Kunsthaus Tacheles

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Coordinate: 52°31′32″N 13°23′19″E / 52.525556°N 13.388611°E52.525556; 13.388611

1leftarrow.pngVoce principale: Berlino.

Kunsthaus Tacheles
L'esterno della "Tacheles", al lato di Oranienburger Straße
L'esterno della "Tacheles", al lato di Oranienburger Straße
Tipo Arte contemporanea
Indirizzo Oranienburgerstraße 54-56a, Berlino
Sito www.tacheles.de

La Kunsthaus Tacheles (Casa dell’arte Tacheles) è stata una galleria d’arte moderna berlinese situata in Oranienburger Straße, nel quartiere centrale Mitte. Ricavato dalla demolizione del centro commerciale Wertheim nel 1990, l’edificio è stato fino al 2012 sede di collettivi gestita da artisti.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il termine “Tacheles” deriva dall’yiddish e significa “testo libero”, “parlare chiaro e in modo schietto”. Per esempio, “Ich sage es Dir Tacheles”: "te lo dico chiaramente"; “Er hat Tacheles gesprochen”: "ha parlato chiaro". L’iniziativa artistica del Tacheles, sviluppatasi nell’edificio a partire dal 1990, tramite il suo nome vuole denunciare la censura della libertà di espressione imposta durante il periodo della DDR, che costringeva gli artisti a celare il vero significato delle proprie opere musicali, cinematografiche e letterarie. L’obiettivo del gruppo è quindi quello di abbattere la censura, in modo da poter esprimere in piena libertà le proprie idee di rottura attraverso l’arte. Con il tempo il nome del gruppo viene esteso anche all’edificio stesso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Galleria di Friedrichstraße[modifica | modifica wikitesto]

L’edificio viene costruito in 15 mesi tra il 1907 e il 1908 sotto la direzione dell’architetto Franz Ahrens e inaugurato nel 1909 come centro commerciale con il nome di Friedrichstraßenpassage, (Galleria di Friedrichstraße). Un tempo il complesso dell’edificio si estendeva da Friedrichstraße a Oranienburger Straße ed era possibile entrarvi da entrambe le vie. L’edificio era il più grande centro commerciale della città dopo il Kaiserpassage. I costi per la costruzione raggiungono i 7 milioni di marchi. L’edificio a cinque piani è costruito in cemento armato e presenta una delle prime cupole fatte con lo stesso materiale. L’edificio appartiene alla corrente artistica del modernismo, e presenta influenze stilistiche classiche e gotiche. Una società per azioni, composta da più rivenditori, ha dato, tramite il promotore Otto Markiewicz, l’ordine di costruire la galleria, per ottenere un vantaggio di mercato attraverso una posizione comune. Il progetto prevede di non separare in maniera netta i negozi, ma di fonderli assieme e controllarli attraverso una cassa centrale. Già nell’agosto 1908, un anno e mezzo dopo l’apertura, la galleria deve dichiarare il suo fallimento. L’edificio viene affittato da Wolf Wertheim, che nel 1909 apre un nuovo centro commerciale, che ha mantenuto fino al 1914. Alla vigilia della prima guerra mondiale l’edificio viene venduto all’asta giudiziaria. Non è chiaro come l’edificio venga utilizzato nel periodo dal 1914 al 1924, anno in cui viene costruita una cantina, tuttora in buono stato, che più tardi assume in una perizia il nome di Tressorraum, in italiano camera blindata. Il soffitto della galleria venne costruito in vetro e acciaio, così da cambiarne completamente l’aspetto.

Casa della tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1928 l’edificio viene utilizzato dall’azienda tedesca AEG e più tardi denominato “Casa della Tecnica” dalla proprietaria dell’istituto finanziario Commerz- und Privatbank di Berlino. L’AEG utilizza i locali per l’esposizione e per l'assistenza ai clienti. Il 15 settembre 1927 l’ex sede della AEG, situata in Luisenstrasse 35, viene distrutta da un incendio. Alla fine degli anni ’30 ha luogo nell’edificio la prima trasmissione televisiva a livello mondiale.

Attività durante il Nazionalsocialismo[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi degli anni ’30 la casa viene sempre più utilizzata dai membri del NSDAP. A metà degli anni ’30 il fronte tedesco del lavoro inserice nell’edificio uffici destinati all'amministrazione del distretto Kurmark e nel 1941 ne diventa anche il proprietario. Nello stesso periodo l’edificio diviene anche sede del comando centrale delle SS. Nel 1943 vengono chiusi i punti luce sul tetto e rimosse le rispettive guglie, in quanto la soffitta sarebbe dovuta diventare il luogo di prigionia dei nemici francesi. Durante la battaglia di Berlino la seconda cantina viene allagata dai nazionalsocialisti ed è ancora sommersa. Durante la seconda guerra mondiale l’edificio viene danneggiato, tuttavia buona parte di esso si conserva in buono stato.

Attività durante la DDR[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1948 la casa diventa proprietà della Federazione tedesca dei sindacati liberi (FDGB) e con il passare degli anni le condizioni dell’edificio peggiorano. Temporaneamente venditori al minuto e aziende artigiane hanno occupato le rovine, soprattutto dalla parte di Friedrichstraße. L’agenzia di viaggi tedesca si trovava nell’ala della galleria, ricostruita in maniera rapida e provvisoria, e in alcuni piani superiori. Inoltre nell’edificio vengono aperti, tra l'altro, una scuola per artisti, l’istituto tecnico per il commercio estero e gli uffici dell’azienda della radio e televisione (RFT). L’armata popolare nazionale usa le camere blindate dello scantinato. All’inizio di Friedrichstraße si trovava il cinema Camera, che alla fine degli anni 50, non può più utilizzare questi spazi a causa del cattivo stato dell’edificio. Durante i lavori di ricostruzione, la facciata viene in parte modificata e un atrio viene adibito a settore delle casse, così come il soffitto viene restaurato, lasciando spazio ad una tromba di scale. Questo costituisce l’attuale ingresso. La sala del cinema viene anche oggi usata come sala del teatro.

Demolizione parziale[modifica | modifica wikitesto]

Anche se durante la seconda guerra mondiale l’edificio viene danneggiato solo in parte, fra gli anni 1969 e 1977 avrebbe dovuto essere demolito a causa di due perizie statiche, poiché, nonostante l'utilizzo prolungato, non era stato effettuato un risanamento edilizio. Una nuova strada doveva svilupparsi in quella zona e creare una scorciatoia fra Oranienburger Straße e Friedrichstraße. La demolizione inizia nel 1980. Due anni dopo il cinema viene chiuso e la cupola, ancora in buono stato, distrutta. In base a un progetto, la parte che esiste ancora oggi doveva essere eliminata nell’aprile del 1990.

Iniziativa artistica del Tacheles[modifica | modifica wikitesto]

Poco prima dell’esplosione pianificata, ciò che rimaneva dell’edificio è stato occupato il 13 febbraio 1990 dall’iniziativa artistica del Tacheles. Attraverso delle trattative con la direzione edilizia del quartiere centrale Mitte di Berlino e in riferimento alla tutela del monumento storico, i proprietari hanno tentato di impedirne la demolizione. Nonostante ciò, quanto rimaneva dell'edificio avrebbe dovuto essere distrutto il 10 aprile 1990. I proprietari rispondono con una richiesta di procedura d’urgenza presso la Tavola Rotonda di Berlino, che poteva bloccare temporaneamente la demolizione. L’iniziativa artistica compila una nuova perizia sulla struttura muraria e statica. Grazie ai risultati positivi l'ex grande magazzino diventa in un primo momento un monumento nazionale. L’edificio viene dipinto con vari colori e dalle macerie vengono edificate diverse sculture. In seguito a diversi pareri di artisti provenienti sia da Est che da Ovest nascono all’inizio molte controversie. Intanto a Berlino il complesso si è sviluppato in un ampio centro di arte, eventi e comunicazione. Nell’edificio si trovano fra gli altri 30 atelier, sale d’esposizione e punti vendita di arte contemporanea, un cinema d’essai così come il “Panorama-Bar”. Il “Blaue Salon” (la Sala Blu), uno spazio di 400 m2, viene utilizzato principalmente per concerti, letture ecc. Il “Goldene Saal” (la “Sala D’oro”) comprende tutto il primo piano del Tacheles; qui si trova un palco importante per rappresentazioni teatrali a basso costo e soprattutto per spettacoli gratuiti di danza contemporanea. Fra gli artisti e le compagnie teatrali, che nel “Golden Saal” finora hanno messo in scena rappresentazioni, appartengono fra gli altri Orphtheater, Theater zum westlichen Stadthirschen, Henry Arnold, Régine Chopinot, Rike Eckermann, Sebastian Hartmann, Howard Katz, Clint Lutes, Matthias Merkle, Tomi Paasonen, Felix Ruckert, Torsten Sense, Lars-Ole Walburg, Sasha Waltz, Christoph Winkler, wee dance company, Deutsches Symphonie-Orchester Berlin e Lucky Trimmer.

Il retro della Tacheles (1995)

Negli anni 1996-1997 si discute pubblicamente con politici, sociologi e architetti e anche artisti nell’ambito del dibattito La metropoli di Berlino, architettura ad alta velocità sulla consegna e l’utilizzo futuro dell’edificio. Nel 1998 l’agenzia immobiliare Fundus-Gruppe compra i 1250 m2 di terreno per 2,8 milioni di marchi. Il gruppo incarica lo statunitense Andrés Duany di creare un progetto per il Quartiere di Johannishof con un volume di costruzione stimato attorno ai 400 milioni euro, per il quale fino a quel momento non aveva trovato nessun investitore. In seguito l’associazione registrata del Tacheles negozia con un nuovo proprietario un contratto d’affitto, che vale fino alla fine del 2008. Come prezzo d’affitto simbolico viene stabilito un marco (50 centesimi circa) per metro quadrato al mese. Dopo il termine del vecchio contratto non se ne poteva negoziare uno nuovo. Poiché l’associazione non poteva procurare il richiesto indennizzo per l’uso di 108.000 euro, annuncia il fallimento alla fine del 2009. Un creditore della cedola ipotecaria, l’istituto finanziario HSH Nordbank, aspira alla vendita giudiziaria dell'area e dispone di un titolo di liquidazione valido. Un ultimo termine per la vendita all’asta era stato stabilito per il 4 aprile 2011, ma viene annullato il giorno stesso con breve preavviso. Il 5 aprile il Gruppo Gastronomico lascia il Tacheles dietro pagamento di 1 milione di Euro; il cinema, il cortile interno e il pian terreno vengono abbandonati. 80 artisti sono rimasti nell'edificio con i loro atelier e i laboratori di metalli. Una settimana dopo, è stata predisposta dal sequestratario dell'edificio la costruzione di un muro alto circa tre metri, il quale separava il passaggio da Oranienburger Straße al cortile con i laboratori. Il progetto futuro per l'edificio non era ancora stato deciso. L' 8 dicembre 2011 circa 30 collaboratori di un'azienda di sicurezza sono entrati nei locali del quinto piano. L'artista bielorusso Alexander Rodin venne espulso dai locali e quindi non riuscì a portare con se gli effetti personali o i suoi 15 dipinti di grande formato. Il quinto piano viene sequestrato insieme al suo arredamento dall'azienda della sicurezza. L'avvocato Michael Schulz, il quale ha condotto lo sfratto per conto di un cliente ignoto, ha dichiarato che l'abbandono del quinto piano è stato opportuno, poiché non si poteva constatare nessun proprietario. Rodin stesso aveva affermato di non essere il proprietario di questi spazi. Rodin e l’associazione non registrata del Tacheles si stanno attualmente impegnando per ottenere la consegna degli effetti personali sequestrati al quinto piano. Il 22 marzo 2012 dopo un tentativo di sfratto da parte di un ufficiale guidiziario, il Tacheles viene chiuso ai visitatori. Il 26 marzo il tribunale di Berlino annuncia attraverso un comunicato stampa che lo sfratto della casa d’arte Tacheles è illegale. Il tribunale emana una disposizione temporanea all’aministratore giudiziario al fine di restituire immediatamente le stanze del Tacheles. La galleria d’arte Tacheles viene svuotata il 4 settembre 2012 alle 7 del mattino, in cui c’era solo una simbolica protesta artistica. Alcuni artisti e programmatori hanno ideato un’interattiva galleria online del Tacheles, per creare nuovi locali per gli artisti e per dare al Tacheles una nuova vita digitale.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Andras Rost, Annette Gries: Elefanten Press, Berlin 1992, ISBN 3-88520-422-3 (Fotobuch). Harald Neckelmann: Friedrichstraße Berlin zu Beginn des 20. Jahrhunderts, Berlin Story Verlag Berlin, 2012, ISBN 978-3-86368-069-5

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Commons: Kunsthaus Tacheles – Album mit Bildern, Videos und Audiodateien

Kunsthaus Tacheles – Offizielle Homepage des Tacheles e.V. mit Schwerpunkt Kunst Eintrag in der Berliner Landesdenkmalliste mit weiteren Informationen Literatur von und über Kunsthaus Tacheles im Katalog der Deutschen Nationalbibliothek Zahlreiche alte und neue Bilder des Gebäudes mit ausführlicher Baugeschichte Historische Fotos: Ruine Haus der Technik, 1988 Kunsthaus Tacheles – Fotogalerie Tacheles in 3D, die online Kunst Galerie

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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