L'isola del tesoro

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L'isola del tesoro
Titolo originale Treasure Island
Treasure Island-Scribner's-1911.jpg
Frontespizio di un'edizione del 1911
Autore Robert Louis Stevenson
1ª ed. originale 1883
Genere romanzo
Sottogenere avventura
Lingua originale inglese
Ambientazione Inghilterra, Oceano Atlantico, Isola del Teschio, 17**
Protagonisti Jim Hawkins
Antagonisti Long John Silver
Altri personaggi Ben Gunn

L'isola del tesoro (Treasure Island, 1883), di Robert Louis Stevenson, è uno dei più celebri romanzi per ragazzi di tutti i tempi. Pubblicato per la prima volta a puntate nella rivista per ragazzi Young Folks negli anni 1881-1882 con il titolo di Sea Cook, or Treasure Island ("Il cuoco del mare ovvero l'isola del tesoro"), racconta una storia di "pirati e tesori" e ha certamente contribuito in modo significativo all'immaginario popolare su questi argomenti (a partire dallo stereotipo del pirata nella forma classica in cui appare, per esempio, da Peter Pan a La maledizione della prima luna).

Viene generalmente considerato come un romanzo di formazione, ma contiene elementi inusuali; per esempio, il personaggio di Long John Silver viene utilizzato dall'autore per descrivere la potenziale ambiguità della morale, non del tutto completamente buono ma neanche del tutto completamente cattivo.

Storia dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Treasure Island fu il primo successo di Stevenson, che ne iniziò la stesura a 30 anni. Scrisse i primi capitoli a Braemar, nella highland scozzesi, nel 1881. Stevenson si trovava in un cottage di campagna con altri membri della sua famiglia, fra cui il figliastro Lloyd Osbourne, il quale stava dipingendo ad acquerello la mappa di un'isola. Stevenson vide la mappa e ne fu affascinato, iniziando a battezzare diversi luoghi dell'isola con nomi di fantasia, per poi completare l'opera scrivendo "Isola del Tesoro" in un angolo del dipinto. Fu lo stesso Lloyd a commentare "come sarebbe bello leggere una storia su quest'isola!"

Stevenson completò la mappa e iniziò subito a scrivere, leggendo la sua opera ai familiari man mano che completava i primi capitoli. Ciascuno diede un contributo: Lloyd chiese che nella storia non apparissero donne, il padre di Stevenson diede suggerimenti sui contenuti dello scrigno di Billy Bones e su altre scene. Alcune settimane dopo un amico di Stevenson, Alexander Japp, fece leggere i primi capitoli del romanzo al redattore della rivista Young Folks, che decise di pubblicarne un capitolo alla settimana.

In autunno gli Stevenson tornarono alla loro abitazione di Londra. Lo stesso Stevenson ebbe un periodo particolarmente acuto di un malessere cronico ai bronchi, che lo costrinse ad abbandonare la scrittura del romanzo alla fine del capitolo 15. La famiglia decise di trasferirsi a Davos, in Svizzera, dove l'aria di montagna contribuì a migliorare le condizioni di Stevenson che riuscì, pur con qualche difficoltà, a completare la stesura del romanzo.

Inizialmente, l'opera di Stevenson (pubblicata fra l'ottobre del 1881 e il gennaio del 1882) non suscitò particolare interesse. Nel 1883 fu ripubblicata in forma di libro, ed ebbe un successo immediato sia di pubblico che di critica. Si dice che il primo ministro britannico dichiarò di essere rimasto sveglio fino alle due di notte per finire di leggerla. Lo scrittore Henry James la definì "perfetta come un gioco da ragazzi ben giocato". Gerard Manley Hopkins scrisse addirittura che "c'è più genio in una pagina di Stevenson che in un volume di Sir Walter Scott".

Non è possibile sottovalutare il contributo di Treasure Island all'immaginario collettivo. A causa di questo romanzo i pirati furono in seguito costantemente associati a mappe del tesoro (in cui il tesoro è segnato con una "X"), isole tropicali, stampelle o pappagalli portati sulla spalla. La stessa espressione "Isola del Tesoro" è entrata nel linguaggio comune e viene usata anche senza un riferimento consapevole all'opera di Stevenson.

