Storicità della Bibbia

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Molti campi di studio comparano la Bibbia e la storia, spaziando dall'archeologia e astronomia alla linguistica e letteratura comparata. Lo studio della Bibbia può condurre ad una più approfondita comprensione di religione, cultura, mitologia e morale antiche e moderne. Gli studiosi esaminano anche il contesto storico dei passaggi biblici, l'importanza ascritta agli eventi dagli autori, e la coerenza o il contrasto tra le descrizioni di questi eventi e le evidenze storiche. L'analisi storica della Bibbia comprende la storicità della Bibbia, e la discussione sul tema se e fino a che punto la Bibbia rappresenti una precisa storia di Israele antico e di Giuda.[non chiaro]

Materiali e metodi[modifica | modifica sorgente]

Manoscritti e canoni[modifica | modifica sorgente]

La Bibbia consiste di molteplici manoscritti e diversi canoni, che si differenziano per la presenza o meno di alcuni libri o per il loro ordine.

Per determinare l'accuratezza di una copia manoscritta, l'ecdotica esamina il modo in cui le trascrizioni sono passate nel tempo fino alla loro forma presente. Quanto più è alto il volume dei testi più antichi (e le loro vicendevoli analogie), tanto maggiore sarà la loro affidabilità e minore la probabilità che il contenuto delle trascrizioni sia cambiato negli anni. Le copie multiple possono essere raggruppate per tipi di testo, di cui alcuni tipi sono giudicati più vicini di altri all'ipotetico originale. Le differenze spesso vanno oltre le piccole variazioni e possono comprendere, per esempio, la possibile interpolazione di materiale considerato rilevante per questioni di storicità e dottrina, come nel caso del finale del capitolo 16 del Vangelo secondo Marco.

I libri che compongono la Bibbia ebraica e l'Antico Testamento (si tratta approssimativamente degli stessi libri, ma con alcune differenze) furono scritti principalmente in ebraico, con alcune eccezioni in aramaico. Oggi questo complesso di scritti esiste in parecchie tradizioni, tra cui il testo masoretico, i 47 libri dei Septuaginta (una traduzione greca ampiamente usata dal terzo secolo a.C. fino al quinto secolo d.C. circa, e ancora considerata autorevole dalle Chiese cristiane ortodosse), il Pentateuco samaritano, la Westminster[1] contenente i 39 libri modernamente intesi, e altre. Le variazioni tra queste tradizioni sono utili per ricostruire il testo originale più probabile, e per tracciare le storie intellettuali di varie comunità ebraiche e cristiane. Il più antico frammento in assoluto scoperto fino ad oggi che richiami parte del testo della Bibbia ebraica è un piccolo amuleto d'argento, risalente al 600 a.C. circa, e contenente una versione della benedizione sacerdotale ("Possa Dio far risplendere il suo volto su di te…").[2]

Secondo la teoria dominante del primato greco, il Nuovo Testamento fu scritto originariamente in greco, di cui sono sopravvissute 5 650 copie manoscritte in greco, e più di 10 000 in latino. Considerando altre lingue, il numero di copie antiche si approssima a 25 000. Il testo antico che rivaleggia più da vicino con tali cifre è l'Iliade di Omero, che si pensa essere arrivata a noi in 643 copie antiche.[3] Partendo da questa constatazione, l'orientalista Francis Edwards Peters osservò che "sulla base della sola tradizione manoscritta, le opere che compongono i testi del Nuovo Testamento dei cristiani furono i libri dell'antichità [giunti fino a noi] più frequentemente copiati e di maggior diffusione."[senza fonte] Confrontando le sette principali edizioni critiche del Nuovo Testamento in greco versetto per versetto — per l'esattezza, Tischendorf, Westcott-Hort, Von Soden, Vogels, Merk, Bover, e Nestle-Aland — si registra il completo accordo per il 62,9% dei versetti:[4] la concordanza tra le edizioni è in effetti decisamente maggiore di quanto venga generalmente inteso.[5]

Ireneo di Lione sostenne per la prima volta un canone di quattro vangeli (il tetramorfo) verso il 180.[6] I molti altri vangeli che esistevano a quel tempo finirono per essere giudicati non canonici (si veda la voce canone biblico) ed eliminati. Nella sua lettera pasquale del 367 Atanasio, vescovo di Alessandria, enunciò una lista di libri esattamente corrispondente a quelli che avrebbero composto il canone del Nuovo Testamento,[7] e usò in proposito la locuzione "che sono canonizzati" (kanonizomena).[8] Il Concilio di Roma (382) presieduto da papa Damaso I proclamò un canone identico,[7] e la sua decisione di ordinare la Vulgata (traduzione in latino della Bibbia), verso il 383, ebbe un'importanza fondamentale nel radicarsi del canone in Occidente.[9] Maggiori dettagli si possono trovare nella sezione che tratta la formazione del canone neotestamentario.

Testi[modifica | modifica sorgente]

Bibbia ebraica[modifica | modifica sorgente]

La Bibbia ebraica non è un libro singolo ma piuttosto una raccolta di testi, per lo più anonimi e risultanti da un processo di revisioni più o meno vaste, prima di raggiungere la loro forma moderna. Questi testi appartengono a generi disparati, ma possono essere ravvisati tre blocchi distinti assimilabili alla narrativa storica moderna.

Torah: dalla Genesi al Deuteronomio

Dio crea il mondo; il mondo che Dio crea è buono, ma si corrompe interamente per la decisione dell'uomo di peccare. Dio con il diluvio universale distrugge tutto tranne le otto persone rimaste giuste e abbrevia significativamente la durata della vita umana. Dio sceglie Abramo per ereditare la terra di Canaan. Il figlio di Israele, nipote di Abramo, va in Egitto, dove i loro discendenti sono ridotti in schiavitù. Gli israeliti sono guidati fuori dall'Egitto da Mosè (Esodo) e ricevono la legge di Dio, che rinnova la promessa della terra di Canaan.

Storia deuteronomica: da Giosuè ai Re

Gli israeliti conquistano la terra di Canaan guidati da Giosuè, successore di Mosè. Sotto i Giudici vivono in uno stato di conflitto e precarietà costanti, finché Samuele consacra Saul quale loro re. Saul si dimostra non all'altezza, e Dio sceglie Davide a succedergli. Sotto Davide gli israeliti sono uniti e conquistano i loro nemici, e sotto suo figlio Salomone vivono in pace e prosperità. Ma con i successori di Salomone il regno è diviso, Israele al nord e Giuda al sud, ed i re di Israele si allontanano da Dio e il popolo del nord finisce soggiogato da invasori. Giuda, a differenza di Israele, ha alcuni re che seguono Dio, mentre molti altri non lo fanno, e dopo un certo periodo perde la libertà a sua volta, e il Tempio di Dio eretto da Salomone è distrutto.

