Konstantin Biebl

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Konstantin Biebl (Slavětín, 26 febbraio 1898Praga, 12 novembre 1951) è stato un poeta ceco, uno dei più importanti della sua generazione[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Partecipò alla prima guerra mondiale nelle file dell'esercito austro-ungarico, e alla fine delle ostilità si iscrisse alle facoltà di medicina e di filosofia, anche se dopo poco tempo optò per studi letterari.

Il suo esordio letterario coincise con la diffusione del movimento proletario al quale Beibl appartenne, e la raccolta di versi intitolata Cesta k lidem ("Strada verso la gente") pubblicata nel 1923 espresse una evidente affinità con le problematiche e le esigenze del proletariato.

Negli scritti seguenti, Věrný blas ("Voce fedele") del 1924 e Zlom ("Frattura") del 1925, l'autore consolidò le sue tendenze verso l'impegno sociale e politico.

Dopo questa prima fase giovanile, Biebl attenuò l'interesse per le tematiche inerenti al mondo operaio aprendosi, invece, ad esplorazioni e ricerche fonetiche- lessicali e ispirandosi ai nuovi dettami della psicoanalisi, da cui colse a piene mani le tecniche delle libere associazioni. Questa nuova fase poetica venne concretizzata con le raccolte Zlatými rětězy ("Con catene d'oro") del 1926 e Nový Ikaros ("Il nuovo Icaro") del 1929.

Negli anni trenta Biebl si avvicinò al movimento surrealista e le opere Nebe, peklo, rái ("Cielo, inferno, paradiso") del 1931 e Zrcadlo noci ("Lo specchio della morte") del 1939 furono pervase da toni elegiaci, espressioni sensoriali e pulsionali, divagazioni sulla vanità della vita, contrasti fra fantasie e realtà.

L'esperienze drammatiche della seconda guerra mondiale, durante la quale il poeta mantenne una posizione pacifista, influenzarono gli assi portanti delle liriche dell'autore, che si accostò nuovamente ad un maggiore realismo, occupandosi di problematiche concrete che grazie al riaffiorare di bei ricordi andati, apparvero edulcorate. La sua opera più emblematica di questo periodo fu Bez obav ("Senza timori") del 1951.

Morì suicida, dopo aver sofferto a lungo di crisi depressive il 12 novembre 1951.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol.II, pag.260

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