Knautia arvensis

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Ambretta
Knautia arvensis ENBLA01.jpg
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Dipsacales
Famiglia Dipsacaceae
Genere Knautia
Specie K. arvensis
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicots
(clade) Asterids
(clade) Euasterids II
Ordine Dipsacales
Famiglia Dipsacaceae
Nomenclatura binomiale
Knautia arvensis
(L.) Coulter
Sinonimi

Scabiosa arvensis (L.)

Nomi comuni

Ambretta comune
Knautia comune
Vedovella campestre

L'Ambretta (Knautia arvensis (L.) Coulter), appartenente alla famiglia delle Dipsacaceae, è una pianta perenne (perlopiù biennale), erbacea, rizomatosa alta fino a 1 m con infiorescenza piena su un fusto peloso con foglie in parte lanceolate e in parte pennatopartite.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere (Knautia) deriva dal botanico sassone C.Knaut (1654 - 1716), voluta da Linneo in sua memoria (morto nello stesso anno, 1716, in cui venne pubblicata la sua opera principale: Methodus plantarum). Quello della specie deriva dal latino: arvensis = dei campi, in quanto stazione preferita per tali piante sono i prati.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Viene considerata una pianta emicriptofita scaposa ma anche emicriptofita bienne: pianta con ciclo di riproduzione biennale (o annuale) con gemme poste a livello del terreno e con asse floreale lungo. K. arvensis è una specie molto polimorfa, il Fiori (Adriano Fiori, botanico fiorentino 1865 - 1950) in Flora analitica d’Italia la descrive in una trentina di diverse forme pur restando nell’ambito della nostra penisola. La pianta è interamente pelosa.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Radici rizomatose (breve e forte rizoma).

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Particolare del fusto peloso.

Il fusto ascendente (retto) può raggiungere l’altezza di 1 metro (minimo 30 cm) ed è peloso quasi irsuto. I peli possono essere ghiandolari e lievemente setolosi, ma non ruvidi. Il fusto si presenta spesso ramificato nella parte terminale.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie, picciolate, si possono distinguere in due tipi:

Come forma possono essere lanceolate (a margine intero o dentate) oppure pennatopartite con lobi relativamente profondi. Quelle basali sono in preferenza a forma pennatopartite.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Involucro con brattee multiseriate.

L’infiorescenza è piana (nella parte inferiore) ed è portata da un lungo peduncolo di sezione circolare; i fiori periferici sono più grandi. Le brattee ovato-lanceolate dell’involucro sono multiseriate (generalmente due file disposte su più piani concentrici) detti anche verticilli bratteali.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza.

Capolino terminale di 2 - 4 cm di diametro con fiori ermafroditi. La corolla gamopetala dei singoli fiori centrali è tubulosa alla base; mentre all’apice si presenta con 4 lobi diseguali tra loro; mentre i fiori esterni sono lievemente più sviluppati (confrontare il disegno dei due tipi di fiori). Il colore va da azzurro-violetto a rosso-lilla. Il calice a tubo aderente all’ovario è formato da una decina o più di setole (brattee pelose) lunghe fino a 5 mm. L’ovario è posto al di sotto dell’inserzione del perianzio (si dice che è un ovario infero). Le brattee del calice hanno la particolarità di piegarsi verso il basso a maturazione.
Fioritura: maggio - ottobre
Impollinazione tramite farfalle (anche notturne) e api.

Fiore periferico e centrale.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Frutto con calice persistente.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

In Italia è comune fino ai 2000 m s.l.m. e la si può trovare facilmente nei prati e pendii piuttosto magri, oppure sui margini dei sentieri. È presente in tutta Europa e Asia occidentale.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

In classificazioni alternative a volte la famiglia è indicata come Caprifoliaceae sempre appartenente all’ordine delle Dipsacales. Sempre in classificazioni alternative ormai superate l’ordine di appartenenza della Knautia era quello delle Rubiali e non l’attuale Dipsacales. Il genere Knautia comprende circa 40 specie di cui la metà vive in Italia. Molte controversie sono state dibattute nel passato per assegnare alcune specie del genere Knautia al genere Scabiosa (della stessa classe ) e viceversa. In effetti i due generi presentano molti aspetti simili. Si parla, ad esempio, di nervature del calice appena visibili in Knautia, mentre in Scabiosa sono un po’ più evidenti e in numero di 8. Il presente genere si divide in due sezioni (o tribù):

  • 1) TRICHEROIDES o bienni (o anche perenni)
  • 2) TRICHERA a cui appartiene la nostra specie.

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

  • Knautia drymeia Heuffel - Ambretta dei quercieti  : si differenzia dall’avere le foglie cauline intere ed è più facile trovarla nei boschi e comunque nell’Italia settentrionale.
  • Scabiosa gramuntia L. - Vedovina a foglie sottili: si distinguono per la corolla a 5 lobi di diversa forma e per le dimensioni più modeste.
  • Scabiosa graminifolia L. - Vedovina strisciante: stesse caratteristiche della specie Gramuntia, ma con fusto ancora più basso.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

L’Ambretta contiene tannini; è quindi una pianta medicinale conosciuta fin dall’antichità. Si dice che abbia la proprietà di purificare il sangue, ma sembra che sia efficace anche contro le malattie del freddo (bronchiti, costipazioni e altro). È considerata anche per le sue proprietà diuretiche e astringenti.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

In cucina può essere usata per contorni di verdure, ma anche per zuppe o frittate. Si usano comunque solamente le foglie raccolte prima della fioritura.

Galleria di foto[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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