Knock Nevis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Knock Nevis
Descrizione generale
Tipo Petroliera
Costruttori Sumitomo Heavy Industries, Ltd. Yokosuka, Kanagawa, Japan
Caratteristiche generali
Lunghezza 458,45 m
Larghezza 68,8 m
Pescaggio 24,6 m
Propulsione Turbine a vapore
Velocità 16 nodi
Capacità di carico 564 763 TPL

[senza fonte]

voci di petroliere presenti su Wikipedia

La Knock Nevis è stata una nave petroliera norvegese, usualmente conosciuta con i nomi Seawise Giant, Happy Giant, e Jahre Viking. La nave misurava 458 m (1 504 ft) di lunghezza e 69 m (226 ft) di larghezza, rendendola così la più grande nave mai realizzata al mondo[1]. Essa fu costruita tra il 1979 e il 1981, danneggiata nel 1986 da un attacco aereo iracheno mentre era in corso la guerra tra Iran ed Iraq, venne in seguito riparata e riprese infine servizio nel 1991. Nel 2010 smise di operare e nello stesso anno fu smantellata in India.

Paragone tra le più grandi navi mai realizzate al mondo. Dall' alto verso il basso: Knock Nevis, Emma Maersk, RMS Queen Mary 2, MS Berge Stahl, e USS Enterprise.
La Knock Nevis confrontata con alcuni degli edifici più alti del mondo.

La nave[modifica | modifica sorgente]

La Knock Nevis aveva una portata lorda di 564 763 tonnellate, dislocamento a pieno carico di 647 955 t con un carico di circa 650 000  (4,1 milioni di barili) di petrolio greggio[2]. La nave pescava circa 24,6 metri nell'acqua quando era a pieno carico, rendendo così impossibile la sua navigazione perfino attraverso il canale della Manica e i canali artificiali di Panama e Suez. La nave navigava sotto la bandiera di Singapore ed aveva un equipaggio di circa 40 uomini.

La storia[modifica | modifica sorgente]

La Knock Nevis fu costruita nel cantiere navale della Sumitomo Corporation ad Oppama, Giappone, per conto di una società greca che andò in bancarotta prima che la costruzione della nave fosse completata. La nave fu così acquistata da Tung Chao Yung, un magnate cinese di Hong Kong che aumentò la sua lunghezza di molti metri incrementando così la sua capacità di carico e rendendola la più grande nave mai costruita al mondo. La petroliera fu finalmente messa a mare 2 anni dopo e fu chiamata Seawise Giant.

All'inizio operò fra Medio Oriente e Stati Uniti d'America, ma a partire dal 1986 fu usata come nave magazzino e come transhipment terminal in Iran durante la guerra Iran-Iraq. Nel maggio del 1988 la nave fu attaccata e pesantemente danneggiata dalle bombe sganciate dagli aviogetti iracheni mentre sostava nel terminale iraniano di Hormuz nello Stretto di Hormuz. Al termine della guerra, alla fine del 1989, lo scafo (dopo essere stato rimorchiato nel Brunei) fu acquistato da una società a responsabilità limitata norvegese ("KS-company") gestita dalla Norman International. L'imbarcazione fu riparata dalla Keppel Shipyard a Singapore e fu rinominata Happy Giant. Tuttavia nel 1991, prima che le riparazioni fossero completate, la KS-company passò alla gestione della compagnia di navigazione norvegese Jørgen Jahre e la nave fu ribattezzata dalla Keppel Shipyard Jahre Viking. Verso la fine degli anni 90, la maggioranza della KS-company fu acquisita dall'armatore norvegese Fred Olsen mediante la sua compagnia First Olsen Tankers.

Nel marzo del 2004 la nave fu inviata dalla società armatoriale First Olsen Tankers, al porto Dubai Drydocks per riparazioni dove venne classificata come FPSO (floating production storage and offloading unit). Le fu anche dato il suo attuale nome di Knock Nevis. Dopo un servizio presso il giacimento petrolifero di Al Shaheen nelle acque del Qatar, come cisterna galleggiante, nel 2010 la nave è stata trainata in India, per la demolizione. Lo smantellamento della nave è avvenuto sulla spiaggia di Alang, tra il febbraio e il novembre del 2010. L'ancora della nave, pesante 36 tonnellate, è stata ristrutturata e inviata a Hong Kong, dove ora fa bella mostra di sé nella piazza antistante il nuovo Hong Kong Maritime Museum.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Knock Nevis su www.maritime-connector.com, consultato il 17/03/2009.
  2. ^ www.globalsecurity.org, consultato il 17/03/2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]