Storia del cronista: Cronache ed Esdra/Neemia

(Cronache inizia riprendendo la storia della Torah e quella deuteronomica, con alcune differenze nei dettagli. Presenta nuovo materiale seguendo il suo racconto della caduta di Gerusalemme, l'evento che conclude la storia deuteronomica.) I babilonesi, che avevano distrutto il Tempio e ridotto in schiavitù il popolo ebraico, vengono a loro volta sconfitti dai persiani guidati dal loro re Ciro. Ciro permette agli esuli di tornare a Gerusalemme. Il Tempio viene ricostruito, e le leggi di Mosè sono lette al popolo.

Altro

(Molti altri libri della Bibbia ebraica sono posti in un contesto storico o forniscono altrimenti notizie che possono considerarsi storiche, benché detti libri non si propongano come storie.)

I profeti Amos e Osea scrivono di eventi occorsi nel regno d'Israele dell'ottavo secolo; il profeta Geremia descrive fatti precedenti la caduta di Giuda; Ezechiele scrive di eventi anteriori o concomitanti all'esilio di Babilonia, ed altri profeti analogamente toccano altri periodi, di solito quelli in cui essi stessi vivono.

Parecchi libri sono compresi in alcuni canoni, ma non in altri. Fra questi, Maccabei è un'opera puramente storica su fatti del secondo secolo a.C. Altri sono di orientamento non storico ma sono posti in contesti storici o riprendono storie più antiche, come Enoch, un'opera apocalittica del secondo secolo a.C.

Nuovo Testamento[modifica | modifica sorgente]

Benché non ci sia quasi più discussione sulla paternità di molte lettere di Paolo, non c'è consenso accademico sugli autori degli altri libri del Nuovo Testamento, che la maggior parte degli studiosi considera autografi sotto pseudonimo[10][11], in alcuni casi scritti più di una generazione dopo gli eventi che descrivono.

Vangeli/Atti

Gesù nasce da Giuseppe e Maria; è battezzato da Giovanni il Battista e inizia la sua missione di predicazione e salvezza in Galilea; giunge in Gerusalemme per celebrarvi la Pasqua ebraica, è arrestato, processato, condannato e crocefisso. Dio lo resuscita da morte, appare ai suoi seguaci, enunciando loro la grande missione finale, e ascende al cielo per sedere alla destra del Padre, con la promessa di ritornare. I discepoli, che erano stati spaventati dalla crocifissione, sono incoraggiati dalla resurrezione di Gesù e continuano a praticare e predicare i suoi insegnamenti. Paolo di Tarso predica lungo tutto il Mediterraneo orientale, è arrestato e si appella alla giustizia romana. È mandato a Roma per il processo, e il racconto s'interrompe.

Epistole/Apocalisse

Le Epistole (letteralmente "lettere") hanno soprattutto un contenuto teologico, ma presentando tali argomenti espongono anche una "storia della teologia". L'Apocalisse tratta principalmente il giudizio universale e la fine del mondo.

Fonti extra-bibliche[modifica | modifica sorgente]

Prima del diciannovesimo secolo, l'analisi testuale della Bibbia stessa era l'unico strumento disponibile per estrarre e valutare qualsivoglia dato storico essa contenesse. Gli ultimi duecento anni, invece, hanno visto una proliferazione di nuove fonti di dati e strumenti analitici, tra cui:

  • Altri testi, documenti ed iscrizioni mediorientali[12]
  • I reperti acquisii con gli scavi archeologici in tutto il Medio Oriente, analizzati con l'ausilio di apparati tecnici e statistici sempre più sofisticati[13]
  • Studi di geografia storica, demografia, scienza del suolo, tecnologia e linguistica comparata[14]
  • L'elaborazione di modelli antropologici e sociologici
  • Gli Apocrifi, o testi non canonici

Leggere e scrivere la storia[modifica | modifica sorgente]

W.F. Albright, il decano dell'archeologia biblica, nel 1957

Anche il significato del termine "storia" dipende dal contesto storico. Paula McNutt, per esempio, nota che i racconti dell'Antico Testamento "non registrano la 'storia' nel senso in cui la storia è intesa nel ventesimo secolo … Il passato, tanto per gli scrittori biblici quanto per i lettori della Bibbia del ventesimo secolo, ha senso solo se è considerato alla luce del presente, e forse di un futuro idealizzato."(p. 4, enfasi aggiunta)[15]

Il fulcro della storia biblica è pure mutato nel corso dell'era moderna. Il progetto di archeologia biblica collegato a W.F. Albright, che cercava di vagliare la storicità degli eventi narrati nella Bibbia attraverso i testi antichi ed i reperti del Vicino Oriente,[16] ha un fulcro più specifico se confrontato con la più ampia visione della storia descritta dall'archeologo William Dever. Analizzando il ruolo della sua disciplina nell'interpretare la testimonianza biblica, Dever ha ricercato un ampio ventaglio di acquisizioni storiche nella Bibbia, tra cui la storia della teologia (la relazione tra Dio e i credenti), la storia politica (di solito il resoconto di "Grandi Uomini"), la storia narrativa (la cronologia degli eventi), la storia intellettuale (le idee ed il loro sviluppo, contesto ed evoluzione), la storia socio-culturale (le istituzioni, ed anche le loro radici sociali nella famiglia, clan, tribù, classe sociale e stato), storia culturale (evoluzione culturale complessiva, demografia, struttura socio-economica e politica ed etnicità), storia tecnologica (le tecniche con cui gli esseri umani si adattano all'ambiente e ne sfruttano o impiegano le risorse), la storia naturale (come gli esseri umani scoprono le caratteristiche ecologiche del loro ambiente e vi si adattano), e la storia materiale (i manufatti correlati a cambiamenti nel comportamento umano).[17]

Una sfida speciale nel valutare la storicità della Bibbia è distinguere nettamente le prospettive sulla relazione tra storia narrativa e significato teologico. Da un lato, alcuni sostenitori del biblicismo negano "che l'infallibilità ed inerranza bibliche siano limitate ai temi spirituali, religiosi o di redenzione, con ciò escludendo le affermazioni nei campi della storia e della scienza. Inoltre neghiamo che le ipotesi scientifiche sulla storia della terra possano lecitamente essere usate per sovvertire l'insegnamento delle Scritture su creazione e diluvio."[18] D'altro canto, autorevoli studiosi hanno espresso vedute diametralmente opposte: "I racconti sulla promessa fatta ai patriarchi nella Genesi non sono storici, né intendevano esserlo; sono piuttosto espressioni storicamente determinate su Israele e la relazione di Israele con il suo Dio, date in forme legittime ai loro tempi, e la loro verità non poggia sulla loro fattualità, né sulla storicità, ma sulla loro capacità di esprimere la realtà di cui fece esperienza Israele."[19]

Questa diversità di visioni è più acuta per le questioni che rivestono una rilevanza politica attuale (come la promessa della terra fatta da Dio ad Abramo) o assumono comunque importanza teologica (la partenogenesi di Gesù e la sua resurrezione).

