L'esistenzialismo è un umanismo

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L'esistenzialismo è un umanismo
Titolo originale L'existentialisme est un humanisme
Autore Jean-Paul Sartre
1ª ed. originale 1946
Genere saggio
Lingua originale francese

L'esistenzialismo è un umanismo è il titolo di una conferenza tenuta da Jean-Paul Sartre nel 1945, e della sua successiva pubblicazione in volume l'anno seguente.

Origini dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Il club "Maintenant" animato da Jacques Calmy e Marc Beigbeder organizzò presso la Sala delle Centrali di Parigi, alle 20.30 del 29 ottobre 1945, una conferenza con Jean-Paul Sartre sul tema: «L'esistenzialismo è un umanismo».

La manifestazione fu annunciata con grande pubblicità sui principali quotidiani; gli organizzatori avevano però delle inquietudini riguardo al suo successo. Ma questa serata superò ogni speranza. Boris Vian ne fece un riassunto su L'Écume des jours: spintoni, sedie rotte, svenimenti di donne, Sartre costretto ad aprirsi un varco a gomitate per raggiungere il palco.

L'esistenzialismo era nato. Sartre e Simone de Beauvoir sarebbero divenuti gli idoli di una generazione intera.

Tuttavia non era previsto di farne una pubblicazione. Questa fu intrapresa dall'editore Nagel, nel 1946, senza l'accordo di Sartre.

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

Sartre vi presenta il suo esistenzialismo e risponde alle critiche avanzate da pensatori cristiani o marxisti, e in particolare dai comunisti, a cui desidera riavvicinarsi. Costituisce un'introduzione "estremamente chiara", benché semplice, all'esistenzialismo, e può essere letto senza la minima difficoltà anche da persone non abituate a testi filosofici più complessi. Tuttavia la troppa semplicità di questo testo ha condotto Sartre a rinnegarlo filosoficamente. A rigore, non può costituire altro che una introduzione al suo pensiero.

La nozione di senso della storia cara a Hegel, ma che Marx ammetteva non avere nulla di ineluttabile, è fortemente rigettata. Secondo Sartre, la libertà dell'uomo è tale nel suo proprio divenire che nessuno può prevedere, nemmeno a grandi linee, che direzione la Storia prenderà domani. Questo porta al rifiuto dell'ottimismo dei marxisti (non di Marx) sui "domani che cantano" e che possono senz'altro non arrivare mai.

La morale kantiana è ugualmente criticata. Sartre prende in particolare l'esempio di un giovane che debba scegliere tra occuparsi di sua madre oppure raggiungere la Resistenza francese a Londra. In entrambi i casi, la massima della sua azione non è morale, poiché deve necessariamente sacrificare un "fine in sé" riducendolo al grado di "mezzo": abbandonare sua madre è il mezzo per arrivare a Londra, abbandonare i combattenti è invece il mezzo per occuparsi di sua madre...

È l'illustrazione della sua celebre, e particolare, teoria dei vigliacchi e dei mascalzoni: "Quelli che nasconderanno a sé stessi, seriamente o con scuse deterministe, la loro totale libertà, io li chiamerò vigliacchi; gli altri che cercheranno di mostrare che la loro esistenza è necessaria, mentre essa è la contingenza stessa dell'apparizione dell'uomo sulla terra, io li chiamerò mascalzoni".

I posteri ne ricorderanno due frasi, come aforismi: "l'esistenza precede l'essenza" e "l'uomo è condannato a essere libero".

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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