Jim e Billy

Stevenson ha lasciato molti scritti (soprattutto lettere e saggi) in cui spiega quali furono le sue fonti di ispirazione. L'idea centrale del romanzo nacque, come si è detto, dalla mappa; subentrarono però i ricordi di Stevenson su opere di Daniel Defoe, Edgar Allan Poe, Washington Irving, e soprattutto Charles Kingsley (il romanzo At Last). Il personaggio di Long John Silver era ispirato a un amico di Stevenson, scrittore e editore, di nome W. E. Henley. Altri libri che ricordano passaggi di Treasure Island sono Coral Island di Robert Michael Ballantyne (1871) e The Pirate di Frederick Marryat (1836). Rider Haggard scrisse Le miniere di re Salomone (1885) perché aveva scommesso col fratello che sarebbe riuscito a scrivere un romanzo migliore de L'isola del tesoro.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! »
(La canzone dei pirati de L'isola del tesoro[1])

Il romanzo è suddiviso in 6 parti per 34 capitoli complessivi: Jim è il narratore in prima persona di tutti, tranne che per i capitoli 16-18 che sono narrati dal dottor Livesey

Il protagonista, nonché voce narrante del romanzo, Jim Hawkins, è un ragazzo di 14 anni che vive con la famiglia nella locanda "Ammiraglio Benbow", affacciata sul mare in un villaggio nei pressi di Bristol.

La storia narra le avventure seguite al ritrovamento di una vecchia mappa del tesoro da parte di Jim, nel baule del vecchio marinaio di nome Billy, ospite alla locanda gestita dai suoi genitori.

Parte prima: Il vecchio filibustiere

Siamo nel borgo di mare Black Hill Cove, nel sudovest dell'Inghilterra, a metà del XVIII secolo; il narratore James, conosciuto meglio col diminutivo di Jim, è il giovane figlio dei proprietari della locale locanda che s'affaccia al mare.

I - Il vecchio lupo di mare all'"Ammiraglio Benbow"

Un giorno Billy Bones, un vecchio marinaio dall'aspetto minaccioso, prende alloggio nella locanda come inquilino a lungo termine; paga però solo per circa la prima settimana del suo soggiorno. Jim si rende rapidamente conto ch'egli si sta nascondendo da qualcuno, e ch'egli teme in particolar modo d'incontrare un uomo di mare non meglio identificato con una gamba sola.

II - Cane Nero appare e scompare

Il ragazzo rimane subito affascinato, ma anche allo stesso tempo in parte terrorizzato dall'uomo, un violento ubriacone, soprattutto a partire dal momento in cui, dopo qualche mese dal suo arrivo, un ex compagno di pirateria di Billy si presenta chiedendo sue notizie: l'incontro tra i due finisce in un violento scontro.

III - La macchia nera

Poco dopo anche un uomo cieco appare alla locanda e intima a Jim di condurlo da Bones; egli è giunto con l'incarico di consegnare al vecchio marinaio la "macchia nera", un presagio di condanna a morte. Billy a questo punto viene colto da un malore che presto si rivela essere un infarto. Mentre Jim si prende cura di lui gli racconta la sua storia confessandogli d'esser stato uno dei marinai del famigerato pirata conosciuto col nome di Capitano Flint; ora, aggiunge, i suoi vecchi compagni di scorribande stanno tornando per impossessarsi del suo segreto, che conduce al tesoro.

IV - Il baule da marinaio

Poco dopo la morte del padre di Jim per una grave malattia, nonostante le costanti cure prodigategli dal dottor Livesey, anche il pirata muore: Jim e la madre aprono il baule - fino ad allora tenuto sempre sotto una strettissima sorveglianza dal vecchio - grazie alla chiave che gli hanno trovato appesa al collo ed al suo interno ne rinvengono dei dobloni in oro. Mentre stanno raccogliendo l'importo loro dovuto per il vitto e alloggio completo dato fino ad allora al marinaio, sentono un gruppo di pirati avvicinarsi e sono costretti a fuggire in fretta e furia a nascondersi: Jim però riesce a portar via con sé una misteriosa tela cerata raccolta in un pacchettino, di cui diventa subito l'unico custode.

