L'esercito delle 12 scimmie

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L'esercito delle 12 scimmie
L'esercito 12 scimmie.jpg
James Cole (Bruce Willis) durante la reclusione nella clinica psichiatrica
Titolo originale 12 Monkeys
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1995
Durata 129 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85 : 1
Genere fantascienza, thriller
Regia Terry Gilliam
Soggetto Chris Marker (cortometraggio)
Sceneggiatura David Webb Peoples, Janet Peoples
Produttore Charles Roven, Lloyd Phillips
Produttore esecutivo Robert Kosberg, Gary Levinsohn
Casa di produzione Universal Pictures
Fotografia Roger Pratt
Montaggio Mick Audsley
Effetti speciali Vincent Montefusco
Musiche Paul Buckmaster
Scenografia Jeffrey Beecroft, William Ladd Skinner
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'esercito delle 12 scimmie (12 Monkeys) è un film del 1995 diretto da Terry Gilliam, prodotto da Charles Roven e sceneggiato da David Webb e Janet Peoples. È stato liberamente ispirato al film La jetée, di Chris Marker, cortometraggio sperimentale francese del 1962. Il film consiste in una storia di fantascienza post-apocalittica.

L'esercito delle 12 scimmie è il sesto film di Gilliam, unico americano facente parte del gruppo comico britannico dei Monty Python.

Prodotto con uno stanziamento di 29,5 milioni di dollari statunitensi, ha avuto vari elogi da parte della critica e ha incassato circa 169 milioni in tutto il mondo.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« The future is history. »
(IT)
« Il futuro è storia. »
(Tagline del film[2])

Nel 2035 James Cole è un detenuto che, con la promessa della grazia, viene inviato nel passato per indagare sui fatti che hanno portato all'estinzione del 99% dell'umanità e costretto i sopravvissuti a vivere nel sottosuolo per sfuggire al contagio di un virus letale. I detenuti sono obbligati a salire in superficie con speciali tute ermetiche, correndo il rischio di venire contagiati a loro volta, per raccogliere le prove riguardo alla responsabilità di una tale catastrofe. I capi di queste comunità sotterranee sembrano essere degli scienziati che fanno di tutto per poter, un giorno, mettere le mani sul virus originale, che intanto è mutato, per creare un antidoto e riconquistare la superficie.

Tutte le prove portano a un sedicente gruppo ecologista, l'esercito delle 12 scimmie, che avrebbe diffuso il contagio per liberare la Terra da quel cancro che ritengono siano gli esseri umani. In particolare, un murale apparso pochi giorni prima della tragedia porta la scritta "siamo stati noi" ("we did it").

Al suo arrivo nel 1990 (sarebbe dovuto giungere nel 1996 ma c'è stato un malfunzionamento nella macchina del tempo), Cole viene arrestato e detenuto in una clinica psichiatrica, dove incontra Jeffrey Goines, anch'egli detenuto, e la dottoressa Kathryn Railly, un'esperta di malattie mentali caratterizzate da presunte capacità profetiche. Railly inizialmente ritiene Cole malato, ma in seguito inizia a prenderlo sul serio. Goines e Cole stringono una strana amicizia, e quest'ultimo, a causa degli psicofarmaci che gli venivano somministrati, rivela a Goines la sua storia. Goines non crede alle parole di Cole, ma rimane colpito dalle sue parole circa la distruzione della maggior parte dell'umanità.

Il percorso della diffusione del virus apocalittico tramite l'aereo di linea preso dal biologo; le città sono: Filadelfia, San Francisco, New Orleans, Rio de Janeiro, Roma, Kinshasa, Karachi, Bangkok e Pechino.

Cole sembra scomparire nel nulla, ma è stato in realtà riportato nel futuro. Dopo un altro errore (viene catapultato al tempo della prima guerra mondiale), è finalmente inviato nel 1996 pochi mesi prima dell'inizio del contagio.

