L'avaro

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L'avaro
Commedia in cinque atti
Illustrazione di Arpagone, l'avaro
Illustrazione di Arpagone, l'avaro
Autore Molière
Lingua originale Francese
Genere commedia
Ambientazione A Parigi
Composto nel 1668
Personaggi
  • Valerio; figlio di Anselmo, innamorato di Elisa, interpretato da La grange.
  • Elisa; figlia di Arpagone, innamorata di Valerio, interpretata da Armande .
  • Cleante; figlio di Arpagone e giocatore d'azzardo, innamorato di Marianna, interpretato da Du Croisy.
  • Arpagone; vecchio vedovo avaro, padre di Cleante e di Elisa ed innamorato di Marianna, interpretato da Molière.
  • Freccia; servo di Cleante, interpretata da Louis Béjart
  • Mastro Simone; mediatore di affari, interpretato da La Thorillière.
  • Frosina; mezzana/faccendiera; interpretata da Madeleine Béjart.
  • Marianna; innamorata di Cleante e amata da Arpagone, interpretata da Mademoiselle de Brie.
  • Anselmo; nobile di mezza età, padre di Valerio e di Marianna interpretato da De Brie.
  • Mastro Giacomo; cuoco e cocchiere; interpretato da André Hubert.
  • Donna Claudia; domestica di Arpagone.
  • Stecchino; lacchè di Arpagone.
  • Merluzzo; lacchè di Arpagone.
  • Il Commissario
  • L'Assistente del Commissario
 

L'avaro (L'Avare ou l'École du mensonge) è una commedia in cinque atti, del drammaturgo francese Molière. È ambientata a Parigi nella casa di Arpagone, nell'arco di un giorno. La pièce venne rappresentata per la prima volta a Parigi, al Teatro di Palais-Royal il 9 settembre 1668 dalla “Troupe de Monsieur, frère unique du Roi”. Il personaggio del vecchio avaro, che fa da protagonista, è uno dei caratteri tipici del teatro classico, che si ritrova anche nell'Aulularia di Tito Maccio Plauto, commediografo latino. Come nella commedia plautina il timore di essere derubato e, in seguito, la consapevolezza del furto subito offrono lo spunto a un'infinità di situazioni comiche, ma oltre a questo l'Avaro ha una struttura più complessa, dove la vicenda amorosa ha maggior spessore e rilievo.

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Molière affronta nell'opera, oltre alla tematica dell'avarizia scellerata, i matrimoni combinati, l'incapacità dei medici, il lusso e la sfarzosità eccessiva ed il gioco d'azzardo.

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

La scena inizia con Valerio ed Elisa che discutono delle controversie della loro storia amore. La giovane infatti, è preoccupata che suo padre, ancora all'oscuro dei sentimenti dei due, quando verrà a conoscenza dei fatti, non le permetterà di sposare il suo amato, privilegiando invece qualcun altro. Valerio a tal proposito le ricorda che ha accantonato le sue nobili origini facendosi assumere dal padre di lei come domestico, esclusivamente per vederla e per accattivarsi nel tempo l'amicizia, la fiducia ed il rispetto del padre, al fine di presentarsi come validissimo candidato per le nozze di lei. Valerio inoltre, convince Elisa ad parlare della loro situazione al fratello di lei, Cleante, con il quale ha un ottimo rapporto di amicizia, in modo da poterlo consultare e di averlo favorevole alla loro causa. In quel momento giunge proprio Cleante, e prima che Elisa possa illustragli la sua situazione, il fratello le confida di essere perdutamente innamorato di una certa Marianna, che abita con la madre non molto lontano da casa loro, non agiate economicamente. Cleante continua dicendo di essere preoccupato per l'opinione del padre sui suoi sentimenti, poiché se verranno intralciati è pronto ad andar via di casa. La sorella ascoltando quelle parole non può far altro che comprender la situazione del fratello, poiché rispecchia la sua, che ancora non gli ha svelato. I due fratelli dunque, escono in giardino per continuare il loro discorso e trovare un rimedio. La scena si sposta nuovamente in casa dove Arpagone, che furibondo urla ed inveisce contro Freccia, accusandolo di averlo sempre intorno per spiarne le mosse e rubagli i beni da lui guadagnati e faticosamente nascosti. Freccia sorpreso e allo stesso tempo stanco di queste continue congetture folli, asserisce di non aver alcun interesse a volerlo derubare, poiché gli è sempre stato un onesto servitore. Tale discorso non fa altro che alimentare le fobie assurde di Arpagone, che in realtà teme che si venga a sapere dell'esistenza del suo tesoro. Dunque Arpagone prima di lascialo andare lo perquisisce alla ricerca di un'ipotetica refurtiva. Appena si allontana il servo, Arpagone medita tra se a quanto sia difficile trovare un nascondiglio sicuro per il suo tesoro di diecimila scudi. In quel momento giungono i suoi due figli Elisa e Cleante che rimprovera aspramente per andar in giro vestiti sontuosamente con nastri e parrucche, dilapidando il suo patrimonio, e inoltre tale sfarzosità incentiva i malintenzionati a venire a rubare a casa sua. Cleante lo tranquillizza asserendo di comprarsi i vestiti con soldi suoi guadagni a gioco. Arpagone, ora tranquillizzato, decide di rivelare ai figli, la sua ferma intenzione di sposarsi con Marianna, e di far sposare Elisa la sera stessa con un certo Anselmo, poiché e ben agiato economicamente. Cleante all'udire tali parole si sente venir meno e si ritira costernato. Elisa invece, dichiara che non sposerà mai Anselmo e che la sua decisione sarebbe certamente approvata da chiunque. Proprio in quel momento giunge Valerio al quale Arpagone decide di mettere alla prova la veridicità delle parole appena espresse dalla figlia. Valerio superato in un primo momento la costernazione, sentendo le intenzioni di Arpagone, continua a reggere la parte di lodevole e fedele domestico, dando piena ragione al padre. In quel momento Arpagone sente un cane abbaiare e credendo impaurito che qualcuno abbia scoperto il suo tesoro nascosto in giardino, corre fuori a controllare. Elisa allora ne approfitta per chiarire per quale motivo Valerio ha assecondato la volontà del padre, invece di contraddirlo. Valerio le confida che contraddirlo lo farebbe solo arrabbiare, poiché persone come lui non sono disposte ad ascoltare le opinioni altrui. Valerio la tranquillizza ulteriormente asserendo che per impedire il matrimonio quella sera stessa, basterà fingersi improvvisamente malata. Aggiunge inoltre che neanche i medici potranno scoprire che è una farsa, poiché non capiscono nulla. Arpagone rientra ringraziando il Cielo che non era niente. Riprendendo le redini del discorso lasciato in sospeso, Arpagone, entusiasta delle ferma condivisione di idee di Valerio, ordina quest'ultimo di fare le veci di sua figlia, e che dal quel momento a su di lei assoluto potere. Valerio ringrazia le lodi di Arpagone e si dipartisce insieme ad Elisa.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Cleante chiede a Freccia di come stiano procedendo le trattative con un certo Mastro Simone per ottenere un prestito di 15.000 franchi. Freccia mette in guardia il suo padrone delle difficoltà e delle controversie che implicano, chiedere soldi in prestito da usurai. Lo mette al corrente che Mastro Simone non è altro che un mediatore di affari, e che lui a sua volta dovrà chiedere i soldi a una terza persona, e che tutto ciò costerà a Cleante un interesse del 25%. Tale notizia costerna Cleante che inveisce prima sulla disonestà del prestatore, e poi sull'avarizia scellerata di suo padre, che lo ha costretto a tali sotterfugi economici. Ma nonostante ciò, Cleante accetta i compromessi e decide di vedersi di persona, accompagnato dal servo, con Mastro Simone, e con il prestatore. Cleante scopre purtroppo che il prestatore finale altro non è che suo padre Arpagone, il quale alla scoperta di chi avrebbe dovuto prestare i soldi, da inizio a un dibattito acceso con il figlio, accusandolo di prestarsi a prestiti riprovevoli. Cleante, dal canto suo lo accusa di prestarsi ad azioni vergognose. Dunque il prestito monetario salta ed i quattro si dipartiscono. Giunge Frosina, che chiede al padrone Arpagone di potergli parlare. Quest'ultimo però impensierito per la salute del suo patrimonio, esce in giardino a controllare il suo tesoro, chiedendole di aspettarlo li. Nel frattempo arriva Freccia che chiede a Frosina come se la passa, e se è per caso è implicata in qualche affare con Arpagone. Frosina asserisce che sta trattando un affaruccio per il padrone di casa, sperando di ottenere una piccola ricompensa, come premio del lavoro svolto. Freccia la dissuade dal crederlo capace di ciò asserendo che non esista uomo più avaro di lui. Rientra Arpagone chiedendo a Frosina, cosa avesse da dirgli. Quest'ultima le confida che i preparativi per il matrimonio fra Anselmo ed Elisa, e Tra lui e Marianna, stanno procedendo nel migliore dei modi. Continua dicendo che non ha fatto altro che parlare bene di lui a Marianna, suscitandole una gran voglia di vederlo e conoscerlo. Aggiunge che la giovane Marianna piena di virtù e ben assennata, stravede per i sessantenni come lui rispetto ai suoi coetanei da i quali non si sente minimamente attratta. Asserisce poi che come dono di nozze porterà 1.200 franchi, unica notizia che preoccupa Arpagone, il quale sperava in una cifra più consistente. Infine, Frosina approfitta delle liete notizie, per chiedergli dunque un piccolo aiuto economico per sistemare un processo in corso, che se lo perdesse avrebbe su di lei gravissime conseguenze. Arpagone dopo essersi rabbuiato al sentir parlare di favori economici, fa finta di non aver sentito ringraziando e salutando la serva per il l'ottimo lavoro mediatico, e andandosene via. Frosina, scandalizzata dal suo comportamento, inveisce contro il padrone, asserendo di non volersi arrendere, e di tentare la stessa tecnica con la futura moglie.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