V - La fine del cieco

I pirati, guidati dal cieco, trovano Billy morto, ma rimangono frustrati dal fatto di non rinvenire nessuna mappa del tesoro disegnata da Flint. All'arrivo del dottore con la polizia i pirati fuggono di gran carriera alla loro nave, tranne il cieco che viene accidentalmente investito ed ucciso dai cavalli degli agenti.

VI - Le carte del capitano

Jim mostra il misterioso pacchetto al dottore, che è anche un magistrato importante della regione nonché un gentiluomo, e questi comprende subito trattarsi del dettagliato diario di bordo di Flint, con tutto l'elenco dei saccheggi e dei tesori accumulati dal pirata, assieme alla mappa di un'isola con indicata l'ubicazione del leggendario tesoro. Decidono così di rivolgersi al conte, il Signor Trelawney, per ottenere una nave a vela; a Bristol lasciano a Trelawney il compito di occuparsi dell'acquisto della goletta, a cui danno il nome di Hispaniola; Livesey lo consiglia però caldamente di tacere il loro vero obiettivo.

Parte seconda: Il cuoco di bordo

Nel formare la ciurma per il viaggio, senza minimamente rendersene conto, Trelawney sceglie anche alcuni vecchi soci di Flint, fra cui Long John Silver che, arruolato come cuoco di bordo (ma in realtà pirata anch'egli), è intenzionato ad impadronirsi della nave e poi del tesoro: molto popolare e temuto da tutti, gli manca una gamba e cammina appoggiato ad una stampella.

VII - Vado a Bristol

Dopo aver assegnato al capitano Smollet il comando della nave, s'inizia a cercar d'assumere una ciurma: grazie all'aiuto di un cuoco di nome Silver, proprietario di una taverna, si riesce presto a trovar un equipaggio.

VIII - All'insegna del "Cannocchiale"

Jim giunge a Bristol e fa la conoscenza con Silver, un uomo di mezza età senza una gamba; mentre si trova all'interno della sua taverna (All'insegna del "Cannocchiale") gli sembra di scorgere seduto in disparte anche Cane Nero. Ma questi, appena si vede riconosciuto, scappa via.

IX - Polvere e armi

Nonostante le gravi perplessità di Smollet nei riguardi della missione, il qual non si preoccupa di farne partecipi anche il dottore e il cavaliere, giunto al completo l'equipaggio raccolto da Silver l'Hispaniola salpa alla volta dei Caraibi.

X - Il viaggio

Il viaggio in mare ha inizio e Jim fa conoscenza un po' più approfonditamente sia di Silver, che si porta appresso ovunque sulla spalla un pappagallo parlante, che dei suoi compari. Grazie anche ai venti favorevoli ci si avvicina velocemente alla destinazione.

XI - Ciò che udii nel barile delle mele

Mentre s'è introdotto all'interno del barile delle mele quasi vuoto per prendersene una, a Jim capita d'ascoltare il discorso truffaldino di Silver con alcuni dei membri dell'equipaggio; sembra difatti stiano preparando un ammutinamento. Silver era il quartiermastro di Flint e, dopo aver recuperato il tesoro, questi ha intenzione di far assassinare gli ufficiali di bordo.

XII Consiglio di guerra

Il ragazzo, scoperti i loschi piani dei marinai, corre a raccontar tutti ai compagni. Saputo del tentativo di ammutinamento il capitano della nave, Smollett, decide di liberarsi di Silver e dei suoi soci concedendo loro di sbarcare sull'isola per riposarsi, con la recondita intenzione di abbandonarli.

Parte terza: La mia avventura a terra

Giunti in vista dell'isola Silver e i suoi uomini chiedono immediatamente di poter sbarcare, cosa che vien loro subito concessa; hanno deciso di rinviare ogni rivolta fino a quando il tesoro non si sia trovato al sicuro a bordo.

XIII - Come incominciò la mia avventura

Senza dir nulla a nessuno però Jim scende anch'egli a terra assieme ai pirati, a bordo delle scialuppe, ma fugge da loro non appena giunti a terra.

