L'uomo che sapeva troppo (film 1956)

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L'uomo che sapeva troppo
James Stewart in The Man Who Knew Too Much trailer.jpg
James Stewart nel trailer
Titolo originale The Man Who Knew Too Much
Paese di produzione USA
Anno 1956
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere thriller
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Charles Bennett e D.B. Wyndham-Lewis
Sceneggiatura John Michael Hayes
Fotografia Robert Burks
Montaggio George Tomasini
Musiche Bernard Herrmann e Arthur Benjamin (canzoni di Ray Evans e Jay Livingston)
Scenografia Henry Bumstead e Hal Pereira
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

L'uomo che sapeva troppo (The Man Who Knew Too Much) è un film del 1956 diretto da Alfred Hitchcock.

Il thriller, presentato in concorso al 9º Festival di Cannes,[1] è un remake dell'omonimo film del 1934 diretto dallo stesso Hitchcock ma prodotto in Gran Bretagna.

Trama[modifica | modifica sorgente]

« E come un solo colpo di piatti ha messo in crisi la vita di un'intera famiglia americana»

Due turisti americani, il medico Ben McKenna e la moglie Jo, sono in viaggio in Marocco insieme al figlioletto Hank. Sull'autobus che li conduce a Marrakech fanno conoscenza con un misterioso personaggio, Louis Bernard, che desta subito qualche perplessità nella diffidente Jo. La sera i McKenna, recatisi a cena in un locale tipico, incontrano i coniugi Drayton, una coppia inglese che alloggia nel medesimo albergo, e con la quale s'intrattengono per la serata. Con loro sorpresa, nello stesso locale i McKenna intravedono l'onnipresente e misterioso Bernard che, dopo essere passato nel pomeriggio nella loro camera d'albergo per invitarli a cena, li ha poi lasciati con una scusa.

Il giorno successivo, mentre i McKenna e i Drayton visitano il mercato di Marrakech, un uomo viene pugnalato a morte sotto i loro occhi. Il dottor McKenna accorre in suo soccorso e si accorge che lo sconosciuto altri non è che Louis Bernard, camuffato in un abito tipico del luogo e con le mani e la faccia tinte di nero. L'uomo, prima di morire, rivela a McKenna che un importante uomo di stato sarà presto assassinato a Londra, e si raccomanda di andare a cercare colà "Ambrose Chapel". La polizia francese (il Marocco, al tempo della narrazione, era ancora un protettorato francese) invita i McKenna in commissariato, mentre i Drayton tornano in albergo con Hank. Durante l'interrogatorio, McKenna viene chiamato al telefono e una voce misteriosa all'altro capo del filo gli intima il silenzio sulle rivelazioni che egli ha avuto da Bernard morente, pena l'uccisione del figlioletto (si scoprirà presto che i rapitori sono i coniugi Drayton).

McKenna apprende dal commissario che Bernard era un agente del Deuxième Bureau (il servizio di controspionaggio francese) ma rifiuta di collaborare e con la moglie riparte immediatamente per Londra. Qui, nonostante le raccomandazioni in senso contrario di Scotland Yard, già informata dai francesi, i due coniugi iniziano a indagare da soli, sulla base delle poche indicazioni fornite da Bernard. Trovato Ambrose Chapel, scoprono che non solo questi è del tutto estraneo al rapimento, ma che l'Ambrose Chapel di cui parlava Bernard non è una persona, bensì un luogo (chapel, in inglese, significa "cappella").

Giunti sul luogo, il loro intervento viene vanificato dal deciso comportamento dei Drayton (il marito Edward usa come copertura la rispettabile attività di prete anglicano) che fuggono rinchiudendo Ben, debitamente stordito, nella cappella e si portano dietro il piccolo Hank. Tuttavia Jo, che era uscita dalla cappella per avvisare Scotland Yard, riesce a sventare l'attentato organizzato dai Drayton su commissione dell'ambasciatore di un non ben identificato paese, contro il primo ministro dello stesso paese, in visita a Londra, che avrebbe dovuto aver luogo durante un concerto alla Royal Albert Hall. Grazie al loro intervento (un urlo di Jo fa sbagliare mira al killer e la comparsa improvvisa di Ben nel palco ove quest'ultimo aveva sparato ne provoca la caduta in platea e la morte), i coniugi McKenna sono invitati all'Ambasciata. All'interno di questa i Drayton hanno portato precipitosamente il piccolo dopo che la loro base a Londra, la Ambrose Chapel, è stata "bruciata" a causa dell'intervento di Scotland Yard.

Deciso a uccidere il bambino, su richiesta perentoria dell'ambasciatore che non vuole testimoni del suo tradimento, Edward Drayton torna nella stanza, ma la moglie Lucy, che ha preso a cuore le sorti di Hank, riesce a farlo fuggire esortandolo a fischiare la canzone che la madre gli cantava da piccolo, e che ora sta cantando ai piani di sotto, facendosi così sentire dal padre, che accorre in tempo per fermare l'uomo.

Cameo[modifica | modifica sorgente]

Come in molti altri suoi film, Hitchcock fa la sua breve apparizione davanti alla macchina da presa: qui lo si vede, di spalle, mentre assiste allo spettacolo che danno alcuni saltimbanchi nel mercato di Marrakech.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu prodotto da Alfred Hitchcock, Paramount, Filmwite.[2]

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

Il soggetto è tratto da un romanzo giallo di Charles Bennet e D.B. Wyndham-Lewis; il trattamento cinematografico era stato acquistato dagli agenti di Hitchcock da David O. Selznick: già il regista durante il periodo in cui lavorava con lui aveva pensato di riscrivere il soggetto per ambientarlo in America.[2]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

A gennaio del 1955, per l'ultima volta insieme a John Michael Hayes, con cui aveva lavorato per La finestra sul cortile, Caccia al ladro, La congiura degli innocenti, Hitchcock aveva pronto un trattamento per il film di 70 pagine; febbraio e marzo furono dedicati ai disegni del set e dei costumi mentre Hayes continuava alla sceneggiatura.[2]

Scenografia[modifica | modifica sorgente]

Fu chiamato Henry Bumstead già noto per la sua collaborazione con il regista Michael Curtiz: il suo contributo fu molto apprezzato da Hitchcock che lo volle anche per La donna che visse due volte, Topaz, e Complotto di famiglia.[2]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

La lavorazione del film si concluse alla fine di luglio 1955; le riprese si effettuarono per gli esterni in Marocco e a Londra, per gli interni negli studi della Paramount.[2]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Terza volta per James Stewart come protagonista di un film di Hitchcock dopo Nodo alla gola e La finestra sul cortile; avrebbe interpretato ancora la parte del protagonista, Scottie, in La donna che visse due volte.

La parte della protagonista femminile è affidata a una cantante, Doris Day, che malgrado le perplessità di molti si rivelò una scelta indovinata.

Bernard Miles, attore inglese di teatro, direttore e fondatore del Mermaid Theatre, accettò l'invito di Hitchcock a recitare in un suo film e interpreta la parte del cattivo, il signor Drayton; Brenda De Banzie, anch'essa attrice inglese, quello della moglie.

Reggie Nalder, attore viennese di teatro e ballerino, recita per la prima volta in un film americano e interpreta la parte dell'assassino.[2]

Prima[modifica | modifica sorgente]

1º giugno 1956

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La musica scandisce tutto il finale del film, dal suono delle campane, agitate da Ben che si arrampica sulle corde per uscire dal luogo di culto ove è stato rinchiuso, all'incombente musica di Arthur Benjamin che dovrebbe, con l'intervento dei piatti, indicare al killer il momento esatto in cui sparare alla vittima designata.[3]

You Tube, Sequenza del concerto in L'uomo che sapeva troppo 1956

E infine è il leitmotif del film la canzone Que sera, sera, che dà lo spunto ai genitori per portare a compimento la liberazione del figlio rapito.

You Tube, Sequenza esibizione all'Ambasciata

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Nel giro di una settimana dalla prima il film era diventato il maggior successo finanziario dell'anno.[2]

Temi[modifica | modifica sorgente]

Incubo[modifica | modifica sorgente]

Il film si fonda su un tema caro al regista: l'uomo normale, semplice professionista come tanti altri, si trova coinvolto senza colpa alcuna in una oscura vicenda a lui del tutto estranea, un incubo, e per uscirne deve intraprendere un itinerario, un'inchiesta, deve improvvisarsi investigatore per salvarsi e smascherare i colpevoli. Il tema è presente anche in Giovane e innocente, Il club dei trentanove, Sabotatori, Intrigo internazionale e Frenzy.