Sfide alla storicità[modifica | modifica sorgente]

La Bibbia ebraica[modifica | modifica sorgente]

Il giardino di Eden: dalla storia alla mitologia. Lucas Cranach il Vecchio (1472–1553)

C'era sempre stata una tradizione critica risalente almeno ad Agostino d'Ippona (354–430), con interpretazioni "chiaramente divergenti con quelle comunemente percepite nell'evangelicismo come visioni tradizionali della Genesi."[20] La tradizione ebraica ha mantenuto anche una trama critica nel suo approccio alla storia biblica primordiale. L'influente filosofo medievale Maimonide conservava un'ambiguità scettica verso la creazione dal nulla e considerava i racconti su Adamo come "antropologia filosofica, piuttosto che narrazioni storiche di cui è protagonista il 'primo uomo'."[21] I filosofi greci Aristotele,[22] Critolao[23] e Proclo[24] sostenevano che il mondo fosse eterno.[25] Questa credenza non era infrequente tra i cristiani istruiti.[senza fonte]

Galileo è il nome più strettamente associato alla prima critica scientifica all'autorità biblica, ma l'universo eliocentrico non aveva una rilevanza tale, nei confronti dell'ontologia biblica, da non trovare alla lunga una riconciliazione. Gli scritti di Galileo rimasero nell'Indice dei libri proibiti fino al 1835,[26] quando la Chiesa aveva ormai da tempo rinunciato ad ogni forma di opposizione all'eliocentrismo.[27] Ad ogni modo, l'eliocentrismo è stato accettato dalla maggior parte dei fondamentalisti odierni (ma non proprio da tutti). Sostanzialmente è stata la nascita della geologia, segnata dalla pubblicazione nel 1788 della Theory of the Earth di James Hutton, che ha avviato la rivoluzione intellettuale destinata a detronizzare la Genesi dal ruolo di autorità definitiva sui primordi della Terra e sulla preistoria. La prima "vittima" fu proprio la storia della Creazione, e dal principio del diciannovesimo secolo "nessuno scienziato responsabile si batteva per la credibilità letterale del racconto mosaico della creazione."[28] La battaglia tra uniformitarismo e catastrofismo mantenne in vita il Diluvio nella disciplina scientifica nascente, finché Adam Sedgwick, presidente della Geological Society, ritrattò pubblicamente la propria posizione nel suo discorso di insediamento del 1831:

Avremmo dovuto fermarci un attimo prima di adottare originariamente la teoria del diluvio, e ricondurre tutto il nostro vecchio ghiaino superficiale all'azione del Diluvio Mosaico. Poiché dell'uomo, e delle opere delle sue mani, non abbiamo ancora trovato una singola traccia fra i resti del mondo precedente sepolti in quei depositi.[29]

Tutto ciò lasciava il "primo uomo" e suoi supposti discendenti nella scomoda posizione di essere sradicati da tutto il contesto storico finché Charles Darwin sdoganò il Giardino dell'Eden con la pubblicazione de L'origine delle specie nel 1859.[30] L'accettazione da parte dell'opinione pubblica circa questa rivoluzione scientifica era, e rimane, non uniforme ma l'orientamento dominante nella comunità scientifica arrivò presto ad un consenso, tuttora sussistente, nel senso che in Genesi 1-11 troviamo un lavoro letterario altamente schematico che rappresenta teologia/mitologia più che storia.[31]

Nei secoli passati si riteneva, per tradizione, che i testi biblici fossero stati composti dai principali attori o testimoni degli eventi descritti — il Pentateuco era opera di Mosè, il Libro di Giosuè era di quest'ultimo, e così via. La Riforma protestante mise a disposizione di un pubblico molto più vasto i testi sacri,[32] e ciò, combinato con quel clima crescente di fermento intellettuale del diciassettesimo secolo che avrebbe innescato l'Illuminismo, espose queste tradizionali attribuzioni all'impietosa luce dello scetticismo. Nell'Inghilterra protestante il filosofo Thomas Hobbes nella sua opera principale Il Leviatano (1651) negò l'autorità mosaica del Pentateuco, ed indicò che Giosuè, Giudici, Re e Cronache erano stati scritti ben più tardi degli eventi che pretendevano di narrare. Le sue conclusioni si fondavano su dimostrazioni interne al testo, ma in un ragionamento che ben s'inserisce nei moderni dibattiti annotava: "Chi fossero gli autori originali di parecchi Libri delle Sacre Scritture, non è stato dimostrato da alcuna testimonianza sufficiente di altra Storia (che è l'unica prova della realtà effettiva)."[33]

Frontespizio della Histoire critique di Simon, 1682.

Il filosofo panteista Baruch Spinoza fece eco ai dubbi di Hobbes circa la provenienza dei libri storici nel suo Trattato teologico-politico (pubblicato nel 1670),[34] e sviluppò la congettura che la redazione di questi testi fosse avvenuta nel periodo post-esilio sotto gli auspici di Esdra (capitolo IX). Era stato in realtà precedentemente "scomunicato" dal consiglio rabbinico di Amsterdam per la sua evidente eresia. Il prete francese Richard Simon introdusse queste prospettive critiche nella tradizione cattolica nel 1678, osservando che "la maggior parte delle Sacre Scritture pervenuteci, non sono che Adattamenti e Riassunti di antichi Atti che venivano tenuti nei Registri degli ebrei," con ciò dando vita probabilmente al primo lavoro di ecdotica (critica testuale) in senso moderno.[35]

Per reazione Jean Astruc, trasponendo i metodi comuni della critica delle fonti[36] dall'analisi dei testi classici secolari al Pentateuco, credette di poter individuare quattro diverse tradizioni manoscritte, a suo avviso attribuibili a Mosè in persona. (p. 62–64)[31]Il suo libro del 1753 diede origine alla scuola nota come critica storica che culminò con Julius Wellhausen e la sua formalizzazione della ipotesi documentale negli anni 1870,[37] che con numerose varianti ancora domina l'approccio degli studiosi alla composizione dei racconti storici nella Bibbia.

Dalla fine del diciannovesimo secolo si raggiunse il consenso fra gli studiosi sul punto che il Pentateuco fosse opera di molti autori che scrivono tra il 1000 a.C. (epoca di Davide) ed il 500 a.C. (epoca di Esdra) e redatta "intorno" al 450, e di conseguenza qualunque storia contenesse fosse più spesso polemica che puramente fattuale — una conclusione corroborata dalle allora recenti confutazioni di ciò che al tempo errano ampiamente classificate quali mitologie bibliche, come discusso supra.

Nei decenni successivi Hermann Gunkel portò l'attenzione sugli aspetti mitici del Pentateuco, e Albrecht Alt, Martin Noth e la scuola della storia di tradizione[38] sostennero che sebbene le sue tradizioni essenziali abbiano radici genuinamente antiche, i racconti erano fantasiosi apparati di sfondo, da non intendersi come storia nel senso moderno. Sebbene siano sorti dubbi sulle ricostruzioni storiografiche di questa scuola (particolarmente la nozione di tradizioni orali quali primaria fonte antica), buona parte della sua critica della storicità biblica fu ampiamente accettata. L'osservazione di Gunkel che

se, comunque, noi consideriamo che figure come Abramo, Isacco e Giacobbe siano persone reali senza alcun originale retroterra mitico, questo non significa affatto che siano figure storiche … Perché anche se, come si può ben supporre, c'era una volta un uomo chiamato 'Abramo', chiunque conosca la storia delle leggende è sicuro che la leggenda non è in alcuna posizione a distanza di così tanti secoli da conservare un'immagine della devozione personale di Abramo. La 'religione di Abramo' è, in realtà, la religione che i narratori della leggenda attribuiscono ad Abramo[39]

è divenuta in varie forme un luogo comune della critica contemporanea.[40]

Negli Stati Uniti il movimento dell'archeologia biblica, influenzato da Albright, contrattaccò, affermando che anche anche l'ampio profilo contenuto nelle cornici narrative era vero, sicché se gli studiosi non potevano realisticamente aspettarsi di confermare o smentire singoli episodi della vita di Abramo e degli altri [patriarchi], essi erano individui reali che potevano essere collocati in un contesto dimostrato dai ritrovamenti archeologici. Ma quando vennero fatte più scoperte, senza che si materializzassero i ritrovamenti annunciati, divenne evidente che l'archeologia non confortava in pratica le pretese di Albright e dei suoi seguaci. Oggi, solo una minoranza di studiosi continua ad operare in questo schema, principalmente per ragioni di credo religioso.[41] "Le tesi centrali [di Albright] sono state tutte travolte, in parte da progressi successivi nella critica biblica, ma soprattutto dalla continua ricerca archeologica di americani ed israeliani più giovani che da lui stesso ricevettero incoraggiamento e slancio … Per ironia della sorte, nel lungo periodo, sarà stata la più nuova archeologia 'secolare', e non l''archeologia biblica', a contribuire maggiormente agli studi biblici."[42]

Sul piano accademico, la storia del Deuteronomista[43] è sovrapponibile al Pentateuco: la scuola europea della storia di tradizione ne concluse che il racconto non era veritiero e non poteva essere usato per costruire una storia narrativa; la scuola americana di Albright affermò che era possibile quando vi fosse riscontro nelle risultanze archeologiche; e le moderne tecniche archeologiche si rivelarono cruciali per dirimere la controversia. Il caso test fu il libro di Giosuè ed il suo racconto di una rapida, devastante conquista delle città cananee: ma dagli anni 1960 era diventato chiaro che il lavoro degli archeologi non confermava, in effetti, il racconto della conquista proposto da Giosuè: le città che la Bibbia annota come distrutte distrutte dagli ebrei erano disabitata a quell'epoca, o, se distrutte, lo furono in epoche ampiamente diverse, non in un breve periodo. L'esempio più notevole fu la "caduta di Gerico", al cui proposito gli scavi condotti negli anni 1950 da Kathleen Kenyon rivelarono che la città era già stata abbandonata al tempo di Giosuè.[44]

Thomas L. Thompson, uno dei principali esponenti del minimalismo biblico, per esempio ha scritto

"Non c'è alcuna prova di una Monarchia Unita, alcuna prova di una capitale in Gerusalemme o di una qualsiasi qualsiasi coerente ed unificata forza politica che avrebbe dominato la Palestina, per non parlare di un impero della misura descritta dalla leggenda. Non abbiamo prove dell'esistenza di re chiamati Saul, Davide o Salomone; e neppure di alcun tempio in Gerusalemme in un'epoca così antica. Ciò che davvero sappiamo di Israele e Giuda nel decimo secolo non ci autorizza ad interpretare quest'assenza di prove come un buco nella nostra conoscenza ed informazione sul passato, una conseguenza soltanto della natura accidentale dell'archeologia. Non c'è spazio né contesto, nessun manufatto o archivio che porti a realtà storiche di questo genere nella Palestina del decimo secolo. Non si può parlare storicamente di uno stato senza una popolazione. E neanche di una capitale senza una città. Le storie non bastano."

I sostenitori di questa teoria mettono pure in rilievo il fatto che la divisione della terra in due entità, Gerusalemme e Sichem, risale alla dominazione egizia di Israele nel Nuovo Regno. Si dice che l'impero di Salomone si sarebbe esteso dall'Eufrate a nord al Mar Rosso a sud; sarebbe stato necessario un vasto impiego di uomini ed armi altamente organizzati per conquistare, soggiogare e governare questa area. Ma è arduo dimostrare archeologicamente che Gerusalemme fosse una città grande abbastanza nel X secolo a.C., e il Regno di Giuda sembra insediato in modo troppo rado nello stesso periodo. Dato che Gerusalemme è stata distrutta e ricostruita tra le 15 e le 20 volte dal tempo di Davide e Salomone, alcuni sostengono che buona parte delle prove potrebbero facilmente essere andate perdute.