XIV - Il primo colpo

Nascosto tra la boscaglia Jim assiste all'omicidio del marinaio Tom - uno dei pochi membri dell'equipaggio rimasti fedeli a Smollett - da parte di Silver, che lo colpisce al capo con la sua gruccia.

XV - L'uomo dell'isola

Addentrandosi tutto solo nell'isola il più lontano possibile da Silver, Jim incontra uno strano individuo che dice di chiamarsi Ben Gunn; egli è un ex marinaio di Flint il quale aveva incautamente rivelato ad alcuni marinai che sull'isola c'era un tesoro (che però non fu trovato) e per questo fu abbandonato lì tre anni prima dall'equipaggio della sua nave. L'uomo gli rivela l'esistenza di una canoa costruita da lui stesso e tenuta celata nei pressi della riva.

Parte quarta: Il fortino

Sbarcati, i membri dell'equipaggio rimasto fedele ai gentiluomini inglesi sbarcano a terra e si insediano nel vecchio fortino di Flint.

XVI - Il dottore continua il racconto: come la nave fu abbandonata

Nel frattempo Trelawney, Livesey, Smollett e gli altri pochi marinai rimasti loro fedeli riescono con facilità a sorprendere e sopraffare i pochi pirati rimasti a bordo dell'Hispaniola.

XVII - Continua il racconto del dottore: l'ultimo viaggio del piccolo canotto

Si dirigono poi a terra in direzione di un recinto fortificato abbandonato..

XVIII - Continua il racconto del dottore: fine della prima giornata di combattimento

Subiscono il primo attacco da parte dei pirati, ma riescono coraggiosamente a resistere e a ricacciarli indietro.

XIX - Il racconto è ripreso da Jim Hawkins: la guarnigione del fortino

Jim li raggiunge e racconta loro dell'incontro avvenuto con Gunn.

XX - L'ambasciata di Silver

Silver si presenta con in mano una bandiera bianca, chiede una tregua cercando di negoziare al contempo la resa di Smollett e dei suoi; ma quest'ultimo lo snobba completamente finendo per farlo infuriare.

XXI - L'attacco

In seguito gli ammutinati tentano nuovamente di dare l'assalto al fortino. Dopo una furibonda battaglia, con perdite da entrambe le parti, ancora una volta i gentiluomini inglesi riescono a farli allontanare precipitosamente dalla palizzata

Parte quinta: La mia avventura in mare

Ansioso di partecipare all'azione, Jim esce dal rifugio e con la canoa arriva fino all'"Hispaniola".

XXII - Come iniziai la mia avventura in mare

Durante la notte, Jim sguscia fuori dal fortino, prende la piroga di Ben Gunn e, remando con precauzione, si avvicina all'Hispaniola assistito dal buio fitto.

XXIII - La marea discende

Riesce a tagliare la corda d'ancoraggio della nave, facendola così andare ad arenarsi alla deriva e metterla fuori dalla portata dei pirati rimasti a terra.

XXIV - La crociera della piroga

Appena spuntata l'alba, Jim riesce ad avvicinarsi alla goletta e a salire finalmente a bordo.

XXV - Ammaino il Jolly Roger

Dei due pirati rimasti a guardia a bordo della goletta solo uno è ancora vivo, il timoniere Israel Hands che in un accesso di furia dovuto all'ubriachezza ha assassinato il suo compare; anche lui però è rimasto gravemente ferito nella rissa. Jim abbassa la bandiera dei pirati, il Jolly Roger, e la getta in mare.

XXVI - Israel Hands

L'uomo accetta d'aiutare il ragazzo a portar la goletta al sicuro in direzione della spiaggia in cambio di cure mediche e soprattutto di brandy, ma una volta che la nave si è avvicinata a riva il pirata tenta di uccidere Jim. Il ragazzo riesce a sfuggirgli dalle mani salendo sul sartiame; nel momento in cui il nostromo gli sta lanciando contro un coltellaccio prende la mira e spara.

XXVII-"Pezzi da otto"

Dopo esser riuscito a far spiaggiare al sicuro la goletta, Jim attende il tramonto per tornare verso il fortino. Scavalcata la palizzata ed intrufolatosi al suo interno, a causa del buio non si rende conto - se non quando è oramai troppo tardi - che è stato occupato dai pirati.

