L'isola del tesoro

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L'isola del tesoro
Titolo originale Treasure Island
Treasure Island-Scribner's-1911.jpg
Frontespizio di un'edizione del 1911
Autore Robert Louis Stevenson
1ª ed. originale 1883
Genere romanzo
Sottogenere avventura
Lingua originale inglese
Ambientazione Inghilterra, Oceano Atlantico, Isola del Teschio, 17**
Protagonisti Jim Hawkins
Coprotagonisti Long John Silver
Altri personaggi Ben Gunn

L'isola del tesoro (Treasure Island, 1883), di Robert Louis Stevenson, è uno dei più celebri romanzi per ragazzi di tutti i tempi. Fu pubblicato per la prima volta a puntate nella rivista per ragazzi Young Folks negli anni 1881-1882, con il titolo di Sea Cook, or Treasure Island ("Il cuoco del mare ovvero l'isola del tesoro"). Racconta una storia di "pirati e tesori", e ha certamente contribuito in modo significativo all'immaginario popolare su questi argomenti (a partire dallo stereotipo del pirata nella forma classica in cui appare, per esempio, da Peter Pan a La maledizione della prima luna). Viene generalmente considerato come un romanzo di formazione, ma contiene elementi inusuali; per esempio, il personaggio di Long John Silver viene utilizzato dall'autore per descrivere la potenziale ambiguità della morale.

Indice

Storia dell'opera[modifica]

Treasure Island fu il primo successo di Stevenson, che ne iniziò la stesura a 30 anni. Scrisse i primi 15 capitoli a Braemar, nella highland scozzesi, nel 1881. Stevenson si trovava in un cottage di campagna con altri membri della sua famiglia, fra cui il figliastro Lloyd Osbourne, il quale stava dipingendo ad acquerello la mappa di un'isola. Stevenson vide la mappa e ne fu affascinato, iniziando a battezzare diversi luoghi dell'isola con nomi di fantasia, per poi completare l'opera scrivendo "Isola del Tesoro" in un angolo del dipinto. Fu lo stesso Lloyd a commentare "come sarebbe bello leggere una storia su quest'isola!"

Stevenson completò la mappa e iniziò subito a scrivere, leggendo la sua opera ai familiari man mano che completava i primi capitoli. Ciascuno diede un contributo: Lloyd chiese che nella storia non apparissero donne, il padre di Stevenson diede suggerimenti sui contenuti dello scrigno di Billy Bones e su altre scene. Alcune settimane dopo un amico di Stevenson, Alexander Japp, fece leggere i primi capitoli del romanzo al redattore della rivista Young Folks, che decise di pubblicarne un capitolo alla settimana.

In autunno gli Stevenson tornarono alla loro abitazione di Londra. Lo stesso Stevenson ebbe un periodo particolarmente acuto di un malessere cronico ai bronchi, che lo costrinse ad abbandonare la scrittura del romanzo alla fine del capitolo 15. La famiglia decise di trasferirsi a Davos, in Svizzera, dove l'aria di montagna contribuì a migliorare le condizioni di Stevenson che riuscì, pur con qualche difficoltà, a completare il romanzo.

Inizialmente, l'opera di Stevenson (pubblicata fra l'ottobre del 1881 e il gennaio del 1882) non suscitò particolare interesse. Nel 1883 fu ripubblicata in forma di libro, ed ebbe un successo immediato sia di pubblico che di critica. Si dice che il primo ministro britannico dichiarò di essere rimasto sveglio fino alle due di notte per finire di leggerla. Lo scrittore Henry James la definì "perfetta come un gioco da ragazzi ben giocato". Gerard Manley Hopkins scrisse addirittura che "c'è più genio in una pagina di Stevenson che in un volume di Sir Walter Scott".