Nessuna delle conquiste di Davide o di Salomone è menzionata nelle storie dell'epoca. Culturalmente, il collasso dell'età del bronzo è d'altronde un periodo di generale impoverimento culturale dell'intera regione levantina, il che rende difficile considerare l'esistenza di qualunque unità territoriale grande quanto il regno di Davide, le cui caratteristiche culturali sembrano assimilarlo più al regno successivo di Ezechia o Giosia che alle condizioni politiche ed economiche dell'undicesimo secolo. Il resoconto biblico non formula alcuna pretesa che Israele governasse direttamente le aree comprese nei suoi imperi e che sono invece descritte come stati-vassalli.[senza fonte] Comunque, dopo la scoperta di un'iscrizione datata nono o ottavo secolo a.C. sulla stele di Tel Dan dissotterrata nel nord di Israele, che può riferirsi alla "casa di Davide" come ad una dinastia di re,[45] il dibattito è proseguito.[46] È un punto ancora controverso; in particolare, non si sa se la monarchia unita, l'impero di Salomone e la ribellione di Geroboamo siano mai esistiti, o siano stati inventati successivamente. La stele di Mesha, datata 840 a.C. circa, può citare la Casa di Davide, e menziona eventi e nomi che si ritrovano in Re.[47]

C'è anche un problema sulle fonti di questo periodo storico. Non ci sono documenti contemporanei indipendenti al di fuori del resoconto dai libri di Samuele, che mostra troppi anacronismi per essere stato un resoconto contemporaneo. Per esempio, si fa menzione di armature troppo "moderne" per l'epoca descritta (1 Samuele 17:4–7, 38–39; 25:13), uso di cammelli (1 Samuele 30:17), e cavalleria (distinta dal carro da guerra) (1 Samuele 13:5, 2 Samuele 1:6), picconi ed asce d'acciaio (come se fossero stati comuni, (2 Samuele 12:31), tecniche di assedio sofisticate (2 Samuele 20:15). C'è un reparto militare di dimensioni spropositate (2 Samuele 17:1), una battaglia con 20 000 caduti (2 Samuele 18:7), un accenno a milizie e servitù kushite, dando chiaramente prova di una data in cui i kushiti erano comuni, dopo la XXVI dinastia egizia, verso l'ultimo quarto dell'ottavo secolo a.C.[48]

Il Nuovo Testamento[modifica | modifica sorgente]

La storicità, gli insegnamenti e la natura di Gesù sono tuttora discussi dagli studiosi della Bibbia. La "ricerca del Gesù storico" ebbe inizio già nel diciottesimo secolo, ed è ancora in corso. Le dottrine recenti di maggior rilievo si ebbero negli anni 1980 e 1990 con i lavori di J. D. Crossan,[49] James D. G. Dunn,[50] John P. Meier,[51] E. P. Sanders[52] e N. T. Wright[53], per citare gli autori più letti e dibattuti. I documenti neotestamentari più antichi che si riferiscono a Gesù, le lettere di Paolo, sono normalmente datate intorno al 50 d.C. Dato che Paolo richiama ben poco della vita ed attività di Gesù, esse non sono di grande aiuto per stabilire dei dati sulla vita di Gesù, benché possano contenere riferimenti ad informazioni riferite a Paolo da testimoni oculari di tali vicende.[54]

La scoperta dei rotoli del Mar Morto ha diffuso nuova luce sul contesto della Giudea del primo secolo, rilevando la diversità delle credenze giudaiche ed anche diffuse attese ed insegnamenti. Per esempio, si scopre che l'attesa dell'avvento del messia, le beatitudini del discorso della Montagna e molti altri contenuti del primitivo movimento cristiano erano presenti nel giudaismo apocalittico del periodo[55]. Ciò ha avuto l'effetto di ricondurre la cristianità dei primi tempi alle sue radici ebraiche ben più di quanto si facesse fino a quel momento. Oggi è noto che l'ebraismo rabbinico ed il "cristianesimo delle origini" sono solo due dei tanti filoni sopravvissuti fino alla rivolta ebraica del 66 d.C.[56][57]

La maggior parte degli studiosi ritiene che i resoconti del Vangelo canonico furono scritti tra il 70 ed il 110 d.C.,[11] da 40 a 80 anni dopo la crocifissione, ancorché si fondassero su tradizioni e testi più risalenti, come la fonte Q, i logia o "vangeli-oracolo", il resoconto della Passione ed altra letteratura più antica. Alcuni studiosi sostengono che questi resoconti vennero stilati da testimoni[58][59] benché tale opinione sia contestata da altri studiosi.[60] Ci sono anche riferimenti secolari a Gesù, sebbene scarsi e piuttosto tardi. Ad ogni modo quasi tutti i critici storici concordano che una figura storica chiamata Gesù abbia insegnato per le campagne della Galilea verso il 30 d.C., abbia avuto dai seguaci che le attribuivano azioni soprannaturali e sia stata giustiziata dai romani forse per ribellione.[61]

Molti studiosi hanno posto in rilievo che il Vangelo secondo Marco mostra scarsa conoscenza di aspetti geografici, politici e religiosi della Giudea ai tempi di Gesù. Di conseguenza, al giorno d'oggi si crede per lo più che l'autore sia sconosciuto e lontano, sia geograficamente sia storicamente, dagli eventi narrati[62][63][64][65] sebbene con varie sfumature e con studiosi quali Craig Blomberg[66] che condividono il punto di vista più tradizionale.[67] L'uso di espressioni che si potrebbero definire goffe e poco raffinate fa sì che il Vangelo di Marco appaia in qualche modo illetterato o persino rozzo.[68] Questo può essere attribuito all'influenza che san Pietro, un pescatore, si suppone abbia avuto sulla scrittura di Marco.[69] Gli autori del Vangelo secondo Matteo e del Vangelo secondo Luca usarono come fonte quello di Marco, apportando modifiche e miglioramenti per superarne le particolarità ed i limiti che abbiamo descritto.[68]

L'assenza di prove sulla vita di Gesù prima del suo incontro con Giovanni il Battista ha dato luogo a varie congetture. Sembrerebbe che parte della spiegazione risiedesse nello scontro iniziale tra Paolo ed i desposini ebioniti, guidati da Giacomo il Giusto, ipotetico fratello di Gesù, che portò ai passaggi del Vangelo critici verso la famiglia di Gesù.[70]

L'affidabilità degli Atti degli Apostoli, fonte primaria per l'età apostolica, è un tema fondamentale per gli studiosi biblici e gli storici delle origini del cristianesimo.

Mentre alcuni studiosi biblici vedono gli Atti come estremamente accurati e corroborati dall'archeologia, altri sono di opinione opposta e li reputano anche in contrasto con le epistole paoline. Gli Atti ritraggono Paolo in atteggiamento più coerente con la Chiesa di Gerusalemme, mentre le Epistole attestano più conflitto, come nel caso dell'incidente di Antiochia,[71] si veda anche Paolo di Tarso e il giudaismo.

Scuole di pensiero archeologico e storico[modifica | modifica sorgente]

Sinossi di vedute accademiche[modifica | modifica sorgente]

Una lettura colta del testo biblico richiede consapevolezza di quando fu scritto, da chi e per quale scopo. Per esempio, molti accademici concorderebbero sul fatto che il Pentateuco esisteva poco dopo il sesto secolo a.C., ma non sarebbero d'accordo su quando sia stato scritto. Le date proposte vanno dal quindicesimo al sesto secolo a.C. Un'ipotesi abbastanza apprezzata lo collega al regno di Giosia (settimo secolo a.C.). In questa ipotesi, gli eventi, per esempio, dell'Esodo si sarebbero svolti secoli prima di quando sono stati poi narrati. Argomenti di questo genere sono tipici problemi di datazione della Bibbia.

