LVG C.II

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LVG C.II
Anche se erroneamente identificato come Albatros C.III nella collezione Bundesarchiv il velivolo fotografato è in realtà un LVG C.II.
Anche se erroneamente identificato come Albatros C.III nella collezione Bundesarchiv il velivolo fotografato è in realtà un LVG C.II.
Descrizione
Tipo aereo da ricognizione
Equipaggio 2
Progettista Franz Schneider
Costruttore Germania LVG
Data primo volo 1915
Data entrata in servizio fine 1915
Utilizzatore principale Germania Luftstreitkräfte
Esemplari circa 300 tra C.I e C.II
Sviluppato dal LVG B.II
Altre varianti LVG C.III
Dimensioni e pesi
Lunghezza 8,10 m
Apertura alare 12,85 m
Altezza 2,93 m
Superficie alare 37,60
Peso a vuoto 845 kg
Peso carico 1 405 kg
Propulsione
Motore un Mercedes D.III
Potenza 160 PS (118 kW)
Prestazioni
Velocità max 130 km/h
Velocità di crociera 114 km/h
Velocità di salita 187 m/min
Autonomia 4 h
Tangenza 4 000 m
Armamento
Mitragliatrici una LMG 08/15 calibro 7,92 mm
una Parabellum MG 14 calibro 7,92 mm
Bombe 60 kg

i dati sono estratti da Уголок неба[1]

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L'LVG C.II era un monomotore da ricognizione biplano sviluppato dall'azienda tedesco imperiale Luftverkehrsgesellschaft GmbH (LVG) negli anni dieci del XX secolo.

Sviluppato nel 1915 adottava la soluzione dello scambio dei due posti dell'equipaggio, con l'osservatore che, passato in quello posteriore, poteva essere equipaggiato con una mitragliatrice montata su supporto ad anello. Realizzato in circa 300 esemplari, entrò in servizio nei reparti della Luftstreitkräfte, la componente aerea del Deutsches Heer (l'esercito imperiale tedesco), già nelle prime fasi della prima guerra mondiale.

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

Durante le prime fasi della prima guerra mondiale, il rapido sviluppo dell'industria aeronautica rese necessario un costante adeguamento della flotta aerea delle varie nazioni impegnate nel conflitto. L'Idflieg, organo deputato alla gestione dell'aeronautica militare dell'Impero tedesco, emise a tal proposito una serie di specifiche atte ad ottenere velivoli dalle sempre migliori prestazioni, adeguate alle nuove esigenze belliche, da destinare ai reparti della Luftstreitkräfte, la componente aerea del Deutsches Heer (l'esercito imperiale tedesco).

Nel 1915 l'Idflieg emise una specifica per la fornitura di una nuova tipologia di velivolo da ricognizione biposto basata sui B-Typ ma che adottava un armamento difensivo. I nuovi velivoli, che assunsero la designazione di C-Typ, dovevano essere caratterizzati dallo spostamento del posto di pilotaggio all'abitacolo anteriore lasciando quindi la possibilità all'osservatore di essere dotato di una mitragliatrice, differentemente dai precedenti ricognitori dove era posizionato davanti al pilota. Questo permetteva all'equipaggio di avere capacità difensiva nei confronti della caccia nemica che si stava velocemente sviluppando.

In quest'ambito la Luftverkehrsgesellschaft, basandosi sui precedenti B.I e B.II non armati, affidò lo sviluppo di due nuovi modelli all'ingnegnere svizzero Franz Schneider[2]. Il primo dei due velivoli venne identificato, in ossequio alle convenzioni Idflieg come C.I ed equipaggiato con un motore Benz Bz.III da 150 PS (110 kW). Il C.I costituì una sorta di preserie del successivo C.II, dal disegno sostanzialmente simile ma equipaggiato con il più potente Mercedes D.III da 160 PS (118 kW) e che beneficiò di un irrobustimento alla cellula[3], avviato alla produzione.[1] Presentato alla commissione tecnica dell'Idflieg questa approvò il progetto emanando un ordine di fornitura, ma dato che le esigenze di nuovi velivoli di quella classe erano pressanti, venne concessa una licenza di produzione alla AGO Flugzeugwerke.

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

L'LVG C.II conservava l'aspetto generale, per l'epoca convenzionale, dei simili modelli prodotti nello stesso periodo dalle altre aziende: biplano, monomotore biposto con carrello fisso.

La fusoliera, realizzata con struttura ricoperta di tela verniciata, era caratterizzata da due abitacoli aperti in tandem, l'anteriore destinato al pilota ed il posteriore all'osservatore con mansioni anche di mitragliere. Posteriormente terminava in un impennaggio classico monoderiva caratterizzato da una pinna dorsale triangolare raccordata al timone e piani orizzontali controventati da una coppia di montanti obliqui per lato.

La configurazione alare era biplana con ala superiore dall'apertura leggermente superiore dell'inferiore, collegate tra loro da una doppia coppia di montanti per lato ed integrati da tiranti in cavetto in acciaio. Sulla parte centrale dell'ala superiore era collocato il serbatoio di combustibile che alimentava il motore a caduta.

Il carrello d'atterraggio era fisso, molto semplice, montato su una struttura tubolare al di sotto della fusoliera, dotato di ruote di grande diametro collegate da un asse rigido ed integrato posteriormente con un pattino d'appoggio.

La propulsione era affidata ad un motore Mercedes D.III, un 6 cilindri in linea raffreddato a liquido capace di erogare una potenza pari a 160 PS (118 kW), posizionato all'apice anteriore della fusoliera, racchiuso da un cofano metallico ed abbinato ad un'elica bipala in legno a passo fisso.

L'armamento era inizialmente costituito da una singola mitragliatrice Parabellum MG 14 calibro 7,92 mm montata su supporto brandeggiabile ad anello sull'abitacolo posteriore integrata successivamente anche da una LMG 08/15 calibro 7,92 mm montata in caccia e a disposizione del pilota.

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

L'LVG C.II cominciò ad essere inviato ai reparti della Luftstreitkräfte nel tardo 1915 ed impiegato come aereo da ricognizione in cooperazione con l'esercito e come bombardiere leggero. In quest'ultimo ruolo, grazie alla sua autonomia, fu uno dei primi velivoli più pesanti dell'aria a raggiungere Londra: il pilota Walther Ilges e l'ufficiale Paul Brandt[4] riuscirono a bombardare, il 28 novembre 1916 la stazione di London Victoria sganciando il loro carico bellico di sei bombe da 10 kg ciascuna. Il primo bombardamento effettuato sulla capitale britannica fu ad opera di un "più leggero dell'aria", il dirigibile Zeppelin LZ 38, nelle prime ore del 1º giugno 1915.[3] L'equipaggio del C.II che riuscì nell'impresa, e che aveva come obiettivo in realtà l'Admiralty House, sede dell'Ammiragliato, fu costretto nel volo di ritorno ad un atterraggio di emergenza in territorio nemico, a Boulogne-sur-Mer nella Francia settentrionale.[5] Nella primavera del 1916 erano circa 260, tra C.I e C.II, gli esemplari operativi, che formavano la spina dorsale dei reparti della Luftstreitkräfte impegnati sul fronte occidentale.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Germania Germania

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b LVG C.I(II) in Уголок неба.
  2. ^ (EN) Peter M. Grosz, Windsock Datafile 71: LVG C.V, Berkhampstead, Albatross Productions, 1998, p. 1, ISBN 1-902207-04-1.
  3. ^ a b (EN) Rob Baumgartner, World War One Aviation: German Two-Seaters 1915 in WWI Aviation Pictorial History An Illustrated History of World War 1 Aviation, http://www.wwiaviation.com/index.html, 13 gennaio 2011. URL consultato il 13 gennaio 2011.
  4. ^ (EN) aviation timeline 1916 in Century of flight, http://www.century-of-flight.net/index.htm, 27 aprile 2006. URL consultato il 13 gennaio 2011.
  5. ^ LVG C.II Reconnaissance Fighter / Light Bomber in Military Factory.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

In lingua inglese[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) David Donald (ed.), The Encyclopedia of World Aircraft, Leicester, UK, Blitz Editions, 1997, p. 553, ISBN 1-85605-375-X.
  • (EN) Peter M. Grosz, Windsock Datafile 17: LVG C.VI, Berkhampstead, Albatross Productions, 19989, ISBN 1-902207-04-1.
  • (EN) G. van Wyngarden, Early German Aces of World War I, Osprey Publishing Ltd., 2006, ISBN 1-841-76997-5.
  • (EN) Michael John H. Taylor, Jane's encyclopedia of aviation, 2nd Edition, Londra, Studio Editions, 1989, ISBN 0-51710-316-8.

In lingua tedesca[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Enzo Angelucci, Paolo Matricardi, Flugzeuge von den Anfängen bis zum Ersten Weltkrieg, Wiesbaden, 1976, ISBN 3-8068-0391-9.
  • (DE) Karlheinz Kens, Hanns Müller, Die Flugzeuge des Ersten Weltkriegs 1914-1918, München, 1973, ISBN 3-453-00404-3.
  • (DE) Günter Kroschel, Helmut Stützer, Die deutschen Militärflugzeuge 1910-18, Wilhelmshaven, Lohse-Eissing Mittler, 1977, ISBN 3-920602-18-8.
  • (DE) Kenneth Munson, Bomber 1914 - 1919, Zürich, Orell Füssli Verlag, 1968.
  • (DE) Heinz J. Nowarra, Die Entwicklung der Flugzeuge 1914–18, München, Lehmanns, 1959, ISBN non esistente.
  • (DE) Karl Pawlas, Deutsche Flugzeuge 1914–1918, Nürnberg, 1976, pp. 63-65, ISBN 3-88088-209-6.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]