L'uovo del serpente

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L'uovo del serpente
Titolo originale The Serpent's Egg
Das Schlangenei
Lingua originale inglese, tedesco
Paese di produzione USA, Germania
Anno 1977
Durata 119 minuti
Colore colore (Eastmancolor)
Audio sonoro (mono)
Rapporto 1,66 : 1
Genere drammatico
Regia Ingmar Bergman
Soggetto Ingmar Bergman
Sceneggiatura Ingmar Bergman
Produttore Dino De Laurentiis
Produttore esecutivo Horst Wendlandt
Casa di produzione Rialto Film (Monaco di Baviera, Germania), Dino De Laurentiis Corporation (USA)
Distribuzione (Italia) Dino De Laurentiis
Fotografia Sven Nykvist
Montaggio Petra von Oelffen
Musiche Rolf A. Wilhelm
Scenografia Rolf Zehetbauer
Costumi Charlotte Flemming
Interpreti e personaggi

L'uovo del serpente (The Serpent's Egg) è un film del 1977 diretto da Ingmar Bergman.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sullo schermo scorrono in bianco e nero i titoli di testa mentre si vedono delle persone che camminano con lentezza e con aria afflitta senza meta alternate da altre immagini a colori e festose accompagnate da un allegro fox-trot. Dalla voce fuori campo veniamo a sapere che è il 3 novembre 1923 e siamo a Berlino nel periodo dell'inflazione quando per comprare un pacchetto di sigarette sono necessari quattro miliardi di marchi.

Alla festa partecipa, con forzata allegria, anche Abel Rosenberg, un ebreo statunitense trentacinquenne di origini lettoni, nativo di Filadelfia (in Pennsylvania), che fa il trapezista ed è giunto a Berlino in settembre con il fratello Max che si è suicidato.

Abel, sospettato di aver ucciso il fratello e altre persone trovate uccise nella zona, viene interrogato dall'ispettore Bauer e poi va a pranzo con Holliger e insieme commentano quanto pubblicano i giornali, anche se Abel sostiene di non credere agli intrighi politici.

Durante il pomeriggio Abel si reca al cabaret "L'asino blu", dove lavora Manuela, la vedova del fratello, per darle la notizia che Max si è sparato lasciando una lettera con sopra scritto: "Un flagello sta per abbattersi su di noi".

Manuela sostiene che per litigi di gelosia non aveva visto il marito ultimamente e, terminato lo spettacolo conduce Abel a casa sua dove Abel ricorda gli anni dell'infanzia trascorsi con il fratello. Poi Manuela dice che deve andare a lavorare in un ufficio di importazioni ed esportazioni e Abel, rimasto solo nell'appartamento, fruga nei cassetti e trova parecchio denaro.
Nel frattempo entra nell'appartamento la padrona di casa, Holle, che dice ad Abel di essere molto affezionata a Manuela.

Nella scena seguente si vede Abel all'obitorio mentre l'ispettore gli mostra i cadaveri degli assassinati e lo accusa. Abel cerca una via di fuga ma trova tutte le porte chiuse e così viene arrestato. Manuela va a trovarlo in carcere e gli dice che le hanno rubato i suoi risparmi. Abel viene intanto rilasciato e, ritornato a casa con Manuela, viene a sapere che la padrona di casa non li vuole più ospitare.

Manuela dice ad Abel di aver avuto una relazione con uno squallido personaggio di nome Vergérus e confessa ad Abel di lavorare in un bordello di lusso dove si recano attori, diplomatici e giornalisti di fama.

È martedì 6 novembre e i giornali riportano notizie catastrofiche sul Governo. Manuela, seguita da Abel, esce di casa ed entra in una chiesa dove chiede ad un prete di confessarla perché si sente in colpa per la morte del marito.