Conflitto morale[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista è tormentato da un conflitto morale: si trova costretto a dover scegliere fra l'incolumità delle persone a lui care (il figlio rapito e, indirettamente, la moglie) e il dovere di cittadino che sa di un delitto imminente che dovrebbe denunciare per impedirlo.

Bene e Male[modifica | modifica sorgente]

Il tema dominante in cui esso rientra, come già in Ricatto, L'ombra del dubbio, L'altro uomo, è la lotta fra il bene e il male: l'onesta e unita famiglia McKenna (la moglie Jo ha addirittura sacrificato la sua promettente carriera di nota star internazionale del canto per stare vicino al marito e all'amatissimo figlio), e la diabolica coppia dei Drayton (ma la donna, Lucy Drayton, dallo sguardo negativamente enigmatico, si riscatterà nel finale) con i luciferini personaggi che la circondano.[4]

Tecnica cinematografica[modifica | modifica sorgente]

Spazio e tempo[modifica | modifica sorgente]

Ne La finestra sul cortile un cortile vuoto separa il fotografo dall’assassino, la suspense è giocata sullo spazio; qui la suspense è giocata sul tempo. La protagonista sa che verrà commesso un attentato ma non è in grado di dire come e quando: ciò che nutre la sua angoscia e quella dello spettatore non è altro che l’inesorabile, puro, scorrere del tempo.[5]

Suspense e durata[modifica | modifica sorgente]

Nella scena del concerto all'Albert Hall, Hitchcock ottiene di dilatare enormemente la durata: piani sempre più ravvicinati sui musicisti, sui coristi in bianco e sui musicisti in nero, sul pubblico; i coristi voltano la pagina del loro spartito, primo piano sulla partitura del direttore d'orchestra e, affinché non sia un semplice inserto inanimato, su di essa si proietta l’ombra dello stesso direttore che batte il ritmo. Una serie d'invenzioni e di effetti plastici permettono a Hitchcock di far durare dieci minuti una scena senza dialoghi, solo musica e un solo sentimento, nell’attesa del colpo di cembali cui dovrà seguire il colpo di pistola.[6]

Il sonoro[modifica | modifica sorgente]

In questo film il sonoro riveste una grande importanza.

  • Tutta la costruzione ruota attorno a un colpo di piatti.
  • Nel preciso istante in cui si leva il colpo di piatti la protagonista lancia un grido: è "lo strumento della salvezza finale, la rivolta della sensibilità contro la macchinazione, il granello di sabbia che inceppa gli ingranaggi".
  • La protagonista, ex cantante di varietà, aveva insegnato al figlio il pezzo forte del suo repertorio Que sera, sera, che cantano insieme all'inizio del film prima del terribile incubo; all'ambasciata, pregata di cantare qualcosa, l'intona di nuovo e "il suono della canzone si riversa nei corridoi, si leva lungo la scalinata e giunge soffocato fin dentro la stanza dove c'è il bimbo" sequestrato, che sonnecchia. La canzone lo risveglia ed egli risponde al canto della madre. Su quelle note fischiettate si ristabilisce il contatto con la famiglia e si prepara la salvezza.[5]

Il primo piano[modifica | modifica sorgente]

«...il volto di James Stewart è il "Vistavision" dei sentimenti: la maschera sulla quale sono modellati i passaggi, le incrinature, le pieghe, i risvolti, le ansie di una sceneggiatura "furiosa". La faccia di Stewart è come la macchina fotografica de La finestra sul cortile: permette un'indagine al di là di un vuoto, di una zona proibita al dialogo e ai movimenti della macchina da presa.»[7]

Citazioni hitchcockhiane[modifica | modifica sorgente]

