L'idiota (Dostoevskij)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'idiota
Titolo originale Идиот (Идіотъ nella grafia originale)
Fyodor Mikahailovich Dostoyevsky 1858.jpg
Ritratto di Dostoevskij, l'autore del libro, in divisa militare nel 1858
Autore Fëdor Dostoevskij
1ª ed. originale 1869
Genere romanzo
Lingua originale russo
Ambientazione Russia, XIX secolo
Protagonisti Principe Myškin

L'idiota (russo Idiot - in russo: Идиот?) è un romanzo di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Considerato uno dei massimi capolavori della letteratura russa, vuole rappresentare “un uomo positivamente buono”, un Cristo del XIX secolo.

La stesura fu contemporanea all'esilio dello scrittore, dovuto ai debiti: ebbe inizio a Ginevra nel settembre del 1867, proseguì a Vevey (sul lago di Ginevra), a Milano, e terminò nel gennaio del 1869 a Firenze. Una targa al numero 18 di Piazza de' Pitti ricorda la permanenza dell'autore nel palazzo per quasi un anno. L'opera nel frattempo uscì a puntate dal 1868 sulla rivista Russkij vestnik (il Messaggero Russo), mentre fu presentata in forma unica l'anno successivo.

La targa di Piazza de' Pitti a Firenze

In una lettera[1] del 1867 indirizzata allo scrittore Apollon Nikolaevič Majkov, Dostoevskij descrisse il nucleo poetico del romanzo a cui stava lavorando:

« Da tempo mi tormentava un’idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un’idea troppo difficile e non ci sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest’idea è raffigurare un uomo assolutamente buono. Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto. »

È importante sottolineare come l'aggettivo buono usato nella lettera fosse nell'originale russo prekrasnyi, che indica lo splendore della bellezza.

L'opera ha avuto diversi adattamenti teatrali, cinematografici e televisivi.

Nel corso del romanzo è più volte citato e discusso dai personaggi, il quadro di Hans Holbein il Giovane, Cristo nella tomba. Dostoevskij aveva visto il dipinto nel 1867 a Basilea e ne era rimasto fortemente impressionato.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Parte I[modifica | modifica sorgente]

Il principe Myskin ritorna in Russia dopo un soggiorno in Svizzera, in una clinica dove si era cercato di guarirlo dall'epilessia. Rimasto privo di mezzi, alla morte di una zia il principe spera di ricevere in Russia la sua eredità.

Durante il viaggio in treno incontra Parfen Rogozin, il figlio squattrinato di un ricco mercante morto di recente che, come il principe, torna a reclamare la sua eredità, e Lebedev, un funzionario. Durante la conversazione salta fuori il nome di Nastas’ja Filippovna, di cui Rogozin è follemente innamorato.

Dopo essersi accomiatato dagli altri due a San Pietroburgo, dove il principe si è fermato per fare visita all’ultima Myskin ancora in vita, Elizaveta Prokof’evna Myskin, egli si reca nell’appartamento di questa ne incontra il marito, il generale Epancin, e il suo segretario Gavrila Ardalionovic. Gavrila mostra al principe il ritratto della sua possibile futura sposa, la stessa Nastas’ja che Rogozin ama.

Qui il narratore inserisce la storia di Nastas’ja. Scampata da bambina all’incendio della sua proprietà in campagna e rimasta orfana, Nastas’ja viene aiutata da un amico del padre, Afanasij Ivanovic Tockij, che la sistema insieme alla sorella in una tenuta a cui l’uomo fa visita ogni estate. Accorgendosi della bellezza di Nastas’ja, ormai sedicenne, Tockij la rende sua amante per i periodi che passa alla tenuta fino a cinque anni dopo, quando Nastas’ja non ricompare alla sua porta a San Pietroburgo, pretendendo di vivere in città a sue spese.

Tockij, che al momento della vicenda ha ormai cinquantacinque anni, vorrebbe tagliare i fondi a Nastas’ja; decide quindi che è venuto per lei il momento di sposarsi, e propone a Gavrila di prenderla in moglie con la promessa di 75.000 rubli per accollarsi una donna disonorata. Gavrila però è incerto; egli ama infatti Aglaja, la figlia minore del generale Epancin; Nastas’ja invece annuncerà alla festa di compleanno che si terrà quella sera se accetterà di sposare Gavrila o meno. Qui la parentesi su Nastas’ja si chiude e la vicenda ricomincia.

Epancin invita il principe a unirsi a sua moglie e alle sue figlie, Aleksandra, Adelaide e Aglaja, per la colazione. La conversazione cade sul passato del principe in Svizzera, sul suo amore per i bambini e infine sulla pena di morte (un passaggio in cui è evidente come Dostoevskij descriva le sue proprie esperienze, in quanto era stato condannato qualche anno prima, ma poi era stato graziato).

Poiché la famiglia di Gavrila affitta camere, il principe lo segue a casa sua. Qui incontra il padre di Gavrila, Ardalion Aleksandrovic Ivolgin, un vecchio demente, sua madre, la sorella Varvara e il fratellino Kolja, e gli altri affittuari, l’usuraio Ivan Petrovic Pticin e Ferdiscenko.

La situazione si complica improvvisamente con l’arrivo di Nastas’ja che, a suo dire, vuole incontrare la futura suocera prima delle nozze, e di Rogozin con un gruppo di amici ubriachi, che vuole attaccare briga con Gavrila. Rogozin accusa Gavrila di sposarsi solo per i 75.000 rubli e finisce per offrirne 100.000 pur di avere Nastas’ja.

Nella confusione, Varvara insulta Nastas’ja chiamandola “svergognata”, insulto a cui Gavrila risponde cercando di schiaffeggiare la sorella. Il principe Myskin però si intromette ricevendo lo schiaffo al posto di Varvara e ha parole di ammonimento, ma anche di stima, per Nastas’ja, che non reputa essere così come la dipingono. Prima di andarsene, Nastas’ja parla all’orecchio della madre di Gavrila e conferma di non essere una donna perduta.

Ritiratosi nella sua camera, il principe riceve là le scuse di Gavrila per lo schiaffo. Poi, mentre sta uscendo di casa, riceve un biglietto dal generale Ivolgin che lo indirizza in una taverna dove, resosi conto di aver tratto alcuni dei suoi racconti con cui intrattiene gli ospiti dai giornali è fuori di sé e si sta ubriacando. Il principe, dopo avergli pagato da bere con i suoi ultimi rubli, gli strappa la promessa che lo porterà quella sera in casa di Nastas’ja perché deve compiere una missione, a suo dire, importante.

Prima di portarlo da Nastas’ja, il generale Ardalion passa a fare visita alla sua amante Marfa Borisovna Tereent’ev. Lì il principe incontra il figlio di questa, Ippolit, un ragazzo malato che è molto amico di Kolja e che come lui e con lui vorrebbe sfuggire alla sua famiglia scapestrata, magari andando ad abitare in un appartamento preso in affitto.

Il generale Ardalion si addormenta ubriaco sul divano di Marfa, quindi Kolja si offre di accompagnare il principe da Nastas’ja. Qui Myskin incontra, oltre alla ragazza, la sua amica Dar’ja, Tokij, Epancin, Gavrila, Ferdiscenko, Pticin che festeggiano il compleanno di Nastas’ja. Durante la festa si decide di raccontare ognuno una piccola storia; infine Nastas’ja, indebolita dalla febbre e resa poco lucida dallo champagne, fa decidere al principe Myskin se debba sposarsi o no. Il principe si mostra timorosamente contrario e Nastas’ja conferma che non sposerà Gavrila, nello stupore generale.

Mentre Nastas’ja sta andando via, arriva Rogozin con la sua banda e i 100.000 rubli promessi. Nastas’ja sembra accettare il denaro rinfacciando che non ha altra scelta poiché è una ragazza senza dote e nessuno la prenderebbe altrimenti. A questo punto Myskin si offre di sposarla anche senza dote, riconoscendola come una ragazza onesta; si offre di lavorare se non dovessero avere i soldi, ma esibisce anche la lettera di un famoso avvocato che lo indica come futuro erede di tre milioni di rubli.

Tutti festeggiano il principe Myskin e la sua ricchezza tranne Rogozin, che gli impone di rinunciare a Nastas’ja. Anche la ragazza espone al principe i suoi dubbi: è una donna disonorata, e non vuole rovinare un innocente quale è il principe. Quindi chiede a Rogozin il suo denaro: ma a sorpresa Nastas’ja getta i 100.000 rubli nel fuoco e sfida Gavrila, che avrebbe accettato i 75.000 rubli per sposarla, ad andarli a riprendere.

Infine Nastas’ja, dopo aver salvato i soldi dal fuoco, ed averli donati al privo di sensi Gavrila, svenuto nel tentativo di salvaguardare il suo onore non raccattando il denaro dalle fiamme, se ne va con Rogozin a Ekaterinhof, un distretto di San Pietroburgo.

Parte II[modifica | modifica sorgente]

Il principe prosegue il suo viaggio verso Mosca per ottenere la sua eredità. Nello stesso periodo Nastas’ja, dopo la notte di baldoria a Ekaterinhof, fugge da Rogozin e trova rifugio a Mosca, dove il suo amante la inseguirà e troverà solo per perderla di nuovo. Anche Myskin scompare da Mosca lasciando i suoi affari agli attendenti.

Intanto Kolja e Varvara prendono a frequentare le figlie del generale Epancin. Un giorno Kolja consegna ad Aglaja uno strano biglietto del principe Myskin in cui egli si interessa alla sua salute e alla sua felicità. Stupita, Aglaja nasconde il biglietto in una copia del Don Chisciotte. È giugno: e la famiglia del generale Epancin si trasferisce a Pavlovsk per passarvi l’estate. Myskin si reca a casa di Lebedev dove trova il nipote di questi che reclama del denaro dallo zio e Ippolit malato. Qui il principe scopre che anche Nastas’ja è a Pavlovsk da Dar’ja Aleksèevna. Myskin va a trovare Rogozin da cui sa che questi e Nastas’ja si sono riconciliati, tuttavia Rogozin teme ancora che Nastas’ja possa cambiare idea e non sposarlo perché in realtà la ragazza ama Myskin e l’unico motivo per cui non sta con lui è perché crede di non meritarselo. Il principe presagisce che possa succedere a Nastas’ja qualcosa di tremendo: fa la sua comparsa il pugnale di Rogozin, pugnale che ricomparirà in seguito.

Segue un capitolo in cui il principe espone le sue idee sulla religione e sul Cristo: Myskin e Rogozin si scambiano le croci che portano, diventando così “fratelli”. Alla fine dell’incontro Rogozin abbraccia il principe e gli dice rinuncia a Nastas’ja a suo favore.

Nonostante questo, mentre il principe vaga per S. Pietroburgo si accorge che qualcuno lo sta seguendo e che questi non è altro che Rogozin, il quale sta per pugnalarlo, ma un attacco epilettico salva il principe dall’aggressione. Rogozin fugge.

Fortunatamente Kolja sopraggiunge e presta soccorso al principe. Lo rivediamo poco tempo dopo a Pavlovsk, dove ha scelto di trascorrere la convalescenza, in una villa che ha affittato da Lebedev e dove incontriamo anche un gruppo di nichilisti, gli stessi che erano con Rogozin alla festa di Nastas’ja.

I nichilisti leggono l’articolo del loro amico Keller dove il principe Myskin viene ritratto come un ricco sciocco che ha truffato il medico che lo aveva curato. Tra di loro c’è anche Burdovskij, presunto figlio illegittimo, quindi erede, dell’uomo che, morendo, ha lasciato i tre milioni di rubli a Myskin.

Myskin si offre di dare a Burdovskij del denaro affermando che in realtà non gli sono mai stati dati i tre milioni e che non crede affatto di avere davanti l’erede del suo benefattore. Burdovskij rifiuta, ma arriva Gavrila a portare le prove che il principe è nel giusto. Tutti vengono a sapere che Nastas’ja è a Pavlovsk. Intanto la generalessa Epancin chiede spiegazioni a Myskin riguardo al biglietto che aveva scritto ad Aglaja. Il principe rassicura che l'ama solo come un fratello, sebbene quando avesse scritto il biglietto ne era innamorato.

Parte III[modifica | modifica sorgente]

Aglaja chiede appuntamento al principe, e così pure Nastas’ja il cui nuovo obiettivo è far sposare Aglaja e Myskin. Rogozin, credendo all’amore di Myskin per Aglaja, è tranquillo.

Il nichilista Ippolit legge a Myskin, Rogozin, Kolja, Keller e vari altri la sua lettera di addio al mondo, poi cerca di spararsi ma la pistola non funziona per la mancanza della capsula e Ippolit sviene. Non è chiaro se si tratti solo di una messinscena o se il ragazzo volesse davvero uccidersi.

Myskin si incontra con Aglaja che vuole fuggire all’estero perché si vergogna della sua famiglia. Il principe le parla del suo amore per Nastas’ja, che in realtà è solo tenera pietà. Aglaja gli rivela come Nastas’ja voglia farli sposare e Myskin si adopera per far smettere il loro scambio di lettere.

Parte IV[modifica | modifica sorgente]

I rapporto fra Myskin e Aglaja oscilla fra litigi e amicizia. Ad un incontro organizzato da Aglaja e Nastas’ja a casa di quest'ultima, accompagnate da Myskin e Rogozin, le due iniziano a discutere riguardo al principe e ai suoi sentimenti per Nastas’ja. Nastas’ja sfida Aglaja e chiede al principe di scegliere quale delle due voglia sposare. Ferita dall’esitazione del principe, Aglaja se ne va: quando il principe fa per seguirla Nastas’ja lo ferma, incredula che la stia respingendo, e sviene. Al suo risveglio Nastas’ja abbraccia il principe; Rogozin se ne va.

Due settimane dopo Myskin e Nastas’ja stanno per sposarsi. Gavrila si dichiara ad Aglaja, ma viene respinto, e muore il padre di Kolja. Ippolit predice al principe che, poiché egli ha tolto a Rogozin Nastas’ja, questo ucciderà Aglaja, che Myskin confessa di amare, a suo modo.

Con l’appressarsi del matrimonio, Nastas’ja è sempre più spaventata dall’idea che Rogozin la uccida. Il giorno delle nozze però Nastas’ja, mentre sta per entrare in chiesa, vede Rogozin, gli corre incontro e gli chiede di portarla via. Rogozin la fa risalire in carrozza e la porta a San Pietroburgo.

Myskin riceve la notizia con la solita compostezza. Il giorno dopo segue i due a San Pietroburgo. Dopo averli cercati inutilmente facendo la spola fra la casa di Rogozin e quella di Nastas’ja, Rogozin lo avvicina e lo conduce a casa sua senza dargli spiegazioni. Qui scopre il cadavere di Nastas’ja, uccisa da Rogozin stesso con il pugnale che aveva mostrato al principe precedentemente. I due passano insieme la notte: al mattino dopo vengono trovati uno, Rogozin, delirante, e l’altro, Myskin, impazzito nuovamente.

Rogozin è processato e condannato a quindici anni in Siberia. Ippolit muore due settimane dopo Nastas’ja. Aglaja si sposa con un emigrato polacco, un finto conte. Myskin torna in clinica in Svizzera.

Riduzioni e adattamenti cinematografici e televisivi[modifica | modifica sorgente]

Nella musica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Terni Web - Terniweb - SPECIALI Errore

Edizioni in italiano[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Walter Benjamin, L'idiota di Dostoeveskij, 1921, trad. di Anna Marietti Solmi, in Metafisica della gioventù, Torino: Einaudi, 1982 pp. 194-198
  • Robert Walser, L'idiota di Dostoevskij, 1925, trad. Anna Bianco, in La rosa, Milano: Adelphi, 1992 ISBN 978-88-459-0868-2
  • Vittorio Strada, Il «santo idioto» e il «savio peccatore», 1941 (poi introduzione all'ed. Einaudi, cit.)
  • Paolo Febbraro, L'idiota. Una storia letteraria, Firenze: Le lettere, 1990 ISBN 978-88-6087-454-2
  • Alfredo Giuliani, L’idiota controfigura di Cristo, in "la Repubblica", 6 agosto 1998
  • Rossana Rossanda, La bontà: «L’idiota» di Fëdor Dostoevskij (1868-69), in Franco Moretti (a cura di), in Il romanzo, vol. I: La cultura del romanzo, Torino: Einaudi, 2001, pp. 431–37 (ISBN 978-88-06-15290-1)
  • William J. Leatherbarrow, L'immaginario apocalittico nell’Idiota e nei Demoni di Dostoevskij, in Andrea Oppo (a cura di), Figure dell'apocalisse. Arte e filosofia nel pensiero slavo, Trapani: Il pozzo di Giacobbe, 2013, pp. 85-94 (ISBN 978-88-6124-415-3)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura