L'illusione di Dawkins

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« L'Illusione di Dio mi fa vergognare di essere ateo, e i McGrath mostrano perché »
(Michael Ruse, Professore di Filosofia, Florida State University[1])
L'illusione di Dawkins
Il fondamentalismo ateo e la negazione del divino
Titolo originale The Dawkins Delusion?
Autore Alister McGrath, Johanna Collicutt McGrath
1ª ed. originale 2007
1ª ed. italiana 2007
Genere Saggio
Sottogenere Divulgazione scientifica, religione
Lingua originale inglese

L'illusione di Dawkins (The Dawkins Delusion?, 2007) è un'opera del biofisico e teologo britannico Alister McGrath, professore di Teologia presso il King's College London e direttore del Centre for Theology, Religion and Culture. Scritto in collaborazione con la moglie, la psicologa Johanna Collicutt McGrath, il libro è stato pubblicato in italiano nello stesso anno di uscita nel Regno Unito e negli U.S.A..[2]

Impostato in prospettiva cristiana, il saggio è una risposta alle argomentazioni di Richard Dawkins nel suo L'illusione di Dio.

L'autore Alister McGrath, alla presentazione del suo libro in Islanda.

Alister McGrath ha studiato chimica e biofisica molecolare alla Università di Oxford prima di passare allo studio della teologia cristiana. È inoltre l'autore di Dawkins' God: Genes, Memes, and the Meaning of Life. La moglie e co-autrice, Joanna Collicutt McGrath, è diacono a Oxford[3] e come psicologa tiene lezioni sulla psicologia della religione allo Heythrop College, Università di Londra.[4]

Sinossi[modifica | modifica sorgente]

McGrath critica Dawkins per quello che l'autore viene a percepire come una convinzione dogmatica di quest'ultimo ad un "fondamentalismo religioso", che si rifiuta di permettere alle proprie idee di essere esaminate o sfidate da altri[5] McGrath si oppone all'affermazione di Dawkins che la fede sia un'illusione giovanile, sostenendo che innumerevoli persone ragionevoli e razionali hanno scelto di convertirsi da adulti. Egli cita se stesso e Antony Flew[6] come due esempi specifici.

Al pari di Dawkins, McGrath rifiuta come speciosa l'analogia dell'orologiaio di William Paley. Per esprimere i suoi veri sentimenti sul tema della complessità irriducibile, McGrath cita invece il lavoro di Richard Swinburne, sottolineando che la capacità della scienza di spiegare a sua volta richiede una sua spiegazione - e che il più economico e affidabile rendiconto di questa capacità esplicativa si trova nella nozione del Dio monoteistico del cristianesimo.[7] Quando si considera l'argomentazione Quinque viae di Tommaso d'Aquino, alla quale Dawkins dedica notevole attenzione, McGrath interpreta le esplicazioni del teologo aquinate come affermazione di un insieme di credenze internamente coerenti, piuttosto che come un tentativo di formulare una serie di prove inconfutabili.

McGrath procede col chiedersi se la religione sia specificatamente in conflitto con la scienza. Indica la tesi di Stephen Jay Gould sulla "non-sovrapposizione dei magisteri", abbreviata in inglese con "NOMA"[8], come prova che il darwinismo sia compatibile col teismo come lo è con l'ateismo. Con ulteriore riferimento alle opere di Martin Rees, di Denis Noble e altri, McGrath sostiene una versione modificata del NOMA, che egli chiama "magisteri parzialmente sovrapposti". Postula che Scienza e Religione co-esistono come spiegazioni ugualmente valide per due sfere parzialmente sovrapposte di esistenza, ove la prima si occupi principalmente del temporale, mentre la seconda principalmente con lo spirituale, ma dove entrambe possano di tanto in tanto intrecciarsi.[9] McGrath sostiene tale sua posizione, aggiungendo che una significativa minoranza di scienziati sono anche teisti, indicando come esempi specifici Owen Gingerich, Francis Collins e Paul Davies.

