L'albero degli zoccoli

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L'albero degli zoccoli
L'albero degli zoccoli.jpg
Scena della scartocciatura del granoturco
Paese di produzione Italia
Anno 1978
Durata 170 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Ermanno Olmi
Soggetto Ermanno Olmi
Sceneggiatura Ermanno Olmi
Fotografia Ermanno Olmi
Montaggio Ermanno Olmi

segretario di produzione: Enrico Leoni

Musiche Bach, Mozart Musica eseguita da Fernando Germani
Scenografia Enrico Tovaglieri
Interpreti e personaggi
Premi

L'albero degli zoccoli è un film del 1978 diretto da Ermanno Olmi, vincitore della Palma d'oro al 31º Festival di Cannes.[1]

Il film, le cui riprese furono realizzate tra febbraio e maggio del 1977, utilizza il dialetto bergamasco della zona in cui l'opera è ambientata (il film è stato girato prevalentemente nella bassa pianura bergamasca orientale compresa tra i comuni di Martinengo, Palosco, Cividate al Piano, Mornico al Serio e Cortenuova), mentre a Treviglio è stata girata solo una scena, l'arrivo degli sposi contadini in città (Milano).[senza fonte] La pellicola fu poi doppiata in italiano dagli stessi attori per la distribuzione italiana.

Tutti gli attori sono contadini e gente della campagna bergamasca senza alcuna precedente esperienza di recitazione. I loro nomi di battesimo (come pure quelli dei personaggi da essi interpretati), contrariamente alla regola che vuole il nome posto sempre davanti al cognome, sono stati fatti scorrere nei titoli di coda dopo il cognome per una precisa scelta poetica del regista, che intendeva in questo modo rappresentare la condizione umile e assoggettata dei contadini di quegli anni.[2]

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[3].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In una cascina di pianura a Palosco (nella campagna bergamasca), tra l'autunno 1897 e la primavera 1898, vivono 4 famiglie di contadini. Mènec (Domenico), un bimbo di 6 anni sveglio ed intelligente, deve fare 6 chilometri per andare a scuola. Un giorno torna a casa con uno zoccolo rotto. Non avendo soldi per comprare un nuovo paio di scarpe, il padre Batistì decide di tagliare di nascosto un albero per fare un nuovo paio di zoccoli al figlio. Il padrone della cascina però viene a saperlo e alla fine viene scoperto il colpevole: la famiglia di Mènec, composta dal padre Batistì, dalla moglie Battistina e dai tre figli di cui uno ancora in fasce, caricate le povere cose sul carro, viene cacciata dalla cascina.

Accanto a questa vicenda che apre, chiude e dà il titolo al film, si alternano episodi della umile vita contadina della cascina, contrassegnata dal lavoro nei campi e dalla preghiera. La vedova Runk a cui è da poco mancato il marito, è costretta a lavorare come lavandaia per poter sfamare i suoi figli, mentre il figlio maggiore di 14 anni viene assunto come garzone al mulino. Anche in questa situazione d'indigenza, non viene mai a mancare la carità verso i più poveri, come Giopa, un mendicante che si reca da loro in cerca di cibo. A peggiorare la situazione, la mucca da latte della famiglia si ammala, tanto che il veterinario, fatto chiamare dal paese, consiglia loro di macellarla, considerandola spacciata. Tuttavia la vedova riempie un fiasco con dell'acqua che va a benedire in chiesa implorando la grazia al Signore, e fa bere l'acqua benedetta alla mucca. L'animale dopo alcuni giorni guarisce. Con loro vive anche nonno Anselmo, padre della vedova, un ingegnoso e saggio contadino (sostituendo in gran segreto, con la complicità della nipote Bettina, lo sterco di gallina a quello di mucca come concime, riesce a far maturare i propri pomodori un mese prima degli altri). Anselmo è molto amato dai bambini ed è il continuatore della cultura popolare, fatta di proverbi e filastrocche, che si tramanda oralmente di generazione in generazione.

Altra vicenda narrata è il timido corteggiamento di Stefano a Maddalena, fatto d'intensi e casti sguardi e pochissime parole. Significativo è il loro primo incontro in cui Stefano, dopo aver seguito a pochi passi di distanza Maddalena lungo il sentiero per un lungo tratto, le chiede il permesso di salutarla, la giovane dopo un breve silenzio, dà l'assenso, Stefano allora la saluta, lei ricambia il saluto e si separano. I due alla fine si sposano e si recano il giorno stesso in barca a Milano, agitata dai tumulti della cosiddetta Protesta dello stomaco meglio conosciuta come la repressione del Generale F. Bava Beccaris del maggio 1898, per andare a trovare in un convento di bambini esposti suor Maria, zia di lei. Su richiesta della religiosa adottano un bambino di nome Giovanni Battista.

La quarta ed ultima famiglia che vive nella cascina è quella del Finard. Essa è composta da padre, madre, tre figli ed il nonno. Una peculiarità di questa famiglia sono i litigi, frequenti e violenti, tra il padre autoritario ed il figlio maggiore accusato di non lavorare mai abbastanza (è anche alcolista). Un giorno Finard, alla festa del paese in mezzo alla folla che assiste ad un comizio socialista trova una moneta d'oro. Tornato in cascina la nasconde nello zoccolo del suo cavallo. Dopo qualche tempo cerca di recuperare la moneta. Accortosi che non c'è più, inizia ad inveire contro il cavallo che s'imbizzarrisce. Per calmare il Finard, che si è preso un malanno per la rabbia, la moglie chiama la donna del segno che gli dà una pozione.

Tra i personaggi esterni alla cascina, oltre al padrone e al fattore, ha una significativa importanza il parroco del paese don Carlo, il quale pur avendo un'istruzione e appartenendo a un diverso ceto sociale, si prende cura della vita dei contadini e li guida e consiglia con le sue parole. Ricordiamo anche il loquace venditore di stoffe Frikì, abile nel valorizzare la sua mercanzia che trasporta con un carretto di corte in corte, e la ciarlatana donna del segno.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora, composta di brani per organo di Johann Sebastian Bach, eseguita da Fernando Germani e di canzoni popolari e contadine, risulta poco invasiva quanto efficace nel rimarcare alcune situazioni salienti come il taglio dell’albero.

« […]già mentre scrivevo la sceneggiatura mi resi conto che la scelta delle musiche per questo film sarebbe stato un momento delicato: non avevo idee precise e anche le poche soluzioni che mi venivano in mente non mi piacevano e le scartavo quasi subito. Durante le riprese mi tornava ogni tanto il pensiero di "quale musica" ma ogni volta rinviavo ad un altro momento aspettando che quasi fosse la musica a trovare me invece del contrario. E si può dire che è avvenuto proprio così. Per avere un'idea del ritmo di montaggio di certe sequenze di solito provo accostare alle immagini brani di musica qualsiasi e la cosa più o meno funziona sempre.. Questa volta, stranamente, il film rifiutava qualsiasi tipo di musica, come se le atmosfere della campagna e le vicende dei contadini appartenessero ad un mondo diverso (a una cultura diversa). Alla fine quasi per rassegnazione, provai con una Sonata per organo di Bach, e subito mi resi conto che avevo finalmente trovato la musica per il mio film. Qualcuno ha detto che Bach è forse un tocco eccessivamente aristocratico per un film sui contadini. Non sono d'accordo. Credo che la grandezza di Bach, come la poesia, non sia né aristocratica né popolaresca ma semplice ed essenziale come la verità. Perciò sono convinto che il mondo contadino e la musica di Bach si conoscessero e andassero d'accordo ancora prima che si incontrassero nella colonna sonora dell' Albero degli Zoccoli. »
(nota del regista sulla copertina del disco delle Edizioni Musicali EDI-PAN stereo CS 2006)

[4]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Adagio della cantata op. 156
  2. Nun freut euch, lieben Christen g'mein = Gioite, o amati cristiani
  3. Wachet auf, ruft uns die Stimme = Alzatevi, la voce ci chiama
  4. Kyrie, Gott Vater in Ewigkeit = Kyrie, Dio padre in eterno
  5. Nun komm', der Heiden Heiland = Vieni, redentore delle genti
  6. Liebster Jesu, wir sind hier = O amato Gesù, noi siamo qui
  7. Fuga in sol minore
  8. Komm, süsser Tod = Vieni dolce morte
  9. Kyrie, Gott Vater in Ewigkeit = Kyrie, Dio Padre in eterno
  10. Corale dalla cantata op. 147
  11. Erbarm' dich mein, o Herre Gott = Abbi pietà di me, o Signore Iddio[5]

Location[modifica | modifica wikitesto]

La cascina, il luogo principale del film, è la cascina roggia sale, così chiamata perché si affaccia sulla roggia stessa. Si trova in territorio di Palosco, al confine con Cividate al Piano.[6] Essa è stata trovata dopo ricerche infruttuose e solo per caso, appunto quando Ermanno Olmi stava ritornando a Martinengo

« da un giro pomeridiano per la campagna tra Martinengo, Cividate e Palosco, si perse nella nebbia fitta e percorrendo in auto un viottolo a fondo cieco, finì proprio davanti ad un cancello chiuso. Era solo, scese per rendersi conto di dove potesse essere finito e si accorse di trovarsi davanti ad una tipica cascina lombarda abbandonata che ricordava la cascina della sua giovinezza e pianse per la commozione.

Quella fu la cascina che avrebbe scelto per girarvi tutto il film. »

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Per un errore nella versione in bergamasco la parola melgòt (granoturco) è stata tradotta nei sottotitoli con "letame".
  • Il film Ratataplan diretto da Maurizio Nichetti ha una scena che è una parodia de L'albero degli zoccoli, naturalmente con battute in bergamasco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 1978, festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.
  2. ^ Corriere.it
  3. ^ Rete degli Spettatori
  4. ^ Colonna sonora
  5. ^ [ http://fonoteca.museocinema.it/fonoteca/disco/286 Museocinema.it]
  6. ^ Albero degli zoccoli.net

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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