L'inquilino del terzo piano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'inquilino del terzo piano
L'inquilino del terzo piano.jpg
Trelkowski (Roman Polanski) in una scena del film
Titolo originale Le Locataire
Lingua originale francese
Paese di produzione Francia
Anno 1976
Durata 125 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere thriller
Regia Roman Polanski
Soggetto Roland Topor (romanzo Le locataire chimérique)
Sceneggiatura Gérard Brach, Roman Polanski
Produttore Hercules Bellville
Fotografia Sven Nykvist
Montaggio Françoise Bonnot
Musiche Hubert Rostaing
Scenografia Pierre Guffroy
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'inquilino del terzo piano (Le Locataire) è un film francese del 1976. Thriller psicologico a sfondo horror, è diretto da Roman Polanski (nei panni del protagonista) e interpretato da Isabelle Adjani.

È stato presentato in concorso al 29º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Un modesto impiegato polacco, Trelkowski, è in cerca di un appartamento a Parigi. Ne trova uno abitato da una ragazza, Simone Choule, fino a pochi giorni prima, quando costei tentò il suicidio gettandosi dalla finestra. Trelkowski si reca quindi all'ospedale per cercare di parlarle riguardo l'acquisto dell'appartamento, ma questa è completamente fasciata, in fin di vita e incapace di parlare; per di più, alla vista di Trelkowski sembra avere una crisi isterica. Quando Simone muore in ospedale, Trelkowski entra in possesso della stanza e comincia a essere oggetto di una serie di angherie da parte degli inquilini (quasi tutti anziani dall'aspetto inquietante), che iniziano a trattarlo come se fosse la povera Simone. Anche i negozianti della zona sembrano volergli cucire addosso l'identità della donna morta, e Trelkowski, pian piano, inizia a non sapere più chi sia: incapace di distinguere tra realtà e psicosi, comincia a vestirsi come Simone, a comportarsi come lei e ad avere inquietanti ed allucinate visioni circa gli altri condomini.

A lungo andare, la situazione si fa sempre più drammatica. Sopraffatto dalla sua follia, Trelkowski si getta dalla finestra, tentando di suicidarsi come la precedente inquilina. All'ospedale, Trelkowski è completamente fasciato, in fin di vita e incapace di parlare. Un ultimo sprazzo di lucidità lo porta a vedere sé stesso al proprio capezzale, nel tentativo di parlargli circa l'acquisizione dell'appartamento. Il cerchio temporale si chiude. Trelkowski, completamente calato nella vita di Simone Choule, non può far altro che urlare disperato mentre guarda se stesso ricominciare dall'inizio l'intero ciclo narrativo, come in un diabolico gioco di specchi infinito.

Analisi e possibili interpretazioni[modifica | modifica sorgente]

Il film è tratto dal romanzo Le locataire chimérique di Roland Topor e rappresenta uno dei più alti risultati della poetica polanskiana sulla quotidianità che si fa incubo.

Molte sono le possibili interpretazioni della vicenda surreale alla quale il povero Trelkowski è costretto a prendere parte:

  • Le innumerevoli simbologie egizie presenti nel film farebbero supporre la tematica della reincarnazione: Trelkowski e Simone sarebbero in realtà la stessa persona, il che spiegherebbe la scena in cui Trelkowski, dalla finestra del proprio appartamento, vede una figura avvolta nelle bende (Simone e/o se stesso nel futuro) nel bagno dello stabile; il bagno, coperto di geroglifici, rappresenterebbe una camera mortuaria egizia, avvalorando la tesi della reincarnazione.
  • Trelkowski sarebbe un "semplice" paranoico.
  • Trelkowski inizia comunque a soffrire di allucinazioni, "aiutato" però dai vicini, allucinazioni che continuano anche dopo il tentato suicidio e che lo inducono a credere di vedere sé stesso.
  • Il film sarebbe autobiografico. Ad avvalorare questa tesi, il fatto che Polanski abbia cambiato le origini del protagonista rispetto al romanzo (da Russo a Polacco) e che durante la narrazione si evincono stralci del suo percorso da regista (gli scherzi razzisti, la freddezza di chi gli stava vicino,...)
  • Trelkowski sarebbe un personaggio fittizio creato dalla stessa Simone, o una fantasia basata sull'uomo che va a visitarla in ospedale. Di conseguenza, l'intera linea narrativa del film sarebbe fittizia, esclusa la breve scena introduttiva. Simone, schizofrenica, avrebbe sviluppato un'altra personalità per supplire alle tendenze omosessuali nei riguardi della sua cara amica Stella.
  • Trelkowski è una donna in un corpo da uomo e combatte contro la sua parte che si risveglia. Questo la porta a a non fidarsi più di se stessa e di conseguenza degli altri. Nella società dell'epoca avere una tendenza del genere era fonte di grosso disagio e vista la rigidità culturale questo portava a meccanismi di difesa molto elevati che sfociavano in puro delirio.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

È uno tra i primi film a utilizzare la Louma, insieme a 1941: Allarme a Hollywood di Steven Spielberg e al Superman di Richard Donner. Il film non ha titoli di coda, ma si conclude con il solo logo della Paramount. All'inizio del film si può sentire per tutta la sequenza uno degli inquilini che studia lentamente la Caduta di Varsavia, il famoso studio di Chopin.

Cast[modifica | modifica sorgente]

Nelle versioni italiana ed inglese, il regista ha doppiato sé stesso. Il compositore Philippe Sarde compare in un breve cameo, interpretando l'uomo che viene disturbato da Trelkowski e Stella nella sala cinematografica. Si tratta di una delle prime apparizioni su schermo di Eva Ionesco, che nello stesso anno apparve nella controversa serie di nudi fotografici di minorenni, opera della madre Irina Ionesco.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1976, festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema