L'avaro

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L'avaro
Commedia in cinque atti
Illustrazione di Arpagone, l'avaro
Illustrazione di Arpagone, l'avaro
Autore Molière
Lingua originale Francese
Genere commedia
Ambientazione A Parigi
Composto nel 1668
Personaggi
  • Arpagone, padre di Cleante e di Elisa
  • Cleante, figlio di Arpagone
  • Elisa, figlia di Arpagone
  • Valerio, figlio di Anselmo
  • Mariana, figlia di Anselmo, innamorata di Cleante
  • Anselmo (Don Tommaso d'Alburci), vecchio marchese napoletano, padre di Valerio e Mariana
  • Frosina, faccendiera
  • Mastro Simone, mediatore
  • Mastro Giacomo, cuoco e cocchiere di Arpagone
  • Freccia, servo di Cleante
  • Donna Claudia, serva di Arpagone
  • Stoccafisso, servo di Arpagone
  • Fil d'Avena, servo di Arpagone
  • Il commissario
  • L'Aiutante del commissario
 

L'avaro (L'Avare) è una commedia in cinque atti scritta nel 1668 dal commediografo francese Molière.

È ispirata a Aulularia di Tito Maccio Plauto, commediografo romano, anche se con una struttura ben diversa. A differenza dell'opera di Plauto è più lunga e presenta tematiche diverse: la tematica dell'amore e del matrimonio è al centro della commedia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Arpagone è un vecchio taccagno. Pur di tenere per sé i suoi soldi, sceglie di far sposare al figlio una vedova molto ricca e alla figlia un marchese che, ricco com'era, aveva rinunciato alla dote di lei. Per sé vuole invece una ragazza, bellissima e con molte virtù, seppure senza dote. Purtroppo quello che vuole il padre non corrisponde ai sentimenti dei figli: infatti Elisa è innamorata del valletto Valerio, che ha perduto la famiglia in mare, mentre Cleante è innamorato di Marianna, la giovane che suo padre vorrebbe sposare.

Mentre Arpagone discute con i figli, un cameriere del figlio, chiamato Freccia, decide di rubare i suoi scudi d'oro. Venuto a sapere del furto, Arpagone è distrutto e arrabbiato, e quasi impazzisce, non riconoscendo neanche se stesso. Alla fine il suo cuoco, stanco della preferenza che Arpagone riserva a Valerio, decide di mettere quest'ultimo nei guai, incolpandolo del furto. Valerio (il valletto), appena incontra Arpagone, non sapendo del furto del denaro, crede che il padrone abbia scoperto l'amore segreto fra lui ed Elisa, così si giustifica, facendo pensare ad Arpagone che, non solo gli abbia rubato il denaro, ma abbia anche avuto il coraggio di firmare una promessa di matrimonio alla figlia. Arrabbiatissimo, Arpagone va da Don Anselmo, il marchese che avrebbe voluto dare in sposo ad Elisa. Alla presenza di Anselmo e Marianna, Valerio confessa le sue origini, svelando a tutti di essere figlio di Don Tommaso d'Alburci. Don Anselmo ribatte, ma alla fine Marianna conferma il racconto, dimostrando l'innocenza di Valerio che si è dimostrato essere suo fratello. Quando anche Marianna racconta la sua versione della storia, Don Anselmo si rivela, dicendo a tutti di essere Don Tommaso D'Alburci.

Dopo che la famiglia si è felicemente riunita, però, Arpagone rivuole il suo denaro: il figlio allora confessa di sapere chi ha rubato i soldi, ma gli ridarà gli scudi solo se lui acconsentirà a fargli sposare Marianna. Da buon taccagno, Arpagone si tiene i suoi soldi e lascia la giovane e bella Marianna.

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