Qui rapisce la dottoressa Railly, la quale, dopo gli iniziali momenti di terrore, inizia a collaborare allorché James le rivela i dettagli di un caso di cronaca che lo aveva colpito da bambino, cioè nel 1996, e che si rivelano esatti ancor prima che chiunque altro lo venisse a sapere. Insieme scoprono che Jeffrey è il fondatore dell'esercito delle 12 scimmie, nonché figlio di un noto virologo. L'indagine continua, ma improvvisamente Cole viene richiamato nel futuro.

Intanto la dottoressa, ancora scossa dall'esperienza, riconosce in una foto della prima guerra mondiale, riguardante il mistero di un uomo comparso all'improvviso nelle trincee francesi, proprio Cole.

Questi viene di nuovo inviato nel 1996, ma stavolta scopre l'amore, corrisposto, per la Railly e fa di tutto per rimanere dov'è. Cole si autoconvince di essere effettivamente malato e di essersi inventato di provenire dal futuro, cosa che la Reilly inizialmente sosteneva. Ascoltando poi la dottoressa, la quale solo ora si è convinta della veridicità della storia, Cole ritorna nel dubbio di cosa sia reale e cosa no.

Si dirigono verso l'aeroporto e nel taxi scoprono che il piano di Goines era quello di liberare gli animali dello zoo (l'abbiamo fatto noi). Tirano un sospiro di sollievo, ma arrivati all'aeroporto un araldo del futuro (ossia Josè, compagno di cella di Cole e precedentemente inviato anch'esso per errore al tempo della prima guerra mondiale) gli intima di trovare il vero responsabile e di prendere il virus. Questi si scoprirà essere un biologo dipendente del padre di Goines. Nel tentativo di fermarlo prima che prenda l'aereo e sparga il virus per il mondo, Cole viene ucciso con un colpo di pistola sparato da un agente dalla sicurezza dell'aeroporto, e tutto ciò davanti a sé stesso da bambino: è la stessa scena che viene mostrata all'inizio del film durante un sogno di Cole (che sta ricordando appunto quell'episodio accaduto quando era piccolo).

Nelle ultime scene, già all'interno dell'aereo, viene inquadrato il biologo recante con sé i virus mentre conosce una donna, uno degli scienziati che ha spedito Cole nel passato per trovare la cura.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Idea, regia e sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

L'attore Bruce Willis, che ha interpretato il ruolo di James Cole nel film. Secondo il regista Terry Gilliam, le sue caratteristiche erano ben appropriate per il personaggio.

L'idea iniziale di girare il film venne al produttore esecutivo Robert Kosberg, che essendo stato un estimatore del cortometraggio francese La jetée , cominciò a pensare allo sviluppo dell'esercito delle 12 scimmie. Kosberg convinse il regista di La jetée, Chris Marker, ad appoggiare il progetto del film per presentarlo alla Universal Pictures, vedendo quest'ultima come una base perfetta per un film di pura fantascienza. La Universal accettò con una certa riluttanza di acquistare i diritti per poter girare un rifacimento di La jetée, e assunse Janet e David Webb Peoples per scrivere la sceneggiatura.[3] Il produttore Charles Roven scelse Terry Gilliam per la direzione, in quanto credeva che lo stile del regista fosse perfetto per dirigere viaggi nel tempo e per impostare una trama non lineare come quella di 12 Monkeys.[4]

Gilliam, quando firmò per dirigere il film, aveva appena abbandonato un adattamento cinematografico del romanzo storico Racconto di due città (1859, di Charles Dickens).[5] Questo lungometraggio rappresenta anche il secondo film per il quale Gilliam non è sceneggiatore o co-sceneggiatore. Anche se egli ha di solito preferito dirigere in prima persona la trama, fu affascinato dalla bozza presentatagli. Ha infatti commentato: «La storia è sconcertante. Si tratta di tempo, di follia e di una percezione di ciò che il mondo è o non è. È uno studio di follia e di sogni, di morte e di rinascita, ambientata in un preciso mondo a venire».[4]

