L'ala o la coscia?

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'ala o la coscia?
Titolo originale L'aile ou la cuisse
Lingua originale Francese
Paese di produzione Francia
Anno 1976
Durata 104 min
Colore colore (Eastmancolor)
Audio sonoro (mono)
Rapporto 2.35 : 1 - 35 mm
Genere commedia
Regia Claude Zidi
Sceneggiatura Claude Zidi, con Michel Fabre
Produttore Christian Fechner, Pierre Grunstein
Les Films Christian Fechner
Fotografia Claude Renoir, Wladimir Ivanov
Montaggio Robert Isnardon e Monique Isnardon;
Musiche Vladimir Cosma
Scenografia Michel de Broin
Costumi Jacques Fonteray
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

L'ala o la coscia? è un film del 1976 diretto da Claude Zidi, con Louis de Funès e Coluche. Si è piazzato al n°2 nella classifica di botteghino del 1976 (dopo Lo squalo), con 5,84 milioni di spettatori in prima uscita nella sale francesi.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film racconta la divertente storia della redazione della famosa "Guida Duchemin" (storpiatura della "Guida Michelin") di cui De Funès è il devoto direttore, che usa tra l'altro visitare in incognito i ristoranti della Francia sotto i più svariati travestimenti ed è stato appena eletto alla Académie française. Duchemin è ora in procinto di lasciare le redini dell'impresa al figlio, il quale però non ha alcun interesse nell'attività del padre, ma in segreto fa il clown in un circo da lui stesso finanziato.

La storia, assai gradevole e veloce, contrappone l'arte culinaria alla ristorazione industriale, interessata esclusivamente al profitto. Il grande avversario di Duchemin è infatti Jacques Tricatel, uno spregiudicato uomo d'affari e magnate dei supermercati, che produce cibo partendo da sostanze tutt'altro che sane e ora vuole inaugurare una catena di ristoranti fast food. Quando apprende questa notizia, Duchemin accetta di partecipare ad una trasmissione televisiva con Tricatel, al fine di esporlo come nemico della cucina francese. Tuttavia, prima che lo spettacolo vada in onda Duchemin perde il senso del gusto e Tricatel scopre il segreto passatempo di suo figlio...[2]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel film il cognome Duchemin sta a parodiare la famosa guida Michelin mentre chi ha vissuto in Francia negli anni '80 sa che Tricatel era la parodia della società Ducastel che si occupava di Fast-food sulle autostrade francesi e i cui prodotti erano surgelati ed industriali e quindi non sinonimo di cucina genuina.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Un ilare Louis de Funès

La sceneggiatura, originariamente intitolata Merci patron[3], era stata scritta per Louis de Funès e il gruppo rock demenziale Les Charlots con cui Zidi aveva fatto i suoi primi quattro film. A seguito di un disaccordo tra Les Charlots e il produttore Christian Fechner che portò poi allo scioglimento del gruppo, Zidi riscrisse la sceneggiatura per Pierre Richard, con il quale aveva girato La Moutarde me monte au nez (1974) e La Course à l'échalote (1975). Ma è in fine Coluche che velocemente sostituirà Pierre Richard, dopo il rifiuto di quest'ultimo a partecipare.[2] Sebbene Coluche e de Funès siano ai poli opposti nel loro approccio alla commedia, insieme lavorano sorprendentemente bene - non vi è alcun senso di rivalità o tensione, a volte evidenti in alcuni degli altri memorabili abbinamenti con de Funès (vedi per es. Jean Gabin e de Funès nel Nemici... per la pelle del 1968).

Tra gli interpreti da segnalare l'istrionico Vittorio Caprioli (disgustosa e al contempo emblematica la sequenza in cui obbliga de Funès a mangiare talmente tanto cibo avariato da partarlo all'ageusia, cioè alla perdita della facoltà gustativa) e la brava Claude Gensac, nelle vesti dell'attempata segretaria (spassosa la scena nella quale si rompe una gamba e de Funès la raddizza, dicendole poi di chiamarsi un'ambulanza e di trovarsi una sostituta) . "All'uscita nelle sale il film dimostra che i francesi non hanno dimenticato il grande comico, ma anzi che hanno bisogno di lui: per incassi nel '76 risulta secondo, superato solo da Lo squalo (Jaws) di Steven Spielberg."[4]

Esterni[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo al nº 5 di Place d’Iéna, dove è stato girato parte del film.

Il film è stato girato in vari luoghi, tra cui Puteaux (Hauts-de-Seine), Rungis (Valle della Marna) e Guise (Aisne). Gli uffici della Guida Duchemin erano situati in un palazzo al nº 5 di Place d'Iena a Parigi[5]. Il suo primo proprietario fu Gustave Eiffel che all'epoca godeva di una vista mozzafiato dalla Torre omonima. È attualmente di proprietà della famiglia Hariri.[6]

Il film segna l'unico faccia a faccia di due superstar francesi: Coluche (di origini ciociare) in piena ascesa e Louis de Funès, di ritorno dopo un doppio infarto. Una squadra di rianimazione rimane sul set per tutto il tempo delle riprese, pronta ad ogni evenienza, insieme ad un'ambulanza. Il produttore Christian Fechner e il regista Claude Zidi, che desideravano assolutamente collaborare con de Funès, avevano infatti ottenuto, dopo il benestare dei cardiologi, un'assicurazione sanitaria per due settimane di lavorazione – dopo forti difficoltà da parte della casa cinematografica che, conoscendo lo stato di salute malferma del grande comico, non se la sentiva di metterlo sotto contratto.[7]

