L'ultimo inquisitore

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L'ultimo inquisitore
L'ultimo inquisitore.jpg
Lorenzo torturato tramite la corda
Titolo originale Goya's Ghosts
Lingua originale Inglese
Paese di produzione Spagna
Anno 2006
Durata 114 min
Colore Colore
Audio Sonoro
Rapporto 1.85:1
Genere drammatico, storico
Regia Miloš Forman
Soggetto Miloš Forman, Jean-Claude Carrière
Sceneggiatura Jean-Claude Carrière, Miloš Forman
Produttore Saul Zaentz
Produttore esecutivo Paul Zaentz
Casa di produzione Antena 3 Televisión, Kanzaman S.A., The Saul Zaentz Company, Xuxa Producciones S.L.
Distribuzione (Italia) Medusa Film
Fotografia Javier Aguirresarobe
Montaggio Adam Boome
Effetti speciali Reyes Abades
Musiche Varhan Orchestrovich Bauer, José Nieto
Scenografia Patrizia von Brandenstein
Costumi Yvonne Blake
Trucco Mary Luz Cabrer, Cecilia Escot, Manolo García, Ivana Primorac, Nikita Rae, Susana Sánchez, Helena Vaello
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
« Il sonno della ragione genera mostri. »
(Francisco Goya)

L'ultimo inquisitore (Goya's Ghosts) è un film del 2006 diretto dal regista ceco Miloš Forman.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Spagna, anno 1792 (anno in cui la Rivoluzione francese comincia ad avere ripercussioni al di fuori dei confini della Francia). Francisco Goya è ormai diventato non solo un importante pittore, ma il pittore ufficiale di corte e pertanto sta dipingendo i ritratti della Regina Maria Luisa di Borbone-Parma. Oltre che dalla famiglia reale, accetta commissioni per ritrarre nel suo studio, tra gli altri, anche l'inquisitore Lorenzo Casamares e Inés Bilbatúa, giovane e bella figlia del ricco mercante Tomás Bilbatúa, che per l'artista rappresenta una sorta di musa ispiratrice. È proprio nella casa del pittore che Lorenzo, mentre posa, vede Inés per la prima volta e chiede notizie di lei.

Nonostante questa sua grande celebrità però, i vertici della Chiesa di Spagna cominciano a preoccuparsi e a vedere con forte sospetto ciò che Goya raffigura nelle sue famose incisioni[1] che si stanno diffondendo da Roma fino al Messico, ritenendole opere malvagie. Padre Lorenzo, di rimando, le difende, sostenendo che si limitano a mostrare il male che c'è nel mondo. Siamo però nei secoli in cui l'Inquisizione spagnola reprime e perseguita con durezza qualsiasi idea e comportamento che ritiene pericolosi per il popolo, per l'ordine costituito e per la Chiesa stessa. Lo stesso frate Lorenzo raccomanda con fervore ai suoi superiori di intensificare l'opera di repressione contro ognuna di tali minacce ed è da essi incaricato di occuparsene con i suoi sottoposti.

Avviene così che Inés, venendo vista da un inquisitore rifiutare di mangiare della carne di maiale in una taverna, è portata al cospetto dell'Inquisizione spagnola e proditoriamente accusata di praticare segretamente il giudaismo: inizialmente la giovane nega, ma poi, inflittale più volte l'atroce tortura detta della corda (detta in gergo anche la strappata o strappado[2]), ammette ciò di cui viene incolpata, nonostante l'evidente falsità dell'accusa, nella speranza di potersi discolpare al processo. Il padre, non vedendola tornare a casa, con l'intercessione di Goya, cerca di conoscerne le sorti tramite fratello Lorenzo, che le reca visita in carcere e, con la scusa di confortarla e darle aiuto, approfitta di lei mentre è legata in catene. Una sera il frate si reca a cena con Goya presso la famiglia Bilbatúa per assicurarli che ha visto Inés la quale ha detto di amarli tutti. Durante la loro conversazione a tavola, il genitore cerca di capire meglio ciò che è toccato alla figlia e venendo a sapere che è stata imprigionata, dopo aver confessato sotto tortura di essere una cripto-giudea (effettivamente esistevano lontani avi di origine ebraiche convertiti, i cosiddetti conversos o marrani, ma solo il padre e nessun altro era a conoscenza di questo in famiglia, pertanto la figlia non poteva che aver "confessato" un falso), con l'aiuto di Goya cerca di far comprendere a Lorenzo come, sotto tortura, sia possibile carpire la confessione di qualsiasi colpa e assurdità. Il prelato però difende l'assoluta veridicità di tali metodi, sostenendo che se gli accusati fossero veramente innocenti e credenti, Dio darebbe loro la forza di resistere ad ogni dolore e di negare ogni falsa accusa, quindi chi cede e confessa deve essere colpevole. Di fronte a tali affermazioni, il mercante spazientito, scrive una lettera in cui si dichiara di non essere un uomo bensì il figlio bastardo di uno scimpanzé e un orangutan e la sottopone da sottoscrivere a Lorenzo. Finché non l'avrà firmata gli sarà impedito di lasciare quella casa. All'ennesimo rifiuto, con l'aiuto dei figli e della servitù, nonostante gli inutili inviti di Goya alla calma, Tomás Bilbatúa decide di costringere il religioso a sottoporsi alla corda, la stessa dolorosissima tortura praticata sulla figlia, appendendolo al lampadario: Lorenzo, piegato dal dolore, accetta di firmare quell'assurdità come sua confessione e, sotto la minaccia di vedere reso pubblico il documento che ha appena sottoscritto, accetta il perentorio ordine del genitore (che gli consegna anche un grosso quantitativo d'oro per perorare con più forza la causa) affinché faccia di tutto per liberare Inés. Nonostante vari tentativi presso i suoi superiori, anche tramite le generose donazioni, il religioso non riesce però a convincere i cardinali dell'Inquisizione spagnola, certi della verità di ciò che la ragazza aveva confessato. Il documento compromettente viene, come era stato minacciato, consegnato a re Carlo IV e frate Lorenzo, macchiatosi di infamia, viene espulso mentre il suo ritratto viene confiscato e bruciato sulla pubblica piazza. Lorenzo quindi scappa facendo perdere ogni traccia di sé.

Passano quindici anni, Goya, che nel frattempo ha perso l'udito, prosegue il suo lavoro di pittore e ritrattista alla corte del re spagnolo, mentre Inés viene lasciata rinchiusa a deperire nelle segrete di un convento, senza aver mai subito quel processo che le era stato promesso.

È il 1808, Napoleone Bonaparte invade la Spagna, dichiara abolito il processo inquisitorio e pone in libertà tutte le persone imprigionate per volere della Chiesa. Inés è finalmente scarcerata, ma il suo fisico è profondamente provato e sfigurato dai lunghi anni di prigionia e la sua mente è sconvolta ai limiti della pazzia. Tra la confusione, le razzie e le violenze portate dal passaggio delle soldataglie napoleoniche, Inés raggiunge, lacera e sporca, la casa paterna e scopre che tutti i membri della sua famiglia sono stati uccisi durante il saccheggio della città. L'unica persona che può aiutarla ora è Goya. Riconosciuta a fatica ed ospitata nella sua casa, Inés confessa al pittore di aver partorito una bambina, poi subito sottrattale, durante la sua lunga e terribile prigionia ed afferma che il padre della bimba è frate Lorenzo che aveva approfittato di lei, ma di cui ella appare anche molto innamorata. Nel frattempo, al seguito dell'esercito napoleonico, ricompare proprio Lorenzo, completamente cambiato. Ha vissuto in Francia durante l'esilio, ha sposato una donna francese, ha avuto da lei tre figli e, dopo aver letto i libri di quei pensatori Illuministi che avversava quando era un inquisitore, ha deciso di sposarne e diffonderne gli ideali, diventando così il procuratore capo del governo francese in terra spagnola e nemico acerrimo della stessa Chiesa di cui lui aveva fatto parte ma che ora considera un'istituzione conservatrice e retrograda (nonostante Lorenzo sia un personaggio di fantasia, la sua biografia richiama per alcuni versi la figura storica di Juan Antonio Llorente). È così che, con la stessa intransigenza e inflessibilità di quando apparteneva all'Inquisizione, processa e fa condannare a morte il cardinale a capo del Sant'Uffizio in Spagna.

Nel frattempo rivede il vecchio amico Goya da cui apprende che Inés è ancora viva ed ha avuto una bambina da lui. Lorenzo promette a Goya che si prenderà cura della giovane donna, ma non accetta di ammettere la compromettente possibilità di avere una figlia illegittima, considerando tutto ciò come la pura invenzione di una mente devastata da anni di prigionia. In realtà la figlia esiste, Lorenzo stesso ne ha la conferma dopo aver interrogato il cardinale del Sant'Uffizio, trattenuto nelle prigioni in attesa dell'esecuzione della sua condanna. Si viene a sapere dalle suore dell'orfanotrofio in cui è stata allevata, che è stata chiamata Alicia, che ne è fuggita e una volta diventata adulta, per sopravvivere, ha iniziato a prostituirsi nei bordelli e nei parchi della città. Goya riesce a trovare Alicia (interpretata dalla stessa Natalie Portman, che nel film è anche Inés) in un parco e si accorge che il suo aspetto è incredibilmente identico a quello della madre da giovane. Pertanto parla a Lorenzo perché possa far sì che Inés riesca finalmente a ricongiungersi con lei. In realtà Lorenzo fa rinchiudere Inés in un manicomio e si reca ad incontrare Alicia sotto mentite spoglie per indurla a lasciare la Spagna per gli Stati Uniti; la ragazza fugge da lui ritenendolo un malintenzionato. Goya, deciso a far incontrare le due donne, riesce però a prelevare Inés dal manicomio e la porta in una taverna dove sa che lavora la figlia. Il pittore si presenta alla giovane mentre ella sta accudendo la neonata di un'altra prostituta, e cerca di invitarla a conoscere la madre, che sta aspettando fuori dalla taverna. Improvvisamente, però, viene interrotto da alcuni soldati francesi, mandati da Lorenzo, che irrompono nel locale e catturano tutte le prostitute, affinché possano essere portate in Portogallo per poi essere imbarcate alla volta dell'America. Poco prima di venire arrestata Alicia riesce però a mettere la neonata al sicuro, celandola sotto un tavolo e quando Inés entra nella taverna ormai svuotata, la trova; convinta, nel delirio della sua pazzia, che sia quella figlia che le era stata strappata in prigione e che doveva incontrare, la raccoglie e la porta con sé.

Nel frattempo l'esercito britannico è sbarcato in Portogallo e in Spagna è iniziata la controrivoluzione, avversa all'occupazione francese. Appresa la notizia dello sbarco inglese e conscio dell'approssimarsi sia della fine del governo napoleonico in terra spagnola che della restaurazione dell'Ancien Régime, Lorenzo decide di fuggire con la sua famiglia, ma viene catturato mentre percorre la via per raggiungere la Francia. Processato, viene condannato a morte dagli stessi inquisitori che aveva fatto arrestare. Lorenzo, in preda al tormento e al fallimento della propria vita, decide di non fare professione di pubblico pentimento, di non abiurare i suoi nuovi ideali per poter così tornare in seno alla Chiesa ed accetta, di conseguenza, di salire sul patibolo. Viene pubblicamente ucciso dal boia con la garrota sotto gli occhi di Inés, che, ormai in preda alla follia, grida tra la folla il suo nome e, negli istanti che precedono l'esecuzione, gli mostra la neonata che tiene in braccio issandola come se fosse loro figlia. Inaspettatamente, anche Alicia è presente, salvata dalla deportazione da un ufficiale britannico, a cui sembra essersi fidanzata, e assiste dall'alto di un balcone di un palazzo. Il cadavere dell'uomo viene portato via adagiato su un carretto, alcuni bambini saltano e cantano intorno al suo corpo esanime e con la testa penzolante, mentre Inés, con in braccio la bambina e sorridendo al suo amato, gli tiene e gli bacia la mano, seguita amorevolmente da Goya che, poco lontano, la chiama.

