L'infedele (film 2000)

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L'infedele
Titolo originale Trolösa
Lingua originale svedese
Paese di produzione Svezia
Anno 2000
Durata 142 min. (USA); 154 min. (UK), 155 min. (Danimarca)
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Liv Ullmann
Sceneggiatura Ingmar Bergman
Produttore Kaj Larsen, Johan Mardell
Produttore esecutivo Maria Curman
Casa di produzione Classic S.r.l., Nordisk Film- & TV-Fond, Norsk Rikskringkasting (NRK), Radiotelevisione Italiana, SVT Drama, Svensk Filmindustri (SF), Svenska Filminstitutet (SFI), Yleisradio (YLE), Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF)
Distribuzione (Italia) Mikado
Fotografia Jörgen Persson
Scenografia Göran Wassberg
Costumi Inger Pehrsson (come Inger Elvira Pehrsson)
Trucco Cecilia Drott (come Cecilia Drott-Norlen), Elisabeth Ekman
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

2000, Flanders International Film Festival, Menzione speciale, Liv Ullmann
2000, Lübeck Nordic Film Days, Baltic Film Prize for a Nordic Feature Film, Liv Ullmann
2000, Norwegian International Film Festival, Ecumenical Film Award, Liv Ullmann
2001, Guldbagge Awards, Guldbagge, migliore attrice, Lena Endre
2001, Sant Jordi Awards, Sant Jordi, Migliore attrice straniera, Lena Endre
2001, Uruguay International Film Festival, Premio della critica, menzione speciale, Liv Ullmann

L'infedele (Trolösa) è un film della attrice e regista Liv Ullmann, con la sceneggiatura di Ingmar Bergman. Segue Conversazioni private dove Liv Ullmann era sempre la regista e Bergman lo sceneggiatore.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Una donna, creata dall'immaginazione e dalla vita di un anziano scrittore di nome Bergman (interpretato da Erland Josephson), gli racconta la propria storia.

Marianne è una quarantenne, attrice di teatro, molto bella, sposata con un direttore di orchestra, Markus. Nasce una relazione amorosa con il loro comune amico regista David. Prima sembra una semplice avventura senza importanza, poi diventa una vicenda dalle conseguenze gravi che porta al divorzio e ad un doloroso conflitto per l’affidamento della loro figlia Isabelle. Markus approfitta un'ultima volta di Marianne, seducendola con la prospettiva di riavere la figlia. Poi, si toglie la vita, dopo aver cercato di convincere la bambina a seguirlo nell'estremo viaggio. Abbandonata da David, che sarà lacerato dal rimorso per il resto della vita, anche Marianne risulta essere morta per annegamento. Per quanto tutti i personaggi sono inventati, e senza riferimenti temporali, vi è un vago riferimento con le esperienze di vita vissuta da Ingmar Bergman.

Sceneggiatura, produzione, distribuzione[modifica | modifica sorgente]

"A tutti coloro che, ad ogni mio lavoro, si affannano a scoprire se questo faccia riferimento a mio padre, o mia madre, o le mie nonne, o le mie zie, o i miei zii, posso dire: in questo film non ci sarà nessuno di loro. Con una sola eccezione: ci sarà Ingmar Bergman in persona. Ma, giacché, secondo Liv, sono un attore dappoco, mi farà interpretare da Erland Josephson."[1]

L'idea di un film costruito sul primo piano (close-up) narrante di un personaggio aveva accompagnato Ingmar Bergman per gran parte della sua attività professionale.[1] Ma fu solo associando il personaggio al volto di Lena Endre che, per sua stessa ammissione,[2] gli riuscì di portare a termine in sei settimane, nell'isola di Fårö, un progetto di sceneggiatura che era rimasto chiuso nel cassetto per anni. Bergman definisce l'attrice "...uno Stradivari, uno strumento senza limitazioni."[2]

L'approccio iniziale, per quanto sostanzialmente rispettato, fu tuttavia sottoposto a modifiche dalla regista Liv Ullmann, per cui, benché la sceneggiatura fosse pronta dal 10 settembre 1997, la comunicazione alla stampa dell'inizio della lavorazione fu data il 9 maggio 1998.[3]

Il film fu presentato in concorso al 53º Festival di Cannes[4] e proiettato per la prima volta in Svezia il 15 settembre 2000.[5] È uscito in Italia il 27 aprile 2001.

La critica[modifica | modifica sorgente]

"...Liv Ullmann si conferma l'erede cinematografica del suo regista prediletto, Ingmar Bergman. Non solo perché la sceneggiatura è scritta dal maestro svedese (e quindi ripropone temi e stilemi del suo cinema), ma perché dalla direzione degli attori alla messinscena, tutto si dispone nell'ordine tipicamente bergmaniano dei corpi e degli spazi che disegnano destini e rivelano le disposizioni interiori dei personaggi, nella prospettiva di un cinema che è concepito come stratificazione di tempi e storie, sentimenti e coscienza. (Ezio Alberione)[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Jeannette Gentele, "Egentligen har jag slutat med det här", intervista a Ingmar Bergman, Svenska Dagbladet, 10 maggio 1998
  2. ^ a b Michel Ciment, "Ingmar Bergman", Positif n° 477, Novembre 2000
  3. ^ Peter Cowie, "The Ingmar Bergman Archives", pag. 570, Taschen, 2008
  4. ^ (EN) Official Selection 2000, festival-cannes.fr. URL consultato il 6 luglio 2011.
  5. ^ Birgitta Steene, "The Ingmar Bergman Archives", pag. 570
  6. ^ Duel, marzo-aprile 2001

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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