L'uomo leopardo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'uomo leopardo
Titolo originale The Leopard Man
Lingua originale Inglese, spagnolo
Paese di produzione USA
Anno 1943
Durata 66 min
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Rapporto 1,37 : 1
Genere drammatico, orrore, thriller
Regia Jacques Tourneur
Soggetto dal romanzo di Cornell Woolrich
Sceneggiatura Ardel Wray, Edward Dein
Produttore Val Lewton
Casa di produzione RKO Radio Pictures
Fotografia Robert de Grasse
Montaggio Mark Robson
Musiche Roy Webb
Scenografia Darrel A. Silvera
Al Fields
Interpreti e personaggi

L'uomo leopardo (The Leopard Man) è un film horror del 1943 diretto da Jacques Tourneur, basato sul libro Black Alibi di Cornell Woolrich.

Trama[modifica | modifica sorgente]

In un piccolo villaggio del Nuovo Messico l'impresario Jerry Manning affitta un leopardo ammaestrato come trovata pubblicitaria per risollevare lo spettacolo della sua ragazza e cantante di night-club, Kiki. Durante il primo spettacolo in cui appare con il leopardo, Kiki, fa fuggire l'animale spaventato dalla sua rivale Clo-Clo, una abile e talentuosa ballerina di flamenco. Dopo inutili ricerche del leopardo da parte della polizia, una giovane ragazza, mandata in piena notte dalla madre per acquistare del mais, viene aggredita e barbaramente uccisa proprio davanti la porta di casa, di fronte all'impotenza della madre e del suo fratellino più piccolo.

Sfondo[modifica | modifica sorgente]

L'uomo leopardo è uno dei pionieri del genere, tanto da essere definito il «primo ritratto realistico di un assassino seriale nel cinema americano». Se infatti oggi i prodotti sul commercio ritraenti questi personaggi sono numerosi, all'epoca il genere era ancora allo stato embrionale; prima del film di Tourneur erano stati realizzati solamente M - Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang nel 1930 e L'ombra del dubbio di Alfred Hitchcock nel 1943. Oltre ciò, vanta anche il primato d'essere forse il primo film a combinare il noir e l'horror, creando atmosfere e stili ancora in uso nel cinema moderno; è inoltre uno degli antenati dello slasher i cui elementi chiave (personaggi sempre in allerta, assassino dall'identità nascosta, giovani ragazze di bell'aspetto, morte violenta) sono presenti tutti. [1]

Il romanzo Black Alibì non aveva ricevuto particolare attenzione, sebbene rappresentasse l'apice della carriera di Wollrich, i cui testi sono stati a lungo sottovalutati. A tal proposito, il produttore del film Val Lewton raccontò un ironico aneddoto:

(EN)
« Someone told them I had written horrible novels, they mistook the word ‘horrible’ for ‘horror’ and I got the job. »
(IT)
« Qualcuno ha detto loro [gli autori] che avevo scritto romanzi orribili, hanno scambiato la parola 'orribile' per 'orrore' e ho ottenuto il lavoro. »

All'epoca della distribuzione, negli Stati Uniti si era assistito da alcuni anni al cosiddetto "panico da crimini sessuali", che coinvolgerà in maniera più o meno uguale anche il vicino Canada qualche anno dopo. Si trattava di un'era nella quale l'urbanizzazione delle grandi città aveva comportato anche il degrado delle periferie delle stesse, portando a una considerevole, seppur ancora poco sviluppata, situazione di disagio delle aree povere. Proprio da qui partirono le prime avvisaglie per quanto concerne i reati di natura sessuale, specie verso donne sole, prostitute, ma anche residenti. L'aumentare dei casi che coincideva con la recrudescenza della violenza nei confronti delle vittime, creò una paura "pubblicizzata" dai media più dai fatti reali, contribuendo al panico generale.

Quindi, il materiale portato sul grande schermo da L'uomo leopardo vuole essere un messaggio per il pubblico, spiegando che il nemico potrebbe essere chiunque, come persone di normale frequentazione e non lo stereotipato violentatore solitario che agisce di notte nelle vie isolate, bensì un "ragazzo della porta accanto". Scegliendo volutamente di non approfondire la psicologia dell'assassino, il quale a fine film dichiarerà di agire per impulso senza un motivo reale (in voga con la scelta degli autori di non analizzarne l'aspetto interiore), il film si inserisce nell'ambito storico e sociale cui appartiene l'epoca dell'uscita, senza ulteriori presupposti.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Secondo Joel Siegel, che ha criticato sia il film in quanto a narrazione che stile, l'uomo leopardo è «poco più che un esercizio di voyeurismo sadico», constatandogli comunque una «struttura particolarmente non convenzionale». Concludendo la sua opinione al film, contesta il materiale di base per la sceneggiatura, Black Alibì, a suo dire "troppo a favore" di Tourneur e Lewton. [1]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il leopardo usato per le riprese, ribattezzato Dynamite dalla troup, è lo stesso usato anche per Il bacio della pantera (1942) sempre di Tourneur. [1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Scott Preston. The Strange Pleasure of the Leopard Man: Gender, Genre and Authorship in a Val Lewton Thriller. CineAction, (ultimo accesso il 01-11-2010).

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema