L'uccello dalle piume di cristallo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'uccello dalle piume di cristallo
L'uccello dalle piume di cristallo (film).jpg
Una scena del film
Titolo originale L'uccello dalle piume di cristallo
Paese di produzione Italia, Germania Ovest
Anno 1970
Durata 93 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere giallo, thriller, horror
Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento
Sceneggiatura Dario Argento
Produttore Salvatore Argento
Casa di produzione Seda Spettacoli, Central Cinema Company Film (CCC)
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Dario Micheli
Costumi Dario Micheli
Trucco Pino Ferrante
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'uccello dalle piume di cristallo è un film del 1970, il primo diretto da Dario Argento, che dell'opera ha firmato anche soggetto e sceneggiatura, liberamente ispirata al romanzo La statua che urla (The Screaming Mimi) di Fredric Brown.

Il film è il primo episodio della Trilogia degli animali diretta dal regista.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Sam Dalmas, italo-americano, lavora a Roma in un istituto di scienze naturali. Ha trovato lavoro grazie all'aiuto di un suo amico ornitologo, Carlo. Ma in realtà è uno scrittore, che ha deciso di passare un po' di tempo in Italia, il suo paese di origine, per ritrovare calma e ispirazione. Sam ha appena terminato uno studio sulle caratteristiche dei tipi più rari di uccelli e si appresta a ripartire per gli Stati Uniti con la sua ragazza italiana, Giulia.

Una sera, mentre torna a casa, è testimone di un tentativo di omicidio in una galleria d'arte. Assiste dalla strada alla fase finale di una colluttazione. Una donna cade a terra ferita e Sam è il primo ad avvertire la polizia. La donna è Monica Ranieri, la moglie del direttore della galleria d'arte, Alberto.

Il caso viene affidato al commissario Morosini, che è convinto che l'attentatore sia lo stesso che ha già ucciso tre donne nel giro di un mese.
Dalmas viene sentito come testimone. Racconta tutto quello che sa, ma ammette di non ricordarsi un particolare che potrebbe essere decisivo ai fini delle indagini. Per questo il commissario gli ritira il passaporto per qualche giorno. Nel frattempo l'omicida è di nuovo in azione: uccide una ragazza di 28 anni che vive da sola, accoltellandola dopo averle strappato i suoi indumenti intimi.
Quando la donna che ha salvato viene dimessa dall'ospedale, Sam si reca a casa sua. Ma Alberto, il direttore della galleria, gli spiega che è sotto l'effetto dei sedativi e non può parlare.

Dalmas decide di indagare sul primo omicidio. La prima vittima lavorava come commessa in un negozio di antiquariato. Si reca nel negozio per cercare informazioni. Il titolare gli spiega che il giorno stesso dell'omicidio ha venduto uno strano quadro, che raffigura una violenza su una ragazza. Dalmas ottiene una fotografia del dipinto, la porta a casa, dove vive con la sua ragazza, Giulia, e l'appende a una parete per averla sempre davanti agli occhi.

Pochi giorni dopo il commissario restituisce il passaporto a Sam, ma lo scrittore decide di non partire perché sente di essere vicino alla scoperta dell'assassino. Il commissario gli assegna un uomo di scorta.

Una sera, mentre tornano a casa insieme, Sam e Giulia subiscono un attentato: il poliziotto di scorta viene investito da un'auto, Sam riesce a mettere al riparo Giulia e, rocambolescamente, sfugge all'agguato. Questa volta è riuscito a vedere nel volto il suo assalitore. Racconta tutto alla polizia, che gli mette di scorta due uomini, e contemporaneamente si mette ad indagare sull'uomo che ha attentato alla sua vita. Riesce a scoprire dove potrebbe abitare, ma quando arriva a casa sua, lo trova morto.

L'assassino si fa vivo con una telefonata sia alla polizia, per dire spavaldamente che ucciderà ancora, sia con Sam per dirgli di desistere, minacciando di uccidere la sua fidanzata. Entrambe le telefonate vengono registrate. La sorprendente conclusione delle analisi scientifiche è che provengono da due voci diverse. L'ispettore Morosini deduce che l'assassino ha un complice. In una delle due registrazioni si sente anche un rumore strano. La polizia scientifica lo confronta con centinaia di altri rumori, senza però arrivare ad una conclusione. Un giorno Sam fa ascoltare a Carlo quello strano rumore. L'amico percepisce qualcosa e si porta a casa il nastro per studiarlo meglio.
Quella notte intanto l'assassino aggredisce una ragazza mentre rientra a casa, colpendola a morte a colpi di rasoio dentro l'ascensore dello stabile.