Non è possibile sopravvalutare il contributo di Treasure Island all'immaginario collettivo. A causa di questo romanzo i pirati furono in seguito costantemente associati a mappe del tesoro (in cui il tesoro è segnato con una "X"), isole tropicali, stampelle o pappagalli portati sulla spalla. La stessa espressione "Isola del Tesoro" è entrata nel linguaggio comune e viene usata anche senza un riferimento consapevole all'opera di Stevenson.

Stevenson ha lasciato molti scritti (soprattutto lettere e saggi) in cui spiega quali furono le sue fonti di ispirazione. L'idea centrale del romanzo nacque, come si è detto, dalla mappa; subentrarono però i ricordi di Stevenson su opere di Daniel Defoe, Edgar Allan Poe, Washington Irving, e soprattutto Charles Kingsley (il romanzo At Last). Il personaggio di Long John Silver era ispirato a un amico di Stevenson, scrittore e editore, di nome W. E. Henley. Altri libri che ricordano passaggi di Treasure Island sono Coral Island di Robert Michael Ballantyne (1871) e The Pirate di Frederick Marryat (1836). Rider Haggard scrisse Le miniere di re Salomone (1885) perché aveva scommesso col fratello che avrebbe scritto un romanzo migliore de L'isola del tesoro.

Trama[modifica]

La "mappa" originale dell'isola del tesoro disegnata da Stevenson
« Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum! »
(La "canzone dei pirati" de L'isola del tesoro[1])

Il romanzo narra di una vecchia mappa del tesoro ritrovata da un ragazzo, Jim Hawkins, nel baule del capitano Bones, ospite alla locanda gestita da Jim e i suoi genitori. Il protagonista e voce narrante del romanzo, Jim Hawkins, è un ragazzo che vive con i genitori nella locanda "Ammiraglio Benbow", sul mare vicino a Bristol. Billy Bones, un capitano di nave dall'aspetto minaccioso, prende alloggio nella locanda, e, dopo la morte del padre di Jim, muore anch'egli d'infarto. Jim e sua madre aprono il baule lasciato da Bones, e trovano al suo interno una mappa. Dopo Jim rimane il solo custode della mappa.

Jim mostra la mappa al suo amico, il Dottor Livesey, che comprende che si tratta della mappa che conduce alla scoperta del luogo in cui è nascosto il leggendario tesoro del Capitano Flint. Decidono, così, di rivolgersi all'armatore il Cavalier Trelawney per avere una nave (l'Hispaniola) e salpare alla volta del tesoro. Billy Bones, infatti, era rimasto in possesso della mappa poiché era stato uno dei membri dell'equipaggio di Flint. Nel formare la ciurma per il viaggio, senza saperlo, il Cavalier Trelawney scelse alcuni vecchi soci di Flint, fra cui Long John Silver, che, arruolato come cuoco di bordo ma in realtà pirata anch'egli e vecchio compare di Flint, è intenzionato ad impadronirsi della nave e poi del tesoro, ma durante il viaggio il ragazzo scopre i loro loschi piani nascosto nella botte delle mele dove era accidentalmente caduto, e racconta tutto ai suoi compagni. Scoperto ciò il capitano della nave, Smollett, decide di liberarsi di Silver e dei suoi soci concedendo loro di sbarcare sull'isola del tesoro per riposarsi, con la recondita intenzione di abbandonarli. Senza dirlo a nessuno però Jim scende a terra con i pirati, dai quali però poi fugge. Addentrandosi nell'isola, Jim incontra uno strano individuo, Ben Gunn, un ex marinaio di Flint, che aveva rivelato ad alcuni marinai che sull'isola c'era un tesoro che però non fu trovato, e per questo fu abbandonato lì tre anni prima.
Nel frattempo anche Smollett e gli altri membri dell'"equipaggio fedele" sono sbarcati e si sono insediati nel vecchio fortino di Flint. Jim ci arriva anche lui, e racconta loro dell'incontro con Gunn. Di seguito inizia una battaglia in cui gli ammutinati assaltano il fortino. Ansioso di partecipare all'azione, Jim esce dal rifugio e con la canoa arriva all'Hispaniola, ne taglia le corde dell'ancora e la porta ad arenarsi in un luogo sicuro sfuggendo a Israel Hands, un nostromo cattivo che, durante un tentativo di uccidere il ragazzo, viene poi sconfitto da lui. Tornato al rifugio dei suoi, Jim scopre che è occupato dai pirati e che i suoi compagni hanno ceduto loro i viveri, le armi e la mappa del tesoro visto che loro non ne avevano più bisogno perché il tesoro era stato trovato da Ben Gunn, e viene fatto prigioniero.

Mentre Jim è prigioniero, Silver viene destituito dai suoi stessi uomini, e si trova in pericolo di vita; riesce però a farsi riaccettare come capo e, in questa operazione, salva anche la vita a Jim. Così quest'ultimo è costretto a restituire il favore a Silver giurando di difenderlo davanti al tribunale per salvarlo dalla forca. Ripreso il controllo della ciurma, Silver ordina di incamminarsi verso il punto in cui è nascosto il tesoro, ma all'arrivo scoprono che il tesoro era già stato ritrovato e a quel punto solo l'intervento della compagnia di Jim li salva da una fine certa. Allora vanno nella grotta di Ben Gunn, caricano il tesoro sull'Hispaniola e salpano lasciando i tre pirati di Flint rimasti ribelli sull'isola insieme a un po' di provviste e di polvere da sparo. Durante il viaggio di ritorno si fermano in un golfo per comprare degli uomini, ma al momento di ripartire il quartiermastro Silver scappa a bordo di un canotto con una parte del tesoro per paura di essere, giunto a destinazione, imprigionato.

Analisi[modifica]

Realismo storico[modifica]

Pur essendo un romanzo d'avventura, Treasure Island appare basato su premesse sostanzialmente realistiche da un punto di vista storico. L'idea di un tesoro dei pirati nascosto su un'isola dei Caraibi, per esempio, è coerente con la storia della pirateria nel XVIII secolo. Fra il 1713 e il 1725 l'Oceano Atlantico era percorso da migliaia di pirati, di cui le navi mercantili erano facile preda. Gli stessi equipaggi dei mercantili attaccati, sottopagati e maltrattati dai loro padroni, non raramente si ammutinavano per unirsi agli aggressori. In questo contesto, è noto che molti dei grandi pirati dell'epoca (si pensi per esempio a Barbanera o Henry Morgan) fossero in grado di accumulare in modo piuttosto rapido grandi ricchezze. Tuttavia, non sempre era facile trovare un mercato in cui rivendere le ricchezze depredate, che quindi venivano nascoste in luoghi sicuri in attesa di poter essere smaltite.

Anche la descrizione che Stevenson fa dei pirati è, nei tratti generali, verosimile. La pirateria era un'attività pericolosa che richiedeva energia e buone condizioni fisiche, e quindi adatta soprattutto a uomini giovani. Il combattimento continuo aveva il suo prezzo in termini di menomazioni fisiche (da cui lo stereotipo del pirata con l'uncino al posto di una mano, e la benda sull'occhio). Molti personaggi di Treasure Island appartengono alla categoria degli ex pirati, troppo anziani e malconci per continuare le loro scorrerie sui mari, che si trovavano a cercare il modo di barcamenarsi (per esempio cercando di trafugare un tesoro). Anche il modo in cui i pirati eleggono Silver a loro capo o lo depongono in diversi momenti della storia riflette il fatto, storicamente veritiero, che la pirateria era un'attività in cui il sistema di comando era, almeno in senso lato, democratico (ovvero basato sul consenso).

Il personaggio di Jim Hawkins, undicenne ma così intraprendente, rispecchia il fatto che a quell'epoca un adolescente della sua età era considerato un adulto, e già costretto ad affrontare la responsabilità del mantenimento della propria famiglia. Partendo alla ricerca del tesoro, dunque, Jim insegue anche la possibilità di risolvere questo problema per una via più rapida e redditizia che non lavorando alla locanda per poi ereditarla. In ogni caso, Jim acconsente al viaggio solo dopo che uno dei suoi compagni d'avventura aristocratici si è offerto di versare una somma per il mantenimento della madre durante la sua assenza.

Chiavi di lettura[modifica]

Le avventure di Jim riproducono la forma (archetipica in letteratura) del viaggio di ricerca: un viaggio in un luogo strano e pericoloso (l'Oceano e il Mar dei Caraibi) alla ricerca di qualcosa di prezioso, durante il quale l'eroe s’imbatte in aiutanti (a partire da Billy Bones, poi Ben Gunn e altri), "guardiani della soglia" che rappresentano le prove che l’eroe deve superare con l'intelligenza, la forza, o altre prove della sua "crescita" (per esempio l'amico/nemico Long John Silver, ma anche molti altri personaggi minori). Spesso avviene che all'eroe sia narrata l'esperienza di chi ha tentato di varcare una determinata soglia prima di lui; altre volte servono "rituali" o "talismani magici" (nel romanzo soprattutto la fatidica mappa) o "riti di iniziazione". Nel caso dell'Isola del tesoro, l'età molto giovane di Jim fa sì che la sua ricerca del tesoro sia, allegoricamente, una rappresentazione del suo cammino spirituale verso l’età adulta; non casualmente la narrazione si apre con l'evento fortemente simbolico della morte del padre di Jim. Nel corso del viaggio Jim osserva e rifiuta molte figure che potrebbero proporsi come il suo vero padre, per esempio il Dr. Livesey, uno dei suoi compagni d'avventura, che Jim rispetta ma a cui alla fine disobbedisce per mantenere invece un rapporto leale con Silver (che però sarà anche lui respinto da Jim come figura di riferimento "assoluta").

Il romanzo può anche essere letto come un'allegoria morale, in cui si insegna come la bramosia e l’avidità non portino che alla frustrazione. In questo senso l'immagine più intensa è quella dei pirati, che la mappa conduce a una fossa vuota che può essere letta proprio come simbolo della futilità della loro ricerca. Ben Gunn, che per alcuni mesi ha posseduto il tesoro, è quasi impazzito. Jim stesso, una volta portata a termine la sua ricerca, appare poco interessato al valore del tesoro, e appare, in una delle immagini finali, concentrato sullo studio delle nazionalità del conio delle monete, come a enfatizzare il distacco dai beni materiali che rappresenta il vero tesoro a cui il suo percorso l'ha condotto.

Personaggi[modifica]

I personaggi del romanzo non sono, quasi in nessun caso, caratterizzati in modo semplicistico .

Jim Hawkins[modifica]

Jim Hawkins, voce narrante del romanzo è il figlio dei proprietari della locanda inglese "Ammiraglio Benbow"; insieme alla madre trova la mappa del tesoro del Capitano Flint e successivamente si imbarca sulla nave del capitano Smollett, partecipando così alle peripezie di questo e alla battaglia contro i pirati di Long John Silver.
Jim ha spesso atteggiamenti che risultano imperscrutabili o imprevedibili, che egli si limita a riportare senza chiarirne le motivazioni o i sentimenti che li accompagnano. Alla fine del romanzo sostiene di non voler tornare più sull’Isola del Tesoro, senza peraltro spiegarne i motivi. La sua personalità è certamente complessa e subisce un'evoluzione evidente nel corso del romanzo superando molte prove di maturità. È un ragazzo dolce e premuroso che adora il mare e l'avventura.

Long John Silver[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Long John Silver.

Long John Silver è il vero antagonista di Jim, e anche il più approfonditamente sviluppato. Anche la sua personalità è in parte oscura, e i suoi atteggiamenti possono apparire contraddittori: a volte si comporta come un capo spietato, altre volte come un amico sincero e fedele. È l’unico personaggio, inoltre, del quale Stevenson ci fornisca informazioni sull’età, l’aspetto fisico e la sua storia, e quindi anche l’unico che sembra aver un futuro al di fuori del romanzo.

Capitano Nathaniel Flint[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Capitano Flint.

Spietato corsaro che nasconde il proprio favoloso tesoro, frutto di innumerevoli arrembaggi e scorrerie, su un'isola sperduta. Sbarcato su di essa con altri pirati della sua ciurma, torna alla nave, ormeggiata nei paraggi, solo. Il ritrovamento della mappa, unico indizio lasciato dal pirata circa il nascondiglio del leggendario tesoro, costituisce il nucleo narrativo del libro. Nel romanzo non compare come personaggio attivo: la sua personalità e la sua storia sono tratteggiate dalle parole dei suoi ex compagni di bordo, in particolare il cuoco e pirata Long John Silver, che possiede tra l'altro un pappagallo, di specie non espressamente dichiarata nel libro, il cui nome riecheggia quello del crudele corsaro.

Dottor Livesey[modifica]

Il dottor Livesey è un personaggio che compare fin dalla prima pagina del romanzo. Viene descritto come un uomo nobile e riservato che aiuta sempre Jim e i suoi compagni fedeli nelle avversità del racconto. Sin dall'inizio è contro il capitano Billy Bones, il quale lo ricambia costantemente.

Adattamenti[modifica]

L'isola del tesoro è una delle opere dell'intera storia della letteratura che vantano il maggior numero di adattamenti. Ne sono state realizzate oltre cinquanta versioni cinematografiche. Fra quelle rimaste più note una versione muta del 1920 con Shirley Mason; una versione del 1934 con Jackie Cooper; l'adattamento di Walt Disney del 1950, con Robert Newton; una versione del 1971 con Orson Welles; una del 1990 con Charlton Heston; una del 1999 con Jack Palance e il film d'animazione ancora ad opera della Disney Il pianeta del tesoro del 2002, che conferisce alla storia un'ambientazione fantascientifica.

Anche gli adattamenti per la televisione sono innumerevoli; la sola BBC ne ha realizzato, in diverse epoche, almeno tre. Tra le trasposizioni più originali, I Muppet nell'Isola del Tesoro, diretto da Brian Henson nel 1996, è parodia del romanzo con protagonisti i pupazzi inventati da Jim Henson e attori umani. In Italia, la RAI ne fece uno sceneggiato televisivo di successo nel 1959 e uno di ambientazione fantascientifica nel 1987 per la regia di Antonio Margheriti, prodotto con larghi mezzi e un cast internazionale, da cui fu tratta una riduzione cinematografica distribuita all'estero.[2]

Orson Welles, nel luglio 1938, adattò il romanzo per la radio.

La storia di Stevenson è stata ripresa anche dagli anime giapponesi; una versione dal titolo omonimo fu proposta da Osamu Dezaki nel 1978.

Tra i numerosi adattamenti a fumetti de L'isola del tesoro vi è la riduzione a fumetti di Mino Milani e Hugo Pratt pubblicata nel 1962 sul Corriere dei piccoli.

L'Isola del tesoro viene anche proposta frequentemente a teatro. Per un certo periodo, a Londra, l'opera venne riproposta annualmente al Mermaid Theatre.

Ipotetica collocazione dell'isola[modifica]

A più riprese sono circolate voci (sempre smentite da Robert Louis Stevenson e dalla famiglia) secondo cui l'Isola del Tesoro non sarebbe un luogo di fantasia, ma un'isola reale (con un reale tesoro). Secondo una di queste voci[3][4], per esempio, Stevenson avrebbe appreso dell'isola da un vecchio zio, marinaio, e l'isola si troverebbe nelle Isole Vergini Britanniche e corrisponderebbe all'attuale Norman island. Altri sostengono che Stevenson abbia tratto ispirazione da uno degli isolotti dei Queen Street Gardens di Edimburgo, dove lo scrittore aveva soggiornato a lungo durante la propria vita.[5]

Edizioni[modifica]

  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana Gemini - Capolavori per la gioventù, traduzione di Libero Bigiaretti, Firenze: Giunti, 1997, pp. 250, cap. 34. ISBN 88-09-00116-8
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana UE n. 2157, traduzione di Lilla Maione, prefazione di Domenico Scarpa, Milano: Feltrinelli, pp. 270.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana Meridiani - Romanzi racconti e saggi, a cura di Attilio Brilli, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, Milano: Mondadori, 1982, pp. 311-530.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana I grandi libri n. 127, traduzione di Renato Prinzhofer, introduzione di Francesco Binni, Milano: Garzanti, 2007.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana Tascabili n. 1008, traduzione di Piero Jahier, introduzione di Pietro Citati, Torino: Einaudi, 1943, pp. 238, cap. 34. ISBN 978-88-06-18517-6
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana BEN Classici n. 139, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, introduzione di Gianluigi Melega, Roma: Newton Compton, 2003. ISBN 88-7983-684-6
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana Scrittori italiani e stranieri n. 13, traduzione di Corrado Alvaro e Laura Babini, Bologna: CELI, 1956.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana Oscar classici n. 520, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, introduzione di Emma Letley, con un saggio di Henry James, Milano: Mondadori, 2004. ISBN 88-04-48443-8
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana GUM n. 282, traduzione di Richard Ambrosini, a cura di Salvatore Rosati, Milano: Mursia, 1996, pp. 172.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana I classici dei ragazzi, traduzione di Mario Mirandoli, Firenze: Vallecchi, 1974, pp. 197.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana BUR n. 36, traduzione di Bianca Maria Talice, introduzione di Giorgio Manganelli, Milano: Rizzoli, 1991, pp. 284. ISBN 88-17-15136-X
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana Biblioteca Adelphi n. 229 e collana gli Adelphi n. 139, traduzione di Lodovico Terzi, Milano: Adelphi, 2000, pp. 292.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, supplemento a «La Repubblica» n. 123 (25 maggio 2004), traduzione di Alessandra Osti, introduzione di Richard Ambrosini, Roma: La Repubblica, 2004. ISBN 88-89145-23-4
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana I birilli, traduzione di Mario Imbimbo, Novara: De Agostini, 2006. ISBN 88-418-3364-5
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, Biblioteca economica Newton, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, Newton Compton, 2003, pp. 191. ISBN 9788879836845
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana I delfini n. 97, traduzione di Bianca Maria Talice, prefazione di Antonio Faeti, Milano: Fabbri, 2006. ISBN 88-451-8037-9
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, collana Corticelli n. 5, traduzione di Alberto Tedeschi, Milano: Mursia, 2006, pp. 211.

Bibliografia[modifica]

  • Amedeo Benedetti, L'isola del tesoro. Elementi stilistici, in "LG Argomenti", a. XLVI, n. 2, aprile-giugno 2010, pp. 19–27.

Note[modifica]

  1. ^ Ecco il testo originale: "Fifteen men on the dead man's chest - Yo-ho-ho, and a bottle of rum! Drink and the devil had done for the rest - Yo-ho-ho, and a bottle of rum!"
  2. ^ L'isola del Tesoro
  3. ^ "Where's Where" (1974) (Eyre Methuen, London) ISBN 0-413-32290-4, Norman Island.
  4. ^ http://www.bvi-turismo.com/srv/general/storia.xtml;jsessionid=AC7C5A36750A50737A357C8B8F7850EE?p=1
  5. ^ Gardens that inspired Treasure Island under threat - Telegraph

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