14ª ora

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14ª ora
14 ora.png
Richard Basehart e Paul Douglas in una scena del film
Titolo originale Fourteen Hours
Paese di produzione USA
Anno 1951
Durata 92 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1.37:1
Genere drammatico
Regia Henry Hathaway
Soggetto Joel Sayre
Sceneggiatura John Paxton
Produttore Sol C. Siegel
Fotografia Joseph MacDonald
Musiche Alfred Newman
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

14ª ora (Fourteen Hours) è un film del 1951 diretto da Henry Hathaway, con Paul Douglas e Richard Basehart. Il film è stato distribuito anche in DVD con il titolo La quattordicesima ora.

La pellicola si basa su un fatto realmente accaduto: il suicidio di John Warde, che si buttò dalla finestra del 17º piano del Hotel Gotham il 26 luglio 1938[1].

Grace Kelly fa una piccola parte, esordendo così nel mondo del cinema.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Robert Cosick minaccia di gettarsi dal quindicesimo piano di un grattacielo. Un poliziotto lo vede e per 14 ore gli parla, nel tentativo di convincerlo a desistere dal suo proposito. Nel frattempo la gente si raduna intorno all'aspirante suicida: tra essa Louise, una giovane donna che sta per divorziare.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Sebbene dai crediti si lascia intendere che storia e personaggi siano "interamente di finzione", il film è basato sul suicidio di John William Warde, un ventiseienne che si gettò dal Gotham Hotel di New York City il 26 luglio 1938, dopo 11 ore di titubanza. Il personaggio di Charlie Dunnigan è ispirato a Charles V. Glasco, un poliziotto newyorkese in servizio all'epoca dei fatti che guidò le trattative per convincere Warde a scendere e non buttarsi.[2][3]

L'autore Joel Sayre scrisse del suicidio di Warde per il The New Yorker in un articolo intitolato "That Was New York: The Man on the Ledge", pubblicato il 16 aprile 1949. La storia entrò nell'interesse della 20th Century Fox, che si assicurò i diritti dello scritto.[4] Era previsto il coinvolgimento di Richard Widmark, scritturato per essere l'uomo sul cornicione, con Robert Wagner a interpretare Danny, ma fu poi sostituito da Jeffrey Hunter.[2]

Il titoto fu cambiato dalla 20th Century Fox da The Man on the Ledge a Fourteen Hours su richiesta della madre di Warde, in modo che il film non fosse strettamente identificabile con la morte del figlio. L'esecutivo della casa cinematografica Darryl F. Zanuck, per gli stessi motivi, propose anche di spostare l'ambientazione del film in un'altra città, ma infine si decise di rimanere a filmare a New York.[2]

Era il turno della regia, i produttori indicarono Howard Hawks come potenziale e principale candidato al ruolo, ma il regista declinò l'invito a causa del soggetto da trasporre. L'attenzione si concentrò quindi su Henry Hathaway, noto per i suoi lavori realistici come The House on 92nd Street (1945), Kiss of Death (1947) e Call Northside 777 (1948).[2][5]

Le riprese furono completate nel giro di sei settimane, con un modesto bilancio di produzione.[2] Gli esterni di New York furono girati all'edificio della Guaranty Trust Company, sito a 128 Broadway nella bassa Manhattan.[4] Il palazzo è stato poi demolito. Utilizzando in maniera adeguata e particolare effetti di luce, angolazioni delle telecamere e spostamento dell'attenzione dal pubblico sottostante al suicida, questo è considerato in larga parte come il miglior film di Hathaway.[5]

Oltre 300 persone furono assunte da Hathaway come comparse e apparizioni da convergere nella folla sottostante l'albergo, molte delle quali girarono nella bassa Broadway. Altri attori che hanno prestato il volto al film ma non sono stati accreditati sono Ossie Davis e Harvey Lembeck, nel ruolo di due tassisti, così anche Joyce Van Patten, Brad Dexter, che in seguito è apparso in The Magnificent Seven (1960), John Cassavetes e il ventenne Brian Keith figlio di Robert Keith.[4] Altri non accreditati e ruoli di secondo piano includono Richard Beymer, che apparirà in West Side Story alcuni anni dopo, Willard Waterman nella parte di un impiegato dell'albergo, la futura stella di Broadway Janice Rule, e gli attori caratteristi Leif Erickson e John Randolph.[6]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il The New Yorker dà risalto all'interpretazione di Basehart, spiegando come riesca a trasmettere al pubblico un sentimento di reale afflizione del suo personaggio. Proprio la qualità della sua prestazione impressionò il regista italiano Federico Fellini, che lo scritturò nel 1954 per La strada.[7]

Il critico Bosley Crowther del New York Times elogia la "suspense avvincente, il dramma appassionante e il pungente commento sociale rappresentato nel film", dando un ulteriore sguardo alle prestazioni recitative di Basehart, Douglas, Da Silva e Moorehead, i quali riescono nell'intento di dare umanità ai loro personaggi e realismo all'atmosfera.[8]

Per Time Out Film Guide si tratta di un "vertiginoso melodramma che racconta gli eventi in maniera professionale, in moderata chiave giornalistica", comparandolo al noir Ace in the Hole e osservando che "l'enfasi è posta tanto sulla reazione degli astanti come sullo stato dell'aspirante suicida".[9]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1951 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell'anno e ha premiato Richard Basehart come miglior attore.

Collegamenti ad altri film[modifica | modifica sorgente]

La locandina di questo film compare in una scena di Un americano a Roma.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Critica al film sul sito Goatdog's movies
  2. ^ a b c d e Notes for Fourteen Hours (1951) in Turner Classic Movies. URL consultato il 21 marzo 2009.
  3. ^ Youth 11 Hours on Ledge Leaps 17 Floors to Death As Thousands Watch in The New York Times, 27 luglio 1938, pp. One.
  4. ^ a b c Richard Harland Smith, Fourteen Hours in TCM website, Turner Classic Movies. URL consultato il 22 marzo 2009.
  5. ^ a b John Reid, these movies won no hollywood awards, lulu.com, 2005, ISBN 978-1411658462.
  6. ^ Fourteen Hours (1951) full cast and crew) in Internet Movie Database. URL consultato il 23 marzo 2009.
  7. ^ Leigh Wendy, True Grace: the life and death of an American princess, Macmillan, 2007, p. 51, ISBN 978-0312342364.
  8. ^ Bosley Crowther, THE SCREEN IN REVIEW; 'FourteenHours,' Fox Film About Man on Ledge Ready to Jump, Telling Drama of Astor in The New York Times, 7 marzo 1951. URL consultato il 21 marzo 2009.
  9. ^ Fourteen Hours (1951) in Time Out Film Guide, Time Out. URL consultato il 21 marzo 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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