Gli studi della Universal richiesero più tempo del previsto per dare il semaforo verde al film, sebbene Gilliam avesse già due stelle dello spettacolo (Bruce Willis e Brad Pitt) e uno stanziamento di 29.500.000 dollari statunitensi; la produzione della Universal del film Waterworld (1995, di Kevin Reynolds) aveva infatti portato a un superamento dei costi previsti. Per ottenere l'approvazione definitiva di L'esercito delle 12 scimmie, Gilliam convinse Willis a ridurre la tariffa che chiedeva normalmente.[6] Per il merito di aver rispettato il tetto di spesa prefissato e per il ruolo precedentemente avuto nella realizzazione del film Brazil (1985), Gilliam ricevette il diritto di poter decidere le modalità e il momento dell'uscita del film (final cut privilege).[7] Il sindacato della Writers Guild of America era inoltre scettico nel voler attribuire al produttore Chris Marker di La Jetée il riconoscimento di aver ispirato questo film.[8]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Le scelte iniziali di Gilliam per quanto riguarda gli attori furono di usare Nick Nolte come James Cole e Jeff Bridges come Jeffrey Goines, ma la Universal obiettò.[5] Gilliam, che aveva incontrato Bruce Willis per la prima volta durante la scelta del ruolo del protagonista Jack Lucas nel suo film La leggenda del re pescatore (1991, il ruolo fu in quel caso affidato a Jeff Bridges), ritenne adatto Willis per interpretare il personaggio principale Cole, che per lui doveva essere «qualcuno che è forte e pericoloso, ma anche vulnerabile».[4]

Gilliam scelse Madeleine Stowe per il ruolo Kathryn Railly, in quanto era stato impressionato dalla sua interpretazione nel film Occhi nelle tenebre (1994, di Michael Apted).[4] Il regista aveva avuto modo di conoscere Stowe durante il suo casting per l'adattamento cinematografico abbandonato di A Tale of Two Cities.[5] Gilliam commento così la sua scelta: «Lei ha questa incredibile bellezza eterea ed è incredibilmente intelligente. Queste due caratteristiche si intonano molto bene con lei, e il film necessita di questi elementi perché deve essere anche romantico».[4]

Originariamente Gilliam aveva creduto che Brad Pitt fosse inadatto per il ruolo di Jeffrey Goines, ma il direttore del casting lo convinse del contrario.[5] Pitt venne assunto con uno stipendio relativamente basso, al tempo in cui era un attore ancora non di fama mondiale. Con l'uscita di L'esercito delle 12 scimmie, tuttavia, erano stati distribuiti Intervista col vampiro (1994, di Neil Jordan), Vento di passioni (1994, di Edward Zwick) e Seven (1995, di David Fincher), nei quali egli ricopre un ruolo di protagonista o co-protagonista, che resero Pitt un attore di primo piano, il che aggiunse attenzione al film e incrementò la sua posizione nelle classifiche di incasso.[7] A Filadelfia, mesi prima delle riprese, Pitt trascorse alcune settimane presso l'ospedale della Temple University, visitando e analizzando il reparto psichiatrico per prepararsi al ruolo che doveva interpretare.[4]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Un corridoio del penitenziario Eastern State, Filadelfia, costruito nel 1929, dove sono state girate le scene del manicomio presenti nel film.

Le riprese hanno avuto luogo dall'8 febbraio al 6 maggio del 1995, e si è girato prevalentemente a Filadelfia e Baltimora (compreso lo storico cinema Senator Theatre).[9][10]

Poiché si era ancora in inverno, le riprese sono state ostacolate da svariati problemi conseguenti alle condizioni climatiche. Ci sono anche stati alcuni problemi tecnici con gli oggetti meccanici adoperati nelle scene ambientate nel futuro. A causa della non linearità della trama del film, sono occorsi numerosi errori e alcune scene hanno dovuto essere nuovamente girate. Inoltre Gilliam si infortunò cadendo da cavallo. Nonostante la pausa per quest'ultimo inconveniente e gli inciampi già menzionati, il regista riuscì a rimanere entro il limite di spesa previsto e ci fu una sola settimana di ritardo rispetto ai tempi programmati. Lo scenografo Jeffrey Beecroft ha commentato il loro svolgimento in questo modo: «Sono state delle riprese difficili, non c'erano né molti soldi né tempo sufficiente. Terry è un perfezionista, ma è stato davvero irremovibile nel non superare il budget».[9]

Non avendo a disposizione sale apposite per le riprese, per girare il film sono stati cercati e utilizzati edifici abbandonati o punti di riferimento di Filadelfia.[8] Le riprese esterne della scena finale all'aeroporto sono state fatte presso l'Aeroporto Internazionale di Baltimora-Washington Thurgood Marshall, mentre per le scene degli interni è stato usato il Pennsylvania Convention Center, del complesso Reading Terminal. Le riprese presso l'ospedale psichiatrico si sono svolte in un'ala del penitenziario Eastern State.[11]

Sul set del film è stato realizzato The Hamster Factor and Other Tales of Twelve Monkeys (inserito poi nelle edizioni DVD), non un classico dietro le quinte pubblicitario, ma un vero e proprio documentario, voluto dallo stesso Gilliam come testimonianza del processo creativo (e, per altro verso, come "assicurazione" contro le ingerenze della produzione).[12].

Stile, fotografia e scenografia[modifica | modifica wikitesto]

Gilliam ha adoperato il medesimo stile cinematografico del suo film Brazil (1985), compresa la direzione artistica e la tecnica cinematografica (tra cui l'uso delle lenti di Fresnel).[6]

La stanza dove nel film Cole viene interrogato dagli scienziati è fortemente ispirata a un lavoro dell'architetto Lebbeus Woods. Queste scene furono girate in tre diversi studi: due a Filadelfia e uno a Baltimora. Lo scopo del regista è stato quello di mostrare l'interrogatorio di Cole attraverso più schermi televisivi, affinché si potesse provare «l'incubo della tecnologia. Cercate di vedere i volti sugli schermi di fronte a voi, ma i veri volti e le voci si affievoliscono e rimpiccioliscono e sentite queste minuscole voci nell'orecchio. Per me questo è il mondo in cui viviamo, il nostro modo di comunicare in questi giorni, attraverso dispositivi tecnologici che fingono di fornire comunicazione ma non la possono realmente dare».[13]

Il dipartimento artistico ha fatto sì che tutte le location sotterranee del 2035 presentassero esclusivamente tecnologie precedenti al 1996, al fine di rappresentare un futuro tetro e povero.[7] Inoltre Gilliam, Beecroft e l'arredatrice Crispian Sallis si recarono personalmente a mercati delle pulci e vecchi magazzini per reperire materiali idonei ad allestire i set.[4] La maggior parte degli effetti visivi sono stati curati sotto la supervisione di Gilliam dalla Peerless Camera, uno studio londinese fondato alla fine del 1970 con il supervisore agli effetti visivi Kent Houston. La compagnia The Mill si è occupata di ulteriori revisioni nella composizione digitale, mentre l'istituto Cinesite ha lavorato sulla post produzione della pellicola.[4]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Le musiche del film sono state composte, arrangiate e dirette dal musicista inglese Paul Buckmaster. Il tema principale è però basato sul tango Suite Punta del Este del musicista e compositore argentino Ástor Piazzolla.[14]

Testi e musiche di Paul Buckmaster[15].

  1. "Introduccion" From Suite Punta Del Este (12 Monkeys)
  2. Coles' Frist Dream / Volunteer Duty / Topside
  3. Silent Night
  4. Spider Research / "Introduccion"(We Did It ) / The Proposition
  5. Time Confusion / To The Mental Ward / Planet Ogo
  6. Wrong Number / Cole's Second Dream / Dormitory Spider / "Introduccion" (Twin Moons Tango)
  7. Vivisection (Charles Olins)
  8. Sleepwalk (B.J. Cole)
  9. "Introduccion" (Escape To Nowhere) / Scanner Room / Capture And Sedation
  10. Cole's Third Dream
  11. Interrogation / Time Capsule / Cole Kidnaps Railly
  12. Blueberry Hill (Fats Domino)
  13. What A Wonderful World (Louis Armstrong)
  14. Coles' Fourth Dream
  15. Comanche (Link Wray e The Wraymen)
  16. Earth Died Screaming (Tom Waits)
  17. "Introduccion" (Quest For 12 Monkeys)
  18. Fateful Bullet / A Boot From The Trunk / Cole's Longing
  19. Photo Search / Mission Brief
  20. Back In '96
  21. Fugitives / Fateful Love / Home Dentistry
  22. "Introduccion" (12 Monkeys Theme Reprise) / Giraffes & Flamingos
  23. This Is My Dream / Cole's Call / Louis & Jose
  24. Peters Does His Worst
  25. Dreamers Awake