Un importante punto da tenere in mente è l'ipotesi documentale, che usando la Bibbia stessa come prova, pretende di dimostrare che la nostra versione attuale si basava su fonti scritte più vecchie, andate perdute. Benché sia stata notevolmente modificata nel corso degli anni, tale teoria è in qualche forma accettata da molti studiosi. Diversi altri studiosi invece la respingono, per esempio l'egittologo Kenneth Kitchen,[72] Umberto Cassuto nei suoi scritti più recenti e Gleason Archer.

Dicotomia massimalisti - minimalisti[modifica | modifica sorgente]

Una spaccatura netta, in due scuole contrapposte, nella comunità dei biblisti, è deplorata dagli studiosi biblici non fondamentalisti, in quanto tentativo dei cosiddetti cristiani "conservatori" di rappresentare il campo come una diatriba bipolare, in cui solo una parte è nel giusto.[73]

Recentemente si è attenuata la differenza tra massimalisti e minimalisti, ad ogni modo è iniziata una nuova scuola con l'opera The Quest for the Historical Israel: Debating Archaeology and the History of Early Israel ("La ricerca dell'Israele storico: discutere l'archeologia e la storia d'Israele antico") di Israel Finkelstein, Amihai Mazar e Brian B. Schmidt.[74] Questa scuola sostiene che l'archeologia post-processuale ci mette in grado di riconoscere l'esistenza di una via di mezzo tra minimalismo e massimalismo, e che si devono condannare ambedue gli estremismi. L'archeologia offre conferme ad alcune parti del racconto biblico, ma al contempo mette in guardia da certe interpretazioni ingenue fatte da qualcuno. L'esame attento delle prove dimostra che la precisione storica della prima parte dell'Antico Testamento è massima durante il regno di Giosia. A qualcuno pare che tale precisione diminuisca quanto più si va indietro nel tempo da tale data. Questo confermerebbe che i testi avrebbero subito un'intensa revisione intorno a predetto periodo.

Minimalismo biblico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Minimalismo biblico.

I minimalisti biblici in generale sostengono che la Bibbia è un'opera principalmente teologica e apologetica, e tutti i racconti che essa contiene hanno carattere eziologico. Si ritiene che i racconti più antichi abbiano una base storica che fu ricostruita secoli dopo, e che i racconti possiedano tutt'al più pochi minuscoli frammenti di ricordo storico genuino — i quali per definizione sono solo quei punti che hanno un riscontro nelle scoperte archeologiche. In questo punto di vista, tutti i racconti sui patriarchi biblici sono di fantasia, e i patriarchi meri eponimi leggendari per descrivere realtà storiche successive. Inoltre, i minimalisti biblici ritengono che le dodici tribù di Israele siano state una costruzione successiva, che le storie di re Davide e re Saul siano state modellate su posteriori esempi irano-ellenistici e che non vi sia prova archeologica dell'esistenza di quel regno unito d'Israele, che secondo la Bibbia avrebbe permesso a Davide e Salomone di dominare un impero esteso dall'Eufrate ad Eilat.

"Non è facile definire con precisione quando ebbe inizio il movimento ma il 1968 sembra una data ragionevole. In quell'anno a Copenaghen furono scritti due saggi che vinsero dei premi; uno di Niels Peter Lemche, l'altro di Heike Friis, caldeggiavano un completo ripensamento del modo in cui ci accostiamo alla Bibbia e cerchiamo di trarne conclusioni storiche"[75]

Tra i libri pubblicati, uno dei primi a sostegno dell'attuale scuola di pensiero che va sotto il nome di minimalismo biblico è opera di Giovanni Garbini, Storia e ideologia nell'Israele antico (1986), tradotto in inglese con il titolo History and Ideology in Ancient Israel (1988). Seguirono le sue orme Thomas L. Thompson con il suo corposo Early History of the Israelite People: From the Written & Archaeological Sources (1992) e, prendendo dichiaratamente le mosse dal libro di Thompson, il più conciso lavoro di P. R. Davies, In Search of 'Ancient Israel' (1992). In quest'ultimo, Davies trova l'Israele storico solo nei reperti archeologici, l'Israele biblico solo nella Scrittura, e che la recente ricostruzione dell'"antico Israele" sia un inaccettabile miscuglio dei primi due. Thompson e Davies vedono l'intera Bibbia ebraica (Antico Testamento) come la fantasiosa creazione di una piccola comunità di ebrei a Gerusalemme durante il periodo che la Bibbia indica come successivo all'esilio in Babilonia, dal 539 a.C. in poi. Anche Niels Peter Lemche, che assieme a Thompson era membro di facoltà all'Università di Copenaghen, fece seguito con alcune pubblicazioni che mostrano l'influenza di Thompson, tra cui The Israelites in history and tradition (1998). La presenza di Thompson e Lemche nella stessa istituzione ha fatto parlare di scuola di Copenaghen. Anche se l'effetto immediato del minimalismo biblico dal 1992 in avanti fu un'accesa discussione da più parti (non solo due),[76] alla fine apparve qualche critica più pacata, benché mai neutrale.[77]

Massimalismo biblico[modifica | modifica sorgente]

Non esiste divergenza accademica sulla storicità degli eventi riferiti dalla cattività babilonese nel sesto secolo a.C., e sul fatto che gli eventi anteriori alla Monarchia Unita non possono in alcun modo apparire storici.[senza fonte] Le posizioni di "massimalisti" contrapposte a "minimalisti" riguardano il periodo della monarchia, dal decimo al settimo secolo a.C. La posizione massimalista sostiene che i resoconti della Monarchia Unita e dei primi re di Israele, Davide e Saul, si devono assumere come ampiamente storici.[78]

Riduzione del dissidio tra le scuole massimalista e minimalista[modifica | modifica sorgente]

Nel 2001, Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman pubblicarono il libro The Bible Unearthed. Archaeology's New Vision of Ancient Israel and the Origin of Its Sacred Texts[79] che auspicava una visione intermedia tendente al minimalismo biblico e provocò una specie di rivolta in molti conservatori. Nel numero del 25º anniversario della Biblical Archeological Review (Marzo/Aprile 2001), l'editore Hershel Shanks citò parecchi biblisti che insistevano che il minimalismo stava morendo,[80] sebbene i minimalisti più autorevoli lo smentiscano e vi sia la pretesa che "Adesso siamo tutti minimalisti".[81]

« A parte i ben finanziati (e fondamentalisti) "archeologi biblici", ora siamo di fatto quasi tutti “minimalisti”.[82] »
(Philip Davies)
« Il fatto è che siamo tutti minimalisti — almeno quando si tratta del periodo dei patriarchi e dell'insediamento. Quando iniziai i miei studi per il PhD più di trent'anni fa negli USA, la 'storicità sostanziale' dei patriarchi era ampiamente accettata così come la conquista unificata della terra. Al giorno d'oggi è piuttosto difficile trovare qualcuno che la veda così.

A dire il vero, fino a poco fa non potevo trovare una storia 'massimalista' d'Israele dopo Wellhausen. ... In realtà, però, i 'massimalisti' sono stati diffusamente definiti come qualcuno che accetta il testo biblico finché non si possa provare che è errato. Se è così, pochissimi sono disposti a regolarsi in questo modo, neanche John Bright (1980) la cui storia non è massimalista secondo la definizione appena fornita. »
(Lester L. Grabbe[83])
Gustave Doré, Giosuè incendia la città di Ai, 1866.

Nel 2003, Kenneth Kitchen, studioso che adotta un punto di vista più massimalista, pubblicò il libro On the Reliability of the Old Testament. Kitchen difese l'attendibilità di molte parti (ma non di tutte) della Torah criticando inequivocabilmente il lavoro di Finkelstein e Silberman.

Jennifer Wallace nell'articolo Shifting Ground in the Holy Land, sul numero di maggio 2006 dello Smithsonian Magazine,[84] così descrive il punto di vista dell'archeologo Israel Finkelstein:

[Finkelstein] cita il dato — oggi accettato dalla maggioranza degli archeologi — che molte delle città asseritamente saccheggiate da Giosuè alla fine del tredicesimo secolo a.C. all'epoca avevano già cessato di esistere. Hazor fu distrutta alla metà di quel secolo. Ai fu abbandonata prima del 2000 a.C. La stessa Gerico, di cui Giosuè avrebbe abbattuto le mura girandoci attorno sette volte al suono delle sue trombe di guerra,[85] fu distrutta nel 1500 a.C. Il sito di Gerico, oggi controllato dall'Autorità Nazionale Palestinese, consiste di pozzi e trincee in rovina che testimoniano un secolo di scavi infruttuosi.

Tuttavia, malgrado le incongruenze con le risultanze archeologiche, alcuni massimalisti pongono Giosuè alla metà del secondo millennio, intorno all'epoca in cui l'impero egiziano si estese su Canaan, e non nel tredicesimo secolo come vorrebbero Finkelstein o Kitchen; di conseguenza gli strati di distruzione del periodo conforterebbero il resoconto biblico. La distruzione di Hazor a metà del tredicesimo secolo è vista come una conferma del resoconto biblico circa la successiva distruzione compiuta da Debora e Barac e commemorata dal libro dei Giudici. La località che Finkelstein chiama "Ai" è generalmente scartata come ubicazione della Ai biblica, dato che fu distrutta e sotterrata nel terzo millennio. L'importante sito era noto con quel nome almeno dai tempi ellenistici, se non da prima. Tutti i minimalisti ritengono che datare questi eventi come contemporanei equivale a spiegazioni eziologiche scritte secoli più tardi degli eventi che si pretende di riferire.

Quanto alla monarchia unita sia Finkelstein sia Silberman accettano senz'altro che Davide e Salomone fossero persone realmente esistenti (anche se non re, ma capibanda o capitribù delle alture)[86][87] in Giuda verso il decimo secolo a.C.[88] — non considerano che ci fosse una tale monarchia unita con Gerusalemme come capitale.

« La Bibbia riferisce che Giosafat, contemporaneo di Acab, offrì guerrieri e cavalli per le guerre del regno settentrionale contro gli aramei. Rafforzò la sua relazione con il regno del nord combinando un matrimonio diplomatico: la principessa ebrea Atalia, sorella o figlia di Acab, sposò Gioram, figlio di Giosafat (2 Re 8:18). La Casa di Davide adesso era legata direttamente alla famiglia reale di Samaria (che apparentemente la dominava). In realtà, possiamo suggerire che questo rappresentò la presa del potere del nord attraverso il matrimonio di Giuda. Pertanto nel nono secolo a.C. — quasi un secolo dopo il presunto tempo di Davide — possiamo alla fine parlare dell'esistenza storica di una grande monarchia unita di Israele, estesa da Dan al nord fino a Be'er Sheva al sud, con importanti conquiste territoriali in Siria e Transgiordania. Ma questa monarchia unita — una vera monarchia unita — fu dominata dai discendenti di Omri, non da quelli di Davide, e la sua capitale era Samaria, non Gerusalemme.[89] »
(Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman)

Altri, tra cui David Ussishkin, affermano che chi rimane fedele alla raffigurazione biblica di una monarchia unita lo fa con scarse prove attuali ma confidando su scoperte archeologiche decisive che dovrebbero avverarsi in futuro.[90] Gunnar Lehmann ipotizza che ci sia ancora una possibilità che Davide e Salomone fossero riusciti a diventare capi locali di una qualche importanza e afferma che Gerusalemme in quell'epoca era nella migliore delle ipotesi una cittadina in un'area scarsamente popolata in cui la base sociale era formata da alleanze di clan familiari-tribali. Continua asserendo che si trattava al più di un piccolo centro regionale, uno dei tre o quattro di Giuda e né Davide né Salomone avevano la forza militare o la necessaria struttura socio-politico-amministrativa per dirigere il tipo di impero descritto nella Bibbia.[91]

Queste idee sono energicamente criticate da William G. Dever,[92] Helga Weippert, Amihai Mazar e Amnon Ben-Tor.

André Lemaire afferma in Ancient Israel: From Abraham to the Roman Destruction of the Temple[93] che i punti principali della tradizione biblica riguardo a Salomone sono generalmente degni di fede, ed altrettanto fa Kenneth Kitchen, sostenendo che Salomone regnò più su un "mini impero" relativamente prospero, che su una piccola città-stato.

