l'Unità

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l'Unità
Logo di l'Unità
Stato bandiera Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere quotidiano politico
Fondazione 12 febbraio 1924
Formato compact
Sede Via Ostiense 131/L 00154 Roma
Editore Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A.
Diffusione 52.158 (Aprile 2010)
Direttore Claudio Sardo
Vicedirettore Pietro Spataro (vicario), Rinaldo Gianola, Luca Landò
Redattore capo Paolo Branca (centrale), Daniela Amenta, Fabio Luppino
Sito web www.unita.it
 

l'Unità è un quotidiano italiano fondato il 12 febbraio 1924 da Antonio Gramsci.

Dal 1924 al 1991 è stato l'organo ufficiale di stampa del Partito Comunista Italiano. Dal 1997 non è più organo ufficiale di partito, e l'editore di riferimento è Nuova Iniziativa Editoriale SpA. Oggi, pur non essendo legato ad alcun partito, rimane vicino all'area ex-DS, risultandone ancora il giornale[1], e dà spazio a posizioni e esponenti del Partito Democratico, della sinistra, della CGIL e negli ultimi tempi, anche della CISL.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Nascita del quotidiano

I primi numeri de l'Unità - Quotidiano degli operai e dei contadini sono stampati a Milano, su una proposta di Antonio Gramsci fatta il 12 settembre 1923 al Comitato Esecutivo del Partito Comunista d'Italia

« Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l'Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale »
(Antonio Gramsci, lettera per la fondazione de l'Unità, 12 settembre 1923)

Il giornale ha una tiratura media di 20.000 copie e giunge alle 34.000 copie nelle settimane successive al delitto Matteotti.

L'8 novembre 1925 la distribuzione del giornale è sospesa dal Prefetto di Milano assieme all'organo del Partito Socialista Italiano, L'Avanti. Il giorno dopo il fallito attentato a Mussolini (31 ottobre 1926) il giornale viene soppresso.

[modifica] Gli anni della clandestinità

Il 1º gennaio 1927 esce il primo numero dell'edizione clandestina del giornale, che viene pubblicato a Torino, Milano, Roma e in Francia ad intervalli irregolari.

Il 1º luglio 1942 l'Unità ritorna in Italia, seppure in clandestinità. La diffusione clandestina de l'Unità prosegue per tutta la seconda guerra mondiale e con l'arrivo degli alleati dal 6 giugno 1944 riprende a Roma la pubblicazione ufficiale del giornale. Il nuovo direttore è Celeste Negarville.

[modifica] La Ricostruzione

Dopo la Liberazione, escono nel 1945 l'edizione genovese, quella milanese e quella torinese. Nei primi mesi del 1945 i responsabili dell'edizione di Torino del quotidiano sono Ludovico Geymonat e Amedeo Ugolini; tra i collaboratori del quotidiano ci sono Davide Lajolo, Ada Gobetti, Cesare Pavese, Italo Calvino, Elio Vittorini, Aldo Tortorella, Paolo Spriano, Luigi Cavallo, Augusto Monti, Massimo Mila, Raimondo Luraghi. Nel 1945 si tiene a Mariano Comense la prima festa di diffusione del quotidiano, la Festa de l'Unità. Il giornale crea una vasta rete di diffusione casa per casa della sua edizione domenicale; nei giorni "speciali" (25 aprile, 1º maggio) la tiratura supera il milione di copie.

[modifica] Gli anni di Togliatti e Longo

Dal 1º agosto 1957 si fondono le edizioni de l'Unità di Genova, Torino e Milano dando origine ad un'unica edizione per l'Italia settentrionale. A partire dal 9 marzo 1962 vengono unificate le direzioni di Roma e di Milano; il direttore è Mario Alicata, mentre condirettori sono Aldo Tortorella per l'edizione settentrionale e Luigi Pintor per quella centro-meridionale.

Dopo la scomparsa di Mario Alicata nel 1966, la direzione del giornale è affidata a Maurizio Ferrara. Nel 1969 i membri del comitato centrale del PCI Lucio Magri, Luigi Pintor e Rossana Rossanda sono espulsi dal partito e nel 1971 trasformano in quotidiano il mensile Il manifesto: l'Unità in un suo articolo pone polemicamente l'interrogativo "chi vi paga?".

Dal 1967 l'ex-deputato della Democrazia Cristiana Mario Melloni diviene corsivista de l'Unità e viene ricordato per i suoi interventi graffianti e satirici firmati con lo pseudonimo di Fortebraccio.

Logo dell'Unità dal 1945 al 1991.

[modifica] Anni di piombo

Nel 1974 la tiratura de l'Unità è di 239.000 copie giornaliere. Nel 1975 Pier Paolo Pasolini spiega dalle colonne del quotidiano il suo voto al PCI.

Il 18 settembre 1977 il redattore de l'Unità Nino Ferrero viene ferito a Torino da un attentato di Azione Rivoluzionaria. Nei giorni del rapimento di Aldo Moro del 1978 l'Unità condanna duramente le Brigate Rosse, definite "nemici della democrazia", e proclama lo sciopero generale.