Arpagone convoca la servitù ed i figli al fine di assegnargli i compiti in vista della cena di nozze che si dovrà compiere la sera stessa. A Donna Claudia ordina di provvedere alle pulizie. A Stecchino e Merluzzo impartisce il compito di servire le bevande. Ad Elisa affida l'incarico di controllare che non vi siano sprechi di cibo quando verrà sparecchiata la tavola. A Cleante invece, gli impartisce di accogliere nel modo migliore Marianna, la sua futura matrigna. Infine a Mastro Giacomo, unico della casa a rivestire due funzioni, gli ordina di preparare una cena non troppo dispendiosa per otto persone, e poi di preparare i cavalli per andare alla fiera. Ma mastro Giacomo si trova subito in disaccordo per la cena in quanto vuole essere ben retribuito, e per i cavalli, che sono malnutriti ed allo stremo, a causa dell'avarizia del padrone. Interviene allora Valerio che, continuando a giocare il ruolo di ruffiano al solo scopo di accattivarsi sempre di più la stima del padrone di casa, prende le difese di Arpagone, inimicandosi sempre di più Mastro Giacomo che finisce col dichiarare la sua antipatia per i il servo, e per confessare cosa pensano e cosa dicono la gente su Arpagone, cioè che è un scellerato avaro. Mastro Giacomo finisce col l'essere malmenato sia dal padrone per la sua audacia inopportuna. Arpagone se ne va infuriato. Mastro Giacomo coglie l'occasione accusarlo ancora una volta Valerio, di immischiarsi fastidiosamente nei fatti altrui. Fa quindi la voce grossa ed inizia a minacciarlo. Valerio però gli si rivolta contro e Mastro Giacomo finisce per essere malmenato pure dal servo. Nel frattempo Frosina e Marianna giungono in casa e, mentre aspettano l'arrivo di Arpagone, Marianna confida a Frosina di quanto sia riluttante a sposarsi con l'anziano padrone di casa, soprattutto perché è innamorata di un giovane ragazzo con il quale si è vista diverse volte, ma del quale non conosce la famiglia. Frosina le dice asserisce che è meglio sposare un vecchio ricco, che un giovane squattrinato. Aggiunge che lei non deve far altro che aspettare che il suo vecchio sposo muoia di vecchiaia per ereditare i beni e quindi risposarsi ben agiata, con chi vuole. Marianna si inorridita dal dover attendere la morte di qualcun altro per poter vivere felici. Giunge finalmente Arpagone, che suscita subito ribrezzo a Marianna, non solo per per il brutto aspetto logorato dal tempo, ma l'atteggiamento dispregiativo che tiene nel presentare la figlia Elisa ed il figlio Cleante, mostrati quasi come bestie indesiderate da mantenere, più che figli da amare. Marianna, alla inaspettata vista di Cleante, si rallegra, e i due iniziato a farsi continui lodi complimenti, insospettendo ed ingelosendo il padre che non sa niente del loro amore segreto. Infine Cleante, come gesto d'amore per Marianna, sfila un anello dal dito del padre, e lo dona a Marianna, giustificandosi con Arpagone, di farlo in vece sua. Ciò nonostante il padre se la prende con il figlio inveendo contro di lui di sottovoce. Marianna, molto restia a tale regalo, finisce col prenderlo convinta da Valerio che il non prenderlo suoni come offesa e faccia arrabbiare Arpagone. Sopraggiunge Merluzzo che asserisce che i cavalli non sono ferrati e che vanno portati dal maniscalco, se si vuole andare alla fiera. Mentre aspettano che i cavalli siano pronti, Cleante si propone per accompagnare Marianna in giardino facendole servire da mangiare. Arpagone insospettito, gli accosta Valerio, ordinandogli di controllare la situazione e di far in modo che non vi siano sprechi di cibo.

