Kostas Georgakis

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Kostas Georgakis (Corfù, 23 agosto 1948Genova, 19 settembre 1970) è stato un attivista greco, studente di geologia che si diede fuoco il 19 settembre 1970 in piazza Matteotti a Genova in segno di protesta contro la Dittatura dei colonnelli.

Indice

Biografia [modifica]

Il padre di Georgakis era un sarto di modeste origini. Sia suo padre che suo nonno si erano distinti nelle maggiori guerre greche del ventesimo secolo. Nell'agosto del 1967, pochi mesi dopo il colpo di stato del 21 aprile in Grecia, Georgakis andò in Italia a studiare geologia a Genova. Riceveva 5000 dracme al mese da suo padre e questo, secondo la testimonianza dei suoi amici, lo faceva sentire colpevole del fatto di pesare sulla sua famiglia per gli studi. In Italia conobbe Rosanna, una ragazza italiana della stessa età con cui si fidanzò. Nel 1968 Georgakis divenne membro del Partito dell'Unione di Centro Centre Union (EK, Ένωση Κέντρου) di Geórgios Papandréu.

L'evento [modifica]

Il 26 giugno 1970, Georgakis diede un'intervista anonima a un giornale genovese, durante il quale rivelò che la giunta miliare greca si era infiltrata nel movimento studentesco greco in Italia. Nell'intervista dichiarò che i servizi segreti greci avevano creato l'ESESI (Lega nazionale degli studenti grechi in Italia) per stabilire uffici in Italia. Una copia dell'intervista fu ottenuta dal consolato greco e fu stabilita l'identità di Georgakis.

Durante il terzo anno dei suoi studi e dopo aver superato con successo gli esami del secondo semestre Georgakis si trovò nella difficile posizione di avere annullata la sua esenzione militare dalla giunta militare così come il suo mantenimento mensile dalla famiglia. La giunta compì questo come rappresaglia per il suo coinvolgimento nel movimento anti-giunta, come membro della filiale italiana del PAK. (Movimento di Liberazione Panellenico, Πανελλήνιο Απελευθερωτικό Κίνημα, Π.Α.Κ.). La sua famiglia gli inviò una lettera che descriveva le pressioni del regime su di loro a Corfù.

Lapide in memoria di Kostas Georgakis, in Piazza Matteotti, dalle scale di Palazzo Ducale di Genova.

Decise che doveva fare un atto per aumentare la consapevolezza in Occidente circa la situazione politica della Grecia. Una volta presa la decisione di sacrificare la sua vita, Kostas Georgakis riempì una tanica di benzina e scrisse una lettera a suo padre e alla sua fidanzata, a cui diede anche la sua giacca a vento dicendo che non ne avrebbe più avuto bisogno.

All'una del mattino del 19 settembre 1970 guidò la sua Fiat 500 a Piazza Matteotti. Secondo i testimoni oculari, netturbini che lavoravano intorno al Palazzo Ducale, ci fu un improvviso lampo di luce nella zona intorno alle 03:00. In un primo momento non avevano realizzato che la fiamma era un uomo ardente. Solo quando compresero si avvicinarono più vicino a Georgakis in fiamme che bruciando urlava "Viva la Grecia", "Abbasso i tiranni", "Abbasso i colonnelli fascisti" e "L'ho fatto per la mia Grecia". I netturbini aggiunsero che in un primo momento Georgakis rifiutò il loro aiuto e scappò via da loro quando cercarono di spegnere il fuoco.

Georgakis morì nove ore dopo: le sue ultime parole furono: Viva la Grecia libera[1].

Ripercussioni [modifica]

La Giunta ritardò l'arrivo delle sue spoglie a Corfù per quattro mesi, temendo reazioni pubbliche e proteste. All'epoca la sua morte provocò scalpore in Grecia e altrove, in quanto fu la prima tangibile manifestazione della profondità della resistenza contro la Giunta. Georgakis è l'unico eroe della resistenza alla Giunta noto per aver protestato togliendosi la vita ed è considerato il precursore delle successive proteste studentesche, come quella del Politecnico. Il comune di Corfù ha eretto un monumento in suo onore nei pressi della sua casa natale.

Note [modifica]

  1. ^ C. Paputsis, Il grande sì, Il caso Kostas Georgakis, Genova, Erga Edizioni