McGrath critica le proposte di Dawkins che la religione sia un sottoprodotto evolutivo e un virus memetico. McGrath esamina l'uso che Dawkins fa dell'analogia teiera di Bertrand Russell, nonché le basi della sua teoria della memetica. McGrath critica il riferimento di Dawkins al Il ramo d'oro James Frazer come se fosse un'essenziale ed autorevole opera di antropologia, mentre McGrath la considera più "un'opera impressionistica agli albori dell'antropologia" piuttosto che un testo seriamente scientifico. McGrath sottolinea anche la mancanza, da parte di Dawkins, di formazione in psicologia quale indicazione della sua incapacità di affrontare le questioni più importanti della fede.

Citando la descrizione che Dawkins fa del Dio dell'Antico Testamento come "un bullo gretto, ingiusto, capriccioso e malevolo", McGrath controbatte con l'affermare di non credere assolutamente in un tale Dio e che non conosce nessuno che ci creda. Mettendo quindi da parte le osservazioni di Dawkins, McGrath indica invece Gesù e il Nuovo Testamento come esempi superiori della vera natura del cristianesimo. "Gesù", sostiene McGrath, "era oggetto, non agente, di violenza". McGrath suggerisce che "lungi dall'appoggiare un'ostilità verso l’esterno, Gesù propose l'etica della affermazione verso l'esterno e i cristiani possono certamente essere accusati di non riuscire a vivere questo comandamento. Ma esso è lì, proprio nel cuore dell'etica cristiana". L'autore ritiene che Dawkins abbia ragione quando sostiene che è necessario criticare la religione, e che si ha il diritto di esigere un criterio estrinseco per interpretare i testi; ma sostiene anche che Dawkins sembra però ignorare come le religioni e i loro testi dispongano di mezzi intrinseci di riforma e di rinnovamento, e che Dawkins pare non essere a conoscenza del simbolismo dei diversi brani della Bibbia che egli cita.[10] McGrath menziona le opere di numerosi autori, tra cui Kenneth I. Pargament, Harold G. Koenig e Terry Eagleton, per dimostrare la sua ferma opinione che la fede religiosa è legata al benessere.

La delusione di Dawkins si conclude con il suggerimento che la fede in Dio è in netta "ripresa", che il saggio di Dawkins è più teatro che dissertazione, e che L'illusione di Dio denota più che altro un certo "panico" da parte dei non credenti.

Ricezione critica[modifica | modifica sorgente]

Publishers Weekly ha osservato, "... The Blind Watchmaker (L'orologiaio cieco) di Dawkins rimane la più bella critica degli argomenti naturalistici per il deismo di William Paley... [ma] lui ora non può più dire che Tertulliano lodava la fede cristiana a causa della sua assurdità o che la religione rende necessariamente violenti. I coniugi McGraths sono frustrati, quindi, dal fatto che Dawkins continui a scrivere sull’ipotesi a priori non scientifica che i credenti religiosi sono o illusi o meretrici, non fermandosi mai a considerare le prove a suo sfavore o le credenze e pratiche complesse dei veri cristiani."[11]

Jeremy Craddock, ex-biologo forense ora Vicario, scrive su Church Times che i McGraths "consultano razionalmente le prove, e ne presentano i risultati con serietà per rispondere a L'illusione di Dio ... facendo molte critiche giustificate ". Aggiunge che "Dawkins afferma che Dio è così improbabile che non può esistere, e che, se esistesse, avrebbe bisogno di spiegazione ..." Ma Craddock ritiene che Dawkins si contraddica affermando che la 'messa a punto dell'universo' (i valori apparentemente arbitrari per costanti come le masse delle particelle elementari, su cui l'universo che conosciamo dipende) non ha bisogno di tale spiegazione. Craddock conclude: "Mi dispiace che Dawkins, una volta mio eroe, sia disceso nella insensatezza scientifica. McGrath ha molto più senso".[12]

Bryan Appleyard in New Scientist scrive: "Tra le cose che... L'illusione di Dio ha conseguito, bisogna dire che ha sicuramente ispirato confutazioni straordinarie. Altisonanti saggi di... Marilynne Robinson ... Terry Eagleton e ... H. Allen Orr si danno da fare per raccontare quanto Dawkins si sia sbagliato. Ora entra in campo Alister McGrath con un saggio che copre un terreno simile agli altri, e in particolare analizza il grado di ignoranza di Dawkins in teologia. Naturalmente, tale punto di attacco, dalla prospettiva di Dawkins comunque, non è affatto un attacco". Appleyard continua la recensione con l'elogiare il libro come un resoconto ben costruito, sebbene denso, ma molto chiaro dal punto di vista cristiano, contro le posizioni di Dawkins.” [13]

Anthony Kenny scrive sul Times Literary Supplement che Dawkins è spesso più preciso di McGrath sulla teologia storica. Dà una valutazione del dibattito tra Dawkins e McGrath, sostenendo però che entrambi non riescono a fare la cruciale distinzione tra il credere in Dio e la fede. Kenny afferma:

La fede è qualcosa di più della mera credenza che ci sia un Dio: è un assenso ad una presunta rivelazione di Dio, comunicata attraverso un testo sacro o una comunità religiosa. È la fede in un credo, e non mera credenza in Dio, che è il vero bersaglio di Dawkins nel suo L'illusione di Dio [...] L'idea che la fede sia un impegno irrevocabile, che va ben al di là di ogni elemento che possa essere offerto a suo sostegno, è esplicitamente affermata da pensatori cristiani, così diversi tra loro come Tommaso d'Aquino, Søren Kierkegaard e John Henry Newman.

Mentre Kenny concorda in parte con il punto di vista di Dawkins sulla fede e i suoi pericoli, non è invece d'accordo sul fatto che tutti coloro che credono in Dio siano irrazionali in tale credere. Non è d'accordo inoltre che la fede religiosa sia incompatibile con la scienza. Trova difficile essere in disaccordo con la conclusione di McGrath che L'illusione di Dio è più dannosa alla scienza che alla religione, perché "la maggior parte delle persone hanno un maggiore investimento intellettuale ed emozionale nella religione che nella scienza". Se si è costretti a scegliere tra le due, come Dawkins insiste si debba, "sarà la scienza a cui si rinuncerà" [14]

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cit. su LDP (IT) Consultato 12/02/2012
  2. ^ Nel Regno Unito è stato pubblicato dalla SPCK (Society for Promoting Christian Knowledge) - vedi le rispettive informazioni della SPCK.
  3. ^ "Incontra i nuovi diaconi per la diocesi di Oxford"
  4. ^ Ha pubblicato nel 2006 per la SPCK il libro, Meeting Jesus: Human Responses to a Yearning God, insieme a Jeremy Duff.
  5. ^ Alister McGrath, L'illusione di Dawkins, SPCK, pp. 1–12.
  6. ^ Vedi "Anthony Flew, l'ateo pentito", su L'Avvenire 27/08/2010. Cfr. anche il saggio del matematico americano David Berlinski, The Devil's Delusion: Atheism and Its Scientific Pretensions (L'illusione del diavolo: l'ateismo e le sue pretese scientifiche), New York: Basic Books (2009) (EN) .
  7. ^ Alister McGrath, L'illusione di Dawkins, SPCK, pp. 21–26.
  8. ^ Vedi "Non-overlapping magisteria" (or "NOMA")
  9. ^ Alister McGrath, L'illusione di Dawkins, SPCK, pp. 33–37.
  10. ^ Alister McGrath, L'illusione di Dawkins, SPCK, pp. 57-87.
  11. ^ Publishers Weekly 14-maggio-2007 [1] (EN)
  12. ^ (EN) Jeremy Craddock, Personal incredulity, Church Times, 16/03/2007. URL consultato il 12/05/2008.
  13. ^ (EN) Bryan Appleyard, Review: The Dawkins Delusion, by Alister McGrath, with Joanna Collicutt McGrath in NewScientist, 3 marzo 2007 [registrazione necessaria]. URL consultato il 02/03/2007.
  14. ^ (EN) Anthony Kenny, The irrevocability of faith in Times Literary Supplement, Times Newspapers Ltd., 27/10/2007. URL consultato il 21 aprile 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]