La Califfa

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La Califfa
La califfa (film).JPG
Una scena del film
Titolo originale La Califfa
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1970
Durata 99 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alberto Bevilacqua
Soggetto Alberto Bevilacqua (romanzo)
Sceneggiatura Alberto Bevilacqua
Produttore Mario Cecchi Gori
Casa di produzione Fair Film
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giantito Burchiellaro
Costumi Luciana Marinucci
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La Califfa è un film del 1970 diretto da Alberto Bevilacqua e tratto dal suo omonimo romanzo del 1964. La califfa, interpretata da Romy Schneider, è una donna bella, vitale e che fa proprio della sua schietta sensualità la sua forza. Il film è stato distribuito per la prima volta il 31 dicembre 1970[1] (di conseguenza in molte fonti viene erroneamente considerato come uscito nel 1971).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Irene Corsini, detta Califfa, è una bella operaia che vive nell'Oltretorrente, quella zona popolare a sinistra del fiume Parma che, citando il segnalibro originale, «divide simbolicamente i poveri dai ricchi» in una Parma anni sessanta. La Califfa, vedova di un operaio morto nelle proteste operaie, si ritrova a divenire amante dell'industriale più potente della città: Annibale Doberdò, il quale proprio grazie a questo amore, in un momento cruciale della sua esistenza, dove si inizia ad avvertire l'insofferenza per quel meccanicistico e spietato mondo dell'industria, trova una nuova vita e la sua libertà. Annibale Doberdò, che pure non era ignaro delle difficoltà operaie avendo avuto anch'egli un passato da operaio, grazie alla Califfa abbandona la veste dell'imprenditore privo d'anima e tende a porre fine alle rivolte operarie ricorrendo a investimenti sì antiproduttivi ma, citando un dialogo, «umanitari» e facendo riaprire così una fabbrica precedentemente andata in fallimento. La relazione tra Annibale Doberdò e la Califfa ed in particolare l'effetto che questa ha avuto nella vita e nelle scelte dell'imprenditore gli provoca forti inimicizie nella cerchia dei potenti della sua stessa corte, antipatie che porteranno al finale tragico che vede l'assassinio di Doberdò.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Dal libro al film[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella trasposizione cinematografica il romanzo è mutato in maniera evidente. Il film ripercorre esclusivamente la parte seconda del romanzo e Alberto Bevilacqua a tutt'oggi giustifica questa scelta attribuendo la causa in maggior misura al budget; per lo stesso motivo il finale è dato da scene già girate.
  • Nel film inoltre si assiste oltre alla scomparsa della Viola, personaggio femminile dell'Oltretorrente presente in maggior misura nella prima parte del romanzo, anche ad una sorta di riduzione di incisività nell'economia del film dei singoli protagonisti della "Parma a destra del torrente" i quali non vengono mai nominati per nome e l'attenzione è appuntata quasi esclusivamente sulla Califfa e Doberdò.
  • Ne consegue la scomparsa nel film di diversi dialoghi presenti nel libro, a volte emblematici, come quello sul finale del romanzo tra Annibale Doberdò e il Monsignore Martinolli che cerca di indurlo a chiudere la sua relazione con la Califfa.
  • Altra modifica apportata da Alberto Bevilacqua al film è il finale che vede, nella trasposizione cinematografica, la morte di Doberdò colpito da colpi d'arma da fuoco, mentre nel romanzo l'imprenditore muore per cause naturali.

Location[modifica | modifica wikitesto]

Girato a Parma (Emilia-Romagna), Spoleto (Perugia, Umbria), Terni (Umbria), Colleferro e Cesano di Roma (Roma, Lazio).

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne doppiato dalla compagnia CID.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Archivio ANICA

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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