Atto IV[modifica | modifica wikitesto]

Marianna confida a Cleante di essere in apprensioni per le loro sorti, e di non avere in mente niente per porvi rimedio tranne forse quello di cercare di conquistare sua madre alla loro causa. Elisa le mostra la più sincera solidarietà mentre Frosina, incitata da i due fratelli, riesce infine ad escogitare un piano per raggirare Arpagone. Asserisce che il rifiuto di diretto di Marianna nei confronti di Arpagone, susciterebbe rancore verso tutti, impedendo sicuramente che ella possa in futuro sposarsi con suo figlio. Dunque propone che Sia Marianna stessa a farsi rifiutare, mantenendo un comportamento che costringa il padrone di casa a ripensarci. Continua proponendo di trovare una donna anzianotta molto disponibile che interpreti il ruolo di nobildonna proprietaria di case e di un bene di 10.000 scudi, e di candidarla come futura moglie di Arpagone. Infine asserisce che Arpagone finirebbe certamente col sposarla, perché anche se nonostante ami Molto Marianna, egli ama molto di più il denaro, anche se poi, quando vorrà vederci chiaro sul patrimonio della donna, rimarrà deluso. I quattro di dipartiscono entusiasti dell'idea della serva. Giunge Arpagone che vede suo figlio salutare Marianna, baciandola sulla mano, cosa che fa nascere il lui, il dubbio che vi possa essere qualcosa fra i due. Arpagone annuncia che i cavalli e la carrozza sono pronti e che Elisa e Marianna possono andare alla fiera. Cleante propone di andarci anche lui, ma il padre lo esorta a rimanere li a casa, perché gli deve parlare. Arpagone chiede dunque Cleante cosa ne pensi della sua futura matrigna, e lui, seguendo il piano di Frosina, asserisce di ritenerla di bellezza mediocre, di portamento goffo, e di personalità comune. Arpagone allora gli confessa che tali discorsi mandano all'aria un progetto che aveva iniziato a coltivare, e che lo vedeva rinunciare al matrimonio, in quanto troppo anziano per lei, e che visto che si doveva celebrare un matrimonio, Cleante sarebbe stato più adeguato, ed avrebbe potuto prendere il suo posto. Cleante si mostra assolutamente favorevole all'idea del padre che però ora, avendo appena le considerazioni che il figlio nutre per Marianna, si sente costretto a accantonare la sua idea. Cleante allora al fine di convincerlo, confessa la sua storia d'amore con Marianna, e i sentimenti che lui prove ne suoi confronti. Arpagone dunque getta la maschera e svela al figlio di aver finto di volergli dare Marianna in sposa, che ciò altro non era che un piano per fargli confessare i suoi sentimenti, sospettati dal padre. Gli ordina quindi di rinnegare i suoi sentimenti, e di non ostacolarlo. Cleante dal canto suo, gli rinfaccia che farà proprio l'esatto contrario. Arpagone allora lo minaccia di picchiare con un bastone. Sopraggiunge Mastro Giacomo, che non potendo vedere padre e figlio litigare così irosamente, si intromette nel tentativo di farli andare d'accordo. Inizia quindi a fare da tramite dei due, allontanandoli e portano prima a l'uno, poi all'altro quello che vogliono dirsi. Ma la voglia di volerli riappacificare di Mastro Giacomo è così grande che durante il suo lavoro di mediazione non afferra lui stesso le intenzioni dei due, che finiscono con il riappacificarsi credendo di aver risolto la situazione. Mastro Giacomo con grandi ringraziamenti da entrambe le parti se ne va, ma appena padre e figlio riprendono l'argomento e si rendono conto che entrambi son ancora fermi nelle loro solite intenzioni, ricomincia la lite. Mentre Cleante si allontana, arriva dal giardino Freccia, con una cassetta, che lo incita a seguirlo e asserendo che è riuscito ad appropriarsi del tesoro di suo padre. Lo esorta quindi a scappar via poiché sentono le urla di suo padre. Arpagone scopre con sua enorme disperazione e costernazione, che il suo tesoro di 10.000 scudi è stato rubato. Inizia quindi ad urlare e inveire contro tutti i quelli di casa, ritenendoli tutti colpevoli e asserendo che vuol chiamare i gendarmi per farli impiccare tutti, e se alla fine non riuscirà a trovare il suo tanto prezioso e amabile tesoro, si impiccherà lui stesso con le proprie mani.