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incasso[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito delle 12 scimmie ha avuto distribuzione limitata nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti il 29 dicembre 1995. Una volta avvenuta l'uscita estesa in 1.629 sale il 5 gennaio 1996, il film ha incassato 13.840.000 $ nel primo fine settimana. L'incasso definitivo è stato di 57.140.000 $ negli Stati Uniti e di 111.700.000 $ negli altri paesi, arrivando a un totale mondiale di 168.840.000 dollari.[1]

Il film ha mantenuto il primo posto nelle classifiche box office per due settimane nel mese di gennaio, prima di cadere con la concorrenza di Dal tramonto all'alba, Goodbye Mr. Holland e La pecora nera.[16]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato valutato positivamente dalla critica. Basandosi su 45 giudizi raccolti dal sito Rotten Tomatoes, emerge che l'87% dei critici ha espresso pareri positivi per 12 Monkeys, con un voto medio di 7.6/10. Nel commento del sito si legge: «La trama è un po' confusionaria, ma le eccellenti prestazioni e gli strabilianti colpi di scena fanno sì che L'esercito delle 12 scimmie sia un risultato eccellente.»[17] Il film ha ricevuto, per Rotten Tomatoes, un insieme di valutazioni equilibrate nel loro insieme, ricevendo un tasso di approvazione dell'83% e un punteggio di 6.8/10 nel sondaggio "Top Critics" con 18 recensioni diverse come campione.[18] A titolo di confronto, il sito Metacritic ha calcolato un voto medio di 74/100, basato su 20 diverse recensioni.[19]

Il critico statunitense Roger Ebert ha trovato somiglianze nella visione del futuro tra questo film e sia Blade Runner (1982, anch'esso sceneggiato da David Peoples) che Brazil (1985, diretto sempre da Terry Gilliam). Ebert scrive: «Il film è una celebrazione della follia e del destino, con un eroe che cerca di prevalere contro il caos della sua condizione, ed è inadeguata. Viene presentata una visione fredda, buia e umida, e anche nella storia d'amore tra Willis e Stowe egli si sente disperato, piuttosto che gioioso. Tutto questo è fatto molto bene, e più si conosce sui film (soprattutto la parte tecnica), più è probabile che lo si ammiri. E come intrattenimento, si richiama più alla mente che ai sensi».[20]

Il giornalista statunitense Desson Thomson, del The Washington Post, ha elogiato la direzione artistica e la scenografia, motivando la sua approvazione dicendo: «Gli spettacolari Willis e Pitts, le atmosfere di Gilliam e uno slancio esilarante superano facilmente gli insignificanti difetti del copione».[21]

Il critico Peter Travers, scrivendo sulla rivista Rolling Stone, cita il successo del film per quanto riguarda la regia di Gilliam e l'interpretazione di Willis.[22]

Il recensore James Berardinelli ha affermato che i realizzatori del film hanno avuto un'idea intelligente e creativa relativamente alla parte della trama in cui avviene il viaggio nel tempo. Egli infatti fa notare che il protagonista James Cole, invece di essere inviato nel passato per poterlo cambiare, ha il compito di studiarlo per poter dare un futuro migliore, cosa a detta di Berardinelli singolare e non indifferente.[23]