Vergérus mette a disposizione un appartamento dove Manuela e Abel vanno ad abitare vicino all'ospedale Sant'Anna dove lavoreranno, lui in archivio e lei in cucina. Nel frattempo i nazisti fanno irruzione nel cabaret e picchiano il direttore che è stato precedentemente messo allo scoperto da un'artista che gli dà del porco ebreo e poi incendiano il locale

Abel viene accolto dai dottori Soltermann e Silbermann e uno di essi gli confida che in quel luogo sta accadendo qualcosa di orribile. L'archivio dove deve lavorare Abel si trova alla fine di lunghissimi corridoi e Abel, che inizia ad essere angosciato, per superare le sue paure si rifugia nell'alcol e si ubriaca. Per la strada rompe una vetrina, aggredisce un passante e sua moglie e incontra una prostituta che lo abborda, poi entra nel bordello e si fa beffa di un negro impotente.

Scopre intanto che Manuela è morta e, uscito dall'appartamento, si reca nei sotterranei dell'ospedale e viene aggredito. Si presenta Vergérus che, dopo avergli raccontato come vengano fatti degli esperimenti su esseri umani con una droga chiamata "tanatoxin" che conduce alla pazzia e alla morte, gli dice che Max era uno dei loro assistenti.

Quando Vergérus viene a sapere che l'ispettore Bauer lo ha denunciato, prima di suicidarsi con il veleno, guardandosi morire davanti ad uno specchio, dice:

« Non sono un mostro. Questi sono i primi esitanti passi di uno sviluppo necessario. La legge confischerà i nostri risultati e comincerà a studiarli. Tra pochi anni gli esperimenti saranno continuati su una scala più vasta. Noi precorriamo i tempi, dobbiamo essere sacrificati. La rivolta di Hitler sarà un fiasco colossale. Hitler sarà spazzato via il giorno stesso in cui scoppierà la tempesta. La gente è incapace di una rivoluzione. È troppo impaurita, troppo frustrata. Si affaccia una nuova società. L'uomo è una malformazione della natura. Sterminiamo ciò che è inferiore e incrementiamo ciò che è utile. Il mio esperimento è come un abbozzo di ciò che avverrà nei prossimi anni. Tuttavia nitido e preciso: proprio come l'interno dell'uovo di un serpente. Attraverso la sottile membrana esterna, si riesce a discernere il rettile già perfettamente formato[1]. »

Abel, che è rimasto sconvolto da quanto è accaduto, prende numerosi Veronal e dorme per due giorni consecutivi. Bauer, che intanto ha parlato con Hollinger, lo informa di avergli trovato un lavoro in un circo e che presto sarà accompagnato alla stazione e gli dice anche che la rivolta hitleriana di Monaco è fallita.

Una voce fuori campo informa gli spettatori che Abel era sfuggito alla scorta e che nessuno lo rivide mai più.

Analisi del film[modifica | modifica wikitesto]

Il film è ambientato negli anni venti e con uno stile improntato all'espressionismo tedesco, si svolge in un'atmosfera cupa dove predominano i colori scuri, tranne quando ci si sposta nel cabaret dove le scene vengono girate con colori chiassosi dovuti alla scenografia di Rolf Zehetbauer che aveva collaborato con Bob Fosse nel film Cabaret.

Il film è permeato di reminiscenze kafkiane che si ritrovano soprattutto nello strano lavoro affidato ad Abel che lavora in un luogo simile ad un labirinto dal quale non si può uscire se non accompagnati e ha il compito di trasferire il contenuto di alcune cartelle di colore grigio in altre cartelle di colore giallo.

La figura di Vergérus rappresenta il male e il monito è quello di diffidare di ogni perversione politica.

Il film, dove ogni sequenza e ogni inquadratura ha lo scopo di creare nello spettatore forte angoscia, può essere considerato un film dell'orrore come dice lo stesso Bergman nella sua autobiografia[2] quando afferma di aver fatto:

« Quasi un film dell'orrore. È certamente il film più forte che abbia mai fatto »

L'uovo del serpente ha una chiave autobiografica che ci viene offerta dallo stesso Bergman in alcune interviste in cui dice che pensava da parecchi anni a un film del genere, quasi una catarsi e un ex voto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Titoli con cui è stato distribuito[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ingmar Bergman, L'uovo del serpente, Einaudi, 1977
  2. ^ Ingmar Bergman, La lanterna magica, Garzanti, Milano, 1987

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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