Parte sesta: Il capitano Silver

Tornato al rifugio, Jim scopre però che è stato occupato dai pirati e che i suoi compagni hanno ceduto i viveri, le armi e anche la mappa del tesoro, visto che loro non ne avevano più bisogno dato che esso era stato già trovato e messo in salvo da Ben Gunn.

XXVIII - Nel campo nemico

Il ragazzo viene fatto prigioniero. Silver, il cui comando comincia ad esser messo in dubbio da più d'uno, rifiuta le richieste dei suoi sottoposti di uccidere senza pensarci troppo su Jim o di torturarlo per ottenerne informazioni.

XXIX - Di nuovo la macchia nera

Il gruppetto rivale di Silver capitanato da George Merry consegna all'uomo con una gamba sola la macchia nera, intenzionati come sono a destituirlo dalla carica di capitano. L'eloquente risposta di Silver li costringe però a ricredersi: egli riesce a terrorizzarli rimproverandoli d'aver strappato una pagina dalla Sacra Bibbia ed aver in tal modo commesso sacrilegio.

XXX - Sulla parola

Silver riesce quindi a farsi riaccettare come capo e, in questa operazione, salva anche la vita a Jim. Rivela quindi loro d'aver ottenuto la mappa del tesoro da Livesey, ripristinando la fiducia dell'intera squadra. Il dottore viene chiamato per far curare un ferito; alla fine questi incita il ragazzo a scappare ma questi rifiuta di tradire la parola data a Silver.

XXXI - La caccia al tesoro: l'indice di Flint

Ripreso il controllo della ciurma, Silver costringe Jim a promettergli di ricordarsi d'averlo protetto dagli altri pirati e di restituirgli casomai il favore giurando di difenderlo, se se ne fosse presentata l'occasione, davanti al tribunale per salvarlo dalla forca. Il giorno seguente, di prima mattina, tutti assieme partono in direzione dell'interno: Silver ordina di incamminarsi verso il punto in cui sembra esser nascosto il tesoro.

XXXII - La caccia a tesoro: la voce tra gli alberi

Inoltratisi sempre più nel fitto della boscaglia, i superstiziosi pirati iniziano ad essere spaventati da Ben Gunn che, appollaiato in cima agli alberi e saltando senza farsi notare di ramo in ramo, imita la voce spettrale di Flint che cerca di dissuaderli dal continuare nella loro ricerca; la caccia al tesoro si trasforma così molto presto, per quel che sembra ai pirati, in un'aggressione da parte dei fantasmi.

XXXIII - La caduta di un capo

Silver riesce comunque a farli andare avanti, ma appena giunti sul luogo segnato dalla mappa scoprono che le casse del tesoro sono già state tutte recuperate, e a quel punto solo l'intervento della compagnia di Jim riesce a salvare il ragazzo e Silver da una fine certa. Dopo aver disperso i pirati inferociti Silver si arrende a Livesey promettendo di tornar a compiere il suo dovere di cuoco.

XXXIV - e ultimo

Giunti nella grotta di Ben Gunn, dopo esserselo equamente suddiviso caricano il tesoro a bordo dell'"Hispaniola" e salpano in direzione dell'Inghilterra lasciando i pirati ribelli sopravvissuti abbandonati sull'isola assieme ad un po' di provviste e di polvere da sparo.

Durante il viaggio di ritorno si fermano in un golfo per assoldare degli uomini come equipaggio, ma al momento di ripartire scoprono che il quartiermastro Silver è scappato a bordo di un canotto con una piccola parte del tesoro (qualche centinaio di ghinee) per paura di essere, giunto a destinazione, imprigionato e fatto impiccare.

Personaggi

I personaggi del romanzo non sono, quasi in nessun caso, caratterizzati in modo semplicistico .

Protagonisti[modifica | modifica wikitesto]

Jim Hawkins Jim Hawkins, voce narrante del romanzo è il figlio dei proprietari della locanda inglese "Ammiraglio Benbow"; insieme alla madre trova la mappa del tesoro del Capitano Flint e successivamente si imbarca sulla nave del capitano Smollett, partecipando così alle peripezie di questo e alla battaglia contro i pirati di Long John Silver.
Jim ha spesso atteggiamenti che risultano imperscrutabili o imprevedibili, che egli si limita a riportare senza chiarirne le motivazioni o i sentimenti che li accompagnano. Alla fine del romanzo sostiene di non voler tornare più sull’Isola del Tesoro, senza peraltro spiegarne i motivi. La sua personalità è certamente complessa e subisce un'evoluzione evidente nel corso del romanzo superando molte prove di maturità. È un ragazzo dolce e premuroso che adora il mare e l'avventura.

Billy Bones Il vecchio marinaio che soggiorna, all'inizio della storia, presso la locanda gestita dalla famiglia di Jim. Malato e debilitato nel fisico, è preso da forti scoppi d'ira quand'è ubriaco, cioè quasi ogni giorno; l'unico con cui sembra riuscir a parlare in modio un po' benevolo è proprio Jim. È in possesso della mappa che mostra la posizione del tesoro nascosto dal capitano Flint.

Dottor Livesey Il dottor Livesey è un personaggio che compare fin dalla prima pagina del romanzo. Viene descritto come un uomo nobile e riservato che aiuta sempre Jim e i suoi compagni fedeli nelle avversità del racconto. Sin dall'inizio è contro il capitano Billy Bones, il quale lo ricambia costantemente.

Long John Silver

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Long John Silver.

Long John Silver è il vero antagonista di Jim, e anche il più approfonditamente sviluppato. Anche la sua personalità è in parte oscura, e i suoi atteggiamenti possono apparire contraddittori: a volte si comporta come un capo spietato, altre volte come un amico sincero e fedele. È l’unico personaggio, inoltre, del quale Stevenson ci fornisca informazioni sull’età, l’aspetto fisico e la sua storia, e quindi anche l’unico che sembra aver un futuro al di fuori del romanzo.

Capitano Smollet Il capitano dell'Hispaniola, si mostra presto molto corretto ed esatto nei suoi giudizi; eccelle nei compiti affidatigli e dimostra sempre costanza e determinatezza. Prende spesso in mano la situazione in modo molto efficiente.

Cavalier Trelawney Un ricco proprietario terriero che finanzia l'intera spedizione. Pur mostrando doti di leadership è un tipo abbastanza ingenuo che rivela subito a tutti il vero scopo del viaggio; riesce a mantenere un perfetto sangue freddo per tutta l'avventura.

Capitano Nathaniel Flint

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Capitano Flint.

Spietato corsaro che nasconde il proprio favoloso tesoro, frutto di innumerevoli arrembaggi e scorrerie, su un'isola sperduta. Sbarcato su di essa con altri pirati della sua ciurma, torna alla nave, ormeggiata nei paraggi, solo. Il ritrovamento della mappa, unico indizio lasciato dal pirata circa il nascondiglio del leggendario tesoro, costituisce il nucleo narrativo del libro.

Nel romanzo non compare come personaggio attivo: la sua personalità e la sua storia sono tratteggiate dalle parole dei suoi ex compagni di bordo, in particolare il cuoco e pirata Long John Silver, che possiede tra l'altro un pappagallo, di specie non espressamente dichiarata nel libro, il cui nome riecheggia quello del crudele pirata.

Altri[modifica | modifica wikitesto]

Pew Mendicante cieco malvagio che viene calpestato a morte dai cavalli degli ufficiali di Livesey.

Mr. Arrow Primo ufficiale dell'Hispaniola

Cane Nero Un tempo era stato membro della ciurma di Flint

Ben Gunn Un ex membro della ciurma di Flint, è divenuto mezzo folle dopo esser stato abbandonato per tre anni da solo sull'isola

Israel Hands Timoniere ed ex cannoniere di Flint. Viene ucciso da Jim sull'Hispaniola.

Il signor Hawkins Padre di Jim che muore dopo lo scontro tra Billy Bones e Cane Nero

La signora Hawkins Madre di Jim

Tom Morgan Ex pirata della vecchia ciurma di Flint; finisce abbandonato sull'isola.

Tom Uno dei marinai onesti, viene ucciso da Silver.

Dick Mozzo fedele alla Bibbia

Merry George

Critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Al pappagallo di cucina, sulla nave che porta i pirati verso l'isola del tesoro, io gli ho voluto più bene che se fosse stato il pappagallo di casa mia; molti anni prima di sapere che c'erano stati anche i pappagalli di Daniel Defoe, e che cotesto, probabilmente, veniva da quella famiglia di pappagalli. E son sicuro d'aver sgranato gli occhi come un bambino, quando in Treasure Island la nave deserta viene bordeggiando sul risucchio come la più indubitabile e pazza delle apparizioni. (Emilio Cecchi)
  • Soprattutto c'era in questa storia il sapore oceanico, un esotismo fantastico più vero della realtà, per cui quell'isola non segnata su nessuna carta è più viva nei suoi ancoraggi miasmatici di qualsiasi isola del Pacifico geograficamente registrata, e quella goletta della morte naviga più stretta al vento di tutti i velieri debitamente registrati. (Piero Jahier)
  • Mai un libro fu scritto con ritmo insieme così rapido e così trattenuto, come la corsa dell'Hispaniola verso l'isola invisibile. Ogni parola manda un suono doppio. Viviamo con freschezza e intensità giovanile negli spazi immacolati dell'avventura: nell'assoluta realtà, dove le navi solcano i mari lasciando un segno di spuma nelle onde, dove il sangue versato macchia il suolo, dove si scava la terra per nascondere i tesori. Ma, al tempo stesso, non ci abbandona mai un sottilissimo e delicatissimo profumo di ironia, perché non abitiamo nella realtà ma nello spazio fittizio di un libro nel quale le cose più inverosimili accadono naturalmente; e le navi non lasciano segni nelle onde, il sangue bagna la terra di inchiostro, i tesori non hanno bisogno di luogo. (Pietro Citati)
  • Se devo scegliere un libro, il libro, scelgo senz’altro L’Isola del Tesoro, di Robert Louis Stevenson. Perché è pieno di vento, di immaginazione, di avventura, d’infanzia. (Antonio Tabucchi)
  • E realismo magico è questo di Robert Stevenson. Tutto è strano, inaspettato, sorprendente ciò che accade lì dentro; eppure logico, naturale, necessario. (Angiolo Silvio Novaro)

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

L'isola del tesoro è una delle opere dell'intera storia della letteratura che vantano il maggior numero di adattamenti. Ne sono state realizzate oltre cinquanta versioni cinematografiche. Fra quelle più celebri si ricordano:

Anche gli adattamenti per la televisione sono innumerevoli; la sola BBC ne ha realizzato, in diverse epoche, almeno tre. Tra le trasposizioni più originali, I Muppet nell'isola del tesoro, diretto da Brian Henson nel 1996, è parodia del romanzo con protagonisti i pupazzi inventati da Jim Henson e attori umani.

In Italia, la RAI ne fece uno sceneggiato televisivo di successo nel 1959 e uno di ambientazione fantascientifica nel 1987 per la regia di Antonio Margheriti, prodotto con larghi mezzi e un cast internazionale, da cui fu tratta una riduzione cinematografica distribuita all'estero.[2] Nel 1994 la Fininvest (attuale Mediaset) realizza in collaborazione con Paolo Bonolis e Daniele Demma una parodia musicale in onda su Canale 5 con protagonista una ragazza (nel ruolo di Jim). Nel cast Alessandro Gobbi (già co conduttore di Bim bum bam), Amerigo Caffo e molti attori esordienti. Regia di Stefano Vicario

Orson Welles, nel luglio 1938, adattò il romanzo per la radio.

La storia di Stevenson è stata ripresa anche dagli anime giapponesi; una versione dal titolo omonimo fu proposta da Osamu Dezaki nel 1978.

Tra i numerosi adattamenti a fumetti de L'isola del tesoro vi è la riduzione a fumetti di Mino Milani e Hugo Pratt pubblicata nel 1962 sul Corriere dei piccoli.

L'Isola del tesoro viene anche proposta frequentemente a teatro. Per un certo periodo, a Londra, l'opera venne riproposta annualmente al Mermaid Theatre.

Ipotetica collocazione dell'isola[modifica | modifica wikitesto]

A più riprese sono circolate voci (sempre smentite da Robert Louis Stevenson e dalla famiglia) secondo cui l'Isola del Tesoro non sarebbe un luogo di fantasia, ma un'isola reale (con un reale tesoro). Secondo una di queste voci[3][4], per esempio, Stevenson avrebbe appreso dell'isola da un vecchio zio, marinaio, e l'isola si troverebbe nelle Isole Vergini Britanniche e corrisponderebbe all'attuale Norman island. Altri sostengono che Stevenson abbia tratto ispirazione da uno degli isolotti dei Queen Street Gardens di Edimburgo, dove lo scrittore aveva soggiornato a lungo durante la propria vita.[5]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Libero Bigiaretti, collana Gemini - Capolavori per la gioventù, Firenze: Giunti, 1997, pp. 250, cap. 34, ISBN 88-09-00116-8.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, prefazione di Domenico Scarpa, collana UE n. 2157, Milano: Feltrinelli, pp. 270.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, collana Meridiani - Romanzi racconti e saggi, a cura di Attilio Brilli, Milano: Mondadori, 1982, pp. 311-530.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Renato Prinzhofer, introduzione di Francesco Binni, collana I grandi libri n. 127, Milano: Garzanti, 2007.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Piero Jahier, introduzione di Pietro Citati, collana Tascabili n. 1008, Torino: Einaudi, 1943, pp. 238, cap. 34, ISBN 978-88-06-18517-6.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, introduzione di Gianluigi Melega, collana BEN Classici n. 139, Roma: Newton Compton, 2003, ISBN 88-7983-684-6.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Corrado Alvaro e Laura Babini, collana Scrittori italiani e stranieri n. 13, Bologna: CELI, 1956.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, introduzione di Emma Letley, con un saggio di Henry James, collana Oscar classici n. 520, Milano: Mondadori, 2004, ISBN 88-04-48443-8.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Richard Ambrosini, a cura di Salvatore Rosati, collana GUM n. 282, Milano: Mursia, 1996, pp. 172.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Mario Mirandoli, collana I classici dei ragazzi, Firenze: Vallecchi, 1974, pp. 197.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Bianca Maria Talice, introduzione di Giorgio Manganelli, collana BUR n. 36, Milano: Rizzoli, 1991, pp. 284, ISBN 88-17-15136-X.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Lodovico Terzi, collana Biblioteca Adelphi n. 229 e collana gli Adelphi n. 139, Milano: Adelphi, 2000, pp. 292.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Alessandra Osti, introduzione di Richard Ambrosini, supplemento a «La Repubblica» n. 123 (25 maggio 2004), Roma: La Repubblica, 2004, ISBN 88-89145-23-4.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Mauro Imbimbo, collana I birilli, Novara: De Agostini, 2006, ISBN 88-418-3364-5.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, Biblioteca economica Newton, Newton Compton, 2003, pp. 191, ISBN 978-88-7983-684-5.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Bianca Maria Talice, prefazione di Antonio Faeti, collana I delfini n. 97, Milano: Fabbri, 2006, ISBN 88-451-8037-9.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Alberto Tedeschi, collana Corticelli n. 5, Milano: Mursia, 2006, pp. 211.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Amedeo Benedetti, L'isola del tesoro. Elementi stilistici, in "LG Argomenti", a. XLVI, n. 2, aprile-giugno 2010, pp. 19–27.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ecco il testo originale: "Fifteen men on the dead man's chest - Yo-ho-ho, and a bottle of rum! Drink and the devil had done for the rest - Yo-ho-ho, and a bottle of rum!"
  2. ^ L'isola del Tesoro
  3. ^ "Where's Where" (1974) (Eyre Methuen, London) ISBN 0-413-32290-4, Norman Island.
  4. ^ http://www.bvi-turismo.com/srv/general/storia.xtml;jsessionid=AC7C5A36750A50737A357C8B8F7850EE?p=1
  5. ^ Gardens that inspired Treasure Island under threat - Telegraph

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