L'orgoglio degli Amberson

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L'orgoglio degli Amberson
Orgoglio degli amberson.png
Il primo incontro tra Eugene Morgan e George Minafer
Titolo originale The Magnificent Ambersons
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1942
Durata 88 min
Colore B/N
Audio sonoro Mono (RCA Sound System)
Rapporto 1,37 : 1
Genere drammatico
Regia Orson Welles
Soggetto Booth Tarkington (romanzo)
Sceneggiatura Orson Welles
Produttore Orson Welles e Jack Moss (associato/non accreditato)
Produttore esecutivo George Schaefer (non accreditato)
Casa di produzione Mercury Theatre e RKO Radio Pictures
Fotografia Stanley Cortez, Russell A. Cully, Jack MacKenzie, Russell Metty, Nicholas Musuraca, Orson Welles, Harry J. Wild
Montaggio Jack Moss, Mark Robson, Robert Wise
Effetti speciali Vernon L. Walker
Musiche Bernard Herrmann (non accreditato)

Roy Webb

Scenografia Albert S. D'Agostino, Darrell Silvera (non accreditati)
Costumi Edward Stevenson
Trucco Mel Berns
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio originale:

Ridoppiaggio:

L'orgoglio degli Amberson (The Magnificent Ambersons) è un film del 1942 diretto da Orson Welles. È la seconda regia di Welles, girato dopo Quarto potere.

Nel 1991 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Amberson, importante famiglia di Indianapolis alla fine del secolo XIX, è ricca e benestante. Il film descrive, attraverso le vicende di alcuni suoi componenti, la sua ascesa e caduta alla vigilia della massiccia industrializzazione americana. Isabel Amberson sposa il ricco e aristocratico Wilbur Minafer rifiutando per un capriccio di orgoglio la corte di un giovane che eppure ama: Eugene Morgan, intraprendente inventore di automobili di estrazione piccolo-borghese.

Venti anni più tardi, dopo la morte del marito a cui è sempre stata fedele, Isabel si ritrova a vivere nella vecchia tenuta di famiglia col figlio George, il proprio padre, il fratello Jack e la cognata Fanny (segretamente innamorata di Eugene da sempre). Ironicamente il giovane George si innamora proprio della figlia di Eugene, Lucy, e allo stesso tempo cerca di impedire che sua madre si riavvicini ad Eugene, ora lanciatosi con successo nell'industria automobilistica. L'orgoglio del figlio sembra ripetere quello della madre venti anni prima: ora è lui a non poter sposare Lucy, figlia dell'uomo che insidia l'onore di sua madre Isabel. La vedova, osteggiata nel coronamento del vero amore, ma troppo devota al figlio per opporglisi, muore di consunzione, seguita subito dopo dall'anziano padre.

In questa circostanza emerge che la situazione patrimoniale degli Amberson è gravemente compromessa e quella che era un tempo una casata magnificente, ora versa in miseria. George è quindi costretto a lasciare la casa di famiglia ed ha inoltre un incidente stradale. In ospedale chiede perdono a Eugene. Orson Welles riveste, oltre al ruolo del regista, anche quello di voce narrante fuori campo, espediente piuttosto nuovo per il periodo.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Un'immagine del trailer

Il film si basava sull'omonimo romanzo di Booth Tarkington, vincitore del Premio Pulitzer.

La carriera di Welles venne stroncata dall'insuccesso del film, che lui disconobbe per il rimontaggio da parte dei produttori della Rko Pictures, durante la sua assenza (si trovava in Brasile per girare il documentario It's All True per rafforzare le relazioni interamericane e scongiurare l'alleanza del paese sudamericano con l'Asse). Essi, preoccupati dall'esito disastroso delle proiezioni-test, massacrarono la pellicola arrivando a tagliarne 43 minuti ed a far girare a Freddie Fleck un finale più rassicurante, adatto ai tempi di guerra.

Anche l'assenza di Welles come attore diminuì l'appetibilità del film (tanto più che vi aveva recitato nella versione radiofonica). Eppure negli anni il film verrà apprezzato e addirittura preferito, rispetto al precedente, da critici come André Bazin. Il suo stile, ricco di dissolvenze e in qualche modo in antitesi a Citizen Kane, più duro e realistico, per quanto entrambi abbastanza vicini al "barocco" nell'uso del grandangolo e nella scelta del piano sequenza, è tuttavia in questo film più calibrato e sobrio, ma di eccellente servizio al lavoro degli attori e al loro inserimento (anche con riprese dal basso) nella scenografia.

In seguito Welles vide rescisso il suo contratto con la Rko e poté girare solo un altro film a Hollywood (La signora di Shanghai, 1948), prima di venire scacciato come autore maledetto dal sistema degli studios.

Stile[modifica | modifica sorgente]

Nonostante i tagli, il film contiene alcune importanti innovazioni e un magistrale uso a incastro del tempo e dello spazio tipico di Welles. Il budget più limitato non permise creazioni virtuosistiche come in Quarto potere, ma restano straordinari i piani sequenza, i grandangoli, la profondità di campo, grazie soprattutto alla collaborazione del direttore della fotografia Stanley Cortez.

Per la prima volta nel cinema venne sperimentata anche la profondità di campo sonora, cioè la presenza contemporanea di più suoni e voci degli attori, che accavallano i dialoghi rendendoli difficili da distinguere, ma anche straordinariamente simili alla vita reale.

Celebri sono i titoli di coda letti e non scritti, nei quali Welles si menziona per ultimo.

Home video[modifica | modifica sorgente]

In Italia il fim è stato distribuito su DVD due volte:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.

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