La canzone del Piave

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La leggenda del Piave, meglio conosciuta come La canzone del Piave, è una delle più celebri canzoni patriottiche italiane. Il brano fu scritto nel 1918 dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di E.A. Mario), il quale rinunciò ai diritti d'autore sulla canzone, e nel novembre del 1941 donò le prime cento medaglie d'oro ricevute come riconoscimento per la canzone dai comuni del Piave, da associazioni di combattenti, e privati cittadini, come oro alla Patria, insieme con le fedi sua e della moglie[1].

Indice

[modifica] I fatti storici

I fatti storici che ispirarono l'autore risalgono al giugno del 1918 quando l'Austria-Ungheria decise di sferrare un grande attacco sul fronte italiano del Piave. Ciò consenti alla Landwehr (l'Esercito imperiale austriaco) di avvicinarsi alle località venete delle Grave di Papadopoli e del Monte Montello. Ebbe così inizio la resistenza delle Forze armate del Regno d'Italia che costrinsero gli Austro-ungarici a ripiegare.

Tra il 2 e il 6 luglio del 1918, la 3a Armata del Regio Esercito Italiano occupò le zone tra il Piave vecchio ed il Piave nuovo. Durante lo svolgersi della battaglia, denominata battaglia del Solstizio, perirono 84.600 militari italiani (di cui quasi la metà del sud) e 149.000 militari austro-ungarici.

In occasione dell'offensiva finale italiana (Battaglia di Vittorio Veneto), avvenuta nell'ottobre del 1918, il fronte del Piave fu nuovamente teatro di scontri tra l'Austria-Ungheria e l'Italia. Ormai l'imperial-regio esercito si era già disgregato e gli Italiani poterono tranquillamente sfondare le linee nemiche.

[modifica] Una canzone da cabaret

La leggenda del Piave non è mai stata cantata durante la Prima Guerra mondiale. Venne infatti pubblicata dal suo autore Giovanni Gaeta con lo pseudonimo di E. A Mario solo alla fine del 1918, a guerra ormai ultimata. Il testo e la musica, che a un primo ascolto potrebbero far pensare ad una canzone patriottica con la funzione di incitare alla battaglia, hanno l'andamento colto e ricercato di altre canzoni che già avevano fatto conoscere Giovanni Gaeta nell'ambiente del cabaret; sue sono anche Vipera, Le rose rosse, Santa Lucia luntana, Profumi e balocchi. La funzione che ebbe La leggenda del Piave nel primo dopoguerra fu quello di idealizzare la Grande Guerra; farne dimenticare le atrocità, le sofferenze e i lutti che l'avevano caratterizzata.

[modifica] Il testo

Le quattro strofe hanno quattro specifici argomenti:

  1. La marcia dei soldati verso il fronte (presentata nella canzone come una marcia a difesa delle frontiere italiane; tecnicamente però fu l'Italia ad aggredire l'impero asburgico)
  2. La ritirata di Caporetto
  3. La difesa del fronte sulle sponde del Piave
  4. L'attacco finale e la conseguente vittoria


Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera[2]!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!"

Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento[3]
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.[4]
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i tuoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero!"

E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: "Indietro va', straniero!"

Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forze e l'armi dell'impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suol vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!


All'epoca della prima stesura di questo brano, si pensava che la responsabilità per la disfatta di Caporetto fosse da attribuire al tradimento di un reparto dell'esercito.[5]

Per questo motivo, al posto del verso "Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento" vi era la frase "Ma in una notte triste si parlò di tradimento".
In seguito fu appurato che il reparto ritenuto responsabile era invece stato sterminato da un attacco con gas letali; si pensò così di eliminare dalla canzone il riferimento all'ipotizzato tradimento[6].

La melodia è tuttora orchestrata da bande musicali istituzionali e non, specialmente in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica.

Questi versi, densi di amor patrio, e la sua solenne, seppur a tratti mistificatoria, rievocazione storica, fecero sì che da più parti si levasse la richiesta di adottarlo come inno nazionale, cosa che avvenne dal 1946 al 1947, quando La Canzone del Piave fu l'inno nazionale non ufficiale della Repubblica Italiana. Com'è noto, la melodia fu sostituita in favore de Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli.

[modifica] Note

  1. ^ "Il Cerchio", di Franz Maria D'Asaro
  2. ^ Si tratta di un'evidente forzatura dei fatti storici, in quanto fu l'Italia ad attaccare l'Impero Austro-Ungarico. L'Austria-Ungheria, già impegnata sui fronti orientale e balcanico, tentò fino all'ultimo di scongiurare l'entrata in guerra degli italiani.
  3. ^ Inizialmente vi era la frase "Ma in una notte triste si parlò di tradimento", vedere in fondo alla canzone i fatti storici che hanno portato alla correzione del testo
  4. ^ Inizialmente vi era la frase "per l'onta consumata a Caporetto", vedere in fondo alla canzone i fatti storici che hanno portato alla correzione del testo
  5. ^ All'indomani della disfatta, il "tradimento" fu attribuito dal Generale Cadorna, ad alcuni reparti del IV corpo d’armata a alla II armata.
  6. ^ La Leggenda Del Piave. URL consultato il 07-12-2007.

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