L'inventore di sogni

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L'inventore di sogni
Titolo originale The Daydreamer
Autore Ian McEwan
1ª ed. originale 1993
Genere romanzo
Lingua originale inglese

L'inventore di sogni (The Daydreamer) è un romanzo di Ian McEwan del 1993. McEwan ritorna nel mondo dell'infanzia, ma questa volta con un libro scritto per i bambini, inserendosi così in uno dei filoni della narrativa inglese. McEwan si accosta all'infanzia cercando di vedere le cose nel modo in cui potrebbe vederle un bambino e rispettando la diversità dei suoi punti di vista rispetto al mondo degli adulti. Protagonista della narrazione è Peter Fortune, nel quale l'autore in parte si identifica.

Lo spaesamento si esprime sotto forma di sogno, su cui si struttura il libro. L'azione si svolge in otto capitoli: il primo introduce il protagonista (Peter Fortune), mentre i capitoli che seguono sono imperniati su un'avventura del ragazzino al cui centro vi è un sogno. I sogni di Peter assumono forme diverse: fantasie ad occhi aperti, immagini evocate nel sonno, riflessioni. Sebbene Peter perda per un certo periodo il contatto con la realtà, i suoi sogni non sono un'evasione ma si rivelano essere un modo per affrontare in maniera più consapevole, la realtà stessa. Essi hanno a che fare con il "crescere", una delle tematiche da cui l'autore ha tratto spesso ispirazione. Gli oggetti, come ha scritto un critico, possono rivelarsi agli occhi di un bambino "carichi di un simbolismo e di un potere che l'età adulta non sa più riconoscere". Di fronte a questo lato misterioso non resta altra soluzione che accettarlo, attuando una trasformazione di sé, del proprio modo di osservare la realtà. I sogni di Peter sono popolati anche di paure: la paura del male, dei mostri, del dolore e della morte. Tutto però è espresso in maniera leggera, attraverso allusioni e accenni, senza insistenza o drammaticità. Crescere significa anche conoscere le proprie paure e imparare a convivere con esse. È un libro consigliato a chi ama ancora l'infanzia e che desidera non poterla mai abbandonare. Il romanzo:

Due parole su Peter.

Quando Peter Fortune aveva dieci anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però, non capiva in che senso. Non si sentiva per niente difficile. Non scaraventava le bottiglie del latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue e neppure se la prendeva con le caviglie di sua nonna quando giocava con la spada, anche se ogni tanto aveva pensato di farlo. Mangiava di tutto, tranne: il pesce, le uova, il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate. Non era più rumoroso, più sporco o più stupido degli altri bambini. Aveva un nome facile da dire e da scrivere e una faccia pallida e lentigginosa, facile da ricordare(si intende la faccia). Andava tutti i giorni a scuola come gli altri e senza fare poi tante storie. Tormentava sua sorella non più di quanto lei tormentasse lui. Nessun poliziotto era mai venuto a casa per arrestarlo. Nessun dottore in camice bianco aveva mai proposto di farlo internare in un manicomio. Gli pareva, tutto sommato, di essere un tipo piuttosto facile. Che c'era in lui di così complicato? Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L'altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo più gli piaceva prendersi un'ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri. Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni. Continua...

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