Atto V[modifica | modifica wikitesto]

Arpagone convoca il Commissario per indagare sul furto del suo tesoro di 10.00 scudi, ritenendo colpevole tutta la città,sobborghi compresi. Il Commissario lo rassicura dicendogli che inizieranno insieme ad indagare sul furto. Interrogano dunque per primo Mastro Giacomo, che sentendo che il padrone è stato derubato, e che si sta cercando il colpevole, decide di vendicarsi su Valerio, per l'atteggiamento servizievole nei confronti del padrone di casa, per il modo di impicciarsi negli affari altrui e di voler comandare, e infine per le bastonate da poco prese. Dunque asserisce di aver visto Valerio con suddetta scatola rubata in giardino. Arpagone non perde tempo e va subito da Valerio accusandolo di tradimento e di ladro, e esortandolo a confessare tutto. Valerio, credendo che il padrone di casa abbia si riferisca ad aver scoperto il suo intento di voler sposare Elisa, fa consolidare la falsa testimonianza di Mastro Giacomo, confessando di aver attuato il piano al solo scopo di bene e che merita di essere perdonato. Arpagone nega qualsiasi forma di perdono e mentre Valerio finisce con far intendere che è innamorato di Elisa e intende sposarla. Il padrone di casa quindi intende che Valerio gli abbia rubato la cassetta del tesoro e in aggiunta voglia portagli via la figlia. Elisa giunge in difesa di Valerio ma senza alcun risultati. Arpagone quindi si reca dal quello che nei suoi piani sarebbe dovuto essere il futuro marito di Elisa, cioè Anselmo, per spiegargli le complicanze che sono appena sorte. Valerio si difende asserendo di essere innamorato di Elisa, ma di non essere responsabile del furto del tesoro di Arpagone, e che quando si saprà chi lui in realtà è le cose si risolveranno. Arpagone ed Anselmo gli fanno monito di non inventarsi false reputazioni e titoli inesistenti, e di mostrare le prove di quello che ha appena dice. Valerio quindi asserisce di essere figlio di Don Tommaso D'Alburzio di Napoli. Continua dicendo di essere scappato all'età di sette anni per fuggire dalle persecuzioni nei confronti di molte nobili famiglie di Napoli, e di essere stato allevato come un figlio dal capitano della nove con la quale fuggi, e una volta grande, saputo che suo padre era ancora vico, inizio a cercarlo per il mondo. Durante tale viaggio conobbe Elisa di cui si innamoro e che gli fece prendere la decisione di introdursi in casa come domestico. Come prova della sua storia, cita persone e mostra oggetti e cimeli appartenenti alla sua famiglia. Marianna, sentendo tale racconto riconosce in lui suo fratello, spiegando che anche lei e sua madre fuggirono per mare ma furono presi da corsari e fatti schiavi. Dopo dieci anni di schiavitù, riebbero la libertà grazie ad una felice circostanza, tornarono a Napoli dove tutti i loro beni erano stati però venduti, e senza aver notizia del padre. Passarono quindi per Genova dove recuperando una piccola parte di beni, giungendo infine a Parigi. A sentire il racconto di Valerio e Marianna, Anselmo capisce di essere il comune padre smarrito e si rivela a i presenti con gioia asserendo di essere Don Tommaso D'Alburzio di Napoli, di esser venuto ad abitare lì sotto il nome di Anselmo per dimenticare le disgrazie passate. Aggiunge infine che intendeva sposarsi con una giovane donna come Elisa per rifarsi una nuova famiglia. A tali parole, Arpagone si chiede ad Anselmo, ora padre di Valerio di provvedere al furto di 10.000 scudi da parte di quest'ultimo. Sopraggiunge Cleante che tranquillizza il padre sulle sorti della cassetta, asserendo di custodirla lui stessa in un luogo, e che la riavrà a patto che permetta il matrimonio tra lui e Marianna. Arpagone però esige la cassetta per pagare le spese di matrimonio. Interviene quindi Anselmo che si offre di pagarle lui stesso il matrimonio ed un nuovo vestito. Arriva però il commissario che esige di essere pagato per il lavoro di indagine svolto, sebbene breve. Arpagone si rifiuta di pagare e offe Mastro Giacomo, ormai scoperto scoperto autore di una falsa testimonianza, per la forca. Anselmo interviene ancora una volta, convincendolo a perdonare Mastro Giacomo, e asserendo che lo pagherà lui il commissario. Tutti quindi si accingono ai preparativi per il duplice matrimonio, mentre Arpagone non vede l'ora che tutto sia finito per riavere il tanto agognato tesoro.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Moliére: i capolavori. I dieci testi più rappresentati, tradotti per la scena da Guido Mazzella, Roma, Bagatto Libri, 2008.

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