L'armata degli eroi

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L'armata degli eroi
LArmataDegliEroi.png
Una scena del film.
Titolo originale L'Armée des ombres
Lingua originale Lingua francese
Paese di produzione Francia, Italia
Anno 1969
Durata 96 min. (Edizione italiana)

135 min. (Edizione francese)

Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere guerra, drammatico
Regia Jean-Pierre Melville
Soggetto Joseph Kessel
Sceneggiatura Jean-Pierre Melville
Produttore Jacques Dorfmann
Produttore esecutivo Jean-Pierre Melville
Distribuzione (Italia) Cecchi Gori Home Video
Fotografia Pierre Lhomme
Montaggio Françoise Bonnot
Musiche Éric Demarsan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'armata degli eroi (L'Armée des ombres) è un film del 1969 diretto da Jean-Pierre Melville, interpretato da Lino Ventura, Paul Meurisse, Simone Signoret e Jean-Pierre Cassel.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film ambientato in Francia durante gli anni dell'occupazione nazista. Il film si apre con la trionfale sfilata dei nazisti che entrano a Parigi e passano sotto l’Arc de Triomphe presso gli Champs Elysees. Ciò simboleggia la disfatta della Francia nel 1940.

L'azione si svolge nel 1942, quando nella Francia (in parte occupata dai tedeschi e in parte sotto la sovranità del governo collaborazionista di Vichy) si vanno organizzando le file della Resistenza, in gran parte di tendenza gaullista. Come si vede nel film, la Resistenza francese si impegnerà per molti anni, fino al 1944 (quando gli alleati sbarcheranno in Normandia), prevalentemente in un'opera silenziosa di opposizione antinazista. Rifuggendo azioni violente contro i nazisti, che potrebbero provocare rappresaglie violente, i resistenti si impegneranno perlopiù nel sabotaggio, a passare informazioni al quartier generale di De Gaulle a Londra e ad aiutare soldati alleati presenti in Francia a rientrare in Inghilterra.

Il protagonista è Philippe Gerbier, distaccato intellettuale antifascista. Egli viene condotto da un gruppo di poliziotti dipendenti del governo collaborazionista in un campo di concentramento gestito dal governo di Petain. Uno di questi gendarmi, bonario e imbarazzato, si scusa col protagonista, giustificandosi con la scusa che sta facendo ciò solo perché è un obbligo che gli è imposto dal suo lavoro.

Questa figura rappresenta l'atteggiamento del governo della Francia di Vichy. Esso afferma di rappresentare l’ultima vestigia di stato francese indipendente e di continuare a difendere la sovranità francese dall'ingerenza tedesca, ma di fatto si è ridotto ad ubbidire servilmente al volere degli occupanti per continuare ad esistere.

Gerbier è deportato nel campo di prigionia, dove dimorano prigionieri di tutte le nazionalità e anche francesi, antifascisti di ogni tendenza politica o alcuni innocenti finiti per errore in carcere. In queste sequenze si vede chiaramente come il regime nazista e i collaborazionisti opprimano non solo la Francia, ma anche l’intera Europa, rappresentata nel campo di prigionia.

Gerbier dal campo di detenzione è poi trasferito da altri collaborazionisti in un comando tedesco. Sono superati i controlli ai posti di blocco della “Ligne de demarcation”, che divide la Francia in due zone, dove sono presenti francesi gendarmi sia dall’uno che all’altra parte. Vengono in questo modo poste in risalto le diverse sfumature del collaborazionismo francese: da un lato stanno i collaborazionisti filonazisti tout court nella zona occupata e dall'altro i collaborazionisti nella Francia di Petain, che si sono ridotti a servi dei tedeschi per interesse personale e continuare la loro vita senza problemi.

Il protagonista è quindi portato in un albergo parigino, sede di un comando tedesco che pullula di soldati nazisti. Ciò è testimonianza della fredda complessità e dell’efficienza spietata della macchina burocratica e militare approntata dagli occupanti per dominare i popoli conquistati e combattere la Resistenza.

Gerbier non rimane rassegnato davanti al proprio destino ma decide di approfittare del ristretto margine di libertà che ha per provare a riguadagnare la libertà. Nella sua mente scatta subito l'idea della Resistenza, dell'opposizione all'ordine oppressore che lo circonda e che matura istantaneamente in ogni uomo che ama la libertà. Philippe con un solo sguardo stabilisce una complicità con lo sconosciuto compagno di detenzione che gi è seduto a fianco e organizza istantaneamente con lui un piano di fuga. Gerbier pugnala una sentinella distratta, fingendo di chiedergli una sigaretta, e approfitta della fuga dell'altro per gettarsi a sua volta verso una disperata libertà.

Egli fuggendo entra stravolto in un negozio di barbiere che ha compreso che Gerbier è un fuggitivo (senza che egli gli abbia detto niente) e che gli passa subito dei nuovi vestiti per camuffare il proprio aspetto. È così evidente che il resistente può contare nella sua lotta contro il sistema sull’altruismo disinteressato di molti civili, che possono anche rischiare atroci rappresaglie.

Dopo questo prologo denso di significato, comincia la storia. Gerbier raggiunge Marsiglia dove raggiunge il vecchio gruppo di resistenti gollisti di cui faceva parte ed era il capo. Con i suoi fedeli compagni Félix e «Le Masque» decide di uccidere il traditore che l’ha denunciato. Il giovane delatore appare spaventato davanti alla morte imminente e nessuno dei resistenti gli rivolge una parola. Dopo aver discusso su come eliminarlo, essi decidono di sopprimerlo con lo strangolamento. Sia Gerbier che gli altri devono reprimere un certo disgusto per effettuare freddamente l'esecuzione, durante cui vedono lentamente morire il loro amico traditore.

Félix ritrova un vecchio amico, Jean François, al quale propone di entrare nella Resistenza e di consegnare una ricetrasmittente a un altro membro del gruppo, la coraggiosa, calcolatrice e imperturbabile Mathilde, il cui unico punto debole è costituito dall'amore per la figlia, che la vita clandestina non le permette di rivedere.

A Parigi Jean François incontra il fratello Luc Jardie, raffinato intellettuale apparentemente indifferente agli eventi, ma in realtà vero e proprio capo della Resistenza. Questo personaggio è probabilmente modellato sulla reale figura storica di Jean Moulin, noto capo della resistenza francese di parte gaullista. Proprio costui, insieme a Gerbier, va in missione a Londra. Loro qui osservano la vita spensierata che gli inglesi continuano a condurre nonostante la guerra che si sta svolgendo e incontrano anche di persona il loro capo, il generale De Gaulle, che li premia per il loro valore. Il generale appare sempre di spalle per poche inquadrature e non dice nulla, come a simboleggiare la distanza tra i grandi personaggi e le idee che guidano la Resistenza e i partigiani risoluti che la combattono quotidianamente conducendo una difficile e pericolosa vita nella clandestinità.

Jardie e Gerbier vengono a sapere che Félix è stato arrestato e sottoposto a tortura dai tedeschi. Gerbier viene paracadutato in Francia e si ricongiunge ai suoi. Mathilde col suo consenso organizza un audace piano di evasione: con «Le Masque» e «Le Bison», tutti travestiti da infermieri tedeschi, entra nella prigione al volante di un’ambulanza per trasferire Félix. Ma il medico, dato che Félix è moribondo, rifiuta il permesso. Mathilde e i suoi sono costretti ad andarsene senza niente in mano.

Intanto, senza dire nulla ai compagni, Jean François compie un estremo ed eroico gesto di lealtà verso Felix. Egli si consegna volontariamente ai tedeschi per dare a Félix una pillola di cianuro che ponga fine alle sue sofferenze. Il suo sacrificio non servirà a nulla perché quando il ragazzo raggiunge in cella Felix, egli è ormai già morto.

Anche Gerbier viene arrestato dai tedeschi. I tedeschi lo stanno per mitragliare insieme ad altri detenuti, quando viene salvato da Mathilde e dai compagni. Mathilde vuole manifestare la sua gioia per il fatto che Gerbier è ancora vivo, ma egli la fa tacere guardandola con uno sguardo freddo e quasi arrabbiato perché ella ha osato manifestare attaccamento per un compagno di lotta. Ferito, Gerbier trova rifugio in una casupola, dove vive per lunghi mesi in solitudine e in clandestinità per far calmare le acque.

Egli viene poi a conoscenza, tramite Jardie e i suoi compagni superstiti, che Mathilde è caduta a sua volta in mano ai tedeschi. Essi la vogliono costringere a svelare dei nomi di altri partigiani e la pongono davanti a un ultimatum: se non parla, la figlia verrà deportata. Mathilde prende tempo, mentre Gerbier e Jardie tentennano e sono indecisi su cosa fare della loro ex compagna. Alla fine decidono di sopprimerla per evitare che in un momento di debolezza possa fare pericolose rivelazioni. Mathilde è abbattuta da Gerbier che un attimo prima di morire lo guarda rendendosi conto della sua necessaria eliminazione. Anche Jardie, «Le Masque» e «Le Bison» si trovano a bordo della macchina. Tutti loro appaiono turbati per il delitto che hanno appena fatto, che pure era necessario. Le didascalie finali annunciano il destino tragico dei quattro protagonisti.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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