Il giornalista statunitense Richard Corliss, del TIME ha fatto notare gli aspetti del viaggio nel tempo e la rappresentazione apocalittica di un futuro più desolante. Egli scrive: «Nel suo frenetico mescolio di caos, stragi e animali dello zoo, L'esercito delle 12 scimmie è un Jumanji per adulti».[24]

Il recensore del sito italiano Filmscoop.it fa notare l'ambiguità dei contenuti e della trama del film, dicendo: [..]Al contrario [di fornire risposte, il film] pone delle domande, stimola alla riflessione, elevandosi qualitativamente e di molto dalla media dei film di genere e questo anche grazie a Terry Gilliam che, pur dirigendo un film "su commissione", lascia l'impronta indelebile del suo stile visionario nella ricostruzione di questo futuro apocalittico.[25]

Non sono tuttavia mancate critiche negative, come quella della critica cinematografica italiana Irene Bignardi del quotidiano La Repubblica, che scrive «[...] Non è tremata invece la mano a Terry Gilliam di fronte all'idea di prendere La jetée di Chris Marker [..] per farne il baraccone postmoderno che va sotto il nome di 12 Monkeys».[26]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Brad Pitt è stato candidato all'Oscar al miglior attore non protagonista, ma è stato battuto da Kevin Spacey nel film I soliti sospetti (1995, di Bryan Singer). Anche il costumista Julie Weiss è stato candidato per il suo lavoro, e ha perso con James Acheson in Restoration - Il peccato e il castigo (1995, di Michael Hoffman).[27] Tuttavia, Pitt è riuscito a gudagnare il Golden Globe per il miglior attore non protagonista.[28] Terry Gilliam ha invece ricevuto un riconoscimento per la regia al Festival internazionale del cinema di Berlino del 1996.[11]

L'esercito delle 12 scimmie ha ricevuto il gradimento della critica del cinema di fantascienza. Il film ha infatti ricevuto una candidatura per il Premio Hugo per la miglior rappresentazione drammatica[29] e l'Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films ha aggiudicato a 12 Monkeys il Saturn Award per il miglior film di fantascienza. Anche Pitt e Weiss hanno vinto dei premi al ventiduesimo Saturn Award. Bruce Willis, Madeleine Stowe, Gilliam e gli sceneggiatori David Webb Peoples e Janet Peoples hanno invece ricevuto la candidatura.[30]

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film si ispira alla pellicola francese La jetée (1962, di Chris Marker); in particolare, entrambi i protagonisti si sentono perseguitati dall'immagine della propria morte. Ambo i film possiedono un'immagine consistente in un avvenimento che si svolge in un aeroporto.[11]

Simile a La Jetée, L'esercito delle 12 scimmie presenta anche elementi hitchcockiani e riferimenti al film La donna che visse due volte (1958, di Alfred Hitchcock). Verso la fine del film, per fuggire alla polizia Cole e Railly si nascondono in un teatro che trasmette in sequenza i film di Hitchcock: in quel momento è proiettata una scena di La donna che visse due volte. Railly poi si traveste con una parrucca bionda, come Judy (Kim Novak) si camuffa in Madeleine facendo diventare biondi i suoi capelli; James la vede emergere da una luce rossa, come Scottie (James Stewart) vede Judy emergere da una luce verde.[11] È anche udibile un frammento della colonna sonora di Bernard Herrmann del 1958, sempre del film La donna che visse due volte. Railly indossa la stessa giacca che indossa Novak nella prima parte del film. La scena al Muir Woods National Monument della pellicola di Hitchcock, dove Judy (Madeleine) guarda gli anelli di crescita di una sequoia abbattuta e risale gli eventi della sua vita passata, riepilogano e si allacciano alla trama e agli aventi del film di Gilliam.[11] In realtà, la scena di Muir Woods in La donna che visse due volte è anche riproposta in La Jetée, facendo sì che anche questo collegamento sia in realtà una ulteriore ripresentazione di quel film.

In una scena precedente del film, Cole si sveglia in un letto d'ospedale assieme agli scienziati del suo tempo, i quali stanno parlando con lui in coro. Questo è un omaggio indirizzato alla scena con la canzone Dry Bones della serie televisiva The Singing Detective (1986, di Dennis Potter).[31]

All'arrivo dei protagonisti a Filadelfia viene inquadrata, per pochi secondi con una singolare ripresa a spirale, la scultura Il bacio di Auguste Rodin, in omaggio alla copia in marmo dell'opera conservata nel locale museo.

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« Cole has been thrust from another world into ours and he's confronted by the confusion we live in, which most people somehow accept as normal. So he appears abnormal, and what's happening around him seems random and weird. Is he mad or are we? »
(IT)
« Cole è stato inviato da un altro mondo nel nostro e lui si ritrova di fronte alla confusione in cui viviamo, che molte persone in qualche modo accettano come normale. In questo modo a lui appare anomalo, e ciò che sta accadendo intorno a lui sembra casuale e bizzarro. È lui a essere matto o lo siamo noi tutti? »
(Il regista Terry Gilliam[6])

Il film tratta della natura soggettiva dei ricordi e del loro effetto sulla percezione della realtà. Nel lungometraggio si ritrovano diverse volte i protagonisti o gli altri personaggi avere ricordi alterati o falsi; degli esempi possono essere:[8]

  • il ricordo di Cole della sparatoria all'aeroporto, alterato ogni volta che egli sogna questo episodio;
  • l'uomo affetto da schizofrenia che possiede e racconta dei suoi (falsi) ricordi della sua vita su di un altro pianeta.

I riferimenti al tempo, ai viaggi nel tempo e alle scimmie sono seminati lungo tutto il film, tra cui quello dell'episodio "Time Tunnel" della serie animata Picchiarello, trasmesso alla televisione della stanza d'albergo, oppure quello del film Monkey Business - Quattro folli in alto mare (1931, dei Fratelli Marx), trasmesso sulla TV a muro del manicomio, o ancora le varie notizie televisive o radiofoniche sulle scimmie (dibattiti sui diritti degli animali, la scimmia che doveva portare il cibo al bambino caduto nel pozzo, ecc.).[8]

Il film contiene anche un'analisi interpretativa delle attività di declino della civiltà moderna per quanto riguarda i rapporti umani oltre che il tipo di vita dello stesso uomo, declino causato delle interferenze della tecnologia.[8]

(EN)
« I think, Dr. Railly, you have given your "alarmists" a bad name. Surely there is very real and very convincing data that the planet cannot survive the excesses of the human race: proliferation of atomic devices, uncontrolled breeding habits, the rape of the environment, the pollution of land, sea, and air. In this context, isn't it obvious that "Chicken Little" represents the sane vision and that Homo Sapiens' motto, "Let's go shopping!" is the cry of the true lunatic? »
(IT)
« Esistono dati reali che confermano che la sopravvivenza della Terra è compromessa dagli abusi della razza umana. La proliferazione dei dispositivi nucleari, i comportamenti sessuali smodati, l'inquinamento della terra, dell'acqua, dell'aria, il degrado dell'ambiente. In questo contesto non le sembra che gli allarmisti abbiano una saggia visione della vita? E il motto dell'homo sapiens: andiamo a fare shopping, sia il grido del vero malato mentale? »
(Il Dottor Peters (David Morse) in una battuta del film.)

Il concetto del viaggio nel tempo è trattato in un modo particolare: chi viene trasportato nel passato non può modificare il presente agendo sul passato in cui è inviato, perché il passato è "già passato" e immodificabile, quindi tutto è già accaduto, evidente è la concezione di base dell'eterno ritorno del filosofo tedesco Nietzsche. Nel film il protagonista ha infatti il solo compito di studiare il passato per poter modificare il presente, cosa di cui egli stesso è convinto per tutta la prima parte del film.[23]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Verso l'inizio del film, il protagonista James viene portato nella stanza degli interrogatori e fatto sedere su di una sedia collegata a un binario verticale saldato al muro, il quale ha la funzione di rialzare la sedia dal pavimento. Una sfera con applicati diversi monitor e telecamere, sostenuta da un gancio metallico, viene sospesa direttamente di fronte a James, sondandolo per valutare i suoi punti deboli da parte dell'equipe di scienziati intenti a interrogarlo.[32] L'architetto Lebbeus Woods ha querelato la Universal Pictures nel febbraio 1996, sostenendo che la sua opera "Neomechanical Tower (Upper) Chamber" era stata utilizzata nel film senza il suo permesso. Woods ha vinto la causa, ottenendo «un elevato risarcimento a sei cifre» dalla Universal.[32]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) 12 Monkeys - Recensione, Box Office Mojo. URL consultato il 31 maggio 2011.
  2. ^ (EN) Copertina del film con il tag-line, spleenworld.com. URL consultato il 31 maggio 2011.
  3. ^ (EN) Chris Nashawaty, They Call Him Mr. Pitch, Entertainment Weekly, 4 agosto 2006. URL consultato il 5 giugno 2011.
  4. ^ a b c d e f g h Note di produzione del DVD
  5. ^ a b c d Ian Christie; Terry Gilliam, Gilliam on Gilliam, Londra, Faber and Faber, 1999, pp. 220-225, ISBN 0-571-20280-2.
  6. ^ a b c Ian Christie; Terry Gilliam, Gilliam on Gilliam, Londra, Faber and Faber, 1999, pp. 226-230, ISBN 0-571-20280-2.
  7. ^ a b c (EN) The Hamster Factor and Other Tales of Twelve Monkeys, Universal Home Video, 1997. URL consultato il 5 giugno 2011.
  8. ^ a b c d e Terry Gilliam, Charles Roven, commenti audio del DVD, 1998, Universal Home Video
  9. ^ a b Jill Gerston, Terry Gilliam: Going Mainstream (Sort Of), The New York Times, 24 dicembre 1995.
  10. ^ Jeff Gordinier, Brass Bald, Entertainment Weekly, 19 maggio 1995. URL consultato il 7 giugno 2011.
  11. ^ a b c d e Ian Christie; Terry Gilliam, Gilliam on Gilliam, Londra, Faber and Faber, 1999, pp. 231-233, ISBN 0-571-20280-2.
  12. ^ (EN) Reel Views - James Berardinelli. URL consultato il 12 giugno 2011.
  13. ^ (EN) Nick James, Time and the Machine, Sight & Sound, 04-1996.
  14. ^ (EN) Suite Punta del Este, Ástor Piazzolla. URL consultato il 5 giugno 2011.
  15. ^ (EN) Info sulle tracce della colonna sonora, soundtrack.net. URL consultato il 20 luglio 2011.
  16. ^ (EN) 12 Monkeys - Recensione, The Numbers. URL consultato il 31 maggio 2011.
  17. ^ (EN) 12 Monkeys - Recensione, Rotten Tomatoes. URL consultato il 2 giugno 2011.
  18. ^ (EN) 12 Monkeys - Recensione, Rotten Tomatoes. URL consultato il 2 giugno 2011.
  19. ^ (EN) 12 Monkeys (1995) - Recensione, Metacritic. URL consultato il 2 giugno 2011.
  20. ^ (EN) Roger Ebert, 12 Monkeys - Recensione, Chicago Sun-Times, 1º maggio 1996. URL consultato il 1º aprile 2009.
  21. ^ (EN) Desson Thomson, Gilliam's Barrel of 'Monkeys' Shines, The Washington Post, 5 gennaio 1996. URL consultato il 2 giugno 2011.
  22. ^ (EN) Peter Travers, 12 Monkeys - Recensione, Rolling Stone, 25 gennaio 1996. URL consultato il 2 giugno 2011.
  23. ^ a b (EN) James Berardinelli, Twelve Monkeys - Recensione, reelviews.net, 1996. URL consultato il 2 giugno 2011.
  24. ^ (EN) Richard Corliss, Back To The Bleak Future, TIME, 8 gennaio 1996. URL consultato il 2 giugno 2011.
  25. ^ "The Guant", L'esercito delle 12 scimmie - Recensione, Filmscoop.it, 7 ottobre 2009. URL consultato il 2 giugno 2011.
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