Dichiarazioni del regista[modifica | modifica wikitesto]

« Da ciò che noi sappiamo di lui, Goya fu molto attento a non inimicarsi nessuno, ad essere in buoni rapporti con tutti. Ma nella sua opera, egli fu tanto audace e oltraggioso quanto qualsiasi altro artista. Nessuno vide I Disastri della Guerra[3] fino a circa 30 anni dopo la sua morte, e i suoi famosi Dipinti Neri[4], per i quali tutti quanti ai giorni nostri giustamente perdiamo la testa perché furono veramente i primi quadri moderni, non furono dipinti per una visione pubblica. Io definisco Goya il più coraggioso codardo nell'arte[5]»
« Queste sono due visioni della vita molto diverse: quella pragmatica di Francisco Goya e quella di un forte credente, frate Lorenzo. (...) Un uomo che vuole cambiare il mondo, ma in un modo sbagliato, prima come inquisitore e più tardi nelle vesti di ministro di Giuseppe Bonaparte. Mentre Goya è qualcuno che vuole solo essere lasciato solo e non ebbe mai nessun tipo di coinvolgimento politico. (...) Iniziai la ricerca su questo personaggio capace di dare espressione a due mondi tanto distinti come quelli dei ritratti della famiglia reale e quelli dei Dipinti Neri[6]»
« Per me non è un film storico. Io sono stato testimone di ogni cosa del film nel corso della mia vita, successo alle persone tra le quali vivevo. Io ricordo il regime Nazista e il regime Comunista. Ero là. Lo stimolo originale a fare questo film fu quando ancora giovane ragazzino nella Cecoslovacchia degli anni cinquanta lessi un libro riguardante l'Inquisizione spagnola. Non potevo credere che stavo leggendo di qualcosa che stava accadendo esattamente nel medesimo modo tutto intorno a me. (...) Non mi considero un artista politico, ma sono consapevole di una cosa: qualsiasi storia che tu racconti, dato che stai trattando la vita delle persone, tu tocchi sempre la politica. In arte qualsiasi cosa tu faccia è politico[5]»
« Venni avvinto da queste storie in un libro che lessi come studente nei primi anni cinquanta in Cecoslovacchia, un libro riguardante l'Inquisizione in Europa. C'era un capitolo sull'Inquisizione Spagnola dedicato a questi orrori che si verificavano durante quei tempi bui di 200 anni fa, ed improvvisamente le stesse cose stanno succedendo in Cecoslovacchia proprio intorno a me. (...) Un argomento che volevo affrontare un giorno, e che mi tornò alla memoria negli anni ottanta. Per la prima volta mi recai al Museo del Prado a Madrid e vidi i dipinti di Goya. Vidi le memorie di quel libro che lessi 30 anni prima, venire illustrate da questo Goya. Tu vedi ogni cosa là, tu vedi i tribunali dell'Inquisizione, le camere di tortura, i manicomi, le prigioni. Tu vedi tutto quanto dipinto da Goya. E così che io mi trovai improvvisamente a cercare di mettere insieme questi due elementi, mi sembrava come una cosa stimolante da provare. (...) Quella cosa che è a me completamente incomprensibile è che la Storia si ripete. Ma devo precisare una cosa: la sceneggiatura del film era terminata mesi prima degli eventi in Iraq. Persino la frase "Vi sarà dato il benvenuto con i fiori quali liberatori" era già nel copione perché questa frase fu pronunciata da Napoleone per i suoi generali prima di invadere e liberare la Spagna. Non sto facendo lo spiritoso, egli liberò veramente la Spagna: depose i reali, bandì immediatamente l'Inquisizione, liberò tutti i prigionieri. Egli cercò veramente di impiantare i semi della Democrazia nel suolo spagnolo! Ma non si accorse di una cosa importante, che se tu pianti il giusto seme nel terreno sbagliato, non ne nasce nulla. Perciò non sono stato io a fare i paralleli, è stata la Storia a farli. (...) - Raccontami delle tue opinioni riguardo l'importanza dell'ambientazione - Questa è molto importante, per l'autenticità di ogni cosa, dei personaggi, delle architetture, della natura, è molto importante per la credibilità dell'intero film. È come se qualcuno ti mentisse una volta, egli sarà sempre sospettabile di essere un mentitore. Se tu fai qualcosa di falso, allora la gente sospetterà che ogni cosa che tu fai sia falsa[7]»
« Fu probabilmente il mio primo trauma come cittadino. - afferma il settantacinquenne regista vincitore di due premi oscar - Negli anni cinquanta, come giovane idealista, leggevo queste terribili cose riguardanti l'Inquisizione spagnola, e vedevo i paralleli, esattamente la stessa cosa, in Cecoslovacchia, durante l'era Comunista: le persone venivano arrestate senza ragioni, poi confessavano crimini che non avevano mai commesso, ovviamente sotto tortura, e poi venivano giustiziate. Stava succedendo proprio là, nella decade del 1950. (...) Tutti pensavano che i tempi oscuri delle Inquisizioni e tutte queste cose fossero finiti. No. ... Ma ovviamente non avrei mai neppure osato provare a girare alcun film come questo in una società Comunista. (...) - Forman ha reclutato il suo amico di lungo corso e collaboratore Jean-Claude Carrière per la stesura della sceneggiatura de L'ultimo inquisitore. I due avevano lavorato insieme sul primo film in lingua inglese di Forman, la satira, in spirito Era dell'Acquario, Taking Off, e sul suo film del 1989, ispirato alla piece in costume Le relazioni pericolose, Valmont. - È un amico, uno scrittore brillante, parla Spagnolo, conosce la storia spagnola. - dice Forman di Carrière - E lavorò su parecchi film con il grande regista spagnolo Luis Buñuel. Jean-Claude era perfetto. (...) Carrière consegnò la sua stesura definitiva nell'Autunno del 2002. Che è un anno prima che il vice-presidente Dick Cheney andasse in televisione per dire che le forze militari statunitensi "sarebbero state salutate come liberatrici" in Iraq, che gli iracheni avrebbero gettato fiori ai piedi dei soldati. Virtualmente la medesima frase appare ne L'ultimo inquisitore, pronunciata da Napoleone Bonaparte alle sue truppe mentre si preparano ad invadere la Spagna. È difficile far credere alla gente che la sceneggiatura fu scritta mesi prima dell'invasione dell'Iraq. Ma in verità, lo fu. (...) L'ironia è che Napoleone veramente liberò la Spagna dal dominio della monarchia e della Chiesa. Egli era al servizio della Rivoluzione Francese. Abolì l'Inquisizione; immediatamente liberò tutti i prigionieri politici, e depose i regnanti. Egli veramente provò a piantare il seme della Democrazia nel suolo Spagnolo. Il solo problema fu che non si accorse che stava piantando il seme giusto nel terreno sbagliato ... e quindi fu cacciato fuori dalla Spagna[8]»
(Miloš Forman)

Aspetti storici e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il tribunale dell'Inquisizione, (1812-19), di Goya - Testimonia chiaramente come l'Inquisizione mantenne il suo potere e le sue pratiche anche nel XIX secolo, oltre il periodo dei fatti narrati nel film.
« ...È un'opera d'atmosfera soprattutto, che trasporta lo spettatore lontano nel tempo e nello spazio e lo fa non solo attraverso la precisione filologica, ma grazie ad un'attenta ricostruzione "cromatica" ed artistica.

Non è semplicemente un film su Goya, o sulla Spagna di fine Settecento, ma un film che sembra girato "dentro" ad un quadro del famoso pittore: le inquadrature sono infatti il risultato di una sorta di collage che affianca quadri, stampe e personaggi noti ormai al grande pubblico. Il risultato è uno strano ibrido, che oscilla dal film di finzione al documentario, passando per il saggio di genere. Lo spettatore impara ad amare Goya più che a conoscerne i particolari biografici...[9] »

(tratto da Ars et furor)

Forman non si sofferma particolarmente sulle vicende della vita di Goya come uomo, figura che fu straordinariamente complessa e che sceglie di lasciare quasi in sottofondo come cronista degli avvenimenti, bensì decide di concentrarsi sulla fedele rappresentazione dell'epoca in cui ha vissuto il grande artista, attraverso e grazie ad un percorso lungo alcuni dei suoi capolavori. Da quelli più pubblici ed ufficiali, come i ritratti per la famiglia reale, fino a quelli di natura più ispirata dalle visioni personali e dalle testimonianze private del pittore, come le incisioni (viene mostrata una memorabile rappresentazione degli utensili e dei procedimenti con i quali, all'epoca, venivano realizzate e stampate) e i Dipinti Neri. Forman ha scelto di riprodurre e usare, con una meticolosità estrema, come vere e proprie scene all'interno di tutto il suo film, parecchi dei più famosi dipinti di Goya: dai ritratti del re Carlo IV e quello equestre della regina Maria Luisa[10] fino a quello della famiglia reale[11]; dalle sue visionarie incisioni, al Colosso[12], fino alle raffigurazioni storiche come il 3 maggio 1808[13]. Come coronamento e conclusione di tutto, il regista decide di citare e ricreare la cupa e angosciosa atmosfera de Il tribunale dell'Inquisizione[14].

Nonostante questa notevole ricerca e ricostruzione ambientale, al fine di esaltare la drammaticità della trama, che è opera di fantasia, e di emettere un j'accuse, contro un certo tipo di fanatismo, integralista o oscurantista, da qualunque principio esso possa venire ispirato, il film potrebbe anche ricorrere alla classica licenza cinematografica, permettendosi di andare talvolta al di là dello stretto rigore storico. Ciò in quanto l'intento dell'opera non è quello di essere un pedissequo documentario sull'Inquisizione spagnola né, tantomeno, sull'invasione napoleonica in Spagna. Per avere una disamina critica, scritta da un punto di vista cattolico, in polemica contro il regista Forman per supposte incongruenze storiche del film nell'affrontare il tema dell'Inquisizione spagnola e per come ha raffigurato quest'ultima, si può leggere un articolo pubblicato in proposito dal settimanale cattolico e organo di Comunione e Liberazione, Tempi "I fantasmi della storia. Inquisizione"[15]. Altresì, Forman non può essere imputabile di alcun significativo errore o anacronismo storico: il tribunale dell'Inquisizione spagnolo, dopo la parentesi napoleonica, fu reistituito in tutte le sue pratiche e i suoi poteri e solo nel 1834 venne abolito definitivamente. Durante il XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo il numero dei conversos accusati dall'Inquisizione di criptogiudaismo diminuì significativamente (soprattutto per il naturale esaurirsi di persone da imputare, dato che, dopo secoli di persecuzioni, cacciate ed uccisioni, le comunità ebraiche o cripto-giudaiche erano praticamente scomparse in tutta la penisola iberica) ma non terminò affatto. L'ultimo processo tenutosi in Spagna per tale accusa, del quale perlomeno è pervenuta una documentazione storica, è avvenuto a Cordova nel 1818 e vide imputato tal Manuel Santiago Vivar[16]. Tutte vicende storiche che sopravanzano cronologicamente i fatti narrati nel film e li avvalorano.

In riferimento al presunto dogma della veridicità delle confessioni sotto tortura (in particolare quella detta della corda), così centrale nella trama del film perché è uno dei motivi che impedisce ai prelati dell'Inquisizione di accettare la proposta di Lorenzo per la liberazione di Inés, non è mai esistito in questi termini assoluti, sia storicamente sia, a tal proposito, all'interno del film. In realtà, infatti, il regista non ha mai usato tale parola, che esiste sia in lingua italiana che inglese per esprimere lo stesso concetto e che pertanto avrebbe potuto scegliere di utilizzare. Probabilmente ci si trova davanti ad una traduzione che non è riuscita ad evidenziare un'importante sfumatura presente nel testo originale in inglese e che induce di conseguenza a possibili gravi fraintendimenti o strumentalizzazioni. Forman infatti usa il termine Tenet e non Dogma e come spiega chiaramente il Webster's Revised Unabridged Dictionary: «Un tenet è ciò che è considerato come vero con grande risolutezza; ad esempio, i tenets della nostra santa religione. Un dogma è ciò che è stabilito con autorità e indubitabile verità, specialmente una dottrina religiosa; ad esempio, i dogmi della chiesa. Un tenet si basa sui propri intrinseci meriti o demeriti; un dogma si basa sull'autorità ritenuta come competente per decidere e determinare[17]». Il tenet è in questi termini più un principio, una credenza o una opinione molto salda, che un dogma vero e proprio. È altresì storicamente incontrovertibile come all'epoca la tortura venisse considerata un normale e lecito mezzo di indagine (anche a causa dell'influenza del diritto romano) sia in ambito penale laico che di inquisizione religiosa (processo accusatorio ed inquisitoriale), al fine di estorcere la confessione da parte di un sospettato o inquisito. Queste confessioni venivano poi ampiamente utilizzate come veritiere nel giudizio di condanna dell'accusato.

Per quanto riguarda poi l'uso disinvolto della tortura nell'Inquisizione spagnola (così come in quella romana o medioevale), attualmente si deve registrare un consenso esistente fra alcuni storici (cattolici e non, come ad esempio Paolo Mieli) che, compiendo un percorso di revisionismo, ritengono di aver sfatato quelli che considerano molti luoghi comuni sull'Inquisizione e che loro definiscono determinarne la Leggenda nera. Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro ed esperto di storia della Chiesa ad esempio sostiene che: «L'Inquisizione anche in pieno Medioevo non prevedeva la tortura se non in casi gravissimi e comunque la confessione poteva essere accettata solo dopo una confermazione pienamente consapevole dell'inquisito»[15]. Nella fattispecie, in ogni modo, per avere un'idea documentata di cosa fosse almeno ufficialmente ritenuto "caso gravissimo" (cit.), tale da giustificare e prevedere la tortura dell'inquisito, si possono leggere le "sette regole" del Manuale dell'Inquisitore di Nicolas Eymerich. Tenendo anche presente che, nei secoli, furono scritti diversi altri libri che intendevano guidare l'opera dell'inquisitore, libri come la Practica Inquisitionis Heretice Pravitatis di Bernardo Gui o il famoso Malleus Maleficarum di Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer. Può essere bene infine ricordare in proposito, che tali regole non avevano lo stesso valore legale vincolante di quelle dei moderni codici di procedura penale o simili, perciò potevano essere usate in modo arbitrario a seconda dei casi e delle convenienze. Il tema delle responsabilità storiche dell'Inquisizione rimane comunque fonte di dibattito e di diatriba fra le diverse scuole di pensiero storiografiche, spesso anche in conseguenza delle diverse posizioni culturali di partenza dei relativi studiosi. In genere, chi cerca di ridurre o minimizzare le responsabilità storiche attribuite all'Inquisizione, sono spesso storici provenienti da un'area culturale di matrice "cattolica", mentre chi cerca di ribadirle o enfatizzarle sono spesso storici provenienti da un'area culturale di matrice "laica" o "protestante".

Sempre su uno dei temi di fondo del film, e cioè la non validità delle confessioni estorte sotto tortura, è interessante citare come, già in pieno Medioevo, si fosse verificato l'episodio in cui il beato Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna, avesse assolto i Templari (accusati di sodomia, eresia ed idolatria) basandosi proprio su tale assunto. In tale processo emise inoltre una chiara condanna della tortura come strumento di indagine, fatto unico in Europa sia nel caso specifico del processo ai Templari sia più genericamente nell'ambito del diritto medievale. Papa Clemente V, nel Concilio di Vienne, pur se complessivamente sfavorevole ai Templari (soppressi per via amministrativa ma non sottoposti a processo con l'accusa di eresia), confermò il buon operato dell'arcivescovo ravennate su tale caso. Discorso completamente diverso deve essere fatto riguardo al destino di molti altri accusati, di eresia o meno. Ad esempio si può ricordare la sorte che, sotto lo stesso Papa, toccò a Fra' Dolcino che lo vide essere torturato con tenaglie arroventate e a cui vennero strappati naso e pene, per poi infine essere arso vivo.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

« Ho il timore che potrei deludere il popolo spagnolo - Ma nonostante i suoi timori riguardo a come il film possa essere accolto, aggiunge che - Nella mia vita non ho mai lavorato con persone più piacevoli, più ben disposte ed entusiaste. (...) Il Ceco ha detto che, non importa come il film viene ricevuto al botteghino o come possa essere giudicato dai critici, il cameratismo e l'amabile ambiente della sua lavorazione, lascia impresso il segno nella sua mente come: la miglior esperienza personale della mia carriera[6]»
(Miloš Forman)

Sebbene il film abbia avuto un tiepido riscontro al botteghino, incassando globalmente 8.395.094 $[18], ha ricevuto diverse recensioni positive. Tra queste, quella di Pierpaolo Simone, sul sito Mymovies.it, che ne loda i personaggi drammatici:

« Un intreccio che diverte e conquista con una dose di cinica ironia, con un debole manifesto per tutto ciò che - divenendo arte - elevi dalle brutture di un mondo alla mercé di se stesso. Il secolo dei grandi rivolgimenti politici prende le sembianze di un Cristo in croce privo di pietas, trafitto a morte dalle controversie dell'animo umano, costretto a mutar pelle a seconda delle esigenze, pur di sopravvivere alla foga dell'autodistruzione. Da Oscar l'interpretazione di Javier Bardem, nella parte di un inquisitore prima e di un illuminato dopo, irriconoscibile Natalie Portman, matura e straniante nelle vesti di una presunta eretica perseguitata. Un film che lascia storditi, col sorriso amaro di chi, grazie a un colpo di pennello, scopre insieme arte e miserie dell'esistenza[19]»

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Forman avrebbe richiesto di investire alla sua produzione, previo accordo con le autorità locali, 360.000 $ per restaurare la facciata del palazzo a Madrid scelto come location per girare il suo film su Goya. Questo palazzo prescelto sarebbe quello appartenuto all'Infante Don Luigi Antonio di Borbone-Spagna, un monumento del XVIII secolo che si trova nei sobborghi madrileni in località Boadilla del Monte[20].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ vedi le immagini
  2. ^ vedi l'immagine
  3. ^ vedi le immagini
  4. ^ vedi le immagini
  5. ^ a b (EN) Robert Ayers, Milos Forman, Artinfo.com, 5 marzo 2008. URL consultato il 10 luglio 2010.
  6. ^ a b (EN) Goya's Ghosts: A controversial new film about the Spanish painter, Expatica.com, 1º novembre 2006. URL consultato il 10 luglio 2010.
  7. ^ (EN) The Director Interviews - Milos Forman, Goya's Ghosts, Film Maker Magazine, 20 luglio 2007. URL consultato il 10 luglio 2010.
  8. ^ (EN) Steven Rea, ‘Goya's Ghost' director witnessed parallels to the Inquisition, Pop Matters, 26 luglio 2007. URL consultato il 10 luglio 2010.
  9. ^ I fantasmi di Goya in Ars et furor - Periodico di cultura artistica e di informazione, Anno III, 9/10, Maggio/Agosto 2007. URL consultato il 10 luglio 2010.
  10. ^ vedi l'immagine
  11. ^ vedi l'immagine
  12. ^ vedi l'immagine
  13. ^ vedi l'immagine
  14. ^ vedi l'immagine
  15. ^ a b Simone Fortunato, I fantasmi della storia. Inquisizione in Tempi, 18, pagina 40-41, Storialibera.it, 3 maggio 2007. URL consultato il 24 dicembre 2010.
  16. ^ (EN) The Virtual Jewish History Tour Spain - Early Christian Rule (11th Century-1868) - The Inquisition, The Jewish Virtual Library. URL consultato il 10 luglio 2010.
  17. ^ (EN) Usage: -- Dogma, Tenet. A tenet is that which is maintained as true with great firmness; as, the tenets of our holy religion. A dogma is that which is laid down with authority as indubitably true, especially a religious doctrine; as, the dogmas of the church. A tenet rests on its own intrinsic merits or demerits; a dogma rests on authority regarded as competent to decide and determine. in Webster's Revised Unabridged Dictionary, 1996, 1998 MICRA, Inc., Dictionary.reference.com. URL consultato il 10 luglio 2010.
  18. ^ (EN) Goya's Ghosts, Boxofficemojo.com, Data di chiusura: 29 novembre 2007. URL consultato il 10 luglio 2010.
  19. ^ Pierpaolo Simone, L'ultimo inquisitore, Mymovies.it. URL consultato il 10 luglio 2010.
  20. ^ (EN) Hollywood cash to restore Inquisition era palace, Expatica.com, 27 settembre 2005. URL consultato il 10 luglio 2010.

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