[modifica] Gli anni del riflusso

Nei primi anni ottanta il giornale ha una forte flessione di vendite: si passa dai 100 milioni di copie annue del 1981 ai 60 milioni del 1982. Il 17 marzo 1982 l'Unità accusa il ministro democristiano Vincenzo Scotti di collusioni con la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Il documento che denuncia i membri del governo (fornito dai servizi segreti), però, si rivela falso: è il caso Maresca; il direttore Claudio Petruccioli deve dimettersi e al suo posto viene nominato Emanuele Macaluso.

Sotto Macaluso, nel 1986 si dà il via libera all'allegato Tango, settimanale satirico che creerà non poche frizioni fra il quotidiano e il Pci, ma aiuterà il giornale a risalire nelle vendite. Nel 1988 Tango chiude e un paio di mesi dopo (1989) viene sostituito da Cuore a cura di Michele Serra. Dal 1991 Cuore diverrà settimanale a sé.

[modifica] Dal Pci al Pds

La prima pagina de l'Unità dell'11 novembre 1989, il giorno seguente alla caduta del Muro di Berlino, si apre con Il giorno più bello d'Europa. Il direttore del giornale è Massimo D'Alema, che nel luglio 1990 lascia l'incarico a Renzo Foa, primo direttore giornalista del foglio, e non quindi dirigente di partito.

Nel 1991 l'Unità cambia sottotitolo, da "Giornale del Partito Comunista Italiano" a "Giornale fondato da Antonio Gramsci". La tiratura è di circa 156.000 copie al giorno.

[modifica] La svolta Veltroni

Dal 1992 al 1996 il giornale passa nelle mani di Walter Veltroni, che rilancia il quotidiano e ne fa uno strumento sul quale si confronteranno molti uomini politici di altri partiti e che diventerà il luogo del dibattito nel centrosinistra. Veltroni offre ai lettori una serie di gadget a pagamento in allegato al quotidiano che rappresentano una novità nel panorama dei quotidiani italiani: libri, audiocassette, videocassette di film rari e fuori catalogo e la ristampa degli album delle figurine Panini dei calciatori.

Il 25 gennaio 1994 nasce l'Unità 2, quotidiano di cultura e spettacoli, che raccoglierà il meglio dei giovani scrittori e degli intellettuali italiani. Al prodotto lavorano il condirettore Piero Sansonetti insieme con il redattore capo Pietro Spataro, Alberto Cortese, Roberto Roscani.

Un anno dopo esatto l'Unità è il primo quotidiano nazionale in Italia ad aprire un proprio spazio su Internet (www.mclink.it/unita)[2]. L'iniziativa avrà immediato successo[3].

Logo de l'Unità

Dal 28 gennaio 1995 è il primo giornale ad allegare film in VHS ogni sabato[4] pressoché ininterrottamente per tre anni. Grazie a queste operazioni l'Unità risana i suoi debiti.

[modifica] Crisi e chiusura

Nel 1997 prende il via il processo di "privatizzazione" che permette agli imprenditori Alfio Marchini e Giampaolo Angelucci di entrare nel giornale. In conseguenza di ciò, nel gennaio 1998 viene chiamato a dirigere il giornale l'editorialista de la Repubblica Mino Fuccillo, cioè un esterno. L'operazione durerà appena 7 mesi e in agosto arriva il vicedirettore de Il Messaggero Paolo Gambescia. Le vendite crollano a 60mila copie e a gennaio 1999 si decide l'immediata chiusura delle redazioni di Bologna e Firenze.

La situazione si fa drammatica proprio paradossalmente quando per la prima volta il Pds è al governo ed esprime come presidente del consiglio un ex direttore de l'Unità, Massimo D'Alema. Inevitabili gli scioperi e le manifestazioni sotto palazzo Chigi.

Nel 1998, per salvare il posto di lavoro, 123 giornalisti si autoriducono lo stipendio.

Nel settembre 1999 viene richiamato Giuseppe Caldarola, (già direttore dal '96 al '98) ma il quotidiano continua a perdere copie e a giugno del 2000 si scende sotto le cinquantamila copie.

Il 13 luglio 2000 il quotidiano è in liquidazione e si tenta una disperata rinascita con l'editore Alessandro Dalai (Baldini & Castoldi), ma non se ne fa nulla e il 28 luglio 2000 il quotidiano cessa le pubblicazioni. In quel periodo il quotidiano arriva a tirare circa 28.000 copie.

Il giorno della chiusura la notizia rimbalzò su tutti i mezzi di comunicazione mentre in edicola c'era l'ultimo numero. La ripresa delle pubblicazioni grazie alla cordata di finanziatori guidata da Alessandro Dalai fu solo un'ipotesi. La chiusura del giornale, che Michele Serra definì quasi un "delitto perfetto" sulla prima pagina de la Repubblica non riguardò solo il giornalismo e la politica nazionale. Il quotidiano è stato uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento e ha ospitato sulle sue pagine gli interventi di intellettuali italiani e stranieri di primo piano, tra cui Pierpaolo Pasolini, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino, Massimo Bontempelli, Cesare Pavese, Alfonso Gatto, Paul Eluard, Louis Aragon, Federico Garcia Lorca ed Ernest Hemingway.

Dal 29 luglio al 23 agosto 2000 l'Unità esce solo on-line.

[modifica] La rinascita

Nel gennaio 2001 un gruppo di imprenditori coordinati da Dalai si organizza come Nuova Iniziativa Editoriale, rileva la storica testata e l'Unità torna in edicola il 28 marzo 2001, e si decide di far dirigere la testata a Furio Colombo, coadiuvato da Antonio Padellaro e da Pietro Spataro che è il vicedirettore de l'Unità e garantisce una sorta di continuità.

Dal 27 dicembre 2004 direttore de l'Unità è Antonio Padellaro, a seguito di una forte polemica che ha coinvolto Furio Colombo e che ha visto la proprietà costretta a chiederne le dimissioni. Vicedirettore vicario è Pietro Spataro. Gli altri vicedirettori sono Rinaldo Gianola e Luca Landò.

La tiratura del 25 agosto 2006 è stata di 131.856 copie.

A fine 2007 incomincia ad affacciarsi seriamente l'ipotesi di acquisto del quotidiano da parte della Tosinvest, società legata alla famiglia Angelucci, editrice di Libero e del Riformista. Nonostante il parere fortemente critico della redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, la trattativa è stata a lungo a un passo dall'essere conclusa, ma poi è sfumata.[5] Un altro imprenditore interessato era Francesco Di Stefano (da tempo impegnato nella battaglia giudiziaria per Europa 7).

[modifica] L'acquisto da parte di Soru

Il 20 maggio 2008 Marialina Marcucci, presidente di Nuova Iniziativa Editoriale, annuncia che la testata fondata su proposta del sardo Gramsci è stata acquistata dal sardo Renato Soru, allora presidente della Regione Sardegna e patron di Tiscali[6]. Il contratto di acquisto, firmato il 5 giugno 2008, e seguito il giorno successivo dall'assemblea dei soci, ha evitato l'ingresso nel quotidiano della famiglia Angelucci, già proprietaria di Libero e Il Riformista. Il comitato di redazione commenta favorevolmente: «In tutti questi mesi ci siamo battuti perché i nuovi assetti de L'Unità fossero coerenti con la sua storia e il suo radicamento e garantissero prospettive di sviluppo certo al giornale. La soluzione che si è determinata risponde a queste richieste e ci soddisfa appieno». Il 22 agosto la direzione del giornale è affidata dalla nuova proprietà a Concita De Gregorio, che lascia la Repubblica, firmando il suo primo numero lunedì 25 agosto 2008. Il 25 ottobre 2008 il giornale cambia formato, riducendo drasticamente le dimensioni delle pagine, fino a diventare metà tabloid. La campagna pubblicitaria che annunciava questa rivoluzione grafica, curata da Oliviero Toscani, ricalca una nota immagine dello stesso autore, creata nel 1973 per i jeans Jesus e raffigura il sedere di una ragazza in minigonna con in tasca una copia del giornale. L'Unità diventa pian piano un quotidiano generalista dando molto spazio alla cultura, allo spettacolo e allo sport, arricchendosi di firme prestigiose. La rivoluzione editoriale continua l'11 novembre 2008 anche sul web, con il restyling del sito del giornale.

A maggio 2009, a parere del comitato di redazione, il destino del quotidiano è a rischio.[7]

[modifica] Finanziamenti pubblici

L'Unità è il quotidiano italiano che maggiormente beneficia dei finanziamenti pubblici riservati all'editoria di partito e nel 2009 ha ricevuto 6.377.209,80 euro (riferiti all'anno 2008).[8]

[modifica] Firme

[modifica] Cariche

[modifica] Voci correlate

[modifica] Diffusione

Anno Copie vendute[9][10]
2010 52.158
2009 53.221
2008 48.036
2007 51.963
2006 58.507
2005 72.514
2004 75.229
2003 76.958
2002 78.800
2001 72.002

[modifica] Direttori

[modifica] Sottotitoli della testata

[modifica] Note

  1. ^ E' tuttora presente la dizione "l’Unità è il giornale dei Democratici di Sinistra DS" nelle informazioni editoriali stampate ogni giorno sul quotidiano
  2. ^ Un giornale nella Rete
  3. ^ L'Unità, «boom» su Internet
  4. ^ Con 320mila copie volano «l'Unità» e «Ultimo tango»
  5. ^ Notizia su agendacomunicazione.it
  6. ^ La Repubblica 20.05.2008: Soru compra l'Unità: una fondazione gestirà il giornale
  7. ^ Comunicato del cdr de l'Unità - Editoria - l'Unità.it
  8. ^ http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2008/co10.pdf
  9. ^ Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa
  10. ^ http://www.primaonline.it/wp-content/plugins/Flutter/files_flutter/1237296962ADS_dic08-07_quot.xls
  11. ^ a b Edizioni clandestine
  12. ^ Di fatto come edizione clandestina già dal 16 maggio 1943

[modifica] Collegamenti esterni

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