Una curiosità enologica: nella scena dell'intervista col giornalista Philippe Bouvard, Louis de Funès deve riconoscere un vino usando solo gli occhi. Il vino descritto esiste veramente: si tratta di un Saint-Julien Château Leoville Las Cases del 1953.[8]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola, chiaramente rivolta oltre che agli adulti anche ai bambini (si pensi alle sequenze girate al circo), si caratterizza per il ritmo veloce e le trovate divertenti. Degni di nota sono, senza dubbio, gli eccentrici travestimenti di Duchemin (un'anziana signora, un americano dai gusti raffinati e un improbabile autista), ai quali, tra l'altro, ricorreva spesso Ruth Reichl, direttore della defunta rivista Gourmet [9], quando era la critica gastronomica del New York Times.[10] Nella parte girata presso la sede della Duchemin, de Funès passa da una stanza all'altra, impartendo ordini, dettando commenti sui ristoranti, trovando anche il tempo per misurare il vestito da indossare all'imminente cerimonia presso l'Accademia di Francia e per ricevere il dentista. Tutto ciò ricorda il frenetico "andirivieni" del Chaplin-Hitler in Il grande dittatore (The Great Dictator, 1940), così come l'allucinante fabbrica di Tricatel riporta alla mente la celebre sequenza della catena di montaggio di Tempi Moderni.[7]

Il critico cinematografico italiano Edoardo Caroni scrive:

« L'impatto con la società contemporanea e il progresso atterriscono de Funès, così come spiazzano Tati, Keaton e lo stesso Chaplin. Nel finale, in occasione del suo ingresso tra gli accademici di Francia, Duchemin ritrova l'orologio che ha in precedenza smarrito nella fabbrica: questo episodio, oltre a presentare un lato comico, preannuncia un mondo dominato dai prodotti in serie e dai fast food, tristemente anticipato dall'inquietante figura di Tricatel.[11] »

Anche L'ala o la coscia?, come altri film del comico francese, è tutto giocato sulle antinomie: Duchemin/Tricatel, cucina tradizionale/cibi precotti, antichi valori/società moderna, anziani/giovani. Proprio in tali contrasti risiede la cifra stilistica dell'opera e la chiave di volta della sua comicità.[7] Uno dei migliori film che de Funès ha fatto col regista Claude Zidi, L'ala o la coscia? offre non solo una commedia di sublime ilarità, ma anche un'acerba satira dai toni deliziosi toni sulla vita culinaria della Francia. Naturalmente, ciò che porta il film al successo sono i due bravi comici dal grande talento, ciascuno dei quali ha raggiunto una popolarità senza eguali nel corso della propria carriera.[4]

Julien Guiomar fa la parte del cattivo, Tricatel, con un gusto evidente, mentre su insistenza di de Funès, Claude Gensac appare brevemente nel film come segretaria di Duchemin, sebbene sia così pesantemente truccata da essere a malapena riconoscibile. Il regista Zidi era riluttante ad usare Gensac a causa della sua continuativa associazione con de Funès nei film dei Gendarmi, in cui interpretava il ruolo della moglie infelice. Poco prima di fare questo film, Louis de Funès subì un doppio infarto e il conseguente effetto è un notevole cambiamento nel suo stile comico, che diventa molto più delicato, meno frenetico e più sottile rispetto al passato. Ma è ancora altrettanto efficace a fare un ridere il pubblico, in particolare quando il suo personaggio assume vari travestimenti (specie quello di una dolce vecchietta). Da parte sua Coluche fornisce la comicità fisica che de Funès presumibilmente non può più fare, sebbene quest'ultimo presenti la sua giusta quota di irresistibili battute. Gli sforzi combinati di questi due grandi interpreti comici, insieme ad una sceneggiatura piena di gag e un cast di supporto molto capace, sono ciò che rendono L'ala o la coscia? una delle più divertenti commedie del cinema francese.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ dati botteghino, su CBObox-office.
  2. ^ a b Per la trama e ulteriori informazioni sulla seneggiatura, cfr. L'aile ou la cuisse, su Films de France (2012); vedi anche The Wing and the Thigh, su IMDb.
  3. ^ Con riferimento al disco de Les Charlots uscito nel 1971.
  4. ^ a b c Cfr. la critique di James Travers (2008), su L'Aile ou la Cuisse a Films de France.
  5. ^ Dove è stato girato anche un episodio della serie televisiva Agente speciale.
  6. ^ Sito della famiglia di Rafiq al-Hariri (EN)
  7. ^ a b c Vedi la recensione di Edoardo Caroni, Comicità alla francese. Il cinema di Louis de Funès, Bonanno Editore, 2012, pp. 67-70.
  8. ^ Per ulteriori informazioni, si veda "Domaines Delon" (FR) e "The Grand Crew" (EN)
  9. ^ "Clearing the Table" di Deborah Solomon, su New York Times 15/10/2009.
  10. ^ È lei stessa a rivelarlo nel libro Aglio e zaffiri, vita segreta di una gastronoma mascherata, (trad. P. Traverso) Ponte alle Grazie, 2005.
  11. ^ E. Caroni, op. cit., p. 69.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema