L'Eremita

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L'Eremita è la nona carta degli arcani maggiori dei tarocchi. Altri nomi: il Vecchio, il Vegliardo, il Saggio, Diogene, il Cappuccino, il Tempo, il Povero, il Gobbo. Francese: L'Ermite. Inglese: The Hermit.

Indice

Descrizione [modifica]

Un vecchio saggio, con una lunga barba bianca, cammina lentamente sorreggendosi ad un bastone o a una canna. Nella destra sorregge una lampada che gli illumina il cammino. In alcuni tarocchi, guarda fisso in avanti senza guardare la strada. Invece, nei tarocchi di Rider-Waite guarda in basso. Ha il saio tipico di un frate mendicante o del pellegrino. Il cappuccio gli copre il capo, una corda gli stringe la vita. In alcuni tarocchi (per esempio in quelli del Mitelli) è un vecchio angelo che si regge su due grucce. In altri (per esempio in quelli cosiddetti di Carlo VI), invece della lampada tiene in mano una clessidra.

Significati generali [modifica]

Rappresenta la sapienza e l'ascesi, ma anche la cautela e la prudenza (Eliphas Lévi). L'isolamento può anche essere sintomo di misantropia o forse anche di misoginia. D'altra parte, chi è impegnato nell'eterna ricerca della verità deve vivere isolato dal mondo e soprattutto dalla gente. Rappresenta anche la ricerca mirata e la filosofia analitica. Per Wirth è l'esperienza. È colui che sta solo e cerca la conoscenza e il sapere. Il saggio, lo studioso. Si appoggia ad un bastone, a rappresentare il passato e ha in mano una piccola luce che lo guida (una lanterna) e gli permette di individuare i pericoli sul suo cammino (nei tarocchi di Wirth-Knapp, un serpente).

  • carta diritta: è una carta che indica prudenza (controllare sempre le carte vicine). Illumina sempre le carte precedenti della smazzata e fugge dalle seguenti. È il silenzio, l'attesa. Per il Wirth è patrimonio imperituro del passato.
  • carta rovesciata: è una carta che, ovviamente, mette in evidenza l'ipocrisia, l'imprudenza e naturalmente l'egoismo. Indica oscurità e tutto ciò che comporta l'assenza della luce (spirituale e materiale). Per il Wirth indica scetticismo, avarizia e povertà.

Curiosità e analogie [modifica]

  • in alchimia, è la putrefazione
  • in astrologia, per alcuni è Giove in Sagittario o Giove in Leone
  • nella cabala, corrisponde alla lettera TH (ebraico teth)
  • ne I Ching, corrispondenza con il segno LXI La verità intrinseca e in, senso negativo, con il segno XXXVI L'ottenebramento della luce.
  • in magia, è l'ascesi magica ma anche il segreto da non rivelare

Simbolismo generale [modifica]

Alcuni vi hanno visto il grande Maestro, che aiuta coloro che si sono persi e che si fidano di lui. Per l'occultista Papus, rappresenta la Prudenza. È considerato anche la verità velata, che solo un filosofo è in grado di svelare. Per alcuni, è l'essere che sta per divenire. Gli occultisti paragonano l'Eremita al corpo astrale. È la luce sul sentiero. Infine, il mistico che ha invocato la Divinità nel suo cuore.

Riferimenti storici e iconografici [modifica]

Per la sua incessante ricerca è paragonato al filosofo Diogene. Per l'età, a Matusalemme. Per gli aspetti magici, a Apollonio di Tiana, mago e taumaturgo. Non mancano gli aspetti che lo avvicinano al cieco Tiresia, profeta e indovino, che si dice visse sette generazioni umane. Nella dietrologia, è il Grande Vecchio.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di), Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

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