Alla ricerca di indizi, Sam decide di andare a parlare col pittore autore del quadro che, presumibilmente, è stato comprato dall'assassino. L'artista, Berto Consalvi, vive ad Anzio in una casa con porte e finestre sbarrate, da solo con dei gatti, ed è appena approdato a un altro stile: sta vivendo un periodo "mistico". Sam riesce a farsi dare un'informazione su quel dipinto: Consalvi aveva sentito in giro una storia che narrava di una donna aggredita dieci anni fa; lei fu salvata, l'aggressore invece fu rinchiuso in un manicomio.
Mentre Sam sta tornando dalla visita, l'omicida attenta alla vita della sua fidanzata. Elude la sorveglianza alla porta di casa e scala l'edificio. Ma Giulia ha avvertito dei rumori e riesce a sbarrare la porta. L'assassino, deciso ad attuare il suo piano di morte, colpisce ripetutamente la porta con un lungo coltello e apre una fessura. Quando guarda dentro, il suo occhio si incrocia con lo sguardo di Giulia, che terrorizzata, prende un coltello da cucina e lo pianta nella fessura, senza però riuscire a colpirlo.
Quando Giulia sente che la morte si avvicina, le giunge la voce di Sam, che è rientrato. L'assassino riesce a fuggire, ma la sua vita è salva.

L'inquietante dipinto naif

Il giorno dopo torna Carlo: ha capito da dove proviene il rumore. È il verso di un raro animale che vive nel Caucaso meridionale, chiamato comunemente «l'uccello dalle piume di cristallo». Fuori del Caucaso esiste un solo esemplare vivo, allo zoo di Roma.
Subito Sam, Giulia, Carlo e la polizia si recano allo zoo per vedere il volatile. Giunti davanti alla gabbia, Sam nota come l'abitazione del marito dell'unica vittima scampata all'assassino dia proprio sullo zoo. I tre sentono delle grida provenire dall'edificio e si precipitano a vedere.
Sfondano la porta e trovano Alberto mentre sta attentando alla vita di sua moglie. Liberano la donna e accerchiano l'uomo, ma questi nel tentativo di salvarsi uccide un poliziotto e scivola fuori dalla finestra e sono vani i tentativi di Sam di tirarlo su. L'uomo cade e si fracassa la testa. Fa appena in tempo a confessare di essere lui l'autore di tutti i delitti, poi muore.

Ma dov'è finita la moglie? Perché è scappata? Sam vuole ritrovarla e parlarle. Parte subito alla sua ricerca. La donna è alta, ha i capelli lunghi tinti di rosso e indossa un impermeabile: non può passare certo inosservata. Dopo una breve ricerca entra in uno stabile apparentemente disabitato. Sale le scale ed entra nella prima stanza. È tutto buio ed è inutile premere gli interruttori: i fili della luce sono staccati. Cercando a tastoni, si imbatte in Carlo, che tiene in mano un coltello insanguinato, ma il suo corpo gli cade addosso: è stato pugnalato al collo.

Poi sente una risata: è una voce di donna. Appare sul fondo della stanza la moglie del gallerista che impugna un grosso pugnale. Sam lo vede e gli viene in mente quel particolare decisivo che non era riuscito a ricordare davanti al commissario: nella colluttazione era la donna che aveva in mano il pugnale! Quindi era lei la vera autrice dei delitti, e voleva assassinare anche il marito, ma era stata ferita da lui che poi era scappato quando si era accorto di essere visto da Sam. Alberto, per non abbandonarla, ingaggiò un sicario per eliminare Sam, ma il killer fallì, uccidendo la guardia di scorta. L'uomo, per non lasciare testimoni, aveva ucciso il sicario.

La donna scappa e Sam la insegue. Dopo aver attraversato un ingresso la donna accende la luce: siamo nella galleria d'arte. Ma la donna ha teso una trappola a Sam: gli fa cadere addosso una scultura. Mentre Sam è immobilizzato, Monica comincia a giocare con un coltello vicino alla sua testa, ma prima che lo colpisca viene fermata dal pronto intervento della polizia. Giulia era stata rapita dalla donna, ma era riuscita a liberarsi e a dare l'allarme. Sam deve a Giulia la sua vita. Durante un'importante intervista, lo psichiatra di Monica racconta la sua storia: dieci anni fa la donna venne aggredita e subì un trauma. Un giorno si trovò a guardare il famoso dipinto dove era ritratta la scena di violenza e, in un istante, si risvegliò in lei la schizofrenia dalla quale era guarita. Stranamente, si identificò non nella vittima, ma nell'aggressore, forse per scacciare via quel brutto ricordo. Suo marito, per proteggerla, era divenuto anch'egli uno schizofrenico a tal punto da diventare suo complice. L'indomani Sam e Giulia possono finalmente ripartire con l'aereo e tornare in patria.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Bernardo Bertolucci aveva avuto l'incarico di far realizzare un film tratto dal romanzo La statua che urla (The Screaming Mimi) di Fredric Brown. Conosceva molti giovani promettenti. Per l'adattamento del romanzo al grande schermo scelse l'allora quasi sconosciuto Dario Argento, ex critico cinematografico e sceneggiatore con il quale aveva collaborato per la sceneggiatura di C'era una volta il West. Argento si impegnò moltissimo in fase di scrittura, e la storia che ideò cominciò ad appassionarlo al punto tale che decise a mano a mano di modificarla, modellandola in base alle sue fantasie e alle ispirazioni oniriche e inquietanti. Terminato il lavoro, Argento iniziò a proporre a vari produttori il soggetto, ma il copione rischiava sempre di essere modificato o attribuito a sceneggiatori dal nome già affermato. Così, aiutato da suo padre Salvatore, Dario Argento fondò la società di produzione autonoma «Seda Spettacoli», con la quale finanziò e diresse di persona questa storia, alla quale teneva moltissimo per tutto l'impegno personale che aveva profuso nello scriverla.

