvest condannata dovrà pagare 560 milioni alla Cir in la Repubblica.it, 9 luglio 2011. URL consultato il 10 luglio 2011.
  32. ^ Finanziamento pubblico 2003 dal sito del Governo italiano
  33. ^ Finanziamento pubblico 2004 dal sito del Governo italiano

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]