L'uomo bicentenario (racconto)

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L'uomo bicentenario
Titolo originale The Bicentennial Man
Altri titoli L'uomo del bicentenario
Autore Isaac Asimov
1ª ed. originale 1976
Genere racconto
Sottogenere fantascienza
Lingua originale inglese
Serie Ciclo dei Robot
Preceduto da Il fedele amico dell'uomo
Seguito da Tricentenario

L'uomo bicentenario (The Bicentennial Man), tradotto anche come L'uomo del bicentenario, è un racconto lungo fantascientifico del 1976 scritto da Isaac Asimov. Fu insignito del premio Hugo e del Premio Nebula per il miglior racconto del 1976.

Pubblicato per la prima volta nel febbraio del 1976, in occasione del bicentenario degli Stati Uniti, fa parte dell'antologia Antologia del bicentenario (a cui dà il nome) ed è stato incluso anche in altre raccolte di racconti di Asimov. È ritenuto dallo stesso Asimov il suo miglior racconto sui robot positronici.[1]

Da questo racconto è stato poi tratto nel 1993 un altro romanzo che ne amplia la storia, scritto dallo stesso Asimov assieme a Robert Silverberg, intitolato Robot NDR 113 (The Positronic Man).

Ambientazione[modifica | modifica sorgente]

La storia è ambientata in un mondo evoluto in cui un'umanità non del tutto libera da preconcetti e paure ancestrali sfrutta la robotica per ottenere prodotti in grado di sostituirla nei lavori più degradanti. La Terra si è naturalmente rigenerata, i mari sono tornati puliti e i boschi hanno riconquistato quegli spazi che gli agglomerati urbani avevano loro sottratto. La popolazione del globo terrestre si è ridotta ad un miliardo, ma non a causa di guerre o carestie, ma grazie al decentramento operato verso gli altri pianeti o satelliti, divenute colonie estremamente progredite e abitate da generazioni di uomini di mentalità assai progressista.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il racconto narra la lunga evoluzione intellettuale e strutturale di un robot positronico, testimone per duecento anni dell'evoluzione umana. La storia si inizia a svolgere a circa 100 anni dalla morte di Susan Calvin, che al tempo del racconto, è diventata una specie di santo patrono protettore dei robot. Dotato di caratteristiche eccezionali per una macchina, NDR-113 (questo è il suo numero di serie) diventa parte integrante della famiglia Martin dal giorno in cui Amanda, la figlia più piccola di Gerald Martin, lo battezza con il nome di Andrew (Nei suoi racconti di robot, Asimov fa molto spesso battezzare i suoi robot con nomi che hanno le lettere del numero di serie).

Robot insolito, Andrew manifesta doti artistiche e intellettuali estranee alla sua programmazione originale. Tali peculiarità emergono sempre più nella coscienza di Andrew che inizialmente le interpreta come delle disfunzioni positroniche. All'interno della tenuta Martin il robot sviluppa, in modo del tutto spontaneo, capacità artistiche e abilità manuali; per far piacere alla Piccola Miss (così Andrew chiama Amanda Martin) Andrew elabora un piccolo ciondolo di legno destando lo stupore di Gerald. L'affetto che Amanda nutre per Andrew la spinge ad operare delle pressioni sul padre affinché quest'ultimo assicuri ad Andrew gli utili della vendita delle opere di legno da lui elaborate. Un robot con un conto in banca (da 200mila dollari all'inizio) è solo la prima delle stranezze che caratterizzeranno Andrew; nel corso dei decenni diventerà robot libero, scrittore, "dottore" e fondatore della protesiologia.

Le sue stravaganze e le sue rivendicazioni dividono l'opinione pubblica. Gli anni trascorrono e i membri della famiglia Martin si susseguono fino ad arrivare all'ultimo discendente, Paul Charney, il quale si adopera affinché Andrew sia dotato di un corpo androide dall'aspetto umano. La coscienza di Andrew è in continua crescita, così come il desiderio di avvicinarsi sempre più all'essere umano. Elabora un progetto per realizzare organi e protesi umani che gli permettano di mangiare, bere e sudare. Tali innovazioni gli procurano riconoscimenti e lauree ad honorem, rispetto e stima; ma Andrew desidera di più: il genio che, con le sue creazioni, ha dato tantissimo all'umanità vuole veder riconosciuto il suo status di uomo. Tale aspirazione lo conduce ad affrontare l'ultima "miglioria": quella che lo avrebbe reso mortale. Il giorno del suo duecentesimo compleanno Andrew è ufficialmente dichiarato l'uomo bicentenario. Alcuni mesi dopo Andrew si spegne come prima di lui si erano spente tutte le persone a lui care.

Universo della fondazione[modifica | modifica sorgente]

Questa storia è ambientata all'interno dell'Universo della fondazione di Asimov, che comprende anche i suoi precedenti racconti su Susan Calvin e sui robot positronici. È chiaramente posizionato (dal punto di vista cronologico) secoli prima degli eventi narrati in Madre Terra e in Abissi d'acciaio, in un periodo in cui i mondi spaziali non si sono ancora rivoltati contro la Terra, e in cui la U.S. Robots è ancora in attività. In particolare, questa storia, sembra essere diventata una specie di leggenda presso i mondi spaziali. Viene raccontata quasi come una favola agli infanti, e pare che tutte le bambine di Aurora abbiano sognato almeno una volta di essere la Piccola Miss (almeno questo è il parere di Fastolfe[2]). Infatti, nei romanzi I robot dell'alba e I robot e l'Impero la figlia di Fastolfe, Vasilia Aliena, si fa chiamare Piccola Miss da R. Giskard Reventlov, il robot che l'ha allevata.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Introduzione a Due apoteosi in Tutti i miei robot.
  2. ^ I robot dell'alba, Cap 34, Pag 225. A causa dei differenti traduttori, l'epiteto "Little Miss" viene tradotto Piccola Miss e non Signorina piccola come nel racconto originale.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]