  • da Giovane e innocente: in un momento drammatico un personaggio rivela la sua identità perdendo il colore dipinto sulla pelle del viso. Qui è l'agente segreto moribondo fra le braccia del protagonista; là era l'assassino smascherato mentre suonava come batterista in un hotel.
  • nel negozio di Ambrose Chapel gli animali impagliati anticipano l'hobby singolare del protagonista di Psyco.
  • da Io ti salverò: là, nella sequenza finale, la canna della pistola ruota verso lo spettatore e gli punta addosso e il risultato è una sorpresa: non un omicidio come preannunciato, ma un suicidio; qui la canna della pistola del sicario ruota fino a puntare contro lo spettatore e poi spara contro la vittima designata: anche in questo caso l'esito è diverso da quello che ci si aspetta;
  • il grido della madre di Hank ricorda la ribellione di altre eroine hitchcokhiane, in Omicidio! e in Sabotaggio.
  • la caduta nel vuoto è la punizione che il regista destina al "cattivo" in molti altri suoi film, per esempio: La taverna della Giamaica, La donna che visse due volte,Sabotatori, Il prigioniero di Amsterdam, Intrigo internazionale, L'ombra del dubbio.

Confronto con la versione del 1934[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock dichiarò a François Truffaut che «la prima versione è stata fatta da un dilettante di talento, mentre la seconda da un professionista»[8].

Si possono individuare alcune principali differenze.

Differenze tecniche:

  • la lunghezza (75 minuti il primo, 120 minuti il secondo: da ciò consegue concisione e straordinaria efficacia drammatica nel primo, ricchezza analitica e dilatazione dei tempi della celebre sequenza dell'Albert Hall, arricchimento di dettagli e situazioni nuove nella seconda;
  • il bianco e nero della prima è tutto giocato sui contrasti luce-buio, la neve candida di Saint Moritz e gli oscuri e angusti interni di Londra, il Technicolor nel secondo ha i colori accesi e smaglianti del Marocco, la vivacità policroma della folla e del mercato, le geometrie silenziose delle vuote vie di Londra, l'eleganza e il lusso dello spettacolo e del teatro.

Differenze narrative:

  • nel primo c'è una famiglia inglese, marito e moglie appartengono all'alta borghesia, non si sa se abbiano una professione o vivano di rendita, sono molto raffinati e anticonformisti, la loro figlia è un'adolescente; nel secondo c'è una famiglia americana, lui è medico, lei una famosa cantante che per la famiglia ha interrotto una promettente carriera, il figlio è ancora un bambino;
  • la morte dell'agente segreto: nel film del 1934 è colpito da un proiettile mentre balla in smoking con la moglie del protagonista; nel film del 1956 è accoltellato, travestito da arabo, per le vie del mercato di Marrakesh;
  • le spie: nel primo è Abbot, la mente della banda, e i primi piani del suo volto sfregiato da una cicatrice risultano estremamente espressivi a livello visivo e ne fanno una maschera ambigua e inquietante; nel secondo abbiamo una coppia di criminali, marito e moglie all'apparenza molto rispettabili ma la donna in extremis si riscatterà, impietosendosi per la sorte del bambino e collaborando alla sua liberazione;
  • episodi presenti solo nel primo: la vacanza a Saint Moritz, lo studio dentistico, la "seggiolata" nella sede della setta, la sparatoria, il ruolo risolutorio della madre tiratrice scelta.
  • episodi presenti solo nel secondo: la vacanza a Marrakesh, il negozio di animali impagliati, la canzone Que sera, sera cantata dalla madre, la presenza e il ruolo attivo di entrambi i genitori alla Royal Albert Hall.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1956, festival-cannes.fr. URL consultato il 4-6-2011.
  2. ^ a b c d e f g Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006, pp. 459-470
  3. ^ Il brano The Storm Clouds Cantata che accompagna la scena clou all'Albert Hall di Londra non è di Bernard Herrmann, il musicista preferito di Hitchcock, ma fu scelta dallo stesso, che preferì questo brano di Arthur Benjamin, già usato del film del '34, ritenendolo inarrivabile. Herrmann dirige la cantata nel film, e un manifesto inquadrato nel corso dello stesso pubblicizza lo spettacolo con il nome del direttore.
  4. ^ Gian Piero Brunetta, Il cinema di Hitchcock, Marsilio, Venezia, 1994.
  5. ^ a b Rohmer-Chabrol, Hitchcock, Marsilio, Venezia, 1986, pp. 126-127.
  6. ^ François Truffaut, Cinéma n° 89, settembre-ottobre 1964, riportato in Noel Simsolo, Hitchcock, Seghers, Paris, 1969, pp. 169-170.
  7. ^ Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, Gremese, Roma, 1992, pp. 217-218.
  8. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano, 2002, p. 76

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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