Le riprese, iniziate nel settembre 1969, si protrassero per sei settimane. Furono caratterizzate da alcuni contrasti tra Argento e l'attore Tony Musante (che non gradiva il modo talvolta improvvisato di Argento nel dirigere il film), dai tentativi di boicottaggio del distributore della Titanus Goffredo Lombardo (scontento del materiale girato dopo appena una settimana di riprese e deciso ad affidare la prosecuzione del film al regista Ferdinando Baldi), dai rischi continui di superare i costi di produzione allungando i tempi di ripresa, dalle attenzioni costanti a non sprecare più pellicola di quella necessaria. Gli esterni vennero girati in gran parte nel quartiere Flaminio di Roma: il palazzo dei Ranieri è in via Donatello a pochi passi da largo Antonio Sarti, dove si trova il palazzo con le scale triangolari relativo alla scena dell'omicidio in ascensore.

Rifacendosi tanto a Mario Bava (in specie, dei due gialli La ragazza che sapeva troppo del 1963 e Sei donne per l'assassino del 1964), quanto ad alcune intuizioni del western all'italiana, l'ex critico cinematografico esordisce dietro la macchina da presa calando nel giallo le sue idee sul linguaggio cinematografico. Tra le innovative sequenze la ripresa in soggettiva della caduta dalla finestra di Alberto Ranieri, simile a quella girata da Antonio Pietrangeli nel suo capolavoro Io la conoscevo bene per riprendere il suicidio finale di Adriana.

Reggie Nalder, nel film l'inseguitore col giubbetto giallo, è soprattutto noto per aver interpretato il ruolo di Rien ne L'uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchcock, il killer assoldato per uccidere nel teatro il capo di stato estero. Inizialmente non era previsto il suo contributo nel film: Argento gli propose il ruolo dopo averlo incontrato per caso a Roma, dove l'attore si trovava in quel periodo per partecipare a un telefilm americano che si girava in parte in Italia.

L'uccello del titolo, l'Hornitus Nevalis (gru delle nevi), non esiste ed è in realtà una comune gru coronata, Balearica pavonina.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il film uscì in anteprima il 19 febbraio 1970.

Del film esiste in circolazione una pessima edizione stampata e distribuita in Super 8. Il taglio dello scope e la scarsa qualità del supporto (Kodak Eastman) ne fanno uno dei peggiori titoli prodotti e commercializzati a fine anni settanta in Italia su questo formato, al pari di Profondo rosso, Suspiria e 4 mosche di velluto grigio.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Alla sua uscita nelle sale italiane, nel febbraio 1970, il film venne accolto in modo abbastanza freddo nelle sale cinematografiche del nord Italia; andò meglio al centro ed al sud; poco a poco, il successo raggiunto nelle città centro-meridionali creò anche al settentrione maggiore attenzione intorno al film; L'uccello dalle piume di cristallo iniziò a recuperare spettatori anche al nord, iniziando ad andare molto bene in tutta la penisola, arrivando ad incassare in totale 1 miliardo e 400 milioni di lire dell'epoca, risultando il 13° miglior incasso della stagione cinematografica 1969-70.

Remake[modifica | modifica sorgente]

Dario Argento ha recentemente ceduto i diritti sul film per farne realizzare un remake americano. Il progetto rientra nell'ambito di una cessione di diritti operata da Argento su due suoi film, per farne realizzare dei remake USA; l'altro titolo interessato è Suspiria (già entrato in pre-produzione).[senza fonte]

Influenza culturale[modifica | modifica sorgente]

Il brano Piume di cristallo, facente parte della colonna sonora della pellicola, viene utilizzato nel film Death Proof di Quentin Tarantino nella sequenza in cui Kurt Russell spia le ragazze nel parcheggio, ma stranamente non è incluso nella relativa colonna sonora.[senza fonte]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema