L'avventura

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L'avventura
L'avventura (1959) Antonioni.jpg
Gabriele Ferzetti e Lea Massari in una scena del film
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1960
Durata 141 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere drammatico, giallo, romantico
Regia Michelangelo Antonioni
Soggetto Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, Elio Bartolini
Produttore Amato Pennasilico per Cino Del Duca, P.C.E.,
Distribuzione (Italia) Cino Del Duca (1960)
Fotografia Aldo Scavarda
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Giovanni Fusco
Scenografia Piero Poletto
Interpreti e personaggi
Premi

L'avventura è un film del 1960, sesto lungometraggio diretto da Michelangelo Antonioni.

Presentato in concorso al 13º Festival di Cannes, vinse il Premio della giuria (mentre quell'anno la Palma d'oro andò a La dolce vita di Federico Fellini).[1]

È il primo capitolo della cosiddetta "trilogia esistenziale" o "dell'incomunicabilità", proseguita con La notte e conclusa da L'eclisse. Il film - il più lungo del cineasta (2 ore e 25 minuti) - segna l'inizio del sodalizio sentimentale-artistico fra Antonioni e Monica Vitti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Durante una sosta sull'isolotto deserto di Lisca Bianca in occasione di una gita in barca alle isole Eolie, Anna (Lea Massari), una giovane donna che aveva dato ripetuti segni di insofferenza, scompare nel nulla. Il suo compagno, l'architetto Sandro (Gabriele Ferzetti), e una delle sue amiche, Claudia (Monica Vitti), vanno alla sua ricerca, seguendo labili indizi e segnalazioni scarsamente attendibili.

Con il passare dei giorni e la mancanza di risultati, la preoccupazione per la sorte della persona cara ad entrambi tende a svanire e prende il sopravvento la reciproca attrazione, che i due riescono a esprimere liberamente in quei luoghi così pieni di fascino (Noto) e insieme inospitali (musei chiusi, turisti malvisti, ecc.). Quando i due si riuniscono agli amici a Taormina, la loro avventura sembra avere termine per trasformarsi in una relazione riconosciuta agli occhi degli altri, ma già la prima notte Sandro si concede una pericolosa "distrazione" con l'attraente "scrittrice" Gloria (Dorothy De Poliolo). Claudia, innamorata, è pronta a perdonarlo e ad accettare una relazione tormentata, come quella che aveva fatto soffrire Anna prima di lei.

Il mistero della sparizione di Anna rimane insoluto.

La produzione[modifica | modifica sorgente]

« Ho con me ventimila metri di negativo, ho la macchina da presa e pochi amici: Monica Vitti, i miei aiuti Franco Indovina e Gianni Arduini, lo scenografo Piero Poletto, l'operatore Aldo Scavarda, il fonico Claudio Maielli. Ecco la mia troupe. I soli pronti a seguirmi con qualsiasi mare, contro qualsiasi ostacolo materiale e morale, per non fermare il film. »
(Michelangelo Antonioni)

L'"avventurosa" produzione del film, «cinque mesi straordinari: violenti, logoranti, spesso drammatici, ma pieni» (giorni di isolamento sull'isola deserta, produttori spariti, sciopero della troupe per le mancate retribuzioni, violento maltempo...) è stata raccontata da Antonioni in un diario contenuto nel volume L'Avventura ovvero l'isola che c'è, a cura di Vittorio Giacci (Edizioni Centro Studi).

Alcune scene del film sono girate a Schisina, un villaggio fantasma del comune di Francavilla di Sicilia, posto nella Valle dell'Alcantara. Altre scene sono state girate a Casalvecchio Siculo.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Alla presentazione a Cannes il film fu fischiato dal pubblico, ma fu apprezzato dalla giuria, che lo premiò. Nell'occasione Roberto Rossellini così si espresse in merito: «L'avventura è il più bel film mai presentato a un festival».[2] Nel 2009 il Festival di Cannes ha scelto un fotogramma del film per il poster ufficiale della 62° edizione.

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Incasso accertato a tutto il 31 marzo 1964 Lit. 338.423.835[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Awards 1960, festival-cannes.fr. URL consultato il 10 giugno 2011.
  2. ^ La Repubblica, 27 luglio 2000
  3. ^ Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965 a cura di Gianni Rondolino

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