Recentemente Finkelstein ha iniziato a collaborare con il più conservatore Amihai Mazar per una ricognizione dei reciproci punti di accordo e di disaccordo; vi sono segnali che fanno ritenere in attenuazione l'intensità del dibattito tra studiosi cosiddetti minimalisti e massimalisti.[74] Questo punto di vista è condiviso da Richard S. Hess,[94] che mostra che in realtà c'è una pluralità di vedute tra massimalisti e minimalisti. Jack Cargill[95] ha dimostrato che i manuali più diffusi non solo omettono di dare ai lettori ragguagli sulle risultanze archeologiche recenti, ma anzi neppure rappresentano correttamente la varietà di opinioni sull'argomento. Megan Bishop Moore e Brad E. Kelle offrono una panoramica dei rispettivi approcci in evoluzione e relative controversie, specie durante il periodo anni 1980 - 2011, nel loro libro Biblical History and Israel's Past.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

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  13. ^ Il compendio più dettagliato, sito per sito, è The New Encyclopedia of Archaeological Excavations in the Holy Land (4 vols. plus supplementary vol. 5; ed. Ephraim Stern; Jerusalem: Israel Exploration Society & Carta, 1993-2008). Una serie in due volumi che offre un'esposizione periodo per periodo di scoperte archeologiche e relativa portata è 1) Amihay Mazar, Archaeological of the Land of the Bible: 10,000-586 B.C.E. (New York: Doubleday, 1990) e 2) Ephraim Stern, Archaeological of the Land of the Bible, Volume II: the Assyrian, Babylonian, and Persian Periods, 732-332 B.C.E. (New York: Doubleday, 2001)
  14. ^ Per quel che riguarda la geografia storica, il libro più importante in inglese è Anson F. Rainey and R. Steven Notley, The Sacred Bridge: Carta's Atlas of the Biblical World (Jerusalem: Carta, 2006).
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    «Una scoperta dopo l'altra si è affermata l'attendibilità di innumerevoli dettagli della Bibbia come fonte storica.».
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    «Ma qualcuno potrebbe chiedere: 'La Scrittura non è contraria a quanti ritengono che il cielo sia sferico, quando dice, che allunga il cielo come una pelle? Sia contraria invero se la loro affermazione è falsa .... Ma se possono dimostrare a loro dottrina con prove inoppugnabili, dobbiamo mostrare che questa affermazione della scrittura circa la pelle non è contraria alla verità delle loro conclusioni». (“Ma qualcuno potrebbe chiedere: 'La Scrittura non è contraria a quanti ritengono che il cielo sia sferico, quando dice, che allunga il cielo come una pelle? Sia contraria invero se la loro affermazione è falsa .... Ma se possono dimostrare a loro dottrina con prove inoppugnabili, dobbiamo mostrare che questa affermazione della scrittura circa la pelle non è contraria alla verità delle loro conclusioni.")
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  25. ^ "On The Eternity of the World" by Thomas Aquinas from the Internet Medieval Sourcebook
  26. ^ Heilbron (2005, p.307); Coyne (2005, p.347) L'effetto pratico del bando nei suoi ultimi anni sembra essere stato che il clero poteva pubblicare discussioni di fisica eliocentrica se accompagnate da una formale dichiarazione liberatoria che ne assicurasse il carattere ipotetico professando la propria obbedienza ai decreti ecclesiastici contro il movimento della Terra: ad esempio l'edizione commentata (1742) dei 'Principia' di Newton a cura dei Padri Le Seur e Jacquier, che contiene un tal disclaimer ('Declaratio') premesso al terzo libro (Propositions dalla 25 in avanti) che tratta la teoria lunare.
  27. ^ McMullin (2005, p.6); Coyne (2005, p.346). In realtà, l'opposizione della Chiesa era terminata praticamente già nel 1820, quando ad un canonico cattolico, Giuseppe Settele, fu consentito di pubblicare un'opera che trattava l'eliocentrismo come un dato fisico più che una congettura matematica. L'Indice non ebbe però una nuova edizione prima del 1835.
  28. ^ Gillispie, Charles Coulston, Genesis and geology: a study in the relations of scientific thought, natural theology, and social opinion in Great Britain, 1790–1850, Cambridge, Harvard University Press [1951], 1996. ISBN 0-674-34481-2. (p. 224)
  29. ^ Citato in Gillispie, Charles Coulston, Genesis and geology: a study in the relations of scientific thought, natural theology, and social opinion in Great Britain, 1790–1850, Cambridge, Harvard University Press [1951], 1996, pp. 142–143. ISBN 0-674-34481-2.
  30. ^ I creazionisti con cui Darwin polemizzava sostenevano che in molti momenti della storia Dio avesse creato parti dell'universo. Molti fenomeni non spiegati scientificamente erano attribuiti ad una creazione divina. Vari pensatori riprendevano dall'evangelista Giovanni il concetto di creazione continua, e sostenevano che l'intervento creatore di Dio fosse ancora in corso, arrivando a portarlo anche in singoli eventi. Nella prima e nell'ottava ed ultima riedizione del libro, Darwin non affermava la necessità o probabilità di un intervento creativo, né ne dichiarava l'incompatibilità con la teoria dell'evoluzione. Tuttavia secondo Darwin la tesi di un intervento creativo continuo non è propria dell'intelligenza necessaria al creatore dell'universo; egli pertanto manifestava esplicitamente il suo disaccordo con la posizione dei creazionisti, e sosteneva che se mai ci fosse stata una creazione, l'intelligenza necessaria a un Dio creatore dell'universo si sarebbe rivelata nella capacità di condizionarne il futuro nei modi voluti con un solo intervento creativo, senza ulteriori creazioni nella storia dell'uomo, ovvero con un unico piano reso attuabile con un'unica azione creatrice.
  31. ^ a b Wenham, Gordon J., Genesis 1–11 in Exploring the Old Testament: A Guide to the Pentateuch, Downers Grove, Ill, InterVarsity Press, 2003. ISBN 0-8308-2551-7.
  32. ^ Tra le cause maggiori della Riforma vi fu la posizione di Martin Lutero rispetto all'organizzazione ecclesiastica nella diffusione della parola di Dio: la liturgia era celebrata soltanto in latino, ed era difficile poter accedere a traduzioni della Bibbia in lingua volgare (in effetti esistevano già traduzioni in tedesco, italiano, francese, etc., ma non erano mai utilizzate nella liturgia, e furono viste sempre con atteggiamento piuttosto ambiguo dalle autorità ecclesiastiche). Di conseguenza, soltanto i chierici e pochi laici istruiti potevano accostarsi alla lettura delle Scritture. Lutero, al contrario, auspicava un diretto avvicinamento di tutti i fedeli alla Bibbia. Sostenendo che la Bibbia era un libro destinato all'intera umanità e che ogni cristiano aveva il diritto di leggerla, senza l'intermediazione della cerchia ristretta del clero (dottrina del libero esame), Lutero tradusse la Bibbia in tedesco e, grazie alla precedente invenzione della stampa a caratteri mobili, dell'alsaziano Johann Gutenberg nel 1455, ne curò diverse edizioni che si diffusero rapidamente in tutta